Da Osservatore a Protagonista
La sinergia tra Coaching e fisica quantistica nella co-creazione della realtà.
Quando cambi il modo di guardare le cose, le cose che guardi cambiano.
Max Planck
Respira
Fai un respiro profondo. Chiudi per un istante gli occhi. Cosa vedi? Il nulla, esatto.
Eppure, è proprio questo vuoto apparente che raccoglie l’insieme delle infinite possibilità.
Ti do il benvenuto nel campo quantico: la matrice di tutte le possibili realtà, oltre i confini del tempo e dello spazio.
Dal pensiero lineare al pensiero intrecciato
Per secoli abbiamo guardato il mondo attraverso la lente della fisica newtoniana: un universo prevedibile, regolato dal rigido principio di causa-effetto. Secondo questo modello, ogni azione determina un risultato preciso e altrettanto misurabile. La realtà esterna è percepita come solida, separata e indipendente da noi. In questo scenario, rischiamo di sentirci spettatori passivi, rassegnati all’idea di non poter incidere sul mondo che ci circonda.
La fisica quantistica, invece, ribalta questa certezza attraverso il concetto dell’osservatore e il celebre esperimento della doppia fenditura. Replicato nel XX secolo con strumenti sempre più sofisticati, questo test ha cambiato per sempre il nostro modo di intendere la materia.
I ricercatori hanno sparato minuscole particelle di materia – gli elettroni – verso una barriera con due fessure parallele, osservandone il comportamento su uno schermo posto dietro. La logica prevedeva che questi elettroni dovessero passare da una fessura o dall’altra. Ma gli scienziati rimasero sbalorditi: quando lasciavano agire gli elettroni senza controllarli, sulla parete finale appariva un pattern di interferenza. L’elettrone, pur essendo materia, si comportava come un’onda immateriale, passando contemporaneamente attraverso entrambe le fenditure.
Non finisce qui. I fisici posizionarono un rilevatore per spiare quale percorso scegliesse ogni singolo elettrone. Sentendosi osservata, la particella cambiò immediatamente comportamento: smise di comportarsi come un’onda diffusa e tornò ad agire come materia solidificata. L’atto di osservare, la pura presenza dell’osservatore, aveva costretto l’energia a materializzarsi.
Qual è il senso di tutto questo? La verità è che noi non siamo semplici spettatori di una realtà già scritta: è il nostro sguardo a far collassare le infinite possibilità di una realtà concreta.
Nel Coaching questa dinamica si riflette perfettamente.
Finché portiamo la nostra attenzione sui problemi quotidiani e sulle vecchie narrazioni e vediamo sempre tutto dallo stesso punto di vista, continuiamo a far collassare la stessa identica realtà. Il Coaching interviene proprio qui: sposta il nostro sguardo per farci osservare – e quindi materializzare – possibilità completamente nuove.
La vera differenza tra il modello di Newton e quello dei quanti non sta soltanto nelle formule, ma nella visione stessa della nostra esistenza. Come ti ho accennato poco fa, l’universo di Newton è un luogo di separazione: lo spazio è un vuoto passivo; le persone e gli oggetti sono isolati l’uno dall’altro e, per interagire, devono avvicinarsi ed entrare in contatto fisicamente. Nella visione newtoniana io sono qui e tu sei lì, separati da una linea temporale ben precisa e da una distanza lineare. Avanzare su questa linea richiede tempo, fatica e sforzo fisico.
La fisica quantistica abbatte questa teoria attraverso il principio dell’Entanglement (l’intreccio quantistico).
Confermato da storici esperimenti sui fotoni correlati che sono valsi il Nobel per la Fisica nel 2022, dimostra che due particelle che hanno interagito rimangono connesse istantaneamente e per sempre, a prescindere dalla distanza che le separa.
Inoltre, la fisica quantistica introduce il concetto di salto quantico: l’elettrone non si sposta nello spazio compiendo un percorso lineare da A a B; scompare da un’orbita e, non appena riceve energia, riappare istantaneamente in una nuova.
Il Coaching si muove su questa stessa frequenza. Non ci chiede di compiere piccoli e faticosi passi lineari partendo dalle vecchie convinzioni di separazione. Al contrario, ci accompagna a compiere un vero e proprio salto quantico, permettendoci di accedere direttamente ai nostri potenziali latenti e inespressi, e alla versione di noi stessi che possiede già l’energia per raggiungere l’obiettivo.
La Neurobiologia del Cambiamento
Esiste una domanda fondamentale, radicata sia nelle neuroscienze che nella fisica moderna, che mi accompagna costantemente nella quotidianità: se siamo davvero noi a co-creare la nostra realtà, come stiamo direzionando il potere del nostro sguardo?
Nella vita di tutti i giorni, gran parte di noi vive in uno stato di costante sopravvivenza, che altro non è se non una condizione di stress cronico. Questo stato non è solo dominato dagli ormoni dello stress, ma costringe il nostro cervello a lavorare nella modalità di onde cerebrali Beta alte. In questa condizione, il nostro corpo ‘spreca’ energie preziose per reagire a minacce di qualsiasi natura: siano esse reali, oppure frutto dei nostri pensieri e della nostra immaginazione. Tutto diventa caotico, frammentato e incoerente. Analizziamo continuamente il passato e cerchiamo di anticipare gli scenari più catastrofici del futuro.
Nello stato di sopravvivenza ci sentiamo vittime; rimaniamo bloccati, in attesa che succeda qualcosa là fuori per sentirci finalmente meglio. Non richiama anche in te la logica newtoniana della causa-effetto?
“Quando avrò raggiunto questo obiettivo, sarò felice.” Aspettiamo che l’esterno cambi per poter finalmente cambiare noi dentro.
Il percorso di Coaching spezza questo schema depotenziante. Ci accompagna a spostare lo sguardo oltre il già noto, permettendoci di osservare ed esplorare nuove possibilità. In questo spazio alleniamo il corpo e la mente a sperimentare la vibrazione e l’emozione del futuro desiderato prima ancora che si manifesti nel mondo fisico. È un vero e proprio passaggio dal subire il “causa-effetto” al diventare creatori dell’effetto. È esattamente qui che avviene il nostro salto quantico.
La Metacognizione
Sembra facile. Ma in pratica, come si fa?
Per iniziare, questo processo richiede una profonda metacognizione. Il termine, coniato dallo psicologo statunitense John H. Flavell nel 1971, indica la capacità di monitorare e gestire i propri processi mentali.
In parole semplici, è l’atto di osservare i nostri pensieri e i nostri programmi subconsci automatici; quelli che, superata la soglia dei trentacinque anni, guidano oltre il 90% delle nostre giornate.
Diventando consapevoli delle nostre abitudini, dei nostri pensieri e delle nostre convinzioni, possiamo finalmente “entrare nel programma” e analizzare se tali schemi abbiano un impatto evolutivo o limitante su di noi. In questo modo passiamo da uno stato di stress dominato dalle onde Beta a una condizione Alfa. In questa fase l’ansia si riduce, la mente resta vigile ma rilassata e siamo davvero presenti nel qui e ora (Kairos). È qui che ci apriamo all’apprendimento, al pensiero laterale e alla plasticità cerebrale.
Questo passaggio biologico è un innesco fondamentale che il Coaching attiva fin dai primi minuti di un incontro. Attraverso una relazione facilitante, basata su domande efficaci, ascolto attivo, silenzio evolutivo, feedback, specifici esercizi di “Work- In” e nella totale assenza di giudizio, il Coaching favorisce una profonda consapevolezza di sé e ci aiuta ad abbassare le frequenze cerebrali. In questo modo, calmiamo la mente analitica e creiamo un ponte diretto con la nostra mente profonda: la matrice per guidare ogni vera trasformazione.
La Neuroplasticità
“Che ci posso fare? Sono fatto così.”
Per moltissimo tempo la scienza ha considerato il cervello adulto come una struttura fissa e immodificabile che, con l’avanzare dell’età, era destinata a un inevitabile declino. Secondo questo principio di neurorigidità, la mente era condannata a convivere per il resto della vita con le abitudini e le emozioni del passato, le stesse che avevano formato il carattere.
Con il concetto di neuroplasticità, invece, siamo di fronte a una vera e propria rivoluzione: il nostro sistema nervoso è un organo dinamico, capace di ricablarsi. La neuroplasticità ci insegna che il cervello ha la capacità di modificare la propria struttura fisica, biochimica e funzionale attraverso pensieri diversi, nuovi stimoli ed esperienze inedite.
Quando ripetiamo sempre gli stessi pensieri e viviamo con le stesse abitudini, attiviamo continuamente il medesimo gruppo di neuroni secondo il principio di Hebb: “I neuroni che si attivano insieme, si collegano insieme”.
La combinazione tra metacognizione e neuroplasticità rompe questo meccanismo attraverso due modalità:
• Quando decidiamo intenzionalmente di non alimentare più una vecchia convinzione, i neuroni smettono di attivarsi insieme e, con il tempo, si scollegano.
• Quando cominciamo a visualizzare il futuro desiderato con una chiara intenzione, nuovi gruppi di neuroni iniziano ad attivarsi e a cablarsi contemporaneamente.
Grazie a questa straordinaria capacità possiamo affermare che il cervello non è destinato a essere un registro del passato, ma può diventare un vero e proprio architetto del futuro.
La Coerenza Cuore-Cervello
Non finisce qui. Accompagnami ancora per un istante in questa esplorazione.
L’intenzione mentale da sola non basta: il nostro corpo deve allinearsi. Tradotto in una visione quantica, il pensiero invia il segnale nel campo, ma è l’emozione la vera calamita magnetica. È proprio l’emozione elevata che ci sosterrà nel superare l’idea di separazione.
Come dimostra l’HeartMath Institute, che da più di trent’anni studia la coerenza cuore-cervello, il cuore umano non è semplicemente una “pompa”. È un organo sensoriale dotato di un proprio sistema nervoso indipendente, composto da circa 40.000 neuroni. Il cuore genera il campo elettromagnetico più potente di tutto il corpo, ben 60 volte più forte di quello del cervello.
In uno stato di rabbia, ansia o vergogna, la variabilità del battito cardiaco (HRV) diventa disorganizzata e caotica. Se invece coltiviamo emozioni elevate come la gratitudine, l’apprezzamento o la compassione, la variabilità del battito diventa estremamente regolare. Questa è la coerenza cardiaca.
In questo stato di profonda coerenza, il cuore invia segnali intensi e ordinati al cervello, obbligandolo ad allinearsi sulla stessa frequenza. Questa unione prende il nome di coerenza cuore-cervello: il pensiero e il sentimento si sintonizzano sulla stessa lunghezza d’onda, lanciando una frequenza potente nel campo quantico e costringendo le infinite possibilità a collassare nella materia.
Il campo quantico, infatti, non risponde a ciò che vogliamo, ma a ciò che siamo.
Il Coaching come acceleratore quantico: il salto dal presente percepito al futuro desiderato
L’intreccio di tutte queste dinamiche scientifiche trova una delle sue massime espressioni in un momento specifico della sessione di Coaching: l’elaborazione della mobilità tra il presente percepito e il futuro desiderato. Sebbene un incontro di Coaching includa all’interno della sua struttura diversi altri passaggi chiave, è proprio durante la focalizzazione sul futuro desiderato che sperimentiamo un cambio profondo del nostro stato. In questa specifica fase, il passaggio dal presente percepito al futuro desiderato non viene vissuto come un sogno astratto o declinato al condizionale. Al contrario, ci viene chiesto di vivere la nostra situazione ideale adesso, nel qui e ora.
Molto spesso, quando esploriamo il presente percepito, avvertiamo un contesto di bassa energia. In questa narrazione della situazione attuale, rischiamo di restare prigionieri di un circuito ripetitivo di problemi, emozioni e pensieri limitanti. Il futuro desiderato sembra lontano: ci si percepisce separati e non si può fare altro che osservare passivamente la propria vita, riattivando sempre i medesimi percorsi neuronali. E il campo quantico risponde di conseguenza, replicando la stessa identica realtà.
Quando invece portiamo l’attenzione sul nostro futuro desiderato – non come un desiderio lontano, ma come un obiettivo già raggiunto e realizzato – stimoliamo il cervello a creare nuove connessioni neuronali. Attraverso un dialogo maieutico, il Coach ci accompagna a ricordare e percepire il nostro futuro nei minimi dettagli e su ogni piano sensoriale. Diventando osservatori quantici coscienti della nostra vita, ci sganciamo da quel presente di bassa energia per sintonizzare il nostro sguardo con il futuro desiderato, caratterizzato da un contesto di alta energia, provocando così il collasso delle infinite possibilità in una nuova realtà concreta. Questo cambio di stato rilascia immediatamente un’ondata di emozioni elevate, come la gratitudine o il senso di realizzazione.
A livello biologico, infatti, il nostro cervello non distingue tra un evento reale e uno vividamente immaginato ed emotivamente vissuto. Nel momento esatto in cui proviamo quell’emozione in sessione, il nostro corpo rilascia le stesse sostanze biochimiche che produrrebbe nella realtà fisica.
È in questo preciso istante che il tempo lineare collassa: il nostro cervello si ricabla perché si convince che l’esperienza sia già avvenuta. Cuore e cervello entrano in perfetta coerenza, lanciando un segnale elettromagnetico potentissimo nel campo. Se all’inizio dell’incontro incarnavamo la fisica newtoniana – quasi convinti di non aver altra scelta se non re-agire agli eventi – ora accediamo alla nostra vera natura pro-attiva. Abbiamo risvegliato la consapevolezza delle nostre risorse, abbiamo elevato la nostra energia e adesso siamo proprio noi a causare l’effetto.
Dalla sintonizzazione all’azione quotidiana
Questa ritrovata coerenza non si esaurisce al termine dell’incontro. Diventa la base solida su cui strutturare un piano d’azione concreto, focalizzato sull‘obiettivo e privo dello sforzo faticoso tipico del modello newtoniano.
Il piano d’azione nel Coaching è uno strumento fondamentale, una vera e propria guida strategica che stabilisce i passi da compiere e le opzioni da percorrere, potenziata da una consapevolezza totalmente rinnovata. Mantenendo lo stato di coerenza tra pensiero ed emozione, impariamo a navigare nella vita di tutti i giorni anticipando i possibili ostacoli e valorizzando al contempo i facilitatori nell’attuazione del piano d’azione. È qui che una nuova visione si radica, trasformando l’intenzione in un‘azione naturale e costante.
Il nostro sguardo resta fermamente direzionato verso l’obiettivo, permettendo alla neuroplasticità di consolidare i nuovi circuiti neurali anche nella routine quotidiana. La realtà fisica non può fare a meno di conformarsi a questo nostro nuovo assetto interiore.
Il potere della co-creazione
Ti ringrazio per aver camminato con me fin qui. In questi minuti che abbiamo passato insieme, non volevo darti una lezione astratta di fisica o neuroscienze, ma semplicemente incoraggiarti. Proprio così.
La sessione di Coaching non è assolutamente un dialogo fine a se stesso, così come non è una terapia o una consulenza. Non è il momento in cui racconti il tuo presente e speri che un aiuto esterno ti consegni le chiavi del tuo futuro. Tutt’altro. Qui il vero e unico protagonista sei tu. Questa relazione di alleanza è il tuo momento per sperimentare la fisica e il tuo vero potere. Ora sei tu a creare: tu sei l’osservatore e tu decidi quale delle infinite possibilità far collassare nel momento presente.
Ricorda: tu possiedi già tutto ciò che serve per compiere il tuo salto quantico.
Respira
Fai un respiro profondo. Chiudi per un istante gli occhi. Cosa vedi? Il campo quantico, esatto. Lui ti sta già guardando. E tu, cosa vuoi osservare?
Bibliografia e Fonti di Approfondimento
• Childre, D., Martin, H., Rozman, D., & McCraty, R. (2016). Heart Intelligence: Connecting with the Intuitive Guidance of the Heart. HeartMath Solution.
• Dispenza, J. (2012). Cambia l’abitudine di essere te stesso. La fisica quantistica nella vita quotidiana. My Life Editore.
• Dispenza, J. (2017). Diventa supernatural. Come le persone comuni stanno facendo l’impossibile. My Life Editore.
• Flavell, J. H. (1979). Metacognition and cognitive monitoring: A new area of cognitive-developmental inquiry. American Psychologist, 34(10), 906–911.
• Hebb, D. O. (1949). The Organization of Behavior: A Neuropsychological Theory. John Wiley & Sons.
• McCraty, R., Atkinson, M., Tomasino, D., & Bradley, R. T. (2009). The Coherent Heart: Heart-Brain Interactions, Psychophysiological Coherence, and the Emergence of System-Wide Order. HeartMath Research Center.
• Pannitti, A., & Rossi, F. (2010). L’essenza del coaching. Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza. FrancoAngeli.
• Schrödinger, E. (1935). Discussion of probability relations between separated systems. Proceedings of the Cambridge Philosophical Society, 31(4), 555–563.
• Young, T. (1802). The Bakerian Lecture: On the theory of light and colours. Philosophical Transactions of the Royal Society of London, 92, 12–48.
Fonti Didattiche e di Ricerca Personale
• Appunti, dispense e materiali didattici derivati dai moduli formativi e dalle lezioni teorico-pratiche del corso Professional Coaching Program della Scuola INCOACHING®.
Rebecca Innerhofer
Agente di commercio per prodotti farmaceutici e di erboristeria, Cantante lirica e Coach Professionista – Trentino Alto Adige
rebecca@schenna.com
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