Chi ben comincia è a metà dell’opera. Avvio di Percorso a confronto: Coaching e Psicoterapia
Quanto è importante l’inizio di una relazione?
Relazione s. f. [dal lat. relatio –onis, der. di referre «riferire», part. pass. relatus].
Connessione o corrispondenza che intercorre, in modo essenziale o accidentale, tra due o più enti (oggetti e fatti, situazioni e attività, persone e gruppi, istituzioni e categorie, fenomeni, grandezze, valori, ecc.) (Treccani).
La definizione di relazione permette di comprendere meglio cosa sia il Coaching e quali sono le peculiarità che lo contraddistinguono: senza relazione non può esserci coaching.
Partiamo dalla definizione di Coaching secondo “L’essenza del Coaching” (2012):
“Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di una organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di cambiamento/miglioramento autodeterminati e realizzati attraverso un piano di azione” (A. Pannitti, F. Rossi, 2019).
Come si può notare, già dalla definizione, si evince l’importanza che l’aspetto relazionale ha nel percorso.
Gli obiettivi specifici e fondamentali del primo incontro di Coaching sono “mettere il più possibile a fuoco l’oggetto dell’intervento di coaching e di creare una relazione efficace” (A. Pannitti, F. Rossi, 2019).
Come si definisce una relazione efficace o facilitante? Nel modello del Coaching Evolutivo “la relazione che si crea tra Coach e Coachee è alla base del livello di riuscita dell’intervento di Coaching” (A. Pannitti, F. Rossi, 2019). Ciò che viene evidenziato è la rilevanza della focalizzazione sulla persona attraverso quattro elementi fondamentali caratterizzanti una relazione facilitante:
- Essere aperti al Coachee dando il benvenuto alla sua unicità;
- Attivo, sulla persona;
- Aderire incondizionatamente al Coachee e al suo progetto;
- Autenticità. Integrare il saper fare nella dimensione dell’essere.
La raccolta di informazioni e la convocazione nella Terapia Sistemico Relazionale
Mi sono avvicinata al Coaching ritenendo fosse un metodo di lavoro di “facile” utilizzo per me.
Parliamoci chiaro, essendo una psicoterapeuta di esperienza, ho sempre pensato che sarebbe stato un gioco da ragazzi. Così non è stato, e questo mi ha piacevolmente impressionata. Studiando e mettendomi in discussione, ho avuto la sensazione di essere “contenuta e abbracciata” dal coaching: un contenimento ed un abbraccio fatti di metodo, esperienza condivisa dai docenti, di competenza e di attenzione all’altro.
Ciò che maggiormente mi ha colpita è la vicinanza di pensiero, di struttura e di metodo tra Coaching e Terapia Sistemica. In particolare, voglio mettere in luce quanto il momento dell’Avvio del Percorso sia rilevante per entrambi gli approcci.
“Possiamo capire chi siamo solo attraverso il dialogo con chi ci sta intorno fatto più di sguardi ed emozioni che di parole” (Ugazio, 2018).
Nella terapia sistemica il momento della raccolta delle informazioni e del primo contatto con il paziente è cruciale: si può dire che si decide quasi tutto in quei passaggi e con quegli “agiti terapeutici”.
La scelta di chi convocare alle sedute non può essere lasciata al caso: essa ha di per sé un valore terapeutico e da essa spesso dipende l’esito dell’intero intervento (Di Blasio, Fischer e Prata, 1986).
La telefonata del paziente allo psicologo è un momento fondamentale per approfondire la richiesta, rappresenta il reale inizio della terapia sistemica in cui è necessario cogliere la natura del problema; se la questione in gioco riguarda chi telefona o un suo familiare; qual è l’età del paziente e quale periodo del ciclo di vita sta attraversando; chi ha inviato e come è avvenuto l’invio del paziente (come è arrivato a quello psicologo); il motivo per cui si chiede ora aiuto e da quanto tempo persiste la situazione; chi sa del problema e della richiesta di aiuto; cosa pensano gli altri familiari circa la natura del problema; importante sapere se ci sono stati altri tentativi terapeutici e l’esito; chi è disposto a venire in seduta e ovviamente la composizione familiare. Queste sono alcune delle domande che lo psicologo può porre a chi è dall’altra parte del telefono, per valutare chi convocare al primo appuntamento.
Ora, non mi soffermerò qui sulla narrazione delle molteplici possibilità di convocazione, ma, quello che emerge è che nella terapia sistemico relazionale l’attenzione alle modalità dell’avvio del percorso di consulenza è altissima: dalla convocazione può dipendere/dipende la buona riuscita della terapia, così come nel Coaching Evolutivo accade con Incontro Preliminare e con il Patto di Coaching.
Per esempio, nel caso del paziente adulto, la convocazione individuale è quella più frequente, ma bisogna ricordare che la fase del ciclo di vita che il paziente sta vivendo non dipende solo dalla sua età anagrafica. Vi sono giovani che lavorano, vivono da soli, spesso convivono e hanno figli, altri studiano, e quindi ancora legati economicamente alla famiglia di origine, pur con diversi livelli di dipendenza. Un terapeuta sistemico deve tenere conto di ognuna di queste variabili perché influenzano la scelta di convocazione alle sedute.
Una volta decisa e comunicata la convocazione terapeutica, inizia la consultazione. Di solito si concordano tre o quattro incontri (il numero di colloqui è a discrezione totale del terapeuta) in cui si esplicita al paziente che si andrà ad esplorare la tematica per cui chiede aiuto e si cercherà di capire quale possa essere il significato del possibile sintomo o del disagio relazionale. Durante l’ultimo incontro concordato, il terapeuta fa un Reframing e quindi una rilettura della situazione per permettere al paziente di vedere altre possibili soluzioni oltre a quelle trovate fino a quel momento. Riassumendo:
- 1) Telefonata e raccolta informazioni essenziali alla convocazione;
- 2) Primo incontro: definizione problema e tentate soluzioni del paziente;
- 3) Secondo incontro: storia familiare (Genogramma) e personale (Scheda Temporale);
- 4) Terzo incontro: aspettative
- 5) Quarto incontro: definizione obiettivo terapeutico e Reframing.
Incontro preliminare, Patto di Coaching e Check-In
Nel modello del Coaching Evolutivo, come nella Terapia Sistemica, è importante che sia presente una Fase Preliminare: parte integrante e fondamentale del percorso.
Il primo incontro, chiamato Incontro Preliminare, serve al Coach per spiegare cosa è il Coaching e soprattutto cosa non è. Durante questo momento, è essenziale fare una buona “analisi della domanda di coaching”: da una parte, il Coachee spiega cosa c’è dietro la sua “crisi di autogoverno”, dall’altra il Coach inquadra l’oggetto di tale richiesta e cerca di capire il bisogno.
Un altro aspetto importante è quello di verifica dell’invio, cosa che avviene anche in terapia, definendo questo passaggio come la descrizione di un “pattern di collegamento al terapeuta”.
Tale incontro ha come obiettivo quello di iniziare a lavorare sulla relazione e capire se tra Coach e Coachee può esserci la condizione adeguata allo sviluppo delle risorse e delle potenzialità in gioco.
È necessario, quindi:
- 1) Verificare le motivazioni e i risultati attesi del Cliente; verificare eventuali conoscenze ed esperienze pregresse di Coaching;
- 2) Distinguere cosa è e cosa non è il Coaching; distinguere ruolo e responsabilità del Coach e del Coachee;
- 3) Specificare il modello applicato; descrivere la struttura dei processi operativi e i riferimenti normativi, associativi ed etici;
- 4) Valutare il livello di Coachability e comprendere se vi sono domande o perplessità sul percorso.
Dunque, secondo la Norma UNI: 11601 devono essere presenti:
- Apertura all’utilizzo delle proprie risorse per agire verso i risultati attesi;
- Disponibilità ad impegnarsi in un percorso di accompagnamento con un professionista.
Deve esserci la cosiddetta Coachability.
Nel caso in cui Coach e Coachee siano d’accordo nel lavorare insieme, il Coach consegnerà e stipulerà un Patto di Coaching da visionare e firmare prima dell’inizio dell’intervento.
All’interno del patto sono declinate tutte le informazioni concernenti il percorso come, per esempio: modello, approccio, struttura sessioni, setting, ruoli e responsabilità, rapporto economico, riservatezza di contenuti, riferimenti normativi ed etici, dati del Coachee e firma di entrambi.
Una volta concordata la modalità di avvio del percorso, secondo la Norma UNI: 11601, il Coach deve prevedere, durante l’erogazione del proprio servizio professionale, una serie di attività volte alla misurazione e valutazione “in itinere” del servizio erogato. Il modello di Coaching Evolutivo propone quindi al Coachee di compilare un questionario di Check-in con un numero limitato di domande.
Qui di seguito potete vedere gli argomenti delle domande presenti all’interno del questionario di Check-In:
- Situazione attuale e motivazione migliorativa;
- Risultati attesi dal percorso;
- Potenzialità e risorse a disposizione;
- Misurabilità e monitoraggio del percorso.
Il Questionario di Check-In è uno strumento che permette di “fotografare” il momento di avvio al percorso di coaching: è una istantanea del Qui e Ora e delle aspettative di quel preciso momento.
Sarà molto utile, in seguito, utilizzare quella “fotografia” per valutare la crescita e il percorso di coaching.
Conclusioni
Ciò che differenzia il Coaching Evolutivo dalla Psicoterapia nell’inizio del percorso (e non solo) ha a che fare con l’uso delle informazioni e delle emozioni che emergono in seduta o in sessione: la consulenza terapeutica lavora sulle risorse del paziente nel HIC ET NUNC per recuperare e tradurre significati nel LA’ E ALLORA con lo scopo di sostenere e prendersi cura di un disagio.
Se non si comprendono e non si mettono a fuoco le caratteristiche del contesto di apprendimento e di appartenenza che contraddistinguono qualsiasi essere umano e qualsiasi relazione, sarà molto complesso, se non inverosimile, riuscire a “curare l’anima” nel profondo.
Il Coaching lavora sul QUI e ORA e sul presente per valorizzare il potenziale ed accompagnare il Coachee verso la migliore versione di sé, secondo l’evoluzione che la persona fa in quel momento esatto: il Coach pone l’attenzione sul processo di sviluppo, di crescita e di evoluzione, senza dover “aiutare” o senza dover valutare il livello di disagio e di conflitto interno al Coachee.
Annalisa Carrera
Psicologa Psicoterapeuta Sistemico Relazionale (Ordine Psicologi Lombardia) e Coach Professionista (A.I.C.P.)
Ferrara – Milano
annalisa.carrera@gmail.com
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