Categoria: Coaching evolutivo e immersioni subacquee: un viaggio dentro e fuori di sé

Categoria: Coaching evolutivo e immersioni subacquee: un viaggio dentro e fuori di sé

Coaching evolutivo e immersioni subacquee: un viaggio dentro e fuori di sé

Introduzione
Quando ho intrapreso questo corso non avevo ancora chiaro quale direzione avrebbe preso il mio percorso. Mi domandavo a cosa potesse servire realmente, quali prospettive avrebbe potuto aprire e che tipo di crescita personale e professionale mi avrebbe offerto.
La consapevolezza è arrivata in un contesto inaspettato, durante un viaggio di lavoro alle Maldive. Lì, riscoprendo la mia passione per le immersioni subacquee, ho ritrovato sensazioni profonde: il timore di fronte all’ignoto, l’adrenalina della scoperta, l’emozione vera e il silenzio che invita all’ascolto interiore. Sono stati proprio tutti questi elementi a richiamarmi al percorso di coaching evolutivo, che, come le immersioni, conduce a un viaggio di esplorazione, consapevolezza e trasformazione.
Propongo quindi un confronto tra il percorso di coaching evolutivo e quello delle immersioni subacquee, attraverso alcune significative similitudini.

La partnership Coach –Coachee
Così come in immersione l’allievo si affida all’istruttore per acquisire sicurezza, strumenti e fiducia nelle proprie capacità, anche nel coaching evolutivo la relazione tra Coach e Coachee (così si chiama la persona che intende intraprendere il percorso di Coaching) si basa su una vera e propria partnership. Non è un rapporto gerarchico, ma un’alleanza basata su fiducia reciproca, ascolto e corresponsabilità. L’istruttore non “nuota al posto dell’allievo”, ma lo accompagna a esplorare un ambiente nuovo e a gestire le proprie emozioni con maggiore consapevolezza. Allo stesso modo, il Coach non fornisce risposte, ma crea lo spazio perché sia il Coachee stesso a trovare le proprie. Il risultato è un percorso di crescita in cui il coachee assume un ruolo attivo, imparando a fidarsi di sé e delle proprie scelte.

L’obiettivo del Coaching evolutivo
Il Coaching evolutivo non è un insieme di tecniche standardizzate né un processo in cui il Coach fornisce soluzioni preconfezionate. Il suo obiettivo è favorire la crescita consapevole del Coachee, accompagnandolo a scoprire e valorizzare le proprie risorse interiori, ad assumersi la responsabilità delle proprie scelte e ad aprirsi a nuove prospettive.
Come nelle immersioni, dove l’obiettivo non è che l’istruttore “nuoti al posto dell’allievo”, ma che quest’ultimo impari a esplorare con sicurezza, anche nel coaching il compito non è sostituirsi alla persona, ma renderla protagonista attiva della propria evoluzione.

 

Definire l’obiettivo nel Coaching evolutivo
Uno degli elementi centrali del coaching è infatti la definizione dell’obiettivo. Non si tratta semplicemente di fissare un traguardo da raggiungere, ma di chiarire la direzione verso cui
orientare le proprie energie e azioni.
Nel Coaching l’obiettivo viene descritto con il modello SMRT (Specifico, Misurabile, Rilevante, Temporale). L’obiettivo diventa quindi uno strumento di crescita personale: non è soltanto “cosa voglio ottenere”, ma soprattutto “chi voglio diventare” durante il percorso.
L’obiettivo è quindi un faro, proprio come la boa che segna il punto di immersione: non serve solo a indicare la destinazione, ma a mantenere la rotta anche quando l’acqua si fa
torbida o le correnti sembrano portarci lontano.

 

Il presente percepito e il futuro desiderato
Ogni immersione inizia dalla superficie: il mare calmo o mosso, il vento, le sensazioni sul corpo. È il presente percepito, ciò che viviamo e sentiamo qui e ora. Solo riconoscendo la condizione di partenza possiamo scegliere come scendere, che percorso seguire e quanto fidarci della nostra attrezzatura.
Nel Coaching evolutivo questo momento è fondamentale: il Coachee viene accompagnato a prendere consapevolezza del proprio “punto di partenza”, delle emozioni e convinzioni che caratterizzano il presente. Da lì, lo sguardo si sposta verso il futuro desidera to, rappresentato metaforicamente dai fondali che vogliamo esplorare.
Definire questo scenario futuro, visualizzarlo e sentirlo come possibile diventa una spinta potente al cambiamento.

L’ascolto e il silenzio
Durante un’immersione ogni dettaglio conta: i movimenti dei pesci, i suoni attutiti, le correnti. Anche nel Coaching, l’ascolto attivo del coach permette di cogliere parole, pause e sfumature che guidano la conversazione. A questo si unisce il silenzio consapevole, che diventa spazio utile in cui il Coachee può riflettere e far emergere nuove consapevolezze. Il silenzio non è un vuoto, ma un tempo prezioso che permette al Coachee di ascoltarsi davvero, proprio come sott’acqua, dove ogni suono è attutito e il dialogo interiore si fa più chiaro.

Emozioni e corpo: ascolto profondo
Durante un’immersione il corpo parla continuamente: il ritmo del respiro, la pressione, la tensione muscolare. Imparare a riconoscere questi segnali è essenziale per vivere l’esperienza in sicurezza e serenità. Allo stesso modo, nelle sessioni di Coaching il Coachee può scoprire emozioni corporee inattese: un nodo allo stomaco, una sensazione di apertura al petto, una scarica di energia nelle mani. Questi segnali sono spesso il linguaggio profondo del corpo, che anticipa o accompagna la consapevolezza razionale. Il coach, con ascolto e silenzio, aiuta a portare attenzione a queste sensazioni, affinché diventino una risorsa di crescita e non solo un messaggio inascoltato.

Il respiro consapevole
Sott’acqua, il respiro diventa la nostra ancora. Lente inspirazioni ed espirazioni ci mantengono calmi, concentrati e presenti. Allo stesso modo, nel coaching evolutivo la consapevolezza del respiro è strumento per ritrovare equilibrio, gestire l’ansia, riconnettersi al momento presente e di conseguenza prendere decisioni più lucide. Il respiro è la porta d’accesso alla calma interiore, fondamentale per affrontare situazioni di complessità e cambiamento.

 

Scendere in profondità
Andare sott’acqua significa andare in profondità, lasciando la superficie e i suoi rumori per osservare mondi nascosti. È un atto di fiducia: ci si affida all’attrezzatura, al proprio corpo e alla capacità di gestire l’imprevisto.
Nel Coaching, “scendere in profondità” equivale a esplorare le proprie emozioni, credenze e valori più nascosti, spesso trascurati nella quotidianità, ma fondamentali per evolvere. In questo processo, il coachee è chiamato a sviluppare consapevolezza di sé e ad assumersi la
responsabilità delle proprie scelte e azioni.

 

Gestione della paura e dell’incertezza
Ogni immersione porta con sé un misto di eccitazione e timore. La paura davanti all’ignoto è naturale, ma imparare a riconoscerla e gestirla permette di trasformarla in energia positiva. Il Coaching evolutivo lavora sugli stessi meccanismi: accogliere la paura, darle un nome, comprenderla, fino a trasformarla in forza motrice per il cambiamento. Così come il subacqueo impara a gestire l’ansia e a fidarsi della propria attrezzatura, anche il Coachee impara a fidarsi delle proprie risorse interiori.

Meraviglia e scoperta
Sott’acqua ci si apre a un mondo nuovo: colori, silenzi e forme di vita che invitano allo stupore. Nello stesso modo, il percorso di coaching porta alla scoperta di parti di sé inaspettate, risorse nascoste e possibilità prima invisibili.
L’osservazione attenta ci aiuta anche nel coaching a comprendere situazioni complesse e a prendere decisioni più efficaci. Il mare regala scenari mozzafiato, ricordandoci l’importanza di apprezzare i momenti e i progressi raggiunti. Anche nel percorso evolutivo, celebrare ogni piccolo passo rafforza motivazione e fiducia.

Il ritorno in superficie
Ogni immersione termina con una risalita lenta e consapevole. È il momento in cui si porta a galla ciò che si è vissuto e imparato, per integrarlo nella propria vita quotidiana.
Allo stesso modo, il coaching evolutivo non si ferma alla fase esplorativa: mira a riportare in superficie nuove consapevolezze, trasformandole in azioni concrete e durature. È in questa fase che il Coachee assume pienamente la responsabilità di tradurre intuizioni e scoperte in cambiamenti pratici nella vita di tutti i giorni.

Piano d’azione e obiettivi extra -sessione
Ogni immersione ha una fase di preparazione e una di ritorno in superficie, entrambe cruciali. Analogamente, nel coaching evolutivo il percorso non termina dentro la sessione: richiede azioni concrete anche tra un incontro e l’altro. Per questo il Coach accompagna il Coachee a definire un obiettivo extra -sessione, un piccolo passo pratico e misurabile da portare a termine prima dell’incontro successivo. Può trattarsi di un esercizio di osservazione, di un comportamento nuovo da sperimentare, o di una decisione da mettere alla prova. Questo piano d’azione non solo consolida quanto emerso nella sessione, ma permette al coachee di trasformare la consapevolezza in pratica quotidiana, allenando responsabilità, autonomia e continuità.

Prima di concludere vorrei proporre qui di seguito a un esercizio a cui ho pensato:
Un esercizio di coaching ispirato alle immersioni (work in)
Esercizio: La tua immersione personale
1. Chiudi gli occhi e immagina di trovarti su una barca, pronta per un’immersione.
2. Visualizza il mare davanti a te: calmo, profondo, pieno di possibilità.
3. Chiediti: qual è il mio obiettivo? – cosa voglio scoprire o raggiungere in questa immersione della mia vita?
4. Scrivi il tuo obiettivo in due versioni:
– una “esterna” (risultato concreto, es. migliorare una competenza, cambiare lavoro, migliorare una relazione) – una “interna” (crescita personale, es. sviluppare più fiducia in me stesso, imparare a
gestire la paura, allenare la resilienza).
5. Infine, annota un piccolo primo passo concreto che puoi compiere già da domani per iniziare la tua “discesa”.

Questo esercizio aiuta a collegare l’obiettivo pratico con quello evolutivo, creando una prospettiva più ampia e motivante.

 

Conclusione
Sia il Coaching evolutivo sia le immersioni subacquee sono viaggi trasformativi: uno verso le profondità del sé, l’altro verso le meraviglie del mare. Entrambi ci insegnano che il coraggio di scendere in profondità porta sempre a nuove prospettive e a una più autentica connessione con sé stessi e con il mondo che ci circonda.
Il Coaching evolutivo, come un’immersione, non è mai fine a sé stesso: è un allenamento continuo alla consapevolezza, alla responsabilità e al cambiamento. E proprio come quando si risale dal mare portando con sé immagini e sensazioni indelebili, così ogni percorso di Coaching lascia nel Coachee strumenti e ricordi trasformativi, pronti a guidarlo nelle sfide future.

 

Dott.ssa Beriola Laura 

Coach Professionista – Certified English Teacher, Language specialist, translator, travel coordinator |  Piemonte

berloialaura@hotmail.it

1 Comment
  • veronica naranjo

    3 Dicembre 2025at18:14 Rispondi

    che bel articolo! ottima analogia immersioni e coaching…mi ha fatto riflettere sul mio percorso e sui ricordi delle mie immersioni che ho tanto amato. Grazie!

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