Il silenzio è d’oro
Premessa
Moltissimi sono gli spunti e le riflessioni che il corso di Professional Coaching mi ha permesso di fare, con mia grande sorpresa e piacere.
Ma l’aspetto che più mi ha colpito e che sta forgiando il mio modo di essere e di comunicare è una delle Core Competencies di ICF: l’ascolto attivo, ed in particolar modo una delle sue declinazioni nel silenzio.
Io, abituata a riempire sempre i vuoti negli scambi verbali, a finire le frasi degli altri mentre cercano le parole esatte, a suggerire loro il termine più corretto nelle varie situazioni, convinta di essere loro di aiuto, mi sono ritrovata a capire la magia e l’importanza del silenzio.
È stato meraviglioso capovolgere la mia visione e sentire che le parole, che a me tanto affascinano, allontanano dal capirsi mentre è lo stare in silenzio ad avere un gran potere di avvicinamento, incontro e comprensione.
La comunicazione “silenziosa” nella relazione Coach-Coachee
Uno studio condotto nel 1972 da Albert Mehrabian (“Non-verbal communication”) ha mostrato come il processo comunicativo con cui inviamo un messaggio dipenda per il 55% da elementi non verbali, per il 38% da elementi paraverbali e per il 7% da aspetti verbali.
L’efficacia di un messaggio dipende in minima parte dal significato letterale di ciò che viene detto ed il modo in cui questo messaggio viene percepito è influenzato pesantemente dai fattori di comunicazione non verbale. Buona parte di quest’ultima è inconscia, abbiamo pochissimo controllo su di essa e per questo è la nostra comunicazione più sincera e qualifica quello che diciamo più e al di là delle parole che pronunciamo.
La comunicazione non verbale è il canale che utilizziamo per esprimere emozioni e stati d’animo e questo insieme silenzioso, fatto di movimenti, espressioni del viso e posture, completa la parte di messaggio veicolata attraverso le parole.
Un Coach consapevole è in grado di scorgere in questa comunicazione “silenziosa” aspetti che possono aiutarlo a comprendere il Coachee, a seguire il suo racconto e a verificare eventuali disallineamenti fra l’espressione verbale e quella corporea.
Più il Coach e il Coachee avranno sviluppato una relazione facilitante (Accoglienza, Ascolto, Alleanza e Autenticità), maggiore sarà l’allineamento fra i significati veicolati dai due canali, a comprova del 2° assioma di Paul Watzlawick secondo cui “Ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto e un aspetto di relazione di modo che il secondo classifica il primo ed è quindi metacomunicazione”.
Ecco perché il silenzio è un valido alleato del Coach e del Coachee: esso apre lo spazio alla Presenza. La Presenza attiva l’Ascolto. L’Ascolto genera le domande. Le Domande creano la Consapevolezza. È un circuito virtuoso che crea il vuoto adatto per accogliere idee, intuizioni e soluzioni.
L’ascolto attivo ed i 5 sensi
L’ascolto di cui stiamo argomentando non riguarda il solo sentire: il verbo sentire presuppone un’attività involontaria che non contiene il concetto di sintonizzazione con i pensieri e le emozioni del Coachee. Ascoltare al contrario è un’attività volontaria e consapevole, soprattutto se attiva, ossia attenta alle innumerevoli variabili espressive della comunicazione in essere.
Se prendiamo in esame solo la creazione cognitiva del contenuto verbale, l’autenticità non è sempre presente perché la mente costruisce scenari che possono essere anche non veritieri. Ma se accogliamo i segnali del corpo, questa maschera di “falsità” cade perché le vere emozioni del Coachee necessariamente si esprimono attraverso il corpo, senza possibilità di poterle nascondere.
La comunicazione non verbale riguarda tutto ciò che fa il corpo durante il flusso comunicativo: dalla prossemica alle espressioni del volto, dal colore della pelle alla sudorazione, dalla gesticolazione all’attività oculare.
Un grosso contributo all’ascolto attivo sono i nostri 5 sensi, che ci consentono di interagire con l’ambiente circostante e ci permettono di relazionarci con gli altri e la realtà.
Per approfondire questo tema partiamo dal principio di Alfred Korzybski, fondatore della semantica generale, che “la mappa non è il territorio”, il quale sostiene che quando si ha a che fare con la percezione e il pensiero non può esserci univocità e oggettività.
E noi esseri umani siamo fatti di percezione e pensiero: produciamo pensieri e viviamo di percezioni.
Non esiste perciò una realtà oggettiva uguale per tutti, ma tante realtà soggettive, filtrate dalle nostre esperienze e dai nostri 5 sensi.
Ciascuno di noi, pur utilizzando tutti i sensi, ha sviluppato con il tempo una predilezione nei confronti di un senso in particolare.
La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ha individuato 3 diversi sistemi rappresentazionali, che corrispondono ai canali sensoriali di vista, udito e tatto/gusto/olfatto (questi ultimi sono stati raggruppati insieme perché sensi più “delicati” e sensibili). In base a questi differenti sistemi, esistono tre tipologie diverse di persone:
– Le persone VISIVE, che interpretano la realtà attraverso la vista, basandosi sulle immagini che vedono e parlando attraverso metafore visive. Sono grandi osservatori, colgono tutti i dettagli e molti aspetti minori, che altre persone nemmeno notano.
Il tono di voce è alto, con un ritmo veloce (fanno poche pause) e molta energia. Il linguaggio non verbale è caratterizzato da tantissimi gesti (come a disegnare con le mani ciò che stanno raccontando), rapidi e dinamici.
– Le persone AUDITIVE, che utilizzano principalmente il senso dell’udito e colgono la realtà concentrandosi prevalentemente sui suoni, i rumori ed i ritmi. Hanno grandi doti comunicative: si sanno esprimere molto bene, amano ascoltare gli altri e danno molta importanza al dialogo e alle discussioni e quindi al significato e all’utilizzo delle parole. Le persone prevalentemente auditive fanno molta attenzione alle parole che usano, utilizzano tantissimo la logica e il ragionamento.
Il tono di voce è armonico, utilizzano sapientemente le pause e il ritmo è variabile, a seconda di ciò che stanno dicendo. Il linguaggio non verbale è caratterizzato da gesti moderati, a ritmo con le parole, un po’ come fossero un direttore d’orchestra.
– Le persone CINESTETICHE, che hanno una preferenza speciale per le emozioni e tutto ciò che abbia a vedere con i sensi più tangibili, ovvero il tatto, il gusto e l’olfatto. Tutta la loro vita viene interpretata in base alla loro emotività e alle loro sensazioni corporee, tattili e percettive. A queste persone piace sperimentare le cose in prima persona, piuttosto che sentirle raccontare; per comprendere qualcosa la devono toccare con mano, devono assaggiare, devono sentire che sensazioni essa provoca.
Il tono di voce è basso e il ritmo è lento, con molte pause piuttosto lunghe. Il linguaggio non verbale è caratterizzato da pochi gesti, lenti e di solito indirizzati verso sé stessi (come ad abbracciarsi o darsi conforto da soli).
Se è vero che solitamente tendiamo ad utilizzare uno dei cinque sensi in maniera più preponderante rispetto agli altri, altrettanto vero è che nessuno di noi è mai visivo, auditivo o cinestetico al 100%.
“Abbiamo tutti dentro un mondo di cose: ciascuno un suo mondo di cose! E come possiamo intenderci, signore, se nelle parole ch’io dico metto il senso e il valore delle cose come sono dentro di me; mentre chi le ascolta, inevitabilmente le assume col senso e col valore che hanno per sé, del mondo com’egli l’ha dentro? Crediamo di intenderci; non ci intendiamo mai!”.
(Luigi Pirandello)
Dopo averli conosciuti, è necessario divenire consapevoli di quale senso utilizziamo maggiormente per interpretare la realtà intorno a noi e chiedersi quale prevale nel Coachee che abbiamo di fronte. Scoprirlo rappresenta un grande vantaggio perché possiamo calarci nella sua parte e porci sulla sua stessa lunghezza d’onda attraverso la tecnica del rispecchiamento (Mirroring – rif. Chiara Lubich – parla di empatia con un’espressione forte ma calzante: “Entrare nella pelle dell’altro”).
Riconoscere il senso che utilizza il Coachee per relazionarsi con il mondo ci aprirà una finestra sul suo mondo, così come l’utilizzo dello stesso canale sensoriale, delle stesse parole, lo farà sentire pienamente compreso e accettato, instaurando empatia e fiducia.
I 12 sensi secondo Steiner
Ma se non fossero solo cinque i sensi? Cinque, sei o… dodici sensi?
La percezione è la prima fase della conoscenza: attraverso i nostri sensi percepiamo la realtà e creiamo delle rappresentazioni che conducono alla formazione di concetti.
Dalla qualità dello sviluppo dell’attività percettiva dipenderà un nuovo approccio alla conoscenza; abbiamo quindi la necessità di scoprire quali sono tutti gli organi di senso che il Coachee possiede per ampliare la visione dell’Essere umano e la sua correlazione con il mondo.
Rudolf Steiner, il fondatore dell’Antroposofia, ci ha aperto alla consapevolezza di ben 12 sensi.
Secondo il suo pensiero i sensi dell’uomo sono dodici, e precisamente:
- Tatto – la risposta interna ad un contatto con il mondo esterno.
- Vita – questo senso è la sensazione interna di benessere, di essere vivi.
- Movimento – essere internamente consapevole del modo in cui le parti del corpo si muovono in relazione le une alle altre (propriocezione).
- Equilibrio – questo senso ci orienta al mondo relativamente alle direzioni alto, basso, destra, sinistra.
- Olfatto – il senso che ci mette in contatto con il mondo esterno attraverso gli odori trasportati dall’aria.
- Gusto – una connessione ancor più profonda con il mondo esterno in cui i sapori sono saggiati direttamente.
- Vista – il senso che trasferisce all’interno le immagini del mondo esterno.
- Calore – con questo senso siamo direttamente consapevoli del calore di un altro corpo.
- Udito – questo senso può dirci di più riguardo alla struttura interna di un oggetto di quanto può fare la vista. Quando un oggetto risuona, dal suono che udiamo ricaviamo informazioni sulla sua struttura profonda.
- Linguaggio/capacità di parlare – il senso del parlare in parole o emettendo tonalità – che significa udire parole che hanno senso. Include tutto ciò che vuol dire sentire ed “essere dentro” ad una lingua: udire/percepire, parlare e leggere, ecc.
- Pensare – implica l’abilità di percepire i pensieri di un’ altra persona.
- Ego – è il senso dell’ego o “Io” che ci rende capaci di rivolgere il nostro pensiero ad un altro essere e di scorgere il loro “Io”, la loro unica individualità, direttamente.
I sensi operano in tutti i sette processi vitali essenziali (respirazione, regolazione del calore interno, nutrizione, secrezione, mantenimento, maturazione e riproduzione) promossi dai sette «movimenti» (movimento per la stazione eretta, movimento del pensiero, del linguaggio, del sangue, del respiro, delle ghiandole e della riproduzione) e informano l’uomo su tutto ciò che accade, fuori e dentro di lui.
Parliamo dei sensi inferiori, ossia quelli corporei o sensi della volontà: sono quelli del tatto, dell’equilibrio, del proprio movimento e della vita. Essi si sviluppano nel bambino dall’età dell’allattamento fino alla seconda dentizione. Sono principalmente connessi con il corpo fisico e permettono la percezione della propria interiorità.
Poi abbiamo i sensi intermedi, che sono quelli dell’olfatto, del gusto, della vista e del calore. Essi sono direttamente collegati al sentire e per questo si sviluppano nel bambino soprattutto durante il secondo settennio, ossia dai sette anni alla pubertà. Sono principalmente connessi con la nostra anima e permettono la percezione del mondo esterno.
E infine abbiamo i sensi superiori, spirituali o sensi del pensare, sono il senso dell’udito o timbro, del linguaggio o della parola, del pensiero o della rappresentazione, e il senso dell’Io. Sono connessi con il nostro spirito e permettono la percezione dell’interiorità dell’altro da sé.

Conclusioni
“Vi chiedo di distinguere attentamente l’abilità di essere consapevole di un altro “Io” da quella che potreste chiamare consapevolezza di sé.
Nel rispetto di questa distinzione, il mio profondo amore per scienza materiale mi spinge a fare un’osservazione, poiché il profondo amore per la scienza materiale rende uno capace anche di vedere quello che accade: oggi la scienza materiale è affetta da stupidità.
Diventa stupida quando cerca di descrivere che cosa succede quando qualcuno usa il suo senso dell’ego.
La nostra scienza materiale vorrebbe farci credere che quando una persona ne incontra un’altra, inconsciamente deduce dai gesti, dalle espressioni facciali dell’altro ecc. che c’è un altro “Io” presente – che la consapevolezza dell’altro “Io” è in realtà una deduzione subconscia. Questo è un’ assoluta stupidaggine! In verità, quando incontriamo qualcuno e percepiamo il suo “Io”, lo percepiamo direttamente, come percepiamo un colore. È da teste grossolane credere che la presenza di un altro“Io” si deduca da percezioni corporee.
Questo oscura la verità che gli umani hanno un senso più alto, specializzato nella percezione dell’ “Io” di un altro essere umano.”
(Rudolph Steiner, da The Riddle of Humanity: The Spiritual Background of Human History)
Martina Fardin
Continuous Improvement Coordinator │Coach professionista
Venezia
martina.fardin@gmail.com
No Comments