Categoria: Da Ghianda a Baobab. Scoprire e valorizzare la vocazione professionale con l’aiuto del coaching

Categoria: Da Ghianda a Baobab. Scoprire e valorizzare la vocazione professionale con l’aiuto del coaching

Da Ghianda a Baobab. Scoprire e valorizzare la vocazione professionale con l’aiuto del coaching

Per spiegare da dove nasce questa tesina è necessario raccontare brevemente il luogo dove lavoro: Rondine Cittadella della Pace[1]è una associazione che lavora dal 1997 per la trasformazione dei conflitti a ogni livello. Il progetto principale di Rondine è la World House, che accoglie giovani provenienti da Paesi interessati da conflitti degenerati nelle diverse forme violente, attuali o recenti, che accettano di convivere per due anni con il proprio nemico, guardando in faccia ciò da cui avrebbero voluto fuggire. Insieme, intraprendono un percorso innovativo, partendo dagli esiti di dolore e di rabbia che la guerra ha prodotto ed elaborando un modello di trasformazione creativa dei conflitti. Questo si sviluppa in tre contesti: quotidiano, formativo e accademico. Al termine del biennio, i giovani della World House sono in possesso degli strumenti per promuovere azioni e progetti di sviluppo nei propri Paesi ed essere leader in contesti caratterizzati da rapide trasformazioni, elevata complessità e alta conflittualità. La World House accoglie oggi giovani dai cinque continenti, ospita circa trenta studenti di venticinque nazionalità diverse tra Europa, Africa, America e Vicino Oriente.

Si può immaginare quanto possa essere duro e difficile mettere insieme i cosiddetti “nemici”, persone che nel loro paese non possono parlare, guardarsi, figuriamoci interagire. A Rondine convivono per due anni, studiano insieme, discutono, si avvicinano, soffrono, fino a rendersi conto che il nemico è una persona come loro. Per gli studenti che partecipano al programma di alta formazione di Rondine, si tratta di “entrare in un vero laboratorio umano-culturale, capace di generare, per se stessi e per i rispettivi popoli, alcuni frutti desiderati e mai garantiti”.[2]. Durante il secondo anno del programma, gli studenti seguono uno specifico corso di formazione in “progettazione”, che non consiste solo nell’acquisire strumenti, metodologie, informazioni per la progettazione ma affianca alla formazione più tecnica e professionale un percorso di auto consapevolezza, scoperta delle proprie potenzialità e della propria vocazione professionale, fino a farne un progetto di vita.

Ecco il legame che ho individuato tra il coaching ed il lavoro che svolgo quotidianamente, e l’ispirazione è nata proprio dalle parole di Madeleine, una studentessa del Mali che, durante una recente cerimonia, ha detto al Presidente di Rondine “Lei è un baobab, un grande baobab. (…) In Africa, si dice ‘‘Baobab’’ a una persona che fa grandi cose e che rimane al servizio della comunità, in una parola, un grande costruttore della società. Quindi, io chiamo Franco “Baobab vivente” e noi studenti siamo le radici di questo grande baobab perché per me Lei è umano, altruista, solidale, costruttore, umile, paziente e coraggioso.” Avevo da poco letto la “teoria della ghianda” sul libro “L’Essenza del coaching”[3], e come non pensare che ogni persona, che come afferma Hillman ha in sé tutte le potenzialità, può diventare una quercia … o un baobab?!

 

Da Ghianda a Baobab

Come già accennato, lo spunto principale è stata la teoria di Hillman, ma anche altre teorie affrontate durante il corso di INCOACHING hanno supportato l’elaborazione del presente testo:

– la teoria di Carl Rogers, secondo cui il cliente (nel nostro caso lo studente internazionale) è al centro e non riceve semplicemente formazioni o nozioni ma è proattivo, assoluto protagonista di un percorso che diventa, allo stesso tempo, un viaggio nella propria interiorità, la scoperta del proprio ruolo di cittadino attivo, la riflessione sul proprio futuro e sull’impatto che si vuole portare, e naturalmente la capacità di riconoscere e gestire il conflitto.

– la differenza tra perfezionismo ed eccellenza, su cui lavorare moltissimo con i giovani, per evitare che si possano sentire bloccati nelle difficoltà e nell’immobilismo, e invece possano lavorare pensando all’eccellenza, valorizzando anche il fallimento e l’errore come parte del percorso, un processo fatto di piccoli apprendimenti continui e di un miglioramento costante.

Diversi studi evidenziano l’importanza di poter seguire e sviluppare la propria vocazione personale, che influisce sulla qualità di vita e sul senso di auto realizzazione. Un recente studio della University of South Florida, attraverso 378 interviste ad accademici americani, ha confrontato le esperienze e la soddisfazione professionale, il benessere fisico e mentale di coloro che hanno seguito o meno una loro vocazione professionale. Com’era prevedibile, le persone più appagate sono risultate quelle che hanno seguito la loro vocazione, mentre le persone che hanno avuto i risultati “peggiori” in termini di salute, vita personale e professionale non sono coloro che hanno affermato di non avere alcuna vocazione, ma coloro che avevano una passione ma non l’hanno seguita. Afferma lo studio che, in base ai risultati, “It is better to have no calling than to have a calling that is not met”[4].  Sembrerebbe, quindi, che avere una passione, una vocazione, sia un vantaggio solo nel momento in cui tale vocazione è perseguita, mentre qualora non venga soddisfatta può costituire una fonte di forte frustrazione e insoddisfazione.

Pensiamo, legando questi spunti al lavoro che facciamo a Rondine, quanto possa essere doloroso sentire e riconoscere una propria vocazione ma non avere il supporto necessario per farla emergere, ancora di più se si proviene da un contesto fragile e complesso.

Sapere, conoscere, avere talento non basta più. O meglio, ancora più delle attitudini e delle competenze tecniche è necessario intraprendere un percorso capace di supportare ogni persona nello scoprire e poi perseguire la propria vocazione professionale: “non importa quanto talento abbiamo (….) conta quello che facciamo con il talento che abbiamo”.[5].

E allora, come mettere insieme tutti questi suggerimenti, come strutturare e canalizzare tanta teoria? Quando ho sentito Madeleine parlare, e ho riletto i miei appunti del Corso Professional Coaching Program, ho capito che il percorso di coaching, e la sessione stessa, possono rappresentare un modello anche per il percorso formativo che si affronta nel secondo anno del programma di Rondine, ed ho pensato di declinare un percorso di coaching nel percorso di progettazione – vocazione professionale.

 

La soluzione: Your project is you

Il programma di formazione sulla progettazione-vocazione personale può essere preso ad esempio per chiarire l’importanza dell’affiancamento di un percorso di coaching e per accompagnare lo studente/coachee ad un atteggiamento responsabile, sviluppare la sua autoconsapevolezza e rinforzare il suo senso di autoefficacia.

Come un intervento di coaching parte da una “crisi di autogoverno” e da un bisogno di cambiamento o voglia di miglioramento, così l’intervento di coaching a supporto della progettazione-vocazione intende stimolare lo/la studente/coachee rispetto alla sua idea di progetto di vita, affiancandolo verso lo “startup” del suo progetto, sia esso un’idea di business o un progetto sociale, da realizzare al rientro nel proprio Paese di origine. La finalità del progetto elaborato, oltre alla realizzazione professionale, acquisisce in quest’ottica anche un valore maggiore, poiché è volta ad una autorealizzazione e insieme al bene comune, allo sviluppo, al cambiamento o al miglioramento di una società, alla gestione, trasformazione o risoluzione di un conflitto.

In tutto il percorso di “progettazione”, il (meta)potenziale dello studente/coachee può essere valorizzato e ottimizzato attraverso una serie di incontri che – riflettendo lo schema di una sessione di coaching – vanno a stimolare la mobilità del giovane e spostare il suo punto di vista sull’eccellenza.

Il programma può quindi essere diviso in tre Fasi consecutive:

1) Esplorazione

Si tratta della prima fase di conoscenza di sé, di auto consapevolezza. Si tratta di fare un profondo lavoro interiore, esplorarsi ed accettare le proprie attitudini, i talenti naturali, le aree di miglioramento. Il risultato atteso di questa fase è una sorta di “posizionamento strategico personale”: così come le aziende lavorano sul proprio branding per collocarsi sul mercato, così anche il singolo può allenarsi a trovare la propria rotta. “Quando è chiaro nella testa dell’imprenditore il suo posizionamento competitivo, tutto il resto appare (…) facile da realizzare, logico”[6]. Un posizionamento strategico corretto porta più verosimilmente verso scelte operative e strategiche coerenti, e verso la comprensione della propria vocazione professionale.

2) Elaborazione

Nella fase centrale del percorso, si lavora con il Coach per l’emersione del potenziale, focalizzandosi nella definizione di un’idea progettuale in linea con le proprie passioni. Una volta definito il proprio posizionamento, si può stimolare infatti la mobilità dello studente/coachee, consapevolizzare le sue risorse, stimolando e rafforzando il senso di auto efficacia. È anche la fase più densa della formazione tecnica, in cui si apprendono la maggior parte delle competenze e si acquisiscono gli strumenti più importanti relativi alla progettazione.

3) Esecuzione

Si arriva, quindi, alla fase di esecuzione che rappresenta la messa in azione di quanto appreso sia a livello tecnico sia a livello di sviluppo personale. Così come il Piano d’Azione nella sessione di coaching, il Progetto rispecchia gli obiettivi e le attività scelti autonomamente dallo studente/coachee, che responsabilmente definisce anche le azioni per raggiungere i risultati attesi.

Questa fase prevede quindi la definizione della proposta progettuale, con annessa verifica e auto valutazione della coerenza tra obiettivi personali, professionali, vocazione individuata ed effettiva vicinanza con il progetto redatto. Lo scopo del Coach è l’accompagnamento dello studente verso la completa consapevolezza e responsabilità, affidandosi pienamente al meta potenziale C.A.R.E. del giovane studente/coachee.

 

Conclusione

Il percorso sintetizzato in questo scritto ha il vantaggio di essere replicabilee declinabile a moltissimi contesti. Nel caso specifico preso in esame, un tema centrale del programma di Rondine è quello della fiducia: la fiducia nella persona e nelle relazioni che la persona stessa costruisce è un elemento chiave del lavoro, ed è importante anche nei momenti più difficili e bui trovare la forza e la capacità di riformulare un problema, chiedere aiuto, collaborare per trovare strade alternative.

Quello che Rondine intende fare con questo programma di progettazione-vocazione personale e professionale, affiancando un percorso di coaching alla formazione tecnica, è partire dall’umano e lavorare per una leadership globale di pace, attraverso un viaggio ed un lavoro continuo sulle competenze, sulla vocazione, sull’interiorità e sulla capacità della persona di creare relazioni, trasmettere valori e generare cambiamento.

 

«Il lavoro dei propri sogni è più spesso creato che trovato. (…) Ma per poterlo creare bisogna conoscere bene se stessi»[7]

 

Valentina Pierucci
Formatrice & Coach Professionista
Arezzo
pietrucci.valentina@gmail.com

 

Note:

[1]www.rondine.org

[2]F. Vaccari, Metodo Rondine. Trasformazione creativa dei conflitti, Ed. Pazzini, 2018, Pag. 127

[3]A. Pannitti, F. Rossi, L’Essenza del coaching. Il metodo per scoprire le potenzialità e sviluppare l’eccellenza, Ed. FrancoAngeli/Trend, 2012, Pagg. 96-98

[4]A comparison of individuals with unanswered callings to those with no calling atall, Journal of Vocational Behaviour – Volume 91, December 2015, Pages 1-10 https://doi.org/10.1016/j.jvb.2015.08.008

[5]J. Kerr, Niente teste di cazzo. Lezioni di vita e di leadership dagli All Blacks, Ed. Mondadori, 2013, Pag. 79

[6]P. Ricotti, La riscossa competitiva delle PMI del territorio. Come sviluppare imprenditoria e benessere in sintonia con l’ambiente, la comunità, le forze locali e l’occupazione giovanile, Ed. FrancoAngeli, 2014, Pag. 76

[7]T. Clark, Business Model You: Il metodo in una pagina per reinventare la propria carriera, Hoepli, 2014, Pag. 85

 

 

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