Categoria: Il Coach: nuovo virologo della Mente?

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Il Coach: nuovo virologo della Mente?

Possibili applicazioni di memetica nel coaching

 

INTRODUZIONE

La Memetica, meglio conosciuta come scienza dei Memi, è stata introdotta da Richard Dawkins nel 1976 nel suo bestseller The Selfish Gene (trad. italiana: Il Gene egoista, Zanichelli, 1982) ed è stata definita come «l’invisibile DNA della società dell’informazione».

Il termine Meme deriva dal greco mimesis, o imitazione è può considerarsi anche un gioco di parole tra l’inglese memory ed il francese meme (stesso). Più semplicemente il meme è un’idea o un comportamento facilmente replicabile ed imitabile e in quanto tale può divenire virale in poco tempo.

In tal senso, le idee possono essere assimilate a dei virus, che ci conquistano diffondendosi attraverso la rete sociale e mediatica. Divengono quindi rapidamente credenze e convinzioni e possono avere un’influenza significativa sui nostri comportamenti e azioni.

Francesco Ianneo nella sua pubblicazione del 2005 Memetica. Genetica e virologia di idee, credenze, mode afferma  che «qualsiasi cosa desideriamo in questo nostro mondo ipersofisticato e terrorizzato, alla fine è un prodotto memetico, un grumo di memi materializzato in un oggetto high-tech, un

indumento di tendenza… un’immagine memetica di noi stessi che conquisti un posto e un ruolo a sua volta memetico e vincente».

Ma cosa accade quando nel coachee il Meme prende la forma di una convinzione depotenziante o limitante? E cosa può fare il «coach-virologo» per supportare il coachee nella identificazione, presa di consapevolezza e successiva «ristrutturazione» di convinzioni funzionali e supportive?

Questa breve tesina vuole dare possibili letture e spunti di riflessioni sulle potenziali applicazioni di memetica nel coaching.

 

DEFINIZIONE DI MEME

Il termine «Meme» fu coniato nel 1976 da Richard Dawkins per descrivere le «unità di trasmissione culturale». Un meme è quindi “un‘ unità auto-propagantesi” di evoluzione culturale, analoga a ciò che il gene è per la genetica, quindi un elemento di cultura trasmesso attraverso l’imitazione.

Esempi di meme possono essere idee o messaggi che rapidamente si diffondono da una persona all’altra permeando la cultura che li ospita e che repentinamente prendono una forma autonoma e indipendente.

In altre parole i memi sono metaforicamente dei piccoli mattoni della cultura (o aihmè della sotto-cultura), che formano la nostra mappa di comprensione e lettura del mondo.

Possiamo pensare ai memi come ad unità astratte assimilabili ai geni, che trasmettono informazioni. Ciò che osserviamo nella moderna società mediatica è che non sono necessariamente le idee più utili o vere che

tendono a propagarsi con maggiore capillarità e forza, ma quelle che possiedono caratteristiche utili alla loro diffusione e replicazione.

I memi operano esattamente come i geni biologici e i virus impiegando come veicoli di trasmissione i mezzi di comunicazione, per lo più media, e i contatti interpersonali tra esseri umani.

La forza di un meme sembra quindi non dipendere tanto dalla verità o profondità dell’idea ad esso associata, quanto dalla velocità di diffusione e dal suo indice propagatorio.

Possiamo quindi provare a riassumere le caratteristiche principali di un meme in tre aspetti chiave:

  • il meme deve essere di facile replicabilità e utilizzabile in contesti diversi per veicolare messaggi differenti;
  • deve essere di natura virale per passare rapidamente da un utente all’altro;
  • può essere sciolto soltanto da chi è capace di interpretarlo nella sua globalità.

 

In conclusione i memi si diffondono da persona a persona attraverso l’osservazione e l’imitazione, ma anche attraverso i mezzi di comunicazione mediatici.

In tal modo i memi divengono parte integrante di noi stessi, fondamenta delle nostre opinioni e più in generale delle nostre convinzioni e credenze.

I memi quindi, pari alle credenze o convinzioni possono essere classificati in due sottogruppi:

  • memi funzionali o potenzianti il pensiero e l’azione dell’individuo e i
  • memi «tossici» detti anche limitanti o depotenzianti che possono inibire il ragionamento, l’azione e lo sviluppo.

 

Lo studio della memetica e la sua potenziale applicazione al coaching potrebbero quindi aiutare lo sviluppo e la diffusione di «anticorpi memetici» che possono aiutare la ri-definizione e ri-strutturazione delle credenze limitanti o tossiche.

 

CENNI STORICI DI MEMETICA

L’Accademia della Crusca definisce il Meme come: “un elemento culturale o di informazione che, per qualche sua caratteristica, diviene chiaramente riconoscibile e riproducibile, e si diffonde in maniera velocissima, potremmo dire virale, per l’appunto, anche grazie alle possibilità date dai nuovi canali di comunicazione. In Internet un meme può prendere la forma di un’immagine, un collegamento ipertestuale, uno spezzone video, un sito web o uno hashtag. Potrebbe anche essere una singola parola o una frase, contenente magari un errore commesso intenzionalmente per fini espressivi”.

Il primo Meme compare nel lontano 1912 sulle pagine della rivista satirica dell’università dello Iowa Wisconsin Octopus. Non è possibile definirlo propriamente un meme, ma di sicuro si tratta di un’intuizione in largo anticipo sui tempi.

Il meme, qui rappresentato, gioca sull’ambivalenza tra aspettativa e realtà: accosta due immagini evidentemente discrepanti tra loro, e porta alla luce la diversità. Amplificata dalla scritta: «Come credi di essere quando sei sotto i riflettori… e come sei veramente».

Risale invece agli anni della seconda guerra mondiale il famosissimo Meme

«Kilroy was here». Il meme risulta avere avuto origine tra i soldati americani che disegnavano l’omino e la scritta  «Kilroy è stato qui! » in qualsiasi luogo si fermassero o visitassero.

Un chiaro segno distintivo di forza, unione e solidarietà cameratesca rappresentato attraverso questo celebre e singolare Meme.

Arriviamo quindi ai nostri giorni con l’avvento dei memi digitali. Vi sono numerosi esempi di memi divenuti veri e propri tormentoni mediatici.

Uno dei memi più conosciuti in rete è sicuramente «Be like Bill».

Bill è un omino stilizzato che naviga su Internet. Accanto a Bill c’è un testo che racconta una breve storia provocatoria che infastidisce il protagonista mentre naviga: ma Bill anziché reagire non se ne cura, e continua a fare quello che stava facendo.

Il meme risale al 2010, quando venne caricato sul sito JoyReactor, e Bill si chiamava Tim. Nel 2015 Tim divenne Bill ed ebbe molto successo anche in Italia.

Nel 2007 nasce addirittura un sito web chiamato «Know Your Meme», un database che contiene attualmente più di 500 memi divenuti virali in internet. Similmente a Wikipedia, gli utenti possono inserire una proposta di meme nel sito ed entrare così a far parte del «catalogo memetico».

Questi brevi cenni storici vogliono solo essere esemplificazioni di un argomento vastissimo. Vi sono migliaia di esempi di memi divenuti veri e propri tormentoni mediatici che in modo ironico e talvolta dissacrante raccontano e definiscono credenze, opinioni e convinzioni di un determinato periodo culturale e storico.

 

MEMETICA E COACHING: QUALI POSSIBILI APPLICAZIONI?

Il dizionario Treccani ci fornisce una ulteriore definizione di meme descrivendolo come: «Singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ed espressione a un altro (giornale, libro, pellicola cinematografica, sito internet, ecc.)».

Ciascuno di noi possiede quindi un ricco bagaglio memetico solitamente composto da credenze e convinzioni profondamente radicate e validate dai paradigmi culturali di appartenenza.

Le convinzioni derivanti dai memi sono quindi largamente condivise ma non necessariamente dimostrate, come se la condivisione le legittimasse, senza necessità di una dimostrazione.

I memi sono quindi parte integrante di noi stessi, fondamenta delle nostre opinioni e più in generale delle nostre convinzioni e possono essere classificati in due sottogruppi:

  • memi funzionali o potenzianti
  • memi «tossici» detti anche limitanti o depotenzianti

 

E’ quindi, in particolare di fronte a memi tossici, divenuti convinzioni limitanti che il coaching può offrire alla persona «una finestra nuova dalla quale osservare la propria vita, un punto di vista differente o meno limitante» (Pannitti A., Rossi F., L’essenza del Coaching,FrancoAngeli, 2012).

Tim Gallwey in una intervista con Giovanna Giuffredi del 2013, riassume questo necessario «cambio di paradigma» in 3 passi:

  • iniziale presa di consapevolezza del precedente paradigma disfunzionale, e aggiungerei della sua «carica memetica»;
  • valutazione delle caratteristiche potenzialmente limitanti o disfunzionali del paradigma stesso;
  • ed infine apprendimento all’abitudine nell’usare lo strumento STOP al fine di re-impostare il nuovo paradigma facilitante e potenziante.

 

Il coach accompagnerà quindi il coachee in un viaggio di progressiva presa di consapevolezza dei propri memi «tossici» e della loro «carica virale» e giocherà un ruolo chiave di facilitazione della fase di «meta-livello di ristrutturazione» del paradigma memetico.

 

 

Cristina Bocali
Learning & Development Manager e Coach Professionista Specializzato In Ambito Aziendale
Firenze
cristina.bocali@gmail.com

 

 

 

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