Categoria: Gli occhiali del Coach, ovvero la capacità di ascoltare

Categoria: Gli occhiali del Coach, ovvero la capacità di ascoltare

Gli occhiali del Coach, ovvero la capacità di ascoltare

Intro

Pensavo che frequentare questo percorso mi avrebbe dato l’opportunità di migliorare il dialogo con i miei collaboratori, soprattutto con i più giovani, di cui compendo poco le dinamiche e con i quali a volte mi sento un po’ fuori età. Invece mi sono resa conto della grande opportunità che ho avuto: riuscire a fare una riflessione personale profonda sul tema del giudizio e dell’ascolto, oltre che migliorare la mia comunicazione.

Tutto ha avuto inizio durante la prima lezione quando sono stati introdotti “gli occhiali del Coach”, ovvero la capacità del Coach di vedere attraverso uno sguardo valorizzante il potenziale, le risorse e la fiducia del Coachee. È stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno! Ha reso visibile qualcosa che era in me latente, e si è palesato con tutta la sua forza.

Cosa significa, quindi, mettersi gli occhiali? Quando abbiamo perso l’abitudine di portarli? Probabilmente l’abbiamo persa quando abbiamo iniziato a relazionarci con altre persone, con la nostra famiglia, a scuola.

Si è persa la spontaneità che invece troviamo genuina nei più piccoli, nei bambini, i quali non hanno la necessità di mettersi gli occhiali, loro ci vedono benissimo.

Questo mi ha portato a riflettere sui miei comportamenti, chiedendomi perché così spesso ci appoggiamo al giudizio, invece che al potenziale di una persona. Ho iniziato un percorso personale attraverso uno sguardo interiore, che mi ha portato a osservarmi e ascoltarmi in profondità, cercando di focalizzare l’attenzione, analizzando i miei pensieri, sulle motivazioni che mi portano al giudizio e non al potenziale.

Mi ritengo una persona particolarmente empatica e perspicace, ma credo che molte volte queste qualità limitino la mia capacità di ascoltare e la miopia prenda il sopravvento.

 

Ascolto attivo

Lego assieme due verbi: guardare e ascoltare come fossero due lati della stessa medaglia.

Le frasi “l’ascolto ha varie profondità che corrispondono all’interesse che ci anima” insieme alla frase “l’ascolto è una modalità dell’essere”, mi hanno fanno comprendere forse quello che in me è carente: ovvero l’ascolto attivo. Questa chiave di lettura potrebbe essere il grimaldello cercato per far passare il mio sguardo da giudicante a potenziale.

Nel Coaching l’Ascolto rappresenta uno dei 4 pilastri nel modello delle quattro “A” della relazione di Coaching, insieme all’Accoglienza, l’Alleanza e l’Autenticità.

In tale modello l’Ascolto viene visto come una competenza essenziale per assumere il punto di vista del Coachee ed i suoi obiettivi, per favorire la raccolta delle informazioni e alimentare nel Coachee l’autosvelamento e l’auto-esplorazione (Pannitti & Rossi, L’essenza del Coaching, 2012).

 

L’Ascolto nel modello delle quattro “A” prevede inoltre alcune importanti modalità che il Coach deve assumere, e che fanno da cornice indispensabile. La posizione dell’ascolto è intesa come capacità del Coach di assumere un certo distacco dal racconto del Coachee, assieme al disorientamento positivo, inteso come ‘confusione’ delle idee, incertezza o anche sbandamento, facilita la relazione positiva.

Anche conoscere e provare ‘il disorientamento positivo’, attraverso il distacco dal racconto del Coachee è stato un elemento fondamentale che mi ha permesso di migliorare l’ascoltare.

Cosa significa ascoltare:

  • Essere presente davvero: concentrarsi sulla persona che ti sta parlando guardandola negli occhi
  • Non interrompere l’interlocutore: lasciare che finisca di parlare prima di prendere la parola, e soprattutto anche se pensi di sapere cosa dirà, ascoltalo fino in fondo.
  • Fare domande che aiutano: chiedi per capire meglio “Cosa intendi con…?”
  • Ripetere e riassumere per verificare se si è capito bene. “Se ho capito bene, stai dicendo che…”
  • Allenare la pazienza, infatti molte volte le persone hanno bisogno di tempo per esprimersi, non avere fretta, dai loro il tempo giusto.

 

Quando ascoltiamo in modo selettivo o tramite l’ascolto reattivo stiamo giudichiamo e reagendo, anche se in silenzio. La nostra mente è impegnata a:

  • valutare,
  • interpretare,
  • etichettare ciò che l’altro dice.

E questo blocca la vera comprensione, è necessario allenare la capacità di ascolto attivo.

 

Migliorare le proprie capacità di ascolto, entrando nel so di non sapere, lavorando sulla sospensione del giudizio, favorendo l’ascolto attivo.

Infatti, nel Coaching e nelle relazioni profonde, l’assenza di giudizio permette all’altro di:

  • esprimersi liberamente, senza paura,
  • andare in profondità, senza autocensura,
  • sentirsi accolto, non corretto o analizzato.

 

Di seguito alcune regole per allenarmi all’ascolto attivo e a portare gli occhiali del Coach.

  • Lavoro su di me prima di lavorare con gli altri.

La consapevolezza di sé è fondamentale: In quali situazioni faccio fatica ad ascoltare davvero?

  • Allenare la presenza e il non sapere (intesa come curiosità).

Essere presenti vuol dire: accogliere ogni parola con curiosità, anche quando non capisci tutto subito.

  • Riparto quindi dal “So di non sapere”.

Sospendere il bisogno di avere ragione, sospendere il giudizio. Il giudizio nasce spesso dal bisogno di controllare, valutare, ordinare le cose secondo la propria visione. Ma credo che nel mio caso nasca anche da una buona capacità logica e intuitiva e relazione empatica, che analizzo più avanti nel testo.

  • Praticare l’ascolto profondo ogni giorno.

Questo è un esercizio estremamene utile, che dà la possibilità di fare allenamento anche fuori dalle sessioni di Coaching, per esempio quando si parla con amici, in famiglia e sul lavoro.

Se noto che la mente o le mie parole esprimono un giudizio cerco di fermarmi, respirare profondamente e tornare al presente con un ascolto autentico.

  • Accettare di essere in cammino, di compiere un viaggio.

L’assenza di giudizio non è una meta, ma una pratica continua. Più impari a stare nel flusso, più diventi quel Coach che ascolta con tutto sé stesso.

L’ascolto attivo richiede presenza, curiosità e sospensione del bisogno di interpretare. L’assenza di giudizio è la base etica e mentale che permette di ascoltare l’altro per come è, non per come lo etichettiamo.

Definizione di ascolto attivo e assenza di giudizio. “L’ascolto attivo, nella sua forma più autentica, è la capacità di prestare attenzione piena e intenzionale all’altro, sospendendo ogni forma di giudizio o interpretazione. È un ascolto che accoglie, esplora e facilita l’emergere del significato profondo di ciò che viene espresso, creando uno spazio sicuro in cui l’interlocutore può sentirsi realmente compreso.”

Definizione 9° giornata corso Coaching 2025 Online 1: ascolto attivo e assenza di giudizio. “L’ascolto attivo è un ascolto che richiede presenza, energia e focus mentale e fisico, che coglie tutti gli aspetti della comunicazione (verbale; non verbale; paraverbale); È un ascolto non giudicante, che toglie tutti i filtri personali legati alle conoscenze pregresse (mettere occhiali del Coach), con l’intento di stare nel qui e ora ed empatizzare completamente con l’interlocutore.”

Diventare davvero un Coach “con gli occhiali”, cioè capace di ascoltare senza giudicare, non è solo una questione di tecnica: è un percorso di trasformazione personale.

 

Ma perché giudichiamo?

Quali sono i motivi principali che ci portano ad avere uno sguardo giudicante dove correzione, critica e suggerimento sono all’ordine del giorno?

Il giudizio è una reazione naturale, ma diventa un ostacolo quando limita la comprensione e la connessione autentica. L’obiettivo, specialmente in contesti come il Coaching, è sospendere il giudizio e accogliere l’altro per quello che è, senza filtri. Le persone tendono a giudicare per motivi diversi, che spesso sono legati alla propria psicologia e alle loro esperienze pregresse.

Ecco alcuni dei motivi principali:

  • Bisogno di controllo

Quando giudichiamo, cerchiamo di etichettare e classificare ciò che vediamo per sentirci più sicuri o più in controllo. Ciò accade soprattutto quando ci sentiamo vulnerabili o insicuri.

  • Proiezione di sé e influenza del passato e delle esperienze

Quando giudichiamo gli altri, spesso stiamo in realtà proiettando su di loro i nostri timori insicurezze, desideri o esperienze passate. Molte persone se hanno avuto esperienze negative con qualcuno o qualcosa, generalizzano e giudicano in modo simile anche altre situazioni.

  • Conformismo e norme sociali

Cresciamo con certe aspettative su come “dovrebbero essere” le persone e le situazioni, e finiamo per confrontare sempre gli altri con queste misure esterne.

  • Difesa dell’ego e bisogno di affermare la propria identità

Quando giudichiamo, possiamo sentirci superiori, più intelligenti o migliori di qualcun altro. Questo ci dà una temporanea sensazione di sicurezza e autostima. A volte, il giudizio nasce dal desiderio di affermare chi siamo. Giudicare gli altri può diventare un modo per definire la propria identità, dicendo implicitamente: “Io sono diverso, io sono migliore”.

  • Paura dell’ignoto

Se non comprendiamo qualcuno o qualcosa, tendiamo a giudicare per ridurre l’incertezza. Questo ci permette di sentirci più a nostro agio nelle situazioni sconosciute o complesse.

  • Mancanza di consapevolezza

Molte volte, il giudizio è solo una risposta automatica e inconsapevole. Non ci accorgiamo di quanto i nostri pensieri siano influenzati da pregiudizi, esperienze passate e convinzioni radicate.

 

Come superare il giudizio

Elementi come l’insicurezza e la bassa autostima sono tra le cause principali del giudizio. Quando una persona ha una bassa percezione di sé o si sente insicura, tende a giudicare gli altri come un meccanismo di difesa per proteggere la propria vulnerabilità. Ma questo meccanismo diventa dannoso nel lungo periodo, sia per noi che per le relazioni con gli altri.

Per diventare più consapevoli di quando e perché giudichiamo, è utile:

  • Osservare i propri pensieri senza identificarsi con essi.
  • Fermarsi prima di parlare o pensare qualcosa, per capire se è un giudizio o una semplice osservazione.
  • Praticare l’ascolto attivo e l’empatia, cercando di comprendere l’altro senza cercare di cambiarlo.
  • Sospendere il bisogno di avere ragione e permettere a sé stessi di vivere nell’incertezza, senza etichettare immediatamente le persone e le situazioni.

Lavorare su queste insicurezze è il passo necessario per ridurre il giudizio e aprirsi a una connessione più autentica e profonda con gli altri. Infatti, quando una persona ha un’elevata percezione di sé o una buona autostima, il giudizio tende a diventare più equilibrato e costruttivo, invece che negativo o critico.

 

Come influisce sull’ascolto la perspicacia personale?

Una persona perspicace è qualcuno che riesce a cogliere ciò che agli altri spesso sfugge. Unisce intelligenza emotiva, spirito critico, capacità di osservazione e intuizione. È una persona che “vede oltre”, che riesce a comprendere le persone e le situazioni in modo profondo e preciso, spesso senza bisogno di molte parole.

La persona perspicace, di norma possiede queste caratteristiche:

  • Acuta capacità di osservazione

Sa leggere tra le righe di un discorso o un comportamento. Osserva non solo cosa viene detto, ma come viene detto (tono, linguaggio del corpo, esitazioni…).

  • Intuizione sviluppata

Riesce a cogliere il significato profondo o nascosto di una situazione senza bisogno di spiegazioni lunghe. “Sente” cosa c’è dietro le parole o gli atteggiamenti, anche quando non è esplicitato.

  • Comprensione profonda delle persone

Riesce a capire motivazioni, bisogni o paure altrui anche senza che vengano espressi chiaramente.

È spesso empatica, ma con una componente razionale e analitica: capisce come funziona la mente e il cuore degli altri.

  • Spirito critico e lucidità

Non si ferma alle apparenze. Analizza e mette in discussione ciò che gli altri danno per scontato. Riconosce schemi ricorrenti nei comportamenti o nelle dinamiche.

  • Non si lascia facilmente ingannare

Sa distinguere tra verità e finzione. Non cade facilmente in manipolazioni, bugie o mezze verità, perché capta le incongruenze.

  • Visione strategica

Pensa qualche passo avanti rispetto agli altri. Vede connessioni tra eventi, persone e scelte che gli altri non notano.

  • Sa ascoltare davvero

Non ascolta solo per rispondere, ma per capire davvero. È capace di cogliere sfumature, emozioni e significati nascosti nel discorso altrui.

  • Riflessività

Tende a riflettere molto su ciò che osserva. Non giudica d’impulso, ma cerca di capire il contesto e le motivazioni.

Proprio perché coglie molto (e in fretta), a volte fatica ad ascoltare pienamente o ad interrompere il proprio interlocutore. Ma questo non avviene per maleducazione: spesso è il risultato di un mix tra intuito rapido, impazienza mentale e bisogno di confermare ciò che ha già intuito.

Intuisce dove stai andando già dopo poche parole: sente (o crede di sentire) già tutto — e quindi: interrompe per esprimere ciò che ha intuito o perché si annoia ad ascoltare una spiegazione che per lui sembra già ovvia.

Chi è molto perspicace pensa più velocemente di quanto l’altro parli, questo crea una tensione interna, come se il ritmo della conversazione fosse troppo lento per il suo cervello. Di conseguenza, fa fatica ad attendere pazientemente che l’altro completi il discorso o interviene per accelerare o dirigere il dialogo dove pensa debba andare.

La perspicacia porta a vedere collegamenti o motivazioni nascoste. Chi percepisce questi collegamenti, spesso vuole subito verificare se ha ragione, quindi: interrompe per porre domande mirate oppure anticipa la conclusione, rischiando però di tagliare l’altro fuori dal suo processo espressivo.

La perspicacia può far sviluppare anche un certo desiderio di guidare la conversazione, come se chi è perspicace si sentisse più responsabile del “senso” dell’interazione. Questo può trasformarsi (senza volerlo) in mancanza di spazio per l’altro o in una sorta di imposizione del proprio punto di vista.

Una persona perspicace potrebbe vivere i giri di parole, le emozioni espresse lentamente o i dettagli non essenziali come una perdita di tempo. Questo può portare a interrompere, per andare “al sodo”, ma così facendo, rischia di perdere il vero senso del messaggio dell’altro, che non è solo logico, ma anche emotivo, oltre che far sentire l’altro non accolto.

 

Quindi la persona perspicace si trova nella situazione di ascolto selettivo proprio grazie alle proprie doti, e per riequilibrare questa tendenza, ma è necessario lavorare per mitigare la fretta e coltivare un ascolto più profondo:

  • Ricorda che l’altro ha bisogno di esprimersi, non solo di essere capito.
  • Sospendi il giudizio anche se “hai già capito”: spesso dietro le parole c’è molto di più.
  • Allenati a tacere consapevolmente (silenzio funzionale), anche solo qualche secondo in più, per dare spazio all’altro.

Ascoltare fino in fondo è un atto di rispetto più grande che “capire prima”.

 

Conclusioni

Come con qualsiasi abilità, anche l’ascolto profondo cresce tramite l’allenamento e la ripetizione consapevole. Imparare il metodo del Coaching è estremamente utile — non solo per chi vuole diventare Coach professionista, ma anche per chi desidera migliorare la propria comunicazione, le relazioni e la capacità di ascoltare con presenza e senza giudizio.

Tre importanti parole:

Pazienza:                    aspettare, respirare, lasciare spazio

Umiltà:                         chiedere, accogliere, non anticipare

Ascolto autentico:      presenza, silenzio, riflessione, empatia

 

Per me imparare il metodo del Coaching è stato un percorso trasformativo, che ha cambiato il modo con cui mi relaziono con gli altri e con me stessa. Questo metodo allena a essere più presente, intenzionale, rispettoso e curioso, qualità che portano connessioni autentiche e relazioni più profonde.

Essere perspicace non significa aver già capito, bensì avere la capacità di equilibrare la propria brillantezza con pazienza, umiltà e ascolto autentico.

Il primo giorno di lezione ho realizzato che mi mancavano gli occhiali, e subito ho capito che questo percorso sarebbe stata un’esperienza impegnativa e profonda allo stesso tempo: è stato un viaggio di ascolto autentico.

Saprai di essere sulla strada giusta non perché sarai perfetto, ma perché comincerai a sentire e vedere i segni del cambiamento in te e nelle relazioni con gli altri.

 

 

Paola Moschini

CEO Macro Design Studio s.r.l. | Trentino Alto Adige

paola.moschini@macrodesignstudio.it

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