Categoria: Eudaimonia e Ikigai

Categoria: Eudaimonia e Ikigai

Eudaimonia e Ikigai

 

La felicità non è fare tutto ciò che si vuole, ma volere tutto ciò che si fa

(Friedrich Nietzsche)

 

 

Ho iniziato questo percorso di conoscenza del Coaching con grande interesse e curiosità verso un metodo che si prefigge, “all’interno di una relazione facilitante, lo sviluppo del potenziale del cliente, l’individuazione di obiettivi concreti conseguiti attraverso piani d’azione autodeterminati” (A. Pannitti, F. Rossi).

Ognuno di noi si è trovato almeno una volta nella vita in una situazione di “stallo”, di insofferenza verso una situazione in cui si ha l’impressione di vivere una vita secondo un copione preordinato, avendo perso di vista il nostro Essere più autentico.

In questa crisi di autogoverno sentiamo il bisogno di migliorare se non addirittura di cambiare qualcosa del nostro contesto, per trasformare la nostra vita nell’ottica di una continua crescita personale che porti, attraverso un esercizio costante e quotidiano di azioni concrete, alla consapevolezza della verità che è dentro di noi.

L’intento e lo scopo di un intervento di Coaching, alla luce di una crisi di autogoverno, risiedono nel favorire lo sviluppo del potenziale, nel trasformare il potenziale in risorsa affinché il coachee acquisisca consapevolezza delle proprie potenzialità, si assuma le proprie responsabilità nel realizzare i risultati attesi e sia in grado di operare scelte autodeterminate che siano espressione autentica del suo Essere, ossia che la motivazione che lo spinge ad agire sia intrinseca. Un percorso di Coaching mira a rendere il cliente autonomo e in grado di accettare la propria unicità come base di benessere e felicità.

Ed è proprio identificare come scopo non l’obiettivo in sé, ma la mobilità del coachee ovvero la sua realizzazione personale indirizzata al benessere e alla cura di sé, che rende il Coaching Evolutivo portatore di innovazione ed allo stesso tempo di continuum con i fondamenti filosofici greci.

 

Il metodo ideato da Alessandro Pannitti e da Franco Rossi fa leva su 4 Meta-potenzialità proprie dell’essere umano:

  • Consapevolezza
  • Autodeterminazione
  • Responsabilità
  • Eudaimonia

 

Tutto chiaro, se non l’ultimo elemento che mi ha fatto intravedere una direzione per me inaspettata all’interno di un processo di Coaching: eudaimonia.

Sino a questo momento avevo legato l’intervento di Coaching a finalità “concrete” di miglioramento prestazionale, relazionale e personale, una sorta di accompagnamento alla scoperta e all’allenamento del potenziale di una persona con un’accezione più funzionale e meno legata alla parte più intima e profonda dell’essere umano.

Ecco la scoperta fulminante: il Coaching  è un processo che porta a riallineare ciò che si fa a ciò che si è attraverso la realizzazione del potenziale della persona nella sua vera natura nel rispetto dell’unicum di ognuno di noi, cercando di mettere insieme

ESSERE – SAPERE – FARE

 

Ma quale è il significato della parola eudaimonia?

EUDAIMONIA = EU (buona) realizzazione del nostro “DAIMON”

E cosa si intende per “daimon”? Potremmo definirlo il nostro spirito guida, un compagno di viaggio, parte essenziale della nostra personalità, di cui a volte non siamo consapevoli, che per lunghi periodi può restare segreto, essere ignorato o sottovalutato, ma che prima o poi saprà farsi valere. Il daimon è la chiave per scoprire la vocazione che è in noi da sempre. E’ una voce che si rivela ed è capace di traghettare il nostro potenziale verso la consapevolezza.

In altre parole “Diventa ciò che sei”.

Le nostre potenzialità sono allo stesso tempo valori intrinseci e bisogni che “pretendono di essere sfruttati e cessano di protestare soltanto quando vengono adoperati in misura sufficiente “ (A. Maslow)

Quando una persona trova la sua vera vocazione (daimon) tutto il proprio essere è pienamente motivato a metterla in atto, nonostante gli ostacoli o le situazioni negative che la vita riserva.

E’ proprio in questo contesto che si inserisce l’intervento di Coaching con il suo processo di piani d’azione che, parallelamente alla riflessione e alla mobilità, favoriscono cambiamenti attraverso la pratica quotidiana di alcuni principi fondamentali relativi alla cura di se.

 

Ikigai – I生き甲斐

 

Il concetto di Ikigai racchiude vari significati giacché ciascun carattere della lingua giapponese ha connotazioni complesse, ma potremmo semplificare leggermente in questo modo: iki si potrebbe tradurre con “vivere” e gai con parole come “ragion d’essere”, “senso”, “scopo”, “obiettivo”.

Chi ha preso coscienza del proprio Ikigai è una persona entusiasta, motivata, dotata di una grande forza d’animo e di un’eccezionale resilienza. Non ha bisogno di domandarsi quale sia il proprio scopo, lo sa e basta, inoltre  prova un sentimento di amore per la vita e appagamento interiore, guarda al mondo con otti­mismo e si sente carico di energia.

Il concetto di Ikigai, però, non indica soltanto il senso di pienezza e appagamento che prova chi conosce il significato della propria esi­stenza, ma si riferisce anche ad attività̀ concrete, situazioni di vita vis­suta, rapporti con gli altri, atteggiamenti interiori, desideri o traguardi personali e molto altro. Semplificando, si potrebbe affermare che il nostro personale Ikigai si articola in quattro grandi aree tematiche:

  • Quel che amiamo fare.
  • I nostri punti di forza o le nostre capacità.
  • Ciò di cui il mondo ha bisogno.
  • Le cose per le quali veniamo remunerati o potremmo esserlo.

 

 

Come possiamo vedere nello schema qui sopra, in realtà per trovare il proprio Ikigai è necessario incrociare le seguenti aree:

 

  • passione – ciò che ti piace ed in cui sei bravo
  • missione – ciò che ami e di cui il mondo ha bisogno
  • professione – ciò per cui le persone ti pagano ed in cui sei bravo
  • vocazione – ciò di cui il mondo ha bisogno e per cui puoi essere pagato

 

L’Ikigai è qualcosa che tutti possediamo. È come un tesoro prezioso nascosto nelle profondità̀ di ciascu­no di noi, anche se alcuni non l’hanno ancora trovato. A volte partire alla ricerca di questo tesoro è un’impresa faticosa e difficile, ma ne vale la pena, perché́ è importantissimo prenderne coscienza e sforzarsi di tradurlo in un’esistenza vissuta.

Nella maggior parte dei casi, è l’istinto a spingere gli esseri umani alla ricerca di senso. Dal momento che siamo tutti diversi, e che ciascuno di noi è un mondo a se stante, quella ricerca ha sempre un risvolto personale. Le cose che alcuni trovano congeniali e appaganti possono apparire prive di senso agli occhi di altri.

Il nostro Ikigai, una volta scoperto, funziona come una bussola che ci indirizza verso le cose per le quali proviamo un entusiasmo since­ro, quelle che rispondono davvero ai bisogni della nostra interiorità̀ e che rispecchiano le nostre convinzioni più̀ intime. Per questo motivo, quando si parte alla ricerca del senso della propria esistenza, è fon­damentale fare breccia negli strati sovrapposti di idee e opinioni che abbiamo ereditato dagli altri, smascherare tutti gli obiettivi e le proie­zioni che non ci rappresentano davvero. Quante volte ci sforziamo inconsapevolmente di dimostrarci all’altezza delle aspettative altrui, correndo il rischio di perdere di vista i nostri desideri e traguardi.

Héctor Garcia e Francesc Miralles, autori del libro “ Il Metodo Ikigai” (2018) legano tra di loro i concetti di Ikigai e di flow.

Si può dire che il flusso si verifica quando si fa costantemente qualcosa che si ama e in cui si è bravi, con il possibile vantaggio aggiunto di portare valore alla vita degli altri. Infatti, l’Ikigai in genere non si riferisce solo al proprio scopo personale e alla propria realizzazione nella vita, ma considera anche gli altri o la società in generale.

 

La psicologa giapponese Michiko Kumano (2017) ha affermato che l’Ikigai è uno stato di benessere che nasce dalla devozione alle attività di cui si gode, che porta anche un senso di appagamento. Per questo motivo allinea l’Ikigai con l’eudaimonia ,  l’antico senso greco di una vita ben vissuta, che conduce alla forma di felicità più alta e duratura.

 

In definitiva, l’Ikigai è al tempo stesso qualcosa che appassiona, in cui si è anche bravi, di cui il mondo ha bisogno e per il quale qualcuno sarebbe disposto a pagare.

Incredibile quanti parallelismi ci siano tra Eudaimonia  e Ikigai e tra il metodo del Coaching e il metodo Ikigai!

Ambedue ambiscono al progresso e all’autonomia della persona, all’acquisizione di una maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità, all’impegno in attività che generano piacere autentico e che abbiano un senso sia per noi stessi sia per gli altri. Questo senso di pienezza, di appagamento, in una parola felicità, diventa lo scopo fondamentale della vita di una persona.

In conclusione vorrei ringraziare la mia amica Midori per avermi fatto conoscere questa filosofia di vita, o come lo definisce lei “il motto della vita”, che mi ha permesso di comprendere l’attualità e la rilevanza del tema della felicità, non più percepita come valore astratto ma come concreto obiettivo di vita.

 

Di tanto in tanto è bene fare una pausa nella nostra ricerca della felicità ed essere semplicemente felici” (Apollinaire)

 

 

Guendalina Orlando
Senior Sales Account
Milano
guenda.orlando@gmail.com

No Comments

Post a Comment

Chiama subito