Il ruolo della creatività nel Coaching: diventa un Coach ispiratore
Prima di tutto
Abitare il ruolo da Coach, a partire dal valore che abbiamo scelto di dare alle relazioni e abbracciando una professione di sviluppo del potenziale altrui, ci espone fin da subito a confrontarci con le cose che comprendiamo di noi stessi e quelle che ancora ci sfuggono.
Un Coach si distingue anche per questo: un’attitudine spiccata all’introspezione per concedersi un habitus goethiano al motto di “saper sottrarre l’azione alla prova del pensiero e il pensiero alla prova dell’azione”.
Sintesi: se non siamo in grado di liberarci dalle nostre prigioni mentali come possiamo aiutare i Coachee a liberarsi dalle loro per futurizzare un cambiamento consapevole ed evolutivo, nell’ottica della piena realizzazione di sé stessi?
In ogni Coach la creatività si nutre di sensibilità ovvero di quel tono emotivo interiore che porta lo sguardo ad accorgersi del mondo dell’altro, svelandone i passi limitanti dell’ego, del narcisismo, della paura, della vergogna e del cinismo.
Per comprendere come diventare un Coach ispiratore ci aiuta l’etimologia: il verbo ispirare deriva dal latino con cui si esprime l’atto di soffiare dentro o sopra, respirare, suscitare uno stimolo e uno stato dell’animo.
Il verbo, a mio parere, diventa evocativo di un dinamismo che già arricchisce: infondere, veicolare, soffiare appunto sopra i limiti, gli alibi e i sabotaggi, per espandere e svelare l’inespresso, il celato, ciò che fino ad allora era sconosciuto e irraggiungibile.
Creare è costruire nuove vie
Serve una creatività consapevole e agita per affrontare le dinamiche di contesto di una situazione problematica.
La soluzione in questi casi dipende dalla capacità del soggetto di problematizzare la difficoltà incontrata, cioè di darle forma, concetto e cornice operativa.
Un Coach davvero ispiratore è dunque quello capace di intervenire con la propria intuizione creativa modulando metodo, strumenti, processo alle caratteristiche e bisogni specifici del Coachee, aiutandolo a partire dalla corretta formulazione del problema per poi tradurre la difficoltà in un linguaggio conosciuto di possibili soluzioni.
Serve dunque creatività affinché il Coachee passi dall’ignoto al noto della sua condizione, con presa di coscienza delle ragioni del proprio disorientamento e della propria crisi di autogoverno.
La creatività del Coach diventa guida di un modus operandi che è capace di alimentare nel soggetto Coachee la sua capacità selettiva delle informazioni e la loro conseguente messa in atto e in pratica.
Orientarsi autonomamente nel pensare: ecco perché scegliere il Coaching quando si sente di aver bisogno di un supporto di consapevolezza della propria autenticità. In questo modo ogni obiettivo personale cessa di essere un fatuo sogno anacronistico ma diviene realisticamente un progetto di azione ben strutturato, pianificato, monitorato e ogni volta riorientato verso il passo più affine alla verità di sé stessi. Ma questa è un’altra storia.
Se vuoi approfondire l’argomento leggi “La creatività del Coach”.
In esclusiva per INCOACHING®, testo di Simona Rebecchi – Coach professionista diplomata INCOACHING®
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