Categoria: Alla ricerca del tesoro “dormiente”

Categoria: Alla ricerca del tesoro “dormiente”

Alla ricerca del tesoro “dormiente”

 

 

“Un uomo ha bisogno di nuove esperienze, che gli restino dentro arricchendolo e gli consentano di crescere. Senza cambiamenti qualcosa si addormenta dentro di noi e raramente si sveglia. Il dormiente deve svegliarsi”. (dal film Dune di David Lynch)

 

Il cambiamento è “l’innesco”, che accende ed apre al nuovo.

Ricerche sulla gestione del cambiamento sia del singolo che dell’organizzazione in cui è inserito, sono state condotte dal ricercatore e docente Otto Scharmer, al MIT di Boston. Scharmer ha studiato il comportamento e gli atteggiamenti di scienziati, leader, sportivi, di tutte quelle figure che sono state innovatrici. In seguito, ha ideato la Teoria U.

La Teoria U utilizza la metafora del viaggio. Un viaggio che parte dalla persona, la mantiene al centro e ritorna alla persona stessa. Possiamo definirla una mappa per arrivare al “tesoro!”

Questa è una teoria che parla di leadership, ma studiandone il suo processo e le attitudini richieste per la sua attuazione, ci accorgiamo che può essere applicata ed allargata all’individuo nella sua complessità, privandone l’utilizzo all’esclusivo ambito professionale.

La Teoria U è un modello basato sull’ascolto, a dimensione collettiva. Parliamo di un processo di apertura, che evolve da “ego-sistema”, incentrato solo sul benessere egoistico, ad un “eco-sistema”, dove il benessere è esteso a tutti i soggetti coinvolti. In sostanza parliamo di un processo etico.

Questo concetto può apparire un po’ “new age” ad alcuni, ma proviamo a pensare al mondo sportivo, dove spesso si parla della forma mentis di un atleta, ossia ciò che avviene nella mente dell’atleta stesso durante la preparazione prima della gara. Come sappiamo la giusta predisposizione mentale porta il professionista a migliorare le proprie performance e di conseguenza dell’intera squadra in cui è inserito. Il concetto è: ciò che è dentro è fuori.

 

Ciò che è dentro è fuori

Conosciamo perché ne osserviamo l’agire, il “fuori”, le azioni e le scelte strategiche di una persona, ma non sappiamo nulla del luogo “interiore” in cui tutto ha origine.

La Teoria U è un viaggio che avviene dentro la persona stessa, che la accompagna verso il “punto cieco”, quello spazio interiore da cui hanno origine i pensieri, le azioni. È il punto dal quale si agisce. Occorre conoscere e capire lo spazio interiore da cui ciascuno di noi compie le proprie scelte ed agisce di conseguenza.

È un viaggio che necessita di forte e decisa volontà, oltre che di energia. Si parte da dentro di noi, un percorso interiore con una intima connessione con se stessi.

È un percorso evolutivo dell’individuo di superamento e risoluzione di difficoltà e di trasformazione. Possiamo definirlo come “il viaggio dell’eroe”. Il viaggio dell’Io per raggiungere consapevolezza e autorealizzazione. Ogni eroe o eroina sa bene che non si può scoprire ed ottenere il “tesoro” se prima non si è disposti ad affrontare e superare delle prove: come, le nostre paure, le nostre credenze autolimitanti, le nostre “ombre”.

 

Qual è il tesoro o quali sono i tesori da portare in superficie?

Il nostro potenziale più profondo. Possiamo descriverlo come un viaggio alla ricerca di profondità. Tutto ciò ci riporta all’arte Maieutica di Socrate: la verità e le risorse per affrontare il viaggio della nostra vita, sono già dentro di noi, è che a volte sono “dormienti”. Occorre attraverso un percorso introspettivo “risvegliarle” e con consapevolezza utilizzarle, superare gli eventuali ostacoli e raggiungere gli obiettivi autodefiniti.

Per il benessere dell’individuo è fondamentale che i valori, bisogni ed aspirazioni siano in armonia con gli obiettivi stessi.

L’individuo deve possedere determinate capacità affinché la Teoria U dimostri la sua efficacia, quali:

  • ASCOLTARE: un ascolto rivolto a noi stessi e all’altro. Per ciò che siamo chiamati a fare e per quello che emerge, nel qui e ora dalla relazione facilitante.
  • OSSERVARE: con la mente aperta, sospendendo il giudizio o eventuali pregiudizi.
  • Si tratta di aprire uno spazio di costruzione di ciò che emerge con l’altro, che non è la somma delle parti, ma piuttosto il nuovo che affiora.
  • SENTIRE ossia connettersi al proprio cuore. Aprire il cuore per vedere la situazione nel suo insieme.
  • PRESENCING (l’insieme di sentire e presenza) connettersi con la fonte più profonda di sé e della nostra volontà. Lasciar andare ciò che conosciamo, i pensieri che seguono la logica sequenziale, per lasciar entrare il futuro.

 

Con questo scritto, non è mia intenzione entrare troppo nei tecnicismi fondanti della Teoria U, piuttosto quello di evidenziare i parallelismi esistenti tra questa Teoria ed un processo di Coaching.

 

Il viaggio

Abbiamo detto che la Teoria U è un viaggio, questi ha inizio dalla zona di confort. In questo spazio occorre lasciar andare il downloading del passato: pensieri ed azioni già conosciuti, gli automatismi.

Ci apprestiamo a scendere lungo la nostra “U”.

Si entra nello spazio generativo, chiamato da Scharmer “CO-INIZIARE” con mente e cuore aperti, guidati dall’intelligenza razionale ed emotiva sospendendo la voce del giudizio e del cinismo. La discesa richiede di aprirsi e affrontare resistenze di pensiero, emozioni e volontà.

La discesa lungo il lato della “U” prosegue, entriamo nello spazio definito “CO-SENTIRE”. Scendiamo ancora, fino alla base della “U”, siamo nel “CO-ISPIRARSI”. Siamo giunti allo spazio autentico, QUI è IL CAMBIAMENTO. È necessario avere anche la volontà aperta, attingendo all’intelligenza spirituale, è una connessione con il proprio sé. È rispondere alle domande: Chi sono io? Qual è il mio ruolo? Cosa voglio generare? Ora siamo pronti per risalire dall’altro lato della “U”

Ripartiamo dallo spazio “CO-CREARE”, ossia è il luogo del nuovo che è emerso, è lo spazio dell’idea.

Risaliamo e siamo nel “CO-EVOLVERE” ecco il nuovo, il futuro è qui, è nel qui e ora.

Siamo al termine del nostro viaggio, facciamo ritorno con il nuovo che è emerso, con l’elisir, il dono, ed ha inizio la rinascita. Avvertiamo di essere in qualche modo, una persona diversa rispetto a quella che ha iniziato il cammino all’interno della “U”.

 

Similitudini tra la Teoria U ed il Coaching

Direi che le similitudini tra il coaching e la Teoria U sono molteplici, non a caso durante la fase del CO-SENTIRE, ossia lungo la discesa della nostra” U” uno degli strumenti utilizzati con il gruppo di persone coinvolte nel processo è il Coaching Circle.

Il COACHING CIRCLE è una delle pratiche più potenti della Teoria U, finalizzata a produrre cambiamenti individuali e sistemici profondi.

La pratica del coaching circle sblocca situazioni a volte anche critiche all’interno di gruppi di lavoro o tra colleghi, o nelle relazioni capo collaboratori.

La pratica del coaching circle ha un impatto positivo sia sulla performance individuale che collettiva e sia sul clima organizzativo.

Coaching e Teoria U, che parallelismo fantastico!

 

La persona al centro

Parliamo in entrambi i processi, Teoria U e Coaching di mettere la persona al centro. Concetto già evidenziato nella prima metà del 900 da figure quali, Maria Montessori, Maslow, Rogers, e ancor prima nel 400 a.c. da Socrate con l’arte Maieutica.

Come sappiamo Socrate affermava che la conoscenza è già dentro ciascuno di noi. Volendo riprendere la frase di David Lynch “il dormiente deve svegliarsi”. È attraverso gli strumenti del dialogo e dell’ascolto che l’individuo acquisisce progressiva consapevolezza che la verità, la soluzione, esiste già dentro di lui.

Se correggo un’azione o dico all’altro cosa fare, questi legge solo giudizio e valutazione, nemici della crescita interna dell’individuo, e creo interferenze o credenze limitanti. Timothy Gallwey, conosciuto come il padre del coaching, afferma che la prestazione del singolo o dell’organizzazione in cui è inserito è uguale al potenziale a cui si sottraggono le interferenze, interne ed esterne dell’individuo stesso. (Prestazione (P) = potenziale (p) interferenze (i).

L’accettazione e l’ascolto sono strumenti forti per accompagnare la persona ad un’evoluzione e ad una propria crescita. L’ascolto è la medicina naturale più potente al mondo, perché ha come primo risultato il far sentire l’altro accolto, accettato e non giudicato.

L’accoglienza è il filo quasi invisibile, ma fondamentale per vivere un ascolto costruttivo. L’accoglienza dell’altro e di sè nasce da alcuni elementi principali:

  • La sospensione del giudizio
  • Un rapporto consapevole col tempo. La fretta è uno degli elementi più caratteristici della non accoglienza. Se l’altro manifesta fretta, noi ci sentiamo a disagio e non accolti
  • Accogliere l’altro, così come è.

 

Riprendendo la definizione della Fondazione Rui del 2009 “Il coaching può essere definito come l’arte di favorire o accelerare un cambiamento personale”.

Possiamo riprendere la metafora del viaggio, dove “all’eroe/eroina” protagonista, è richiesta forza, volontà ed energia per intraprendere il viaggio all’interno di se stessi. Questo lo chiamiamo Coachability, ossia quella caratteristica imprescindibile che la persona (coachee) deve avere e dimostrare, senza la quale non è possibile intraprendere un percorso di Coaching.

Ed è così che ha inizio il viaggio, questo viaggio fantastico alla scoperta di sé, della propria unicità. Un viaggio che ha come obiettivo l’evoluzione, la riscoperta delle proprie risorse e del proprio potenziale “dormiente”. Potenziale e risorse che emergeranno con il tempo giusto, senza fretta, ma con il tempo e spazio del nostro eroe-coachee, tempo che chiamiamo Kairos.

Ed ecco che appare il cambiamento. Possiamo definire il cambiamento come l’allontanarsi dal conosciuto, ciò che Scharmer con la Teoria U definisce il downloading del passato, per abbracciare con consapevolezza il nuovo che è emerso e che ci fa rivalutare e vedere la realtà con occhi nuovi.

Buddha affermava che “l’unica costante è il cambiamento. Occorre attingere alle risorse che sono parte e all’interno di ciascuno di noi, in quello spazio “dormiente” di cui a volte non abbiamo consapevolezza.

Il mondo, la vita sono come un flusso perenne in cui tutto scorre. Ogni cosa è soggetta al tempo e alla sua relativa trasformazione. (Eraclito)

È giunto il momento di far emergere il nostro potenziale più profondo, la nostra unicità, il nostro tesoro “dormiente”. Con cui possiamo arricchire la nostra vita e dell’altro e generare benessere. È cercare la risposta a “Chi sono io? Qual è il mio ruolo?” Guardando alla Teoria U.

 

Come quando “l’impossibile” diventa possibile.

“Spock, io non so cosa devo fare, ma so quello che posso fare ” (Capitano Kirk, Enterprise, film Into Darkness, 2013)

“Diventa ciò che sei” (Nietzsche)

 

 

 

Maria Teresa Bernasconi
Retail Trainer & Coach professionista in ambito retail e personale
Varese
info@mariateresabernasconi.it

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