Categoria: Dall’analisi transazionale al Coaching, passando per i fondamenti della Psicologia Umanistica

Categoria: Dall’analisi transazionale al Coaching, passando per i fondamenti della Psicologia Umanistica

Dall’analisi transazionale al Coaching, passando per i fondamenti della Psicologia Umanistica

Circa quindici anni fa mi sono avvicinata all’Analisi Transazionale ed in quel periodo ho avuto modo di leggere 3 libri di Eric Berne. Dopo un po’ di lavoro su me stessa mi sono accorta che la mia vita era notevolmente migliorata grazie proprio all’Analisi Transazionale. In questi mesi esplorando il coaching, ho riscoperto alcuni concetti di Berne che mi hanno nuovamente colpito e affascinato, così come mi attrae e coinvolge il coaching. Questo mi ha spinto a esaminare i punti di convergenza tra i due approcci.

 

Cenni sull’Analisi Transazionale di Eric Berne

L’Analisi Transazionale, un approccio terapeutico sviluppato dallo psicologo canadese Eric Berne negli anni ’50, si concentra sulla comprensione di sé e delle dinamiche relazionali. Eric Berne, interessato alla globalità della persona ed alla considerazione e valorizzazione delle capacità intuitive degli individui, riuscì, nelle sue teorie, a far collimare la cultura scientifica con quella umanistica.

L’Analisi Transazionale (chiamata A.T.) ha come concetto centrale la transazione, cioè gli scambi comunicativi tra persone, composti da uno stimolo e una risposta. Queste interazioni influenzano il modo in cui le persone si sentono e agiscono. L’obiettivo primario dell’Analisi Transazionale è facilitare il miglioramento della qualità della vita attraverso la consapevolezza dei propri processi mentali, emozionali e comportamentali, sia individualmente che nelle relazioni interpersonali. Questo include la comprensione del proprio stile comunicativo e delle strategie adottate per affrontare situazioni familiari e sociali.
Eric Berne, nel suo libro “What Do You Say After You Say Hello?” (“Cosa dici dopo aver detto ciao?”) pubblicato nel 1972, riprende ed approfondisce il concetto di “io sono ok, tu sei ok”, precedentemente introdotto da Thomas Harris. Uno dei principi filosofici su cui si basa l’A.T. è infatti l’okness (la persona nasce ok), che riassume l’espressione “io sono ok, tu sei ok”, ossia un concetto che descrive una posizione esistenziale positiva ed implica un’accettazione reale e profonda di sé e degli altri, un atteggiamento sano che applica la vera assenza di giudizio.

Secondo Eric Berne, ogni individuo viene al mondo “principe o principessa” ossia OK con tutte le potenzialità necessarie, tuttavia, a volte non sfrutta appieno le proprie capacità. Inoltre, sono le transazioni (scambi comunicativi) con gli altri individui e la conseguente percezione che ognuno di noi ne ricava, a determinare gli schemi comportamentali. Per comprendere il funzionamento individuale e le dinamiche relazionali Berne identifica i tre “Stati dell’Io”: il Bambino, l’Adulto e il Genitore.

L’Analisi Transazionale considera le “transazioni” che avvengono tra gli Stati dell’Io di due o più persone come uno degli elementi chiave per comprendere le dinamiche interpersonali, in alcuni casi le transazioni comunicative possono dare luogo a dinamiche note come “giochi psicologici”, i quali sono schemi di comportamento inconsci adottati dalle persone nelle interazioni sociali. Questi schemi comportamentali possono manifestarsi attraverso scambi comunicativi, spesso sottili e ricorrenti, che seguono uno schema predefinito e ripetitivo. Berne definisce questi schemi come “giochi” perché spesso comportano una dinamica di vincitori e perdenti, con conseguenze negative per entrambe le parti coinvolte. L’A.T. di Berne si concentra sulla comprensione e sulla trasformazione di questi giochi psicologici al fine di promuovere un cambiamento positivo nel comportamento e di conseguenza nelle relazioni interpersonali. Secondo Berne le transazioni tra i vari stati dell’io tra più persone sono anche il riflesso delle interazioni interne dei vari stati dell’io del singolo individuo, evidenziando gli aspetti più profondi della personalità. In pratica, non solo nella comunicazione con gli altri ma anche nei nostri dialoghi interni, possiamo individuare uno o più Stati dell’io che dialogano fra loro. Con un po’ di allenamento è possibile raggiungere una buona consapevolezza rispetto allo Stato dell’Io in cui ci si trova, e possiamo decidere attivamente quale Stato dell’Io usare, evitando di ricadere in schemi comunicativi disfunzionali, appartenenti al passato e che ostacolano la crescita interna e la buona comunicazione con l’altro.

 

La Psicologia Umanistica di Abraham Maslow e Carl Rogers

L’Analisi Transazionale (A.T.) è considerata parte della corrente di pensiero della psicologia umanistica. Sebbene l’A.T. abbia le sue radici in diversi campi, inclusa la psicoanalisi di Freud, Eric Berne ha poi sviluppato questa teoria con un’enfasi particolare sul potenziale umano, l’autorealizzazione e il benessere psicologico (caratteristiche della psicologia umanistica).

Siamo alla fine degli anni 50 e la psicologia umanistico-esistenziale mette l’individuo al centro del suo mondo, riconoscendogli potenzialità di autodeterminazione, di crescita e di trasformazione ben più forte di qualsiasi condizionamento esterno. Tra i fondatori della psicologia umanistica troviamo, Abraham Maslow e Carl Rogers, che con le loro teorie sul potenziale umano e sull’autorealizzazione hanno costituito le fondamenta per lo sviluppo di nuovi metodi, tra cui proprio il coaching, volti a supportare la persona verso il conseguimento dei propri obiettivi e un maggiore equilibrio psicofisico. E come vedremo più avanti queste filosofie di pensiero hanno diversi punti in comune con l’A.T.

Carl Rogers, con la pubblicazione del suo libro “La terapia centrata sul cliente”, fu il primo psicologo a definire il paziente “cliente” ed a considerare l’individuo in divenire. Secondo Rogers, ognuno possiede un proprio valore e una determinata capacità di perseguire specifici scopi o risultati. Secondo Rogers le persone sane sono aperte mentalmente verso nuove esperienze, vivono liberamente ogni momento e sono in grado di ascoltare sia se stessi che gli altri perseguendo i propri obiettivi o bisogni. Rogers credeva nell’innata tendenza delle persone verso la “realizzazione del proprio potenziale”, da lui definita l’auto-attualizzazione.

Abraham Maslow si occupa dell’individuo “sano”, ossia colui che giunge alla propria “autorealizzazione”, al pieno sviluppo delle proprie potenzialità, colui che diventa ciò che è e non un semplice “adattato”. Come Rogers, anche Abraham Maslow sostiene che l’individuo possiede un ampio potenziale intrinsecamente positivo orientato verso la crescita personale e il completo sviluppo individuale.

Secondo Maslow l’individuo sente il bisogno di crescita (autorealizzazione) che emerge quando i bisogni di natura primaria sono stati soddisfatti. Maslow per spiegare le sue teorie utilizza la Gerarchia dei Bisogni che rappresenta in una struttura a forma di piramide.

Le necessità umane sono organizzate gerarchicamente, partendo dalle necessità di base come cibo e riparo fino alle necessità di autorealizzazione. La piramide comprende cinque livelli: bisogni fisiologici, bisogni di sicurezza, bisogni di appartenenza e amore, bisogni di stima, e bisogni di autorealizzazione. Tutte le persone tendono a rispondere a tutti i loro bisogni ma non si può passare dai livelli più bassi a quelli più alti se non si sono prima esauditi i bisogni presenti nei livelli più bassi, ossia quelli primari (cibo, sicurezza, riparo…).

Maslow sostiene anche che le attitudini o bisogni dell’individuo smettono di farsi sentire quando vengono utilizzati in maniera sufficiente, in altre parole l’individuo sperimenta una sensazione di soddisfazione e tranquillità, in cui le tensioni e i conflitti interni tendono a diminuire, quando riesce ad esprimere e ad utilizzare appieno le proprie abilità e talenti, raggiungendo uno stato di autorealizzazione.

Concludo questa parte citando le parole di Maslow che personalmente ho trovato particolarmente chiare e illuminanti: “Le persone intelligenti dovranno usare la propria intelligenza, le persone dotate di occhi dovranno impiegarli, le persone dotate di capacità di amare avranno l’impulso di amare e la necessità di amare per sentirsi sane. Le attitudini pretendono di essere sfruttate e cessano di protestare soltanto quando vengono adoperate in misura sufficiente. Vale a dire, le capacità sono bisogni, e pertanto sono pure valori intrinseci.”

 

Concetti in comune tra l’Analisi Transazionale e la psicologia umanistica

La psicologia umanistica di Maslow e Rogers e l’A.T. di Berne hanno, a mio avviso, in comune alcuni concetti:

Focus sul benessere e sullo sviluppo individuale con incoraggiamento all’autorealizzazione:
Entrambe le prospettive si concentrano sul benessere psicologico e sulla crescita personale degli individui, promuovendo l’autorealizzazione e lo sviluppo del potenziale. L’approccio di entrambe attribuisce importanza all’esperienza soggettiva.

Ruolo delle relazioni interpersonali:
Entrambi i modelli riconoscono l’importanza delle relazioni interpersonali nel determinare il benessere psicologico e la crescita personale. E Berne ne fa la base dei suoi studi considerando le “transazioni” (ossia gli scambi e le comunicazioni) sia tra individui sia con sé stessi.

 

Conclusioni e punti di convergenza tra l’A.T. e il Coaching

Nonostante le fondamentali differenze appena illustrate, il coaching e l’Analisi Transazionale hanno, secondo me, diversi punti di convergenza che riassumo qui di seguito:
Cambiamento: entrambi gli approcci sono focalizzati sul cambiamento e lo sviluppo personale dell’individuo.

Consapevolezza: Entrambi gli approcci mettono l’accento sull’importanza della consapevolezza di sé, dei propri modelli di pensiero, emozioni, comportamenti e delle dinamiche interpersonali. L’analisi transazionale utilizza concetti come i tre stati dell’io per comprendere e analizzare le dinamiche interne, mentre il coaching può utilizzare strumenti, tecniche di work-in, domande per aumentare la consapevolezza e facilitare il cambiamento.

Potenzialità: entrambi gli approcci puntano allo sviluppo delle potenzialità dell’individuo. Eric Berne sostiene che ognuno di noi ha la capacità di sviluppare e utilizzare un “Io adulto”, che rappresenta un modo di pensare e agire razionale e autonomo. Questo “Io adulto” ha il potenziale per comprendere, analizzare e risolvere le sfide della vita in modo efficace, senza essere influenzato da condizionamenti passati o da emozioni irrazionali ed ha altresì la capacità di riconoscere in quale stato dell’io si trova in un momento specifico. Oggi il coach supporta il cliente, all’interno della relazione facilitante, a sviluppare le proprie potenzialità, punti di forza ecc.
L’importanza della relazione facilitante e NON Giudicante: Sia nell’A.T. che nel coaching, la relazione tra il professionista e il cliente o lo psicoterapeuta/psicologo e il paziente è fondamentale e paritaria. E. Berne sosteneva l’idea che la relazione professionista/paziente è un accordo tra persone adulte che hanno una responsabilità congiunta nel lavorare per raggiungere gli obiettivi definiti; mentre nel coaching troviamo il “Patto di Coaching” nell’incontro preliminare all’inizio del percorso. Inoltre, sia il concetto “io sono OK, tu sei OK” dell’A.T., sia l’approccio non giudicante del coaching condividono un’attitudine di accettazione verso il cliente o il paziente in quanto individuo unico e irripetibile. Sia nel rapporto coach e coachee sia in quello paziente e psicoterapeuta (che esercita l’A.T.) c’è chiarezza sui due differenti ruoli e sulla relazione alla pari dove il professionista è OK e il cliente/paziente è OK.

Entrambi gli approcci si basano su una relazione di fiducia, empatia e sostegno. Il coach deve offrire al cliente accoglienza, ascolto, autenticità e alleanza: le 4 A della relazione facilitante.

 

Concludo con un esempio pratico: molto spesso, nei racconti dei coachee che descrivono un problema relazionale con il capo ufficio, i colleghi o i familiari ecc. ritroviamo le dinamiche delle comunicazioni che avvengono tra due persone che non stanno entrambe utilizzando una transazione complementare o parallela ma stanno attivando una transazione incrociata. La transazione parallela o complementare avviene quanto lo stato dell’Io che risponde è lo stato dell’Io a cui era diretta la comunicazione, (esempio: adulto-adulto e risposta adulto-adulto o genitore-bambino e risposta bambino-genitore dall’A.T. di Berne); mentre nelle comunicazioni difficili i due soggetti si stanno relazionando attivando transazioni incrociate negative ossia quelle dove uno stato dell’io di una persona interagisce con uno stato dell’io diverso di un’altra persona in modo inaspettato o non appropriato per la situazione. Ad esempio, se lo stato dell’io genitore di una persona interagisce con lo stato dell’io bambino di un’altra persona in modo critico o punitivo, può causare conflitti e malessere. (vedere figura 1 e 2)

Anche se coach e coachee non conoscono la teoria degli stati dell’io di Berne, le transazioni/comunicazioni raccontate da un coachee possono essere riviste dal coachee stesso, in modo costruttivo, nel momento in cui viene stimolato dal coach, con opportune domande e talvolta esercizi di work-in, a valutare se la comunicazione con l’altro poteva avvenire in modo differente.

 

 

Esempio preso dal libro “A che gioco giochiamo” di E. Berne

Figura 1 > Transazione complementare o parallela:

Adulto dell’individuo 1: “Sai dove sono i miei gemelli?”
Risponde Adulto dell’individuo 2: “Sul tavolo.“

 

 

Figura 2 > Transazione incrociata:

Adulto dell’individuo 1: “Sai dove sono i miei gemelli?”
Bambino dell’individuo 2 che risponde al genitore dell’individuo 1: “Te la prendi sempre con me!”

 

 

 

Olga Calenti

Consulente di Marketing e Comunicazione | Professional Coach
Lombardia
olgacalenti.coaching@gmail.com

 

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