Categoria: Il percorso di Coaching come viaggio dell’eroe

Categoria: Il percorso di Coaching come viaggio dell’eroe

Il percorso di Coaching come viaggio dell’eroe

Una visione trasformativa ispirata a Joseph Campbell

 

Introduzione

Il Coaching viene spesso descritto come una metodologia finalizzata al raggiungimento di obiettivi e allo sviluppo di potenzialità. Tuttavia, considerarlo esclusivamente uno strumento orientato alla performance rischia di ridurne il valore trasformativo. Nel percorso di Coaching, infatti, la persona non si limita a definire obiettivi e strategie operative, ma entra progressivamente in contatto con aspetti più profondi di sé: risorse, valori, bisogni, paure e possibilità di cambiamento. In questa prospettiva, il Coaching può essere letto come un processo evolutivo in cui il raggiungimento dell’obiettivo rappresenta non solo un risultato esterno, ma anche l’espressione di una trasformazione interiore.
Una chiave interpretativa di questo processo può essere offerta dal modello del viaggio dell’eroe elaborato da Joseph Campbell. Attraverso l’analisi dei miti appartenenti a culture differenti, Campbell individua una struttura narrativa universale che descrive il cammino dell’essere umano attraverso prove, crisi, cambiamenti e nuove consapevolezze. Il viaggio dell’eroe diventa così una metafora dei processi di trasformazione personale.
In questa prospettiva, il Coaching si configura come uno spazio in cui il coachee intraprende un percorso evolutivo: dalla condizione iniziale di disorientamento, attraverso l’incontro con una guida, la definizione di un obiettivo e di un piano d’azione, l’attraversamento di prove e difficoltà, fino alla scoperta di nuove risorse.

 

Il viaggio dell’eroe come struttura del cambiamento
Secondo Joseph Campbell i miti di culture diverse condividono una struttura ricorrente: un percorso simbolico in cui l’individuo lascia il conosciuto, attraversa prove e trasformazioni e ritorna cambiato. Il suo lavoro mostra come questi siano rappresentazioni profonde dei processi interiori dell’essere umano che ricorrono nel corso della storia e in luoghi differenti del mondo.

In questa prospettiva, il viaggio dell’eroe diventa una metafora del cambiamento: un movimento che nasce da una chiamata interiore, attraversa prove e difficoltà e conduce a una nuova forma di consapevolezza.
Nel Coaching, questo “qualcosa di più grande” a cui l’eroe risponde può essere rappresentato da un obiettivo, da un valore profondo o da un desiderio autentico di trasformazione.

 

1. Il mondo ordinario: quando qualcosa non funziona più
Ogni viaggio inizia da una condizione apparentemente stabile. La vita procede, ma sotto la superficie può emergere una sensazione più sottile: qualcosa non è armonico tra l’individuo ed il suo ambiente o con sé stesso.
Nel Coaching questa fase può essere letta come una crisi di autogoverno. La persona continua ad agire, ma senza una reale direzione. Questa condizione nasce spesso da una divisione interiore: ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere, desiderio e paura, autenticità e adattamento. In questo senso, la crisi non è solo un punto di rottura, ma anche l’inizio possibile di un movimento.

 

2. La chiamata all’avventura: l’emergere dell’obiettivo
Ad un certo punto, qualcosa cambia; può essere un disagio che si intensifica, un desiderio che prende forma o una consapevolezza che non può più essere ignorata.
Nel Coaching, questa fase si concretizza nell’obiettivo che non è semplicemente un traguardo da raggiungere, ma una direzione che attiva energia. Questo diventa ciò che permette alla persona di passare da una condizione passiva ad una posizione pro-attiva rispetto alla propria vita.
In questa prospettiva, l’obiettivo diventa uno strumento per attivare agency, ovvero la capacità di percepirsi come protagonisti delle proprie scelte.

 

3. L’incontro con il mentore: la relazione di Coaching
Nel viaggio dell’eroe, a questo punto, compare una figura fondamentale: il mentore. Nel coaching questo ruolo è incarnato dal coach.
Il coach non è colui che indica la strada o fornisce soluzioni. La sua funzione è diversa: creare uno spazio in cui il coachee possa vedere più chiaramente. Attraverso ascolto, presenza e domande, il coach facilita un processo in cui la persona può:
• riconoscere le proprie risorse
• ampliare le proprie prospettive
• riorganizzare il proprio pensiero
La relazione di Coaching è una relazione facilitante e non direttiva. Sostiene senza sostituire, accompagna senza guidare. Un elemento centrale di questa relazione è il silenzio evolutivo: uno spazio che permette al cliente di ascoltarsi, senza riempire immediatamente il vuoto con risposte automatiche.
È proprio all’interno di questa relazione facilitante che il cambiamento diventa possibile.

 

4. Attraversare la soglia: dall’intenzione all’azione
Ogni percorso trasformativo richiede un passaggio decisivo: il momento in cui si inizia ad agire.
Nel Coaching, questa fase coincide con il momento in cui il coachee compie i primi passi concreti, sperimenta nuovi comportamenti ed esce progressivamente dagli schemi abituali con la creazione di un piano d’azione autodeterminato. Grazie al dialogo, all’ascolto attivo ed alle domande efficaci, il coach facilita nel cliente un processo di pensiero laterale, aiutandolo ad osservare la propria situazione da prospettive differenti e ad esplorare possibilità e soluzioni che prima non riusciva a considerare.
Questo processo favorisce il superamento di automatismi consolidati e modalità abituali di pensiero, creando lo spazio per risposte nuove e più funzionali rispetto alla condizione iniziale.
In questa fase, l’agency si rafforza: il cliente non è più spettatore, ma protagonista attivo del proprio processo. L’azione diventa lo strumento attraverso cui il cambiamento prende forma.

 

5. Prove, ostacoli e resistenze al cambiamento
Il viaggio non è lineare. Emergono difficoltà, resistenze, momenti di dubbio. Tuttavia, sono proprio queste prove a rendere possibile il cambiamento.
Nel Coaching, gli ostacoli non vengono evitati, ma utilizzati come materiale di lavoro. Attraverso l’esperienza, la persona sviluppa nuove competenze e rafforza la propria percezione di efficacia. Secondo Albert Bandura, infatti, l’autoefficacia si costruisce proprio nel superamento delle difficoltà.
Il ruolo del coach, in questa fase, è sostenere la continuità del processo, aiutando il coachee a trasformare ogni esperienza in apprendimento.

 

6.lI punto di svolta
Ogni percorso di cambiamento attraversa inevitabilmente un momento di transizione: una fase in cui le vecchie modalità non risultano più funzionali, mentre quelle nuove non sono ancora abbastanza stabili da offrire sicurezza. È un passaggio spesso accompagnato da incertezza, fatica e vulnerabilità, ma è proprio in questo spazio liminale che può emergere il potenziale trasformativo più profondo.
In questa prospettiva si inserisce il pensiero di James Hillman; Secondo lo psicoanalista ogni individuo nasce con una “immagine originaria”, ovvero un potenziale unico che tende naturalmente a realizzarsi. Così come una ghianda contiene già in sé la possibilità della quercia, ogni persona custodisce dentro di sé una direzione, una vocazione profonda. Il percorso di trasformazione consiste, quindi, nel permettere l’emersione di ciò che è già presente.
L’obiettivo, in questa prospettiva, non rappresenta soltanto una meta da raggiungere, ma l’espressione di una chiamata interiore. Il cambiamento avviene attraverso un processo di consapevolezza, accettazione e progressiva realizzazione di sé.

 

7. La ricompensa: nuove risorse
Superata la crisi, emergono risultati che vanno oltre il raggiungimento dell’obiettivo.
La persona sviluppa maggiore chiarezza, fiducia nelle proprie capacità e risorse. Il cambiamento non riguarda solo ciò che si fa, ma soprattutto come ci si percepisce.

 

8. Il ritorno: integrare il cambiamento
Il viaggio si completa con il ritorno alla quotidianità, ovvero con la capacità di integrare il cambiamento nella propria vita concreta.
Nel Coaching, questa fase corrisponde alla mobilità: il momento in cui le nuove consapevolezze non rimangono soltanto intuizioni o comprensioni teoriche, ma vengono progressivamente interiorizzate e tradotte in azioni, scelte e comportamenti consapevoli.
La mobilità in Coaching rappresenta così una nuova modalità di essere e di stare nella propria esperienza: non più un cambiamento episodico o temporaneo, ma una trasformazione più stabile, integrata e consapevole.

 

Conclusione
Il processo di Coaching, letto attraverso la prospettiva del viaggio dell’eroe, si configura come un percorso che va oltre il semplice raggiungimento di obiettivi specifici. Si tratta di un processo evolutivo e trasformativo, all’interno del quale la persona può sviluppare maggiore consapevolezza di sé, delle proprie risorse e della direzione che desidera dare alla propria vita.
In questa prospettiva, il coaching rappresenta uno spazio relazionale e riflessivo in cui:
• la chiamata interiore può emergere
• l’agency e il senso di autoefficacia possono svilupparsi
• il potenziale individuale può essere riconosciuto e valorizzato
• nuove modalità di pensiero e di azione possono essere integrate nella quotidianità

Il cliente è il protagonista attivo del proprio percorso di cambiamento, mentre il coach assume la funzione di facilitatore del processo: accompagna, sostiene e favorisce l’emergere di nuove consapevolezze senza sostituirsi alla persona nelle sue scelte.
In questo senso, il coaching non si propone di forzare il cambiamento, ma di creare le condizioni affinché esso possa emergere, consolidarsi ed essere integrato in modo stabile nella vita della persona.

 

Stefania Di Liberto

Osteopata e Coach Professionista | Lombardia

filidicrescita@gmail.com

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