Categoria: Da una convinzione può nascere una risorsa

Categoria: Da una convinzione può nascere una risorsa

Da una convinzione può nascere una risorsa

Un giorno camminando, vidi davanti a me diverse strade, ne scelsi una, un lungo sentiero, fiori colorati, prato verde, profumo di lavanda, mughetto. Lì incontrai le mie motivazioni, il mio desiderio di autorealizzazione, la mia resilienza, chiesi loro cosa fare per giungere al mio traguardo. Da lontano vidi arrivare una carrozza, la quale guardandola, capi che avendo scelto quella strada, già sapevo cosa era giusto fare per raggiungere il mio traguardo, lei mi avrebbe accompagnato. Da qui inizia la mia avventura nel coaching. Faccio una premessa, la passione e il desiderio di conoscere e rapportarmi con diverse figure professionali, tutto questo mi ha portato a decidere di iniziare questa avventura, del percorso di coaching. Ho riflettuto su cosa potessi scrivere inerente al coaching, le domande sono state tante, legate al mio percorso formativo e professionale, c’è stata una cosa che mi ha illuminato, o meglio una domanda. Margherita vuoi scrivere le conoscenze che hai acquisito e che continuerai ad acquisire (non si finisce mai d’imparare) o vuoi esprimere autenticamente quello che hai appreso e come vuoi riportarlo nella vita reale? Beh la mia risposta è stata, voglio portare nella mia cassetta degli attrezzi non solo strumenti, ma anche esperienza e confronti, ricevuti durante il mio percorso. Vi presento il coaching: Metodo di sviluppo che si basa su : relazione facilitante tra coach e coachee , sviluppo potenziale del coachee, individuazione obiettivi concreti, raggiunti grazie a piani d’azione determinati e scelti dal coachee. Utilizzato in ogni situazione nella quale vi sia la necessità di migliorare o cambiare, in diversi contesti, che possono riguardare la singola persona, gruppi o organizzazione. Fondamentale la comunicazione all’ interno della sessione di coaching, la quale dev’essere simmetrica nell’interazione, complementare nei ruoli, asimmetrica nel contesto, a dimostrazione che qualsiasi obiettivo è scelto e determinato dal coachee e il coach lo accompagna in questo percorso. Il coaching può contribuire ad allenare e utilizzare le capacità di pensare e agire del coachee, fuori dalle sue abitudini, dal suo pensiero statico, fermo, attraverso il processo creativo, dato dal pensiero laterale. Opportunità di staccarsi dalle modalità logiche e sequenziali che bloccano la nascita di una diversa soluzione, in psicologia definita insight, intuizione. (Wolfgang Kohler).

Tra i diversi autori definiti fondamentali alla nascita del coaching, voglio citare Timothy Gallway e John Withmore. Uomini che hanno operato nel settore sportivo e in quello imprenditoriale, ambiti in cui la motivazione e l’autodeterminazione, sono alla base per raggiungere i propri obiettivi. Gallway, sostiene che l’atleta esprime al meglio le sue performance riducendo al minimo gli ostacoli interni e sviluppando così fiducia nelle proprie capacità di apprendere, dall’esperienza diretta. Withmore, si chiese se fosse possibile applicare metodo di Gallway alle problematiche aziendali.  Il suo metodo “Grow”, mette al centro l’allenamento del potenziale della persona e non la limitazione delle interferenze. Ma la motivazione, basta solo quella? Le motivazioni possono essere diverse. Parlando di motivazione: estrinseca ed intrinseca, legata all’autodeterminazione, è bene chiarire secondo Eduard Reci e Richard Ryan, che gli esseri umani sono organismi attivi ed intrinsecamente orientati alla crescita personale. Impegnarsi in attività interessanti, volere esercitare le proprie capacità fanno parte dell’evoluzione adattiva dell’uomo. Per realizzare queste inclinazioni naturali in maniera ottimale, in un’ottica di motivazione intrinseca è necessario un ambiente supportivo, in grado di soddisfare i tre bisogni psicologi fondamentali. Competenza, relazionalità, autonomia. Ambiente troppo controllante o troppo protettivo, difensivo, impedisce il soddisfacimento di questi bisogni psicologici, non permettendo cosi il raggiungimento del benessere personale.  Il benessere personale, è fondamentale in qualsiasi contesto lavorativo in cui la persona vuole esprimere se stesso. Nel momento in cui svolgiamo qualsiasi attività, basata su un’aspettativa, la possibilità di rimanere delusi, non è legata al possibile insuccesso, ma alla mancanza di consapevolezza, delle proprie potenzialità che ognuno di noi ha. In questa prospettiva, la motivazione estrinseca è guidata da incentivi esterni, la motivazione intrinseca riguarda attività che le persone trovano di per sè interessanti e che promuovono la loro crescita. Più le persone sperimentano la soddisfazione dei bisogni psicologici fondamentali attraverso determinate attività, più saranno motivate ad applicarsi in tali compiti. La motivazione intrinseca tende a diminuire qualora le attività vengano retribuite al di la dei propri talenti inespressi. Ovvero la condizione ottimale per esprimere la motivazione intrinseca sull’autonomia e la competenza è la situazione informale, dove le persone si possono applicare liberamente ad attività che trovano interessanti e che forniscono loro elementi di novità e che rappresentano una sfida ottimale. Ad oggi conseguentemente alla situazione che stiamo affrontando (emergenza covid), tutte le categorie lavorative hanno subito un arresto economico ed esistenziale. La burocrazia ha creato a maggior ragione in questo periodo, ulteriori frustrazioni e difficoltà nel poter ripartire, nonostante le motivazioni e le necessità che gli imprenditori sottolineano ogni giorno. La situazione a noi tutti molto chiara, a parere mio non dovrebbe permette di ostacolare il raggiungimento dei propri desideri e affinchè diventino progetti e risultati concreti, l’unica differenza la fa l’agire. Qualsiasi cambiamento sia personale, professionale, necessita di un atto di responsabilità, che non sempre dipende dagli eventi, ma dalla nostra capacità di trasformare pensieri in azioni. (Anche le azioni devono essere accompagnate da una possibilità oggettiva, senza la quale ognuno di noi  non può colpevolizzarsi, ma rendersi “liberamente autentici”, che può modificare l ‘atteggiamento verso le difficoltà e i limiti che la vita ci mette di fronte) Il coaching, voglio definirlo come metodo dell’opportunità, per migliorare concretamente la propria vita, attraverso strategie da adottare, che permettano di raggiungere i propri risultati. Ho avuto piacere ad avvicinarmi concretamente a un percorso di coaching, a testimonianza che se non si sperimenta, è difficile nella vita cogliere le differenze che possono offrire le diverse figure professionali, dedite al superamento di momenti difficili o situazionali, o di natura psicologica. Il coaching ha come scopo, quello di offrire un’occasione all’individuo che porti un cambiamento grazie alle proprie potenzialità. Il coaching accompagna il coachee a diventare la persona che vuole diventare, creando le condizioni ottimali per l’apprendimento, sviluppo personale e professionale del coachee. Lo rende consapevole delle proprie potenzialità personali, quelle conosciute e quelle mai scoperte, la conoscenza di sé è fondamentale nel processo di cambiamento. Ed eccomi arrivata, dopo una breve descrizione del coaching al punto per me più entusiasmante, il coaching sperimentato nel mondo dello spettacolo ed il coaching nell’impresa.Contesti diversi, ma accomunati dalla passione e volontà di esprimere se stessi, autenticamente indirizzati da una motivazione intrinseca, come definita prima, che realizza il nostro sentire, attraverso la cura di sé. Cura di sé che attraverso il coaching, permette al coachee di essere consapevole delle proprie potenzialità, risorse. Ricordando che l’autenticità non è solo del coachee, ma anche dl coach, questo perché in assenza di una delle due, non possiamo arrivare ad un risultato efficace. Nella mia esperienza, darsi la possibilità di esprimere le proprie potenzialità, permette di andare verso una mobilità, un movimento. Dopo tale movimento, se facessimo non solo a un artista, ma anche al nostro imprenditore, citati prima, la domanda cos’è per te la felicità? Ognuno in modo diverso, attraverso la propria arte, con esperienze diverse, età diverse, la risposta è stata, mi sento vivo, mi sento coerente con me stesso, mi sento che finalmente ho dato un senso alla mia vita. Questo senso che si da alla vita, lo possiamo avere in tutti i contesti, per esperienza personale ve ne ho riportati due, quelli citati precedentemente. La psicologia positiva, in questo senso ci dice che abbiamo diversi tipi di felicità. La felicità che deriva da emozioni positive, da esperienze ottimali, da una vita piena di significato. Ognuna ci da un momento di felicità… un momento. Credo personalmente a sostegno della logoterapia di Victor Frankl, la volontà di ricercare un significato, di dare un senso alla propria vita, rappresenti la base di un profondo cambiamento. Dove per profondo cambiamento non intendo solo l’ambito psicologico, ambito del counseling o l’ambito del coaching. Questo perché come citato prima, ogni professione che sia nella relazione d’aiuto, o nell’accompagnare ad un cambiamento l’individuo, ognuno può arricchire questo percorso, senza alcuna chiusura di predominanza professionale.

Il coaching è azione, apertura all’ascolto nel qui ed ora, dove il coach allena il coachee ad esprimere ciò che appartiene ed è già presente in lui. Attraverso un percorso di esplorazione, elaborazione ed esecuzione, il coachee esprime in concreto ciò che è tenuto a riposo, e il coach lo segue nel suo allenamento, nel suo obbiettivo. Chiedersi se una situazione difficile può determinare il perdere la motivazione nel raggiungimento dei propri obiettivi, può essere un’opportunità. L’occasione che possiamo crearci, per uscire da uno stato di perenne sonno, è quello della resilienza, risorsa attraverso la quale possiamo aprire le porte delle nostre debolezze, sconfitte. Ricordiamoci che essere resilienti, non è e studiare il significato sui libri, ma aprire il nostro cuore e la nostra vita, ad un cambiamento consapevole, per fare ciò è importante ascoltare il nostro senso di consapevolezza e la nostra risorsa di resilienza sperimentata. Di fronte a tante situazioni di stress, possiamo scegliere come reagire o agire. Dico reagire o agire, perché nessuno di noi può essere immuni dal provare nella vita momenti di stress o difficoltà. Ma siamo responsabili e artefici di come vogliamo viverla. Abbiamo sempre una risorsa!!! Voglio concludere riportando una simpatica storia, è vero che di esempi ne possiamo avere tantissimi, ma in questo momento storico, ho voluto scegliere proprio questa. Il motivo? Perché gli attori di questa scena come in uno spettacolo, o come un imprenditore in piena difficoltà nella propria azienda, pensava di poter finire in un unico modo, e invece… da una convinzione può nascere una risorsa!!!

Un giorno l’asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscire. Il povero animale, disperato, continuò a ragliare sonoramente per ore. Il contadino era straziato dai lamenti dell’asino, voleva salvarlo e cercò in tutti i modi di tirarlo fuori, ma dopo inutili tentativi, si rassegnò e prese una decisione crudele. Poiché l’asino era ormai molto vecchio e non serviva più a nulla e poiché il pozzo era ormai secco e in qualche modo bisognava chiuderlo, chiese aiuto agli altri contadini del villaggio per ricoprire di terra il pozzo. Il povero asino imprigionato, al rumore delle palate e alle zolle di terra che gli piovevano dal cielo capì le intenzioni degli esseri umani e scoppiò in un pianto irrefrenabile. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l’asino rimase quieto. Passò del tempo, nessuno aveva il coraggio di guardare nel pozzo mentre continuavano a gettare la terra. Finalmente il contadino guardò nel pozzo e rimase sorpreso per quello che vide. Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l’asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e  salendoci sopra. Man mano che i contadini gettavano le zolle di terra, saliva sempre di più e si avvicinava al bordo del pozzo. Zolla dopo zolla, gradino dopo gradino l’asino riuscì ad uscire con un balzo e cominciò a trottare felice.

Questo breve elaborato, nel descrivere il coaching, mi ha dato la voglia di introdurre una simpatica storia, come esempio di resilienza, come atto di autoresponsabilità nelle nostre scelte. Lo definisco una cornice attraverso la quale, dare una risposta concreta a chi nell’iniziare questo percorso mi chiedeva spiegazioni, definizioni e motivazioni. Sono del parere che se non si sperimenta e ci si limita a uno studio teorico, o di chiusura all’ascolto, non si possono dare risposte autentiche. Nella propria autenticità possiamo trovare il nostro cambiamento.

 

 

 

 

 

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