Categoria: Coaching e creatività

Categoria: Coaching e creatività

Coaching e creatività

Alcuni spunti per una riflessione sul rapporto fra Coaching e creatività e sui benefici del Coaching nei reparti creativi delle agenzie di pubblicità

 L’ispirazione, qualunque cosa sia, nasce da un incessante “non so”.

Wislawa Szymborska

 

Negli ultimi 20 anni ho lavorato come copywriter nel reparto creativo di diverse grandi agenzie di pubblicità. Nel 2021 mi sono affacciato sul mondo del Coaching e ho cominciato un viaggio alla scoperta di quello che l’ICF definisce come “un processo creativo che attiva nel Coachee la riflessione e lo ispira a massimizzare il suo potenziale personale e professionale.”

In questo breve lavoro ho voluto unire la mia conoscenza del mondo dell’advertising a quello che sto cominciando a imparare del Coaching, del suo metodo, delle sue caratteristiche, dei suoi scopi e delle sue applicazioni. Affronterò quindi a volo d’uccello il Coaching e la creatività, proponendo alcuni spunti di riflessione sul rapporto che esiste fra il “fare Coaching” e il “fare creatività”, per poi cercare di capire cosa il Coaching può fare per i “creativi“ di un’agenzia di pubblicità.

 

Il Coaching

“Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di un’organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e l’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un piano d’azione.“ (Pannitti, Rossi 2012) Il Coaching è quindi un metodo che si fonda su 3 pilastri fondamentali: la relazione facilitante fra Coach e Coachee (il cliente), la consapevolezza, lo sviluppo e l’espressione delpotenziale del Coachee, l’elaborazione da parte del Coachee di piani d’azione finalizzati al raggiungimento di obiettivi autodeterminati.

Chi si rivolge ad un Coach desidera cambiare, crescere, acquisire delle competenze specifiche e scoprire quelle trasversali. Per questo il Coaching ha così tante applicazioni: personale di gruppo, aziendale, esistenziale, sportivo…

Di fronte a questa grande varietà di applicazioni, mi sono chiesto: può esistere un Coaching specifico per il creativo d’agenzia? E quali possono essere i benefici del Coaching su questa categoria lavorativa? Ma prima di affrontare questo argomento diamo uno sguardo alla creatività e al suo rapporto con il Coaching.

 

La creatività e il processo creativo

La parola creatività (creare: dal latino creo: fare e dal greco κραίνω: compiere, realizzare) indica la capacità di creare con l’intelletto, con la fantasia, di immaginare e di trasformare l’immaginazione in realtà. Molti studiosi hanno analizzato il processo creativo e le sue diverse fasi, nel 1926, Wallas lo divise in 4 momenti: preparazione, incubazione, illuminazione e verifica. Secondo questo schema, il processo comincia con la preparazione: le informazioni vengono raccolte, i dati organizzati per definire il problema a cui si deve trovare una soluzione. Si passa poi all’incubazione, quando i dati vengono elaborati alla ricerca di un nuovo ordine che produca un nuovo senso. L’illuminazione è il momento dell’insight, dell’intuizione, della soluzione differente da tutte quelle prese in considerazione fino a quel momento. Infine, con la verifica, si verifica appunto la sua consistenza, mettendo alla prova l’idea, confrontandola con la realtà e sistemandola affinché funzioni. Nel 1950 Guilford rilevò che accanto al pensiero convergente, logico – deduttivo (situato nell’emisfero sinistro del cervello, dove ha sede la memoria logica, ragionamento, analisi, parola, calcolo) esiste quello divergente, meno vincolato agli schemi esistenti e capace di produrre più soluzioni a uno stesso problema. È il pensiero creativo (situato nell’emisfero destro, sede di sintesi, intuizione, estetica, sensazioni, immagini, metafore) che si muove per associazione di idee, quello che Edward De Bono ha chiamato pensiero laterale. Esso è multidirezionale, ci fa guardare le cose da diversi punti di vista, ci dà molte soluzioni e si sviluppa in maniera non lineare, per somiglianze/differenze, suggestioni, metafore. Oggi in termini neuropsicologici la creatività viene definita come un’attività cognitiva complessa, frutto dell’attivazione e dell’interazione di numerose aree cerebrali. Recenti studi di neuroimaging hanno evidenziato come durante un processo creativo si attivano numerose aree corticali e sottocorticali dei due emisferi.

 

Il percorso di Coaching come momento creativo, appunti su metodo e creatività

Considerando il processo creativo secondo lo schema di Wallas, possiamo notare un parallelo con le fasi della sessione di Coaching.  Nel processo creativo il pensiero verticale si sintonizza sui fatti, raccoglie informazioni, le analizza (come nella fase di Esplorazione), il pensiero laterale tende a muoversi attorno alle idee, creando associazioni, sviluppando intuizioni (come nell’Elaborazione). Infine entra in gioco il nuovo pensiero logico che valuta le possibili soluzioni e le mette in pratica (come nell’Esecuzione). Come in una sessione di Coaching, è una danza fra pensiero verticale e laterale, un viaggio che trova energia da elementi analitici, concreti, ma anche da elaborazioni visive, immagini, interpretazioni emotive. Una collaborazione fra i due emisferi che fa del Coaching un “processo creativo”. Del resto la domanda di coaching può essere vista come un momento fortemente creativo. La crisi che vive il Coachee lo “costringe” a esplorare nuovi territori per cercare una nuova via d’uscita o d’interpretazione. Allo stesso modo il Coach deve vivere perennemente in uno stato di smarrimento, il socratico “so di non sapere”, per essere aperto creativamente al Coachee. Egli non segue uno schema di domande efficaci, ma grazie al suo sguardo sul cliente mette in atto la sua esperienza di processo che prevede la possibilità di utilizzare anche tecniche creative. Nella creatività, come nel Coaching, è importante affrontare blocchi e crisi aprendo altri canali attraverso l’immaginazione.

Il Coaching può rappresentare anche una chiave per liberare lo spirito creativo che già risiede in ognuno di noi, ma che non sappiamo sentire e allenare, per riuscire a vedere le cose sotto nuovi punti di vista, aprirsi a nuovi percorsi e metterli in pratica. Torniamo così all’etimologia di creatività e alla sua fondamentale componente fattuale.

Con il Coaching il Coachee riconosce che la sua mente è una potente orchestra con diverse voci e che ognuna deve essere ascoltata e valutata per arrivare ad un piano d’azione efficace. Egli deve uscire dai binari che è abituato a seguire per esplorare nuove prospettive, usando altri strumenti per allargare il suo sguardo. Le domande del Coach facilitano una visione più olistica, globale, in modo che se qualcosa non c’è, il Coachee possa ipotizzarla e così crearla. In ogni fase della sessione il Coach può stimolare il pensiero laterale del Coachee. Con le metafore, i disegni, la scrittura.. farà cambiare il canale d’espressione del Coachee e lo aprirà a nuove prospettive capaci di far maturare la sua consapevolezza rispetto a se stesso e al proprio problema, per risolverlo in maniera creativa.

 

Il Coaching per il creativo d’agenzia

Dopo aver visto velocemente alcuni punti di contatto, molto forti, fra Coaching e creatività, è il momento di chiederci se un intervento di Coaching possa essere efficace nel reparto creativo di un’agenzia di pubblicità. Per questo diamo brevemente un’occhiata a questa azienda particolare.

Semplificando all’osso, il compito di un’agenzia di pubblicità è promuovere efficacemente un’attività, i suoi prodotti/servizi o le sue competenze attraverso un messaggio. Molte sono le figure professionali che partecipano a questo processo, negli ultimi anni con il moltiplicarsi delle occasioni di comunicazione di un brand (vedi il web e i social) esse sono cresciute di numero, ma, per semplificare, possiamo suddividere un’agenzia in due gruppi principali, gli account: il reparto che, compreso bisogni e necessità del cliente, li convertirle in piani d’azione con lo scopo di migliorare comunicazione e strategie di marketing e sviluppare così il business, e il reparto creativo, composto da professionisti della creatività (della parola il Copywriter e dell’immagine l’Art Director) che hanno il compito di trasformare i bisogni e le strategie di marketing elaborate dagli account in un progetto creativo, traducendo in parole ed immagini il messaggio da veicolare e creando così le campagne pubblicitarie. I creativi di una agenzia devono quindi risolvere una problematica o brief comunicativo attingendo, anche grazie a tecniche che apprendono nel corso della vita, al “mondo della creatività”. In questo senso possiamo dire che il creativo vive uno stato di maggior incertezza rispetto ad altre categorie, proprio perché il suo lavoro, la sua performance, nasce da un mondo che, per quanto egli conosca, è per sua definizione imprevedibile e molto legato ad elementi come l’emotività, la centratura, la sicurezza, l’essere ok. Una situazione che a mio avviso porta a problematiche peculiari (che si vanno ad aggiungere a quelle di un qualsiasi ufficio):

  • Ansia da prestazione e blocco creativo. L’ansia, condizione comune a molti professionisti, è una collega che non manca mai nelle agenzie, specie in quei momenti nei quali non si viene “illuminati” dall’idea che risolverà il brief. È la paura della pagina bianca, quel blocco creativo che può bloccare la performance di un professionista della creatività.
  • Motivazione. Il creativo lavora molto a livello emotivo e quindi talvolta un argomento o un messaggio che egli sente meno vicino o caldo può demotivarlo.
  • Organizzazione del lavoro e delle priorità. È fondamentale per un creativo capire le priorità e i tempi che egli impiegherà per affrontare i vari lavori della giornata, dando il giusto peso alle cose e non perdendo tempo là dove non c’è tempo da perdere.
  • Rapporti con le altre componenti dell’agenzia. Creativi e account vengono da mondi diversi e usano diverse attitudini e parti del cervello, due modi di pensare spesso diametralmente opposti che devono però convivere nell’agenzia di pubblicità.

A questo punto possiamo tornare alla nostra domanda di partenza: cosa può fare il Coaching per un creativo d’agenzia? Ecco, a mio parere alcuni benefici che un intervento di Coaching potrebbe avere nel reparto creativo di una agenzia:

  • Generare maggior consapevolezza delle proprie capacità, attitudini e potenzialità
  • Allenare il pensiero laterale
  • Allenare l’autoefficacia, generando maggior fiducia nelle proprie capacità
  • Allenare la dimensione del kairos e la capacità di focalizzazione
  • Mettere pace fra la dimensione creativa e quella logica del pensiero del creativo, permettendogli di migliorare i suoi risultati e allo stesso tempo i rapporti con gli altri reparti dell’agenzia
  • “Scaldare” la motivazione del creativo.

 

Il Direttore Creativo Coach

A conclusione del nostro brevissimo percorso nel mondo della creatività e del Coaching, vorrei introdurre una figura che all’interno dell’agenzia potrebbe, grazie ad un “approccio coaching”, facilitare il lavoro dei creativi. Parliamo del Direttore Creativo, il responsabile dell’impostazione creativa dell’agenzia e del lavoro del reparto creativo. Se consideriamo questa figura e la sua funzione in agenzia, possiamo riscontrare alcuni ambiti che potrebbero essere facilitati da una cultura “coaching”. Senza voler proporre la figura del Direttore Creativo Coach (ci dimenticheremo in questo caso di un elemento imprescindibile in ogni percorso di Coaching: la coachability del cliente), un “approccio coaching” a questa professione potrebbe potenziare tutto il reparto.

Molto brevemente e solo a carattere di veloci spunti di discussione, un simile approccio alla professione potrebbe:

  • Creare una Relazione facilitante con i propri creativi.

Se la creatività è collegata alla capacità di costruire relazioni autentiche, in un contesto nel quale il creativo si sente ascoltato e valorizzato e non giudicato, si fida e si affida, egli è più disponibile all’ascolto e a trovare così soluzioni nuove che tengano conto di elementi che magari prima non aveva considerato. Fattori come Accoglienza, Autenticità, Alleanza e Ascolto possono aiutare il creativo a sentirsi valorizzato e quindi potenziarlo.

  • Stimolare il pensiero laterale e “sbloccare” i propri creativi.

Per chi lavora in pubblicità è molto importante, soprattutto nel momento dell’ideazione, non aver paura di sbagliare, accettare l’imperfezione, lanciarsi. Come ha fatto notare De Bono, chi usa il pensiero laterale non sente l’esigenza di non sbagliare, ma solo quella di essere efficace.

  • Stimolare l’integrazione del pensiero laterale e verticale.

Solo dando ordine alla propria “tempesta” il creativo può arrivare all’idea, che poi si dovrà confrontare con la realtà e portare a un messaggio chiaro che metta d’accordo la creatività con i fini pratici del suo lavoro: la comunicazione pubblicitaria.

  • Aiutare i creativi a fare pace con la dimensione verticale del pensiero, integrandola nel proprio processo creativo, ma anche nel rapporto con le altre componenti (più razionali e “verticali”) dell’agenzia, come gli account.

 

Il Coaching per creativi come Coaching sportivo?

Prima di concludere, volevo fare una breve considerazione su un intervento di Coaching rivolto ai creativi di una agenzia di pubblicità e il Coaching sportivo. Sotto alcuni punti di vista il creativo d’agenzia può infatti essere visto come uno sportivo. Egli utilizza, sviluppa e allena le proprie capacità creative nell’ottica di una performance da ottenere spesso in pochissimo tempo (vedi ad esempio le operazioni di instant advertising nel web, campagne che di solito devono realizzarsi in poche ore). Come un atleta in una prestazione sportiva, il creativo deve mettere in campo la capacità di concentrarsi, il suo stato emozionale, il livello motivazionale, la capacità di focalizzare gli obiettivi sfidanti e quella di apprendere o migliorare continuamente. In un lavoro dove il campo di gioco è la mente, l’allenamento mentale può diventare parte integrante della preparazione del creativo. Perché, parafrasando Timothy Gallwey, l’avversario che si nasconde nella nostra mente e molto più forte di quello che troviamo dall’altra parte della tastiera.

 

Andrea Fogar
Copywriter e Coach Professionista INCOACHING®
Roma
andreafogar@gmail.com

 

 

Bibliografia

Albano T., Gulimanoska L., La psicologia del Coaching, Roma 2006.

Favaro F., Il genio non è solo sregolatezza ma anche metodo, in https://www.incoaching.it/il-genio-non-e-solo-sregolatezza-ma-anche-metodo/

Mangone G., Il viaggio creativo nel Coaching, in https://www.incoaching.it/il-viaggio-creativo-nel-coaching/

Nardi S., Il coaching come processo creativo, in https://www.incoaching.it/il-coaching-come-processo-creativo/

Pannitti A., Rossi F., L’essenza del Coaching, Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza, Milano 2012.

 

 

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