Categoria: Essere prima di fare

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Essere prima di fare

Introduzione

13 anni fa è cominciato il mio viaggio in territori diversi da quelli conosciuti attraverso il percorso di studi e le esperienze lavorative. Sono partita dal Problem Solving e Comunicazione Strategica e da qualche anno navigo nell’immensità del Coaching.

Inizialmente pensavo che questo viaggio mi portasse al Fare, grazie all’acquisizione di competenze e tecniche.
Oggi, sempre più, sono consapevole che il viaggio che sto facendo è una meravigliosa scoperta nella dimensione dell’Essere: essere come persona, come moglie, come figlia, come sorella, come amica, come professionista, come collega, come capo, come collaboratore e come coach, la dimensione che voglio esplorare in questo elaborato.

Mi preme evidenziare che quanto scriverò è frutto degli insegnamenti di chi mi ha accompagnato fin qui, ma anche del mio punto di vista e del mio sentire.

 

“Essere” per ICF e per me

In qualità di Coach ICF non posso non partire dalla seconda competenza di ICF (“Esprime il Coaching mindset”).
In questo tratto ICF parla di mentalità aperta, curiosa, flessibile e centrata sul cliente; richiama la pratica riflessiva, la consapevolezza, la gestione delle proprie emozioni, la preparazione mentale ed emotiva alle sessioni.
Tutti aspetti che, se da un lato sono favoriti da una naturale attitudine, dall’altro richiedono un profondo lavoro su sé stessi.

Essere Coach significa anche trasformarsi e trasformare; coltivare il nuovo, il non conosciuto, spezzare la routine; saper accogliere e saper lasciar andare; abbracciare, osservare, comprendere, risolvere le imperfezioni ma anche perdonarsi e perdonare.

Un santo? No, una persona che persegue la via dell’Equilibrio, vive il presente attraverso la via della consapevolezza, trova dei momenti di vuoto, allena il discernimento e il silenzio interiore, fino a coltivare il Non-Giudizio. E sono proprio questi elementi sui quali vorrei soffermarmi perché in quest’area ricade una delle responsabilità che sento forte come coach, ovvero offrirmi al mio cliente in una modalità equilibrata, neutrale, presente, in totale ascolto, centrata.

Il lavoro che sto facendo personalmente, ancora in corso e chissà quando finirà e se finirà, verte proprio sull’acquisizione di quel livello di centratura necessario, sia quando sono davanti al Coachee che nella vita di tutti i giorni, per guardare alle cose nella loro essenza e con una consapevolezza tale che mi permette di essere neutrale e di mettere l’altro al centro.

 

Cosa ho fatto e scoperto fino ad ora? Il valore della Consapevolezza

Anni fa ho scoperto la Mindfulness e il potere che ha su di me nel farmi “ascoltare il silenzio”.

Quando ascoltiamo il silenzio, tutto si amplifica: ogni nostro senso ci offre l’opportunità di scoprire una sua nuova dimensione.
La vista vede dettagli e forme nuove; l’udito percepisce le distanze dei suoni e una loro diversa profondità; il tatto si perde in ogni minuscolo dettaglio; il gusto sente anche le note più delicate e si abbandona alle diverse consistenze; l’olfatto percepisce anche il più minimo stimolo.

La Mindfulness ti porta nel Qui e Ora, in modo intenzionale e non giudicante, con una Consapevolezza che, come scrive Jon Kabat-Zinn in Riprendere i Sensi (2005), “…ci protegge dalle conseguenze dell’abitudine a reagire emotivamente, a lasciarci distrarre, a farci del male senza saperlo; …Se applichiamo la consapevolezza… ci limitiamo a dimorare in pace nella conoscenza di ciò che viene visto, udito, annusato, gustato, percepito con il tatto oppure pensato, che sia piacevole, spiacevole o neutro.”

Per sviluppare questa capacità è necessario un allenamento mentale: proprio come alleniamo i muscoli del nostro corpo facendo sport, possiamo allenare i “muscoli” della nostra mente.

Shirzad Chamine, ex Presidente di CTI (una delle più grandi scuole di formazione di Coaching) e Fondatore e CEO di Positive Intelligence, parla di Mental Fitness, ovvero della capacità di rispondere alle sfide della vita con un mindset positivo.

L’approccio di Mental Fitness di Positive Intelligence si basa su fondamenti scientifici che derivano dalle Neuroscienze, dalla Psicologia Positiva, dalla Psicologia Cognitiva Comportamentale e dalla Scienza delle Performance.

Ma quali sono gli elementi di queste 4 aree che sono essenziali per il Mental Fitness?

  • Dalle Neuroscienze, la neuroplasticità del nostro sistema nervoso, ovvero la sua capacità di adattare la propria struttura in risposta a una varietà di fattori e di stimoli interni o esterni. Il cervello è come un muscolo e possiamo allenarlo per accrescere i circuiti neuronali.

 

  • Dalla Psicologia Positiva, la necessità di allenare la propria mente ad attivare quella parte del cervello dove risiedono le emozioni positive (empatia, gratitudine, curiosità, creatività, in stretto contatto con i nostri valori, con una visione chiara e focalizzata, …) per avere un mindset positivo e, non ultimo, risultati più performanti.
  • Dalla Psicologia Cognitiva Comportamentale, il fatto che esiste una forte relazione tra emozioni, pensieri e comportamenti e la nostra mente tende a adottare degli schemi automatici per interpretare gli eventi, utilizzando strutture cognitive talvolta disfunzionali e credenze limitanti. Riconoscere questi automatismi, quando sono in atto, e modificare l’errata interpretazione permette di ricostruire la risposta del nostro cervello.

L’approccio di S. Chamine semplifica questo lavoro individuando 10 modalità con cui interpretiamo in maniera sbagliata (i 10 Sabotatori), offrendo strumenti per modificare questo automatismo e generarne uno funzionale.

  • Dalla Scienza delle Performance, ispirazioni dall’Intelligenza Emotiva, ovvero la capacità di riconoscere i propri sentimenti e quelli degli altri, di motivare sé stessi e di gestire positivamente le proprie emozioni, tanto interiormente, quanto nelle relazioni sociali (Goleman); rimandi alla Scienza delle performance nello sport, quali le tecniche per costruire un sistema percettivo reattivo nuovo, per portare l’atleta nel «Flow/Flusso», nella «Zone/Zona».

I “muscoli” cui fa riferimento il Mental Fitness sono 3:

1. Il “muscolo” che ci aiuta ad intercettare i nostri Sabotatori à 10 Sabotatori
2. Il “muscolo” che ci permette di mettere in atto le nostre Risorse: il Saggio à 5 Risorse
3. Il “muscolo” della Consapevolezza e della Padronanza di Sé

Vediamoli brevemente insieme:

1. I Sabotatori sono dei “nemici interni”, un insieme di schemi mentali automatici che lavorano contro il nostro interesse. Ognuno di noi sviluppa Sabotatori nella prima infanzia per sopravvivere alle minacce percepite della vita, sia fisiche che emotive. Quando diventiamo adulti, questi Sabotatori non sono più necessari, ma sono diventati abitanti invisibili delle nostre menti. Spesso non sappiamo nemmeno che esistono. Non solo, ci raccontano delle bugie per giustificare la loro presenza.
I Sabotatori sono universali – abbracciano culture, generi e gruppi di età diversi – perché sono collegati alle funzioni del cervello focalizzate sulla sopravvivenza. Positive Intelligence ne ha individuati dieci che di fatto racchiudono tutte le modalità di auto sabotaggio che abbiamo:

  • Il Giudice: padre di tutti i Sabotatori, è alla costante ricerca di errori e difetti in noi, negli altri, nelle circostanze. Genera rabbia, stress, ansia, senso di colpa, vergogna. Ci dice che senza di lui saremmo pigri e non raggiungeremmo i risultati.
  • Il Fuggitivo: evita i conflitti e le situazioni spiacevoli e difficili, fa fatica a dire no, dice sì anche a cose non desiderate, evita il confronto diretto, tende a procrastinare compiti non piacevoli. Genera ansia, timore di perdere un senso apparente di pace, sopprime rabbia e risentimento. Ci dice che si è delle brave persone se si evitano i conflitti, se si agisce da pacificatori, se si è flessibili e non si urtano i sentimenti altrui.
  • Il Controllore: ha bisogno di controllare e di farsi carico delle situazioni, spinge le persone oltre la propria zona di comfort. Genera ansia quando le cose non vanno secondo il suo desiderio, rabbia quando gli altri non lo seguono, impazienza con i sentimenti e gli stili diversi degli altri. Ci dice che senza di lui le cose non verrebbero fatte, è indispensabile spingere le persone verso la meta.
  • L’Iper-Sfidante: alla continua ricerca di risultati per il rispetto di sé, fortemente focalizzato sul successo esterno, tanto da sviluppare un approccio al lavoro maniacale, perdendo il contatto con bisogni emotivi e relazionali più profondi, attento alla sua immagine verso l’esterno. Genera bulimia da risultato, bisogno del successo, timore rispetto all’intimità e alla vulnerabilità, distacco dagli altri, che potrebbero cogliere aspetti che vuole celare. Ci dice che le emozioni ci distraggono dall’ottenere risultati, l’unica cosa che conta nella vita.
  • Iper-Razionale: favorisce una mente intensa e attiva, è riservato, può sembrare intellettualmente arrogante, ama osservare le situazioni dalla giusta distanza, ha una forte propensione al dibattito, ritiene le emozioni una perdita di tempo. Genera frustrazione di fronte ai lati emotivi degli altri, ansia che gli altri gli facciano perdere tempo, energia e risorse. Ci dice cha la mente razionale è la cosa più importante e va difesa dalle emozioni al fine di raggiungere l’obiettivo.
  • Iper-Attento: è preoccupato per tutti i pericoli della vita e ha una forte attenzione verso tutto ciò che può andare storto per sé e per gli altri, è molto sensibile rispetto ai segnali di pericolo, cerca rassicurazione nelle procedure, nelle regole e nelle istituzioni. Genera scetticismo e ansia. Ci dice che la vita è piena di pericoli. Se non se ne occupa lui, chi lo farà?
  • Compiacente: ha un forte bisogno di accettazione e affetto degli altri e cerca di guadagnarselo aiutando, compiacendo, adulando altre persone. Perde di vista i propri bisogni, provando risentimento per questo. Non è in grado di esprimere i propri bisogni apertamente: lo fa indirettamente facendo sentire le persone obbligate a ricambiare. Genera timore di sembrare egoista e di allontanare gli altri. Ci dice di essere un altruista e che il mondo sarebbe un posto migliore se tutti agissero come lui.
  • Iper-Attivo: sempre alla ricerca di nuovi stimoli, passa da un’attività all’altra con frenesia. È raramente soddisfatto dall’attività corrente, si distrae facilmente. Genera impazienza, irrequietezza, timore di perdere opportunità. Ci dice che la vita è troppo breve e va vissuta intensamente.
  • Perfezionista: ha bisogno di ordine e organizzazione, è puntuale e metodico, altamente critico verso sé stesso e gli altri, ha un forte bisogno di autocontrollo, tende e sostituirsi agli altri per raggiungere l’obiettivo. Genera frustrazione e delusione verso sé stessi e gli altri quando non all’altezza di standard elevati, ansia che gli altri rovinino il risultato ottenuto. Ci dice che spetta a lui sistemare qualsiasi situazione sbagliata incontri perché il perfezionismo è positivo e fa stare bene.
  • Vittima: con un’attenzione estrema verso i sentimenti interni, ha uno stile emotivo che mira ad attirare l’affetto e l’attenzione degli altri, è inconsciamente attaccato alle difficoltà. Genera senso di solitudine e abbandono, malinconia, invidia. Ci dice che agendo così ottiene un po’ dell’amore e dell’attenzione che merita.

I Sabotatori generano pensieri negativi che alimentano il Dialogo Interiore e contribuiscono al malessere emotivo. Questa emozione, protratta nel tempo, è dannosa. Migliorare la nostra capacità di prestare attenzione ai nostri pensieri e intercettare i Sabotatori ci permette di guardare alla situazione in modo chiaro e rispondere con empatia, curiosità, creatività e con un agire focalizzato. Riconoscerli è il primo passo per indebolirli.

2. Il Saggio è la parte più profonda di noi, che riesce a resistere ai Sabotatori. La prospettiva del Saggio è che ogni risultato o circostanza possono essere convertiti in un dono o un’opportunità. Per dare vita a questa prospettiva, ciascuno di noi ha dentro di sé delle risorse che, se ben allenate, possono venire in aiuto. Le risorse individuate alle quali attingere sono cinque:

  • Esplorare: guardare alle cose con grande curiosità e mente aperta, proprio come farebbe un bambino. Questa risorsa è utile quando serve comprendere più profondamente come funziona un problema o una situazione prima di giungere a conclusioni affrettate. Cosa altro posso scoprire?
  • Empatia: entrare in empatia con sé stessi e con gli altri e portare compassione e comprensione in ogni situazione. È utile quando la riserva emotiva si sta esaurendo, quando la persona ha bisogno di ricaricarsi prima di passare all’azione.
  • Innovare: creare nuove prospettive e soluzioni fuori dagli schemi. È utile quando il vecchio modo di affrontare una situazione, o i modi più ovvi di affrontarla, non sono sufficienti.
  • Navigare: scegliere un percorso che si allinei meglio ai propri valori e alla propria missione più profondi. È utile quando ci troviamo di fronte ad un bivio e l’unico modo per scegliere una strada sostenibile è allinearsi con i propri valori, scopi o significati.
  • Agire: attivarsi e intraprendere azioni decisive senza il disagio, le interferenze o le distrazioni dei Sabotatori. È utile quando è chiara la strada da percorrere e non resta che passare all’azione, senza la procrastinazione, la distrazione o l’interferenza causata dai Sabotatori.

3. La Consapevolezza e la Padronanza di Sé ci aiutano ad evitare il pattern abituale (Sabotatore) e aprono la via della scelta (Saggio). Grazie alla neuroplasticità del nostro cervello possiamo allenare questo “muscolo”. Spostare la nostra attenzione su una parte del nostro corpo o attivare uno dei cinque sensi, significa riportarci nel Qui e Ora, la dimensione dell’equilibrio e della neutralità.

Come Coach sento forte la responsabilità di essere centrata, neutrale, equilibrata e presente, per essere non-giudicante, porre al centro il cliente e il suo sentire.
Solo in questo stato posso accedere alle mie risorse e metterle a sua completa disposizione.

Come persona, negli altri ruoli della mia vita, sento il bisogno e la sfida di cogliere il meglio dalle persone, dalle situazioni e da me stessa.

Capire come funziono, avere la capacità di scegliere e migliorare, ridurre i tempi per essere presente a me stessa, fanno parte di quell’Essere prima del Fare e per me è prima di tutto un dovere ma anche una scelta appassionante.

 

 

Monica Nali

Trade Marketing Manager | Professional Coach | Kaizen Coach
Ponte San Nicolò (Padova)
nalimonica@gmail.com

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