Categoria: Allenarsi con il camice: il coaching, un integratore efficace

Categoria: Allenarsi con il camice: il coaching, un integratore efficace

farmacista

Allenarsi con il camice: il coaching, un integratore efficace

Questa tesina nasce dall’idea di utilizzare le competenze acquisite, le risorse e le potenzialità che ho allenato durante questo percorso, nel mio contesto lavorativo, la farmacia, quindi il benessere e la salute.

Sono convinta che la cura del corpo non esuli dalla cura della mente e dello spirito e che l’integrazione della medicina allopatica con la medicina non convenzionale possa permettere il raggiungimento di maggiori risultati di guarigione considerando la persona nella sua totalità, e penso che il coaching possa dare a questo un valido supporto.

L’essere umano è un “animale sociale”, quindi l’influenza dell’ambiente esterno in continua evoluzione dove lui vive, lavora e con il quale quotidianamente interagisce (parte ecologica del sistema) ha un grosso impatto con quella parte interna di sé (parte egologica) fatta di attitudini, competenze, potenzialità nonché sogni, desideri, obiettivi. Se le due parti del sistema sono allineate l’individuo raggiunge uno stato di Eudaimonia che genera una spinta interiore verso il proprio benessere ed autorealizzazione ma se non lo sono, a lungo andare creano un forte senso di inadeguatezza, malessere e frustrazione.

Cercare di avvicinare il più possibile quello che ci piace fare, che amiamo e che è parte di noi a quello che l’ambiente esterno ci richiede, porta a risultati altamente performanti puntando a mantenere saldo il rapporto privilegiato paziente/cliente con il farmacista che è ancora riconosciuta come una figura top per competenze e professionalità. Il mondo della farmacia si trova in un periodo di grossi cambiamenti dove inevitabilmente lo stesso ruolo del farmacista non è più lo stesso così come le necessità e le esigenze dei clienti/pazienti, essendo aumentata in loro la voglia di essere “artefici” della propria salute.

La struttura della tesina rispecchia una mini-raccolta di domande e conseguenti riflessioni.

 

Cosa mi ha spinto ad intraprendere questo viaggio?

“Dai un pesce ad un uomo e lo nutrirai per un giorno;  insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”
(Confucio)

Da questa frase è nata in me la curiosità e la voglia di intraprendere un percorso di coaching, era un po’ questo che mi aspettavo… imparare qualcosa che mi sarebbe stato utile sempre!

Cos’è il Coaching?

Il coaching è un potente metodo di sviluppo che si fonda su tre elementi caratterizzanti: l’instaurazione di una relazione facilitante tra coach e coachee (o cliente), lo sviluppo del potenziale del cliente e l’individuazione di obiettivi concreti conseguiti tramite piani d’azione autodeterminati.

Carl Rogers sosteneva che il coaching aiuta l’individuo “perché egli possa affrontare sia i problemi attuali che quelli successivi in maniera integrata ovvero con maggior autonomia, responsabilità e consapevolezza” (L’essenza del coaching A. Pannitti, F. Rossi)

Il coaching evolutivo lavora sul C.A.R.E.® ovvero sulla consapevolezza, autonomia, responsabilità che generano uno stato di eudaimonia che porta l’individuo a dare la massima espressione di sé stesso.

L’amore per il benessere della persona mi ha spinto a mettere “il naso” al di là dei confini della medicina allopatica o medicina convenzionale, fatta di formule, principi attivi, meccanismi d’azione eccetera e a scoprire quanto sia importante l’integrazione di essa con quella parte della medicina definita non convenzionale;

perché la salute non è soltanto l’assenza di malattia ma è uno stato di benessere che coinvolge il corpo, la mente e l’anima così come sostiene la Psicologia Positiva, nata negli anni ’90, che mette al centro dei propri studi la felicità umana ed il benessere soggettivo. “La persona più sana è quella che ha i pensieri più sani… i pensieri, le emozioni ed i comportamenti risentono della funzionalità delle strutture anatomiche del sistema nervoso, che a loro volta risentono della funzionalità degli organi del nostro corpo, e tutti questi risentono dell’ambiente di vita e di lavoro. (La via della guarigione, Dr. C. Pagliara) “.

Un percorso di coaching è un viaggio che mira alla conoscenza di sé stessi, all’acquisizione di consapevolezza non solo di sé ma anche della realtà e del contesto in cui si vive. Il coach allena il suo coachee a prendersi cura di sé, concetto che nell’antica Grecia era considerato fondamentale per la vita nella polis e consisteva in un lavoro quotidiano da compiere su sé stessi mirato a far divenire l’uomo “guardiano di sé”.

Un cliente che entra in farmacia, entra almeno con una domanda e riflettendo alla luce delle competenze acquisite, molte di loro sono delle vere e proprie domande di coaching.

 

Quali sono i mezzi a mia disposizione (come coach) che posso usare per migliorare e/o arricchire il rapporto con il mio paziente/cliente?

Relazionarsi alla “persona in quanto tale” e non alla “persona come portatrice di un problema” è fondamentale per non commettere il gravissimo errore di considerare solo il problema dimenticandosi della persona.

Uno dei pilastri che sorregge un percorso di coaching è la relazione facilitante definita da 4 A: ACCOGLIENZA, ASCOLTO, ALLEANZA, AUTENTICITÀ’.

Queste sono le 4 caratteristiche che possono fare la differenza in qualsiasi tipo di relazione e nello specifico in quella tra farmacista e paziente/cliente:

  • Accoglienza: accogliere è fare spazio all’altro, dargli il benvenuto, lasciare che sia lui il protagonista.
  • Ascolto: usare il silenzio, lasciarlo parlare, fare domande semplici e chiare e tramite dei feedback restituirgli quello che lui ha raccontato in modo da farlo sentire ascoltato e capito.
  • Alleanza: in noi deve trovare un alleato, una persona di fiducia in quanto alleanza e fiducia sono attivatori di positività.
  • Autenticità: caratteristica fondamentale perché la relazione sia efficace ed è assolutamente implicita nell’essere professionista.

 

Fondamentale per ‘scaldare’ quella interazione che per diverse ragioni, viene vista e vissuta come una semplice soddisfazione di una richiesta e/o risoluzione di un problema.

 

Tenendo però in considerazione il contesto frenetico in cui lavoriamo e in cui viviamo, la domanda è, in che modo posso riuscire a trovare il tempo per creare una relazione di questo tipo?

Utilizzando il tempo che il cliente ci chiede e quello che noi gli concediamo, anche se poco, come una Risorsa finita (KAIROS), dobbiamo riuscire a staccarci dalla dimensione temporale (KRONOS), pur tenendolo sempre sotto controllo, dandogli qualità, rimanendo centrati sul nostro interlocutore, sul suo racconto, sul suo bisogno, sulla sua richiesta ascoltandolo in modo attivo. Il contesto lavorativo prevede che il farmacista non si dedichi più soltanto al banco ma anche ad altre mansioni così come il contesto quotidiano in cui viviamo ci fa andare sempre di corsa. Non siamo più abituati ad ascoltare ma immediatamente a rispondere; il coaching insegna ad ascoltare e ad ascoltarsi, a stare centrati, ad essere nel qui ed ora, permettendo di assumere una posizione “meta” che consente di avere una visione ampia della situazione e di ciò che si sviluppa al suo interno. Da Seneca a Covey sono tutti concordi nel dire che il tempo è una risorsa finita e non possiamo farci nulla e soprattutto non conosciamo la quantità che ci è stata concessa. (http://Ilflussomagico.it; il tempo una risorsa importante)

La vita, ha studiato Seneca, si divide in 3 tempi: passato, presente e futuro; la mente è sempre proiettata nel passato o nel futuro, quindi sentiamo il passato come una realtà nella quale non abbiamo vissuto come ci aspettavamo, o al contrario come una realtà che non rivivremo più e ci immaginiamo di conseguenza il futuro come una mega incognita o la panacea di tutti i mali… questo può generare da un lato sentimenti positivi di fiducia e speranza ma da un altro ansia e paura, e il presente? Spesso sembra faccia semplicemente da ponte tra quello che è passato e quello che verrà ma in realtà cosa fondamentale, è il presente che genera il passato e che dà vita al futuro. Il momento presente (o “Hic et Nunc” – come dicevano i latini) è l’unico momento reale che esiste. ORA è un eterno momento, inafferrabile, poiché un attimo prima è passato e un attimo dopo non c’è ancora, QUI sei tu. Quante volte mentre il nostro interlocutore ci parla noi nella nostra mente ci siamo già proiettati alla fine del suo racconto, traendo le nostre conclusioni, con tanto di soluzioni, giudizi e quant’altro, perdendo gran parte del suo reale racconto. Il coaching allena all’assenza di giudizio, a stare nel presente, nel qui ed ora a vivere il momento nella sua totalità, a non fornire soluzioni ma ad accompagnare il suo cliente a trovarle dentro di sé in totale autonomia per mezzo del più potente mezzo esistente che è il dialogo.

Negli anni è mutato il modo con cui la persona accede autonomamente alle informazioni nonché a consigli e rimedi per la propria salute, basti pensare alle indicazioni fornite dal Web, alle App, agli acquisti on-line. Questo rende il rapporto farmacista-cliente/paziente ancora più fragile, delicato, frangibile.

Di grande utilità può essere un altro elemento fondamentale, la geometria della relazione che nel coaching è molto ben definita ed importantissima per garantire equilibrio e stabilità. Tale geometria, può essere un ulteriore risorsa per rendere il rapporto che si instaura più saldo, resistente e concreto, e si presenta come:

  • la relazione paritaria, nessuno è superiore all’altro
  • il focus è il cliente, tutta l’attenzione è spostata su di lui
  • i ruoli sono ben distinti, ben definiti da confini invalicabili.

 

Il cliente si sente ascoltato, compreso e percepisce di trovarsi a livello paritario, ma dove i ruoli sono ben chiari e delimitati da una sottilissima linea che non deve essere oltrepassata.

Negli ultimi anni, è cambiato non solo il concetto di “farmacia”, che progressivamente si è trasformato in punto vendita “specializzato” e in centro servizi ma con esso anche il ruolo del farmacista.

La farmacia che diventa ‘la farmacia dei servizi’ implica una diversificazione per quanto riguarda le competenze del farmacista stesso, non più impegnato solo nella vendita e nel consiglio ma coinvolto in nuove mansioni, che in alcuni casi genera una situazione di stress dovuto ad un dislivello tra le proprie capacità e competenze e il livello di sfida richiesto dal cambiamento in atto.

Parola d’ordine quindi CAMBIAMENTO.

Ed è proprio questo stato di cambiamento che spesso si trova alla base di una domanda di coaching, questa scaturisce da una crisi di autogoverno che può essere rappresentata come un blocco che impedisce il raggiungimento di una meta, sia essa dettata da una esigenza interna o da una necessità esterna.

 

In che modo posso essere utile al mio team e accompagnarlo verso lo stato di flow?

 

Innanzitutto lo stato di flow si ha quando il livello di complessità dei compiti assegnati è massimo ed in perfetta assonanza con il massimo delle competenze e delle capacità dell’individuo che li deve assolvere, e questo stato porta a risultati altamente performanti.

Posso usare due delle competenze proprie di un coach:

  • allenare la mia squadra al fine di ottenere vittorie
  • accompagnarla lungo questo percorso di cambiamento

 

questi due concetti richiamano la traduzione della parola, allenatore e carrozza quindi il coach è sia colui che allena ma anche colui che accompagna lungo un percorso da un punto di partenza a un punto di arrivo.

In questo contesto l’uso del coaching lo trovo fondamentale per permettere ad ogni collaboratore di acquisire consapevolezza di sé, delle proprie potenzialità sia quelle già espresse che quelle ancora nascoste e tramite l’individuazione di obiettivi concreti, elaborare piani d’azione autodeterminati che permettono la massima espressione di sé stessi, generando autonomia e responsabilità.

La motivazione è un fattore fondamentale ed ecco lo sviluppo del metapotenziale scopo principale del coaching evolutivo.

 

A fronte dell’obiettivo che voglio raggiungere con il team, quali competenze acquisite possono essermi maggiormente utili?

  • La creazione di una relazione facilitante basata sull’accoglienza, sull’ascolto, sull’alleanza e sull’autenticità. Devono fidarsi di me, trovare positività, e devono percepire che io credo in loro.
  • L’utilizzo del modello GROW di Whitmore che prevede l’autodeterminazione dell’obiettivo, la verifica della realtà di partenza, delle varie opzioni, la pianificazione di azioni volte al raggiungimento dell’obiettivo, per favorire in loro lo sviluppo del potenziale.
  • La geometria della relazione quindi, parità di rapporto, focus spostato su di loro ma con precisa definizione dei ruoli.

 

Conclusioni

Poiché la professione del farmacista è quella di erogare BENESSERE, è indispensabile creare un ambiente in cui esso stesso si torvi in tale condizione, in quanto sono fermamente convinta del fatto che non possiamo dare agli altri qualcosa se prima noi stessi non la possediamo.

Infine, ma non per ultima, vorrei aggiungere una condizione indispensabile perché tutto questo possa realizzarsi, la VOLONTÀ’, senza la quale non può esistere cambiamento, crescita e autorealizzazione.

Questo è un racconto soggettivo di quello che ho immaginato guardando dallo spioncino di una porta, quella della farmacia;

Ma tutto questo coinvolge spazi di gran lunga più ampi, la propria crescita personale, consapevolezza di sé, autorealizzazione, maggiore fiducia in se stessi e nelle proprie capacità con conseguente ed importante miglioramento della qualità della propria vita in qualsiasi ambito e contesto.

 

 

Stefania Gitto
Farmacista
Coach professionista
Cervia (Ra)
stgitto@libero.it

 

Bibliografia
L’essenza del coaching” A.Pannitti, F.Rossi;
La via della guarigione” C.Pagliara ;
Il tempo: una risorsa importante” da Il flusso magico.it;
De brevitate vitae” Lucio Anneo Seneca

 

Nota: la Teoria del Meta-potenziale C.A.R.E.® , il Coaching Evolutivo® , le 4A e la Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

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