Categoria: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore?”

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“Non ardeva forse in noi il nostro cuore?”

L’incontro di Gesù con i discepoli di Emmaus rappresenta, in modo sorprendentemente attuale, una modalità di relazione su cui riflettere e lasciarsi ispirare per svolgere un Coaching evolutivo.

In questo articolo si adotta un approccio euristico, ossia esplorativo, aperto e non dogmatico, per accostarsi alla figura di Gesù come fonte di ispirazione anche per chi oggi si occupa di Coaching, accompagnamento, crescita e formazione personale. Non si tratta di ridurre il Vangelo a un manuale di Coaching, né di sovrapporre concetti moderni a categorie pedagogico-teologiche, ma di lasciarsi interrogare dalla Parola viva, in ascolto delle dinamiche trasformative che Gesù attiva nei suoi incontri con le persone. L’intento non è dimostrare che Gesù “faceva Coaching”, ma riconoscere come alcune logiche fondamentali di carattere euristico e pedagogico, come la relazione, l’ascolto profondo, la riattivazione del desiderio, la consapevolizzazione delle risorse, il discernimento, la libertà responsabile, l’agentività risuonino anche nell’esperienza odierna di chi “guida” altri verso la fioritura umana. È un esercizio di discernimento spirituale e culturale, alla luce di quella pedagogia divina che rispetta i tempi dell’uomo, accompagna senza forzare, genera consapevolezza e invia alla missione.

Dobbiamo fare molta attenzione a non cadere nel concordismo ovverosia nell’effettuare una forzatura teologica o concettuale che cerca di trovare i fondamenti del Coaching modernamente inteso, negli scritti evangelici. Una maldestra pezza teologica per garantire le nostre scelte di analisi ed operative. Piuttosto occorre cogliere la dimensione euristica e pedagogica che opera Gesù Cristo il quale esplora, scopre e fa emergere senso da ciò che si osserva o si vive. È una modalità esperienziale, relazionale e dinamica di apprendimento.

In questo quadro, dire che Gesù è un “mental coach” ante litteram sarebbe riduttivo e concordistico. Gesù non può essere trasformato in uno “psicologo motivazionale’, ma occorre riconoscere che alcune dinamiche fondamentali del Coaching come: l’ascolto profondo, Ia relazione, il come sei e come vorresti essere quindi presente percepito e futuro desiderato, la riattivazione del desiderio, il discernimento, il potenziale e le risorse, l’azione consapevole e l’agentività, appaiono anche nei suoi incontri trasformativi, pur con scopi più ampi di carattere trascendente.

L’episodio dei discepoli di Emmaus (Vangelo di Luca 24,73-35), senza volerlo leggere in chiave esegetica {sebbene sia il contesto nativo, che quello del Kerygma cristiano e della Liturgia), ci offre spunti sorprendenti che risuonano con alcune dinamiche del mental Coaching evolutivo: I’ascolto empatico, la relazione facilitante, il presente percepito e il futuro desiderato, la rilettura dell’esperienza, il riaccendersi della speranza, la coscientizzazione di nuove potenzialità, la consapevolizzazione di nuove risorse, l’assunzione di responsabilità, l’azione trasformante, trasformativa e l’agentività.

I Vangeli non sono solamente una serie di contenuti e di verità. È innanzitutto la volontà di Gesù di stabilire una relazione perché Gesù instaura, prima di tutto, relazioni; si piega e va ad incontrare le persone dove esse sono, va alla ricerca della relazione con loro, le incontra nel luogo e nella condizione in cui esse si trovano e le accoglie per come sono. Poi, però, dimostra una capacità straordinaria di trasformarle, di non lasciarle come sono, ma di farle diventare pienamente se stesse.

Possiamo in verità affermare che la relazione è il “cuore del Vangelo”; pregare è essenzialmente entrare in relazione con Dio, parlargli ma anche ascoltare cosa lui dice al nostro cuore. Tanto è vero che il primo comandamento inizia con un comando, con un consiglio: Shema Israel! Ascolta Israele!” (Dt 6,4). Prima di tutto bisogna ascoltare Dio, quello che ha da dirci su di noi, sulla nostra vita, sul nostro essere più profondo, perché solo Lui ci conosce nella verità di quello che siamo: Lui è più intimo a noi di noi stessi(Sant’Agostino). E quando Dio parla dobbiamo levarci i sandali, inginocchiarci perché stiamo calpestando un terreno sacro, siamo di fronte al roveto ardente (Es 3).

Dopo averlo ascoltato, allora possiamo entrare in relazione con Lui; è Lui che ci accoglie, che ci mette a nostro agio, che ci chiede di cosa abbiamo bisogno: Cosa vuoi che io faccia per te?(Mc 10,51).

Di fronte a queste domande, che sono veramente potenti ed efficaci, arrivano risposte importanti, perché vi sono risposte vere solo o domande vere!Tutto parte dall’ascolto e la maturità di una persona si misura dalla sua capacità di saper ascoltare gli altri.

L’averlo ascoltato ci abilita a poter parlare in maniera ispirata con chi Lui ci metterà di fronte, con chi Lui ci chiamerà a parlare. Anche in quel caso dovremmo avere lo stesso atteggiamento di sacralità di Mosè davanti al roveto ardente, perché quando di fronte a noi abbiamo una persona che si fida di noi e che vuole aprirci il suo cuore, ci troviamo anche noi di fronte allo stesso roveto ardente, siamo di fronte ad una persona che Dio ha voluto a sua immagine e somiglianza come lo siamo anche noi.

La tecnica di fare domande, e a volte anche di rispondere con altre domande, è tipica della tradizione ebraica e di ogni buon rabbino, il quale difficilmente risposte, ma tramite altre domande tenta di suscitare nell’interlocutore una riflessione. Questo, perché nessuno ha risposte preconfezionate e precostituite.

Se accettiamo l’idea iniziale su cui si fonda non solamente l’esperienza di Coaching ma prima ed in generale l’esistenza umana, cioè la relazione, allora capiamo che la relazione stessa va ricercata, costruita, accolta, vissuta, approfondita e ci si può stupire per ciò che da essa può emergere. Fare

domande vuol dire mettersi in ricerca all’interno di una relazione. Chi è in ricerca spesso non si accontenta delle prime risposte che arrivano ma, anzi, pone subito un’altra domanda che gli permette di procedere in avanti. La domanda è uno strumento fondamentale, molto potente, nella ricerca di stessi e della verità di Dio. Direi quindi che l’efficacia delle domande di Gesù sta, da una parte, nel facilitare la riflessione e l’atteggiamento di mettersi alla ricerca e, dall’altra, nel ribaltare la prospettiva della discussione stimolando il pensiero creativo.

Ed ecco, in quello stesso giorno due di loro…

(Lc 24,13).

Quello stesso giornoè il Kairòs, che in Luca rappresenta tutto l’evento pasquale dalla risurrezione all’ascensione; si svolge come in un giorno solo ed è il tempo in cui Gesù si rivelerà ai discepoli e quindi diventerà il “loro tempo’, il tempo del “qui ed ora” per i due discepoli di Emmaus da non confondersi con il Chronòs che è lo scorrere del tempo cronologico, misurabile e lineare.

Sono due di quelli che ricevettero con gli Undici l’annuncio della risurrezione: uno è Clèopa {forse zio di Gesù) mentre l’altro è volutamente anonimo, perché così può portare il nome di ognuno di noi che leggiamo questo bellissimo brano e che siamo chiamati a fare la stessa esperienza. Possiamo farci ispirare da questo brano e immaginarlo come un Coaching con due persone dei giorni nostri.

All’inizio del brano, l’evangelista Luca effettua un meraviglioso fermo immagine, nel quale possiamo cogliere un presente percepito, descrivendo i due discepoli che *erano in cammino per un villaggio di nome Emmaus” (Lc 24,13) –. conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto” (Lc24,14) perché anche se non hanno capito, non possono dimenticare. Si parla di ciò che sta a cuore, sta a cuore ciò che si cerca e si cerca ciò che si ama” (Silvano Fausti sj “Una Comunità legge il Vangelo di Luca”). Alla fine troveranno Colui che cercano, mentre Lui sta cercando loro. Infatti Lui per primo li ha amati e da sempre li porta nel cuore. Il parlare di Lui è il primo accorgersi della sua presenza, è

già gustare quello che nel Coaching evolutivo si chiama futuro desiderato, è già una anteprima sul loro obiettivo principale: stare con Gesù, ascoltare le sue parole, godere della sua presenza e lasciarsi amare da Lui.

Ma i loro occhi erano impediti o riconoscerlo.

(Lc 24,16).

Questo versetto ci fa capire che l’attesa negativa e la tristezza sono le due mani con cui satana ci chiude gli occhi davanti al Signore.

Passano dalla pesantezza del presente percepito: Si fermarono, col volto triste…” (Lc 24,17), la traduzione “s’arrestarono col volto scuro“; il loro volto è l’opposto di quello del Signore trasfigurato, è un non volto, un volto nero come il loro cuore. La parola del Signore trarrà la luce dalle tenebre.

Gesù, nel brano dei discepoli di Emmaus, ci insegna: come si entra in relazione, come si cammina insieme e come porre domande efficaci: Che sono questi discorsi che state facendo tra voi lungo il cammino?” Si fermarono, col volto triste; uno di loro, di nome Clèopa, gli rispose: “Solo tu sei forestiero a Gerusalemme! Non sai ciò che vi è accaduto in questi giorni? Domandò loro: Che cosa?” (Lc 24,17-19).

Dopo il racconto dettagliato dei discepoli, Gesù pone la terza domanda: “Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nello suo gloria?” (Lc 24,26) che rimane senza alcuna risposta. A quel punto Gesù continua il suo processo di consapevolizzazione dei discepoli portandoli ancora un poco verso la Verità: Tutta Ia divina Scrittura costituisce un unico libro e quest’unico libro è Cristo, perché tutta la Scrittura parla di Cristo e trovo in Cristo il suo compimentoUgo da S. Vittore.

La prima azione che compiono i due discepoli è quella di invitarlo a stare con loro: Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto” (Lc 24,29). Colui che cerca vuol essere cercato. Il nostro desiderio di Lui, il nostro futuro desiderato che in questo caso è una persona, lo forza a stare

con noi, perché Lui per primo, con desiderio, ha desiderato mangiare con noi e questo è uno degli atti di più grande intimità spirituale che ci rimanda all’episodio dell’ultima cena.

Questo dialogo porta i discepoli verso una nuova consapevolezza sui fatti accaduti, accompagnata da un profondo coinvolgimento emotivo e spirituale: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava Ie Scritture?” (Lc 24,32).

Il cuore che arde, il riconoscimento graduale, il cambiamento di rotta: tutto è visto come un percorso di trasformazione. Dio si rivela nel nostro cuore, non più fuori, ma dentro di noi, come nostra vita e ci rivela così la nostra vita vera, che è Lui. Gesù è il maestro interiore“, la cui parola, viva ed efficace, risuscita in noi la speranza morta. È in questo momento che i discepoli consapevolizzano le loro risorse, anzi la loro risorsa: la certezza che è Dio che si rivela nel e al loro cuore.

Al termine della conversazione, non appena hanno consapevolizzato ciò che è successo al di fuori (l’incontro fisico desiderato con Gesù) ma soprattutto dentro di loro (che Dio si è rivelato nel e al loro cuore non appena Gesù sparisce) essi si sentono spinti subito all’azione, al gesto di fede, al desiderio della condivisione, perché la fede non è intimistica ma generosa ed evangelizzatrice: Partirono senza indugio e fecero ritorno o Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro“. (Lc 24,33).

Torniamo all’inizio dell’episodio; “i due discepoli” stanno fuggendo da Gerusalemme, delusi e confusi dopo la morte di Gesù. Sono passivi, scoraggiati, disorientati: parlano tra loro, ma non agiscono, non scelgono, subiscono la situazione. Camminano, ma non sanno dove andare davvero.

Hanno sperato, ma ora non ci credono più. Raccontano gli eventi, ma come chi ne è solo spettatore. Anche quando Gesù risorto è con loro… non lo riconoscono. ln psicologia si direbbe che sono in uno stato di disattivazione dell’agency: non vedono possibilità, non scelgono, non agiscono liberamente.

Quando Gesù spezzò il pane e i loro occhi si aprirono, accade qualcosa di mentale, emotivo e spirituale allo stesso tempo: Non ci ardeva forse il cuore nel petto?” (Lc 24,32).

Questa frase è la scintilla dell’agentività spirituale. Riscoprono il senso, ritrovano la direzione, si sentono coinvolti e responsabili della Buona Notizia. Ecco cosa fanno subito dopo: si alzano e non aspettano che la notte finisca, tornano a Gerusalemme e lo fanno volontariamente, pur sapendo che può essere rischioso ed infine diventano annunciatori e non aspettano più gli altri, prendono l’iniziativa. Tradotto in chiave di agentività: i discepoli passano da spettatori a protagonisti, non reagiscono più per paura, ma agiscono per scelta e non cercano di fuggire dal dolore, ma trasformano Ia loro ferita in missione.

Questa nuova consapevolezza li spinge verso un piano di azione ben definito: da abbattuti e scoraggiati senza un vero scopo, dopo l’incontro con Gesù si sentono rinvigoriti e con un chiaro obiettivo da perseguire: tornare a Gerusalemme e raccontare agli apostoli quello che è accaduto.

Gesù ci ha insegnato, anzi ci insegna ed ispira come, dal punto di vista del Coaching, può risultare una sessione molto efficace.

Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!” (Lc 24,34). È il grido di Pasqua, la gioiosa professione di fede dei primi. Anche noi nell’eucarestia ci uniamo a loro, nella stessa esperienza di Lui.

Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l’avevano riconosciuto nello spezzare il pane” (Lc 24,35). Ed infine si sono realizzati gli obiettivi di cambiamento/miglioramento che hanno ispirato il Coaching evolutivo: “L’incontro con Lui attraverso lo Parola e il pane continuamente ci guarisce: i nostri piedi si volgono dalla fuga al suo stesso cammino, il nostro volto passa dall’oscurità della tristezza alla luce della gioia, il nostro testo, senza cervello, si dischiude alla comprensione, il nostro cuore, raggelato e lento, comincia a pulsare e ardere, i nostri occhi, appannati dalla paura, si aprono a contemplare Lui, e la nostra bocca, indurita nel litigio con il fratello, canta lo stesso alleluia di tutti i salvati della storia. Siamo nati, e continuamente nasciamo, come uomini nuovi(Silvano Fausti “Una Comunità legge il Vangelo di Luca”)

 

Alberto Ridolfi

Coach Professionista specializzato in ambito sport/business/vocal coach |  Marche

albirido.ar@gmail.com

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