Categoria: Cinema & Coaching: il caso della trilogia di Star Wars (Guerre Stellari)

Categoria: Cinema & Coaching: il caso della trilogia di Star Wars (Guerre Stellari)

Cinema & Coaching: il caso della trilogia di Star Wars (Guerre Stellari)

L’apprendimento talvolta avviene in un istante, attraverso una suggestione, uno stimolo esterno in grado di essere afferrato e fatto proprio.  Un film, o meglio la scena di un film, può rappresentare un efficace veicolo di apprendimento e comprensione, ma anche, nel bene e nel male, di consolidamento dell’immaginario collettivo.

 

Cinema e Coaching rappresentano da tempo un accoppiata vincente, quantomeno nella “semplificazione”, non sempre professionale, attinente alla relazione che si instaura tra un coach (allenatore) e il suo coachee (allievo). E’ indubbio che il cinema svolge da questo punto di vista un’efficace azioni di “advertasing” nei confronti del Coaching come metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo, di un’organizzazione (L’essenza del Coaching, Alessandro Panniti e Franco Rossi 2012) e come strumento trasformativo.

 

In queste “narrazioni” il coach aiuta il coachee a sviluppare le capacità possedute e massimizzare il proprio potenziale “inespresso”, favorendo il risultato ambito dallo stesso (performance) in molteplici ambiti (vita, sport, carriera, business, etc.).

 

Numerosi sono i lungometraggi dedicati al coaching nelle sue diverse declinazioni, che, pur isolando caratteristiche non sempre esclusive della sola professionalità del coaching, centrano l’attenzione dello spettatore, non solo sulla dinamica tra coach e coachee, ma anche sulle pratiche e le metodologie utilizzate nella relazione “facilitante” fondata su fiducia, parità, collaborazione e creatività.

 

A scopo non esaustivo possiamo ricordare alcune pellicole (pluripremiate) in grado di valorizzare la relazione facilitante in differenti contesti, come:

  • Million Dollar Baby, diretto e prodotto da Clint Eastwood nel 2004 (4 premi Oscar) e interpretato dallo stesso Eastwood insieme a Hilary Swank e Morgan Freeman, racconta lo sviluppo della relazione tra l’allenatore di Boxe Frankie e la giovane e promettente Boxer Maggie. Lo sviluppo della relazione tra di loro ben esprime una delle caratteristiche decisive del coaching: aiutare il coachee a cercare dentro di sé la chiave del proprio successo.
  • Will Hunting – Genio Ribelle, diretto da Gus Van Sant nel 1997 e interpretato da Matt Demon nel ruolo di Wil, genio della matematica e Robin Williams nel ruolo del Dott. Sean. Will, ragazzo prodigio, ma ribelle e problematico, inizia un percorso terapeutico con il dottor Sean, Quest’ultimo trova inizialmente difficoltà a creare un legame con il ragazzo, ma sedendogli accanto, guardandolo negli occhi e fotografando con le parole tutto ciò vede riesce a edificare una relazione facilitante e favorire lo sviluppo del suo talento.
  • Il discorso del re, diretto da Tom Hooper nel 2010 e interpretato tra gli altri da Colin Firth nel ruolo di Re Giorgio VI, Geoffry Rush nel ruolo del logopedista Lionel, e Helena B. Carter nel ruolo di Elisabeth. Il film esplora la relazione tra un “coach della parola” e un sovrano “motivato” a superare i propri limiti personali e paure comunicative.

 

Lionel attraverso la creazione e lo sviluppo di un rapporto paritario, la rimozione delle resistenze interne e il focus sulle potenzialità, accompagna Bertie dal blocco emotivo alla leadership comunicativa. Gli elementi chiavi del coaching emergono attraverso il rapporto paritario che si stabilisce tra il re e il logopedista, la gestione delle resistenze e delle convinzioni limitanti di Bernie, l’attivazione del pensiero laterale negli esercizi inusuali, e nel focus sull’obiettivo raggiunto attraverso responsabilità e autonomia.

 

  • L’attimo fuggente (Dead Poets Society), diretto da Peter Weir nel 1989 e interpretato da Robin Williams nel ruolo del Prof. John Keating. Ambientato negli Stati Uniti del 1959 presso l’immaginaria Wilton Academy, severo e prestigioso collegio maschile del Vermont.

 

Esempio iconico di coaching “maieutico”, dove l’insegnante guida gli studenti a trovare la propria voce e il proprio coraggio attraverso il tempo del Kairos e del Carpe diem.

L’approccio del Professor Keating incoraggia il gruppo di studenti allo sviluppo della propria personalità e potenzialità, in un ambiente non più giudicante e in grado di favorire il superamento delle convinzioni limitanti.

 

Come dicevamo, in tutte queste pellicole il coach aiuta il coachee a sviluppare le capacità possedute e massimizzare il proprio potenziale “inespresso”.

 

In questa prospettiva c’è nella cinematografia una scena iconica, tratta dalla trilogia originale di Star Wars (1977-1983), che continua ad essere citata nei percorsi di sviluppo personale.

Un giovane impaziente tenta di sollevare attraverso la “Forza” la sua astronave sprofondata in una palude sul pianeta Dagobah, non riuscendoci. Si arrende, frustrato afferma che è impossibile. Il suo Maestro lo osserva e risponde: “È per questo che fallisci.”

Il giovane è Luke Skywalker. Il maestro è Yoda. La pellicola è l’episodio V – L’impero colpisce ancora.

Questa scena potrebbe essere, sorprendentemente, una delle rappresentazioni più efficaci di ciò che potrebbe accadere in un percorso di coaching, ma è solo uno dei molteplici contributi attraverso cui la saga originale di Star Wars è in grado di evocare alcune dimensioni e metodi del Coaching.

La riflessione sull’aderenza di queste suggestioni con i presupposti del metodo professionale, così come la distinzione tra coaching e mentoring, rimarrà sullo sfondo di questo articolo “Pop” e oggetto certo del dibattito tra gli specialisti del settore.

 

La trilogia classica di Star Wars, prodotta e diretta da George Lucas tra il 1977 e il 1983 e interpretata da Mark Hamil (Luke Sky Walker), Harrison Ford (Ian Solo), Carrie Fischer (Leila Organa), Alec Guinnes (Obi-One Kenobi) e Frank Oz (Yoda), non è infatti soltanto un’epopea spaziale, assunta a favola contemporanea attraverso lo sviluppo onirico dell’intero universo di Guerre Stellari ideato da George Lucas, ma un laboratorio narrativo sulla leadership, e sul percorso che attraverso il coaching e il mentoring conducono al suo sviluppo, caratterizzato da Identità, potere, paura e responsabilità. Un vero e proprio percorso di formazione. Metafora potente e visionaria delle dinamiche che ogni manager, professionista o imprenditore affronta nel suo percorso evolutivo. La celebre frase “Che la Forza sia con te” (May the Force Be with You) è per questo uno dei simboli più riconoscibili della cultura Pop.

 

Proviamo allora ad addentrarci in 4 ipotesi relative alle principali dimensioni del coaching evocate nella trilogia, così come suggerite in moltissime testimonianze disponibili nella letteratura cinematografica e nella rete.

 

1.Il “Viaggio” dell’eroe come metafora del coaching e della leadership trasformativa

All’inizio di “Una Nuova Speranza” episodio IV, Luke non è ancora un leader. Grandi sogni, ma scarsa direzione. Vive in una realtà che percepisce come limitante. Sente di “essere fatto per qualcosa di più”, ma non sa ancora cosa. Questa è la tipica tensione del Coaching tra ciò che sono e ciò che potrei diventare.

Luke non diventa Jedi perché qualcuno gli consegna un manuale. Diventa Jedi perché oltrepassa le proprie paure attraverso la definizione di un obiettivo, l’Impegno verso il cambiamento, il superamento delle Resistenze, delle credenze limitanti e dei momenti di dubbio, sino a giungere a una nuova consapevolezza e alle azioni che ne conseguono (epiche nella saga). Potremmo riassumere dicendo: Elaborazione, Esplorazione, Esecuzione.

Luke diventa il suo destino perché incontra i maestri Jedi.

 

2.Il ruolo del coach: Yoda e Obi-Wan come archetipi

In Star Wars la relazione tra Coach e Coachee è espressa attraverso la dialettica tra Maestro Jedi e Padawan (Allievo).

Due figure accompagnano Luke: Obi-Wan Kenobi e Yoda. Sono molto diversi tra loro, ma condividono una caratteristica essenziale: non impongono, non controllano, non sostituiscono. Entrambi contribuiscono alla trasformazione di Luke in un Jedi, attingendo a metodologie e work-in differenti, ma coerenti con le fasi della vita del giovane.

Obi One in “Una Nuova Speranza” fonda la sua relazione sulla fiducia e sull’istinto, favorendo per Luke la via “Facile” alla Forza. Yoda nell’”Impero colpisce ancora” adotta un altro approccio basato su pazienza, disciplina, meditazione e confronto con le proprie credenze limitanti e resistenze (lato oscuro della Forza). Quella di Yoda è la via interiore (consapevolezza), la sua influenza su Luke scava in profondità, permettendo al Padawan di sbloccare gran parte del suo potenziale nel “Ritorno dello Jedi”, terzo capitolo della prima trilogia.

Yoda e Obi One Kenobi agiscono come coach per il giovane Luke Skywalker. Il metodo utilizzato è un approccio non direttivo misto a mentoring, focalizzato sull’emersione del potenziale interiore. Il buon coach crea uno spazio in cui il coachee possa vedere ciò che prima non vedeva. Il coach non è il comandante della missione. È il custode dello spazio di apprendimento. Questo è ciò che avviene con Yoda nelle paludi umide e nebbiose del pianeta Dagobah, e con Obi One Kenobi nel capanno del deserto del pianeta Tatooine e sul Millenium Falcon, l’astronave di Ian Solo, durante il viaggio verso Alderaan.

 

3.Focus e Concentrazione sul Presente (Kairos)

Yoda aiuta Luke a vivere la vita nel momento in cui accade e a rimanere concentrato. Un principio senza tempo valido in ogni Galassia , che ci permette di utilizzare le nostre energie al meglio.

Nell’Impero colpisce ancora, episodio V della saga, Yoda pronuncia questa celebra frase “Fare o non fare. Non c’è provare” evidenziando l’importanza dell’impegno totale e della responsabilità in capo al Padawan (Coachee) e alla sua agentività verso l’obiettivo. Focalizzare la propria volontà in modo netto aiuta il giovane Luke a eliminare esitazione e mancanza di fiducia.

Gli insegnamenti di Joda riguardo il focus sono quasi spirituali, invitano a liberarsi dalle distrazioni e mantenere la concentrazione nonostante le avversità. Nell’universo di Star Wars il focus indirizza la Forza per plasmare la realtà e diventa disciplina mentale atta ad elevare il potenziale come avviene nell’addestramento Jedi (Sessione di Coaching).

 

4.La mobilità evolutiva in Star Wars

Il Jedi accompagna l’allievo, agendo come un coach,  attraverso sfide percepite dallo stesso come complesse, favorendo la trasformazione delle interferenze interne ed esterne (paure e credenze limitanti) in apprendimenti e opportunità di crescita. In questo processo trasformativo nella saga il fallimento svolge una funzione decisiva.

Nel secondo episodio della trilogia “L’impero colpisce ancora” tutto sembra deragliare.

Luke interrompe l’addestramento. Affronta prematuramente Darth Vader. Perde. Fisicamente e simbolicamente. E scopre una verità che frantuma la sua identità precedente: Darth Vader (Lord Fener) è suo Padre. Dal punto di vista narrativo è un colpo di scena, ma nella prospettiva del Coaching è un momento di profonda ristrutturazione nel presente percepito. Per questo il secondo episodio è il capitolo della saga in cui Luke matura, passando dolorosamente e tra le difficoltà, dall’innocenza alla piena consapevolezza.

 

L’insegnamento che si può trarre  da questo episodio della saga e generalizzare al Coaching è che la differenza tra chi regredisce e chi evolve non sta nell’evitare il fallimento, ma nell’integrarlo.

Queste 4 dimensioni mostrano complessivamente un percorso volto a trasformare un apprendista in un maestro Jedi, bilanciando la crescita interiore con lo sviluppo della tecnica nell’azione: il coaching come percorso di Empowerment personale.

 

May the Force be with you.

 

Nicola Nicolai

Marker Manager IKEA Italia Retail Srl | Campania

nicola.nicolai@ingka.com

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