Categoria: Il Coaching al tempo del coronavirus e la tecnologia

Categoria: Il Coaching al tempo del coronavirus e la tecnologia

Il Coaching al tempo del coronavirus e la tecnologia

Introduzione

Premetto che l’idea di svolgere attività di formazione o consulenze, che fino ad un paio di mesi fa eravamo abituati a fare in presenza, con modalità mai affrontate prima e cioè esclusivamente attraverso internet mi ha trovata, da subito molto diffidente e dubbiosa. Ricevuta la comunicazione che il nostro corso sarebbe continuato ma on line ho pensato di non proseguire, perché pur avendo apprezzato molto la capacità di rispondere tempestivamente all’emergenza, ero però molto scettica nei confronti di un corso da remoto, immaginando che si sarebbero persi molti aspetti peculiari dell’attività in aula non da ultimo la possibilità di relazionarsi e di avere un confronto diretto. Aspetto quest’ultimo che mi è mancato molto soprattutto nelle fasi iniziali quando non c’era la possibilità di interazione tra noi partecipanti.

Ma ben presto è maturata in me la consapevolezza di trovarsi in un momento di cambiamenti epocali da affrontare, nella tragedia, come un’opportunità, una possibilità di crescita sperimentando la formazione, ma soprattutto il coaching, con strumenti differenti da quelli tradizionali. Mi è tornata alla mente una frase che avevo letto un po’ di tempo fa “dietro ogni impresa di successo qualcuno ha preso una decisione coraggiosa!” e forse mettermi in gioco per affrontare e sperimentare nuove strade potrebbe essere una decisione coraggiosa.

E’ quindi forse naturale che una delle persone che ho sempre ammirato e guardato con molta stima, il suo meraviglioso sorriso nonostante tutto, è ALEX ZANARDI e durante il corso mi tornava in mente spesso la sua frase “Quando mi sono risvegliato senza gambe ho guardato la metà che era rimasta, non la metà che era andata persa” e definivo questa sua capacità come determinazione o voglia di vivere; ora vedo in lui delle forti caratteristiche in comune con il mondo del coaching, come il costruire il proprio sviluppo sulla base delle singole peculiarità e non sulla base di ciò che manca, sulla base di quello che si ha e non su quello che non si ha.

La crisi di autogoverno di un essere umano è spesso generata dalla repressione delle sue potenzialità caratterizzanti, per cui risulta essere fondamentale individuare, rendere consapevoli, valorizzare, e conseguentemente allenare, quei tratti che contraddistinguono ogni personalità e che, se ignorati, minano la felicità e serenità dell’individuo. Il cercare di far emergere il più possibile il proprio potenziale, l’essere ognuno espressione di quell’unicità che chiede di essere vissuta.

 

La percezione che si ha di internet

Vent’anni fa ci telefonavamo, ci inviavamo cartoline e ci scrivevamo lettere.

La mia generazione ha sperimentato un distacco e un’autonomia totalmente diversa dalle generazioni moderne.

Noi da ragazzini uscivamo a giocare e per qualche ora i contatti con i genitori si sospendevano totalmente, fatto salvo il controllo di gruppo per cui “ogni mamma diventava mamma di tutti” e quindi non eravamo mai completamente soli.

Crescendo si affrontavano i primi viaggi fra amici e l’unica possibilità di contatto con chi ci aspettava a casa era un telefono pubblico, usato di solito con molta parsimonia! Quei silenzi, quelle distanze, quei distacchi, seppur sempre fonte di piccole o grandi preoccupazioni erano vissuti, magari inconsciamente, come riti di iniziazione inevitabili momenti di passaggio, di crescita e maturazione. Ora ci si aspetta la possibilità di un contatto immediato in qualsiasi momento della giornata, in qualsiasi posto ci si trovi. L’idea di non raggiungere o non essere raggiungibili ci terrorizza.

Dati per scontati gli aspetti positivi di questi enormi progressi nel campo della tecnologia, negli ultimi anni ci si è soffermati soprattutto sugli effetti collaterali ed il cattivo uso che ne viene fatto, stigmatizzando molti dei nostri nuovi comportamenti. E poi, all’improvviso, all’inizio di questo 2020, è giunto il coronavirus a segnare quello che potrebbe essere un altro giro di boa.

Da un giorno all’altro, nostro malgrado, ci siamo trovati reclusi nelle nostre piccole o grandi abitazioni, senza più la possibilità di vedere o frequentare alcuno che non fosse “chiuso” insieme a noi. Niente lavoro, scuola, cinema, concerti, aperitivi, ristoranti, partite con gli amici, weekend al mare o in montagna. Niente più vita sociale e senza poter ipotizzare quando tutto sarebbe tornato alla normalità. Ed ecco che, improvvisamente e prepotentemente, internet è entrato nelle nostre vite giocando un ruolo enorme.

Ci siamo trovati di fronte ad una rivoluzione che ha coinvolto tutto il nostro modo di relazionarci in tutti gli aspetti della nostra vita, familiare, lavorativa, scolastica e sociale e per questo ritengo che questo cambiamento impatti profondamente nel mondo del coaching da più punti di vista.

 

Internet e il mondo del lavoro

L’esempio più eclatante di questa rivoluzione si vede nel mondo del lavoro. Oggi stiamo assistendo a ciò che è stato definito “il più grande esperimento di smart working”di tutti i tempi. Nel complesso si ritiene che siano 8 milioni gli Italiani che fanno un lavoro che può essere svolto anche da casa. Fino a Febbraio, quindi prima del coronavirus, erano però soltanto 500mila ad adottare il lavoro agile almeno un giorno a settimana. In tempi di coronavirus, in cui il lavoro da remoto è obbligatorio in ogni situazione in cui sia possibile, il numero si è sicuramente moltiplicato ed ha notevolmente accelerato l’adozione di questa modalità di svolgimento dell’attività, evidenziando anche la convenienza economica per le aziende.

 

E-Learning: storia ed evoluzione 

La formazione a distanza (FAD), la cui nascita risale alla metà dell’Ottocento, si è sviluppata per eliminare i limiti spazio-temporali che caratterizzano la formazione tradizionale.

L’apprendimento a distanza non è una novità dell’ultimo decennio, ma risale a molto ma molto tempo fa. L’antenato dell’e-learning risale al 1837 in Gran Bretagna quando Isaac Pitman diede vita al primo corso di stenografia per corrispondenza dove docenti e studenti instauravano una comunicazione bidirezionale attraverso la posta.

È opinione comune distinguere 3 diverse generazioni di formazione a distanza a seconda del mezzo utilizzato.

La prima generazione nasce intorno alle metà dell’Ottocento e utilizza come aiuto alla sua diffusione la corrispondenza. Le nuove competenze vengono spiegate in supporti cartacei spediti in lettere assieme ai test scritti per svolgere le verifiche. In questa fase l’offerta formativa è erogata principalmente da enti privati ed è orientata verso le fasce sociali più agiate.

La FAD di seconda generazione si sviluppa con l’avvento della televisione negli anni ’60 sotto la spinta della ricostruzione economica del secondo dopoguerra e per gli alti tassi di analfabetismo le televisioni pubbliche, in Europa si fanno carico di diffondere la cultura.

Tuttavia per un reale ruolo più attivo nell’acquisizione delle competenze da parte del discente bisogna aspettare l’avvento dei personal computer e soprattutto delle reti telematiche che daranno il via a quella che sarà la terza generazione della formazione a distanza. Siamo negli anni ’80 e i corsi sviluppati su floppy disk poi su CD-Rom restano ancora dei corsi di autoapprendimento; in questa fase l’utente resta ancora isolato non ha ancora la possibilità di interagire o confrontarsi con gli altri utenti. Con l’avvento delle reti telematiche vi è un passaggio dalla società dell’informazione a quello della conoscenza dove tutti possono partecipare alla costruzione del sapere. Si parla così di formazione on line (FOL) come ulteriore ed ultima evoluzione della FAD.

 

Il Coaching on line e cosa dicono 

La domanda che continuo a pormi è se il Coaching si possa prestare ad essere svolto attraverso piattaforme, utilizzando le nuove tecnologie ma soprattutto in modo da non portare, per il coach e soprattutto per il coachee, un impoverimento nello svolgimento dell’attività.

Nel sito di AICP ho trovato un brevissimo articolo nel quale si sostiene che il Coaching, in effetti, può essere effettuato da remoto ma solo a certe condizioni e formulando alcuni distinguo. Viene confermato che, in ogni caso, svolgere l’attività “di persona” risulta la scelta migliore; anzi necessaria in caso di team Coaching mentre nel “Coaching one to one” il Coaching on-line può diventare una variabile interessante, può essere un’utile alternativa quando coach e coachee si trovano distanti ottimizzando tempo e costi di spostamento.

Questa associazione, inoltre, distingue piattaforma web e l’uso di e-mail e telefono considerati utili solo come integrazione alle sessioni di persona.

La comunicazione, in tutte le relazioni umane e quindi anche in quella tra coach e coachee necessità, per essere efficace dei tre canali: – verbale, non verbale e paraverbale, aspetti che nella comunicazione telefonica e/o scritta vengono a mancare.

Ci sono molti siti che sostengono che il coaching on line sia più comodo e che l’unica condizione necessaria sia la qualità della connettività, in quanto a) consente di intrattenere sessioni ovunque garantendo così maggiore continuità e regolarità al percorso; b) non obbliga agli spostamenti garantendo un risparmio di tempo e denaro; ottimizzando i tempi garantisce una fascia oraria molto più ampia ed in alcuni casi questo viene anche collegato alla maggiore facilità di adattare l’agenda all’esigenze del coachee; c) il coaching on line viene associato anche alla possibilità di trovarsi in un posto “comodo” dove sentirsi più a proprio agio rendendo di conseguenza la sessione più efficace; d) fornisce una possibilità di scelta molto più ampia potendosi rivolgere a coach presenti su tutto il territorio.

Il Coaching online si sta sicuramente diffondendo e grazie a questa pandemia penso siamo di fronte a un’accelerazione molto forte tenuto conto che analisi precedenti a questo “momento storico” riportavano questa modalità in Italia, come ancora a livello di nicchia a differenza di altri paesi europei quali Spagna e Regno Unito dove questa modalità è già affermata, per non parlare degli Stati Uniti dove ormai il mercato è saturo.

 

Riflessioni personali sul mondo tecnologico e il coaching 

La grande opportunità offerta dal mondo tecnologico come alternativa alla sessione in presenza, risolvendo, se del caso, problemi di lontananza, di stati di emergenza in cui è necessario lavorare in sicurezza dovuta alla pandemia, eliminando nel contempo tempi morti dovuti ai necessari spostamenti.

La figura del coach online sta cominciando a svilupparsi sempre di più, grazie anche all’ascesa di internet e se già prima della pandemia erano sempre più numerosi i coach che preferivano lavorare da casa ora questa modalità ha trovato una vastissima diffusione.

Ciò che mi rende perplessa è il dubbio che una conversazione telefonica, quindi non utilizzando il video via Skype o WhatsApp, nel caso in cui il coachee ci comunichi uno stato d’angoscia, non ci possa permettere di cogliere tutto il non verbale, le espressioni ed atteggiamenti corporali, dovendoci, invece, affidare solamente al timbro vocale, alle vibrazioni o alterazioni del suono, limitando molto la possibilità di percepire fondamentali sfumature.

L’importanza del paraverbale è enorme, un coachee può esprimere lo stesso concetto dando infiniti sensi a quella affermazione ed in una telefonata senza la possibilità di osservare espressioni, postura, reazioni possiamo perdere elementi molto importanti di restituzione. Una comunicazione utilizzando solo l’audio elimina gran parte dell’aspetto analogico e quindi tutto il canale non verbale – la gestualità – la mimica facciale – la postura di cui è arricchito il messaggio viene perso. Per cui fare un percorso di coaching solamente tramite una conversazione telefonica come proposto in certi siti potrebbe essere un po’ riduttivo?

D’altro canto anche nel caso di una videochiamata possono essere presenti tali difficoltà tenendo conto delle ridotte dimensioni delle inquadrature e della possibilità che gli sguardi non si incontrino essendo il display e la telecamera su piani diversi.

Alle volte purtroppo i tempi di risposta sono un po’ rallentati da un segnale non così buono. Può anche accadere che il video e l’audio non siano ben sincronizzati per cui può arrivare prima il video e poi l’audio o viceversa, ed io temo che in questi casi non si riesca correttamente a restituire alcuni feedback d’ascolto emotivi non essendo certa della esatta sincronia tra verbale ed espressione Quando mi sono capitate queste situazioni mi sono trovata spiazzata non sapendo a cosa attribuire l’espressione e di conseguenza non poterla restituire.

La tecnica del Coaching che richiede una forte attenzione a tutti i segnali che provengono dal coachee per poi restituirli penso possa soffrire molto di questa mancanza di sincronia – interruzioni o cadute di qualità dell’audio, rischiando di far perdere passaggi molto importanti.

Un ulteriore elemento che potrebbe essere fonte di “disturbo” è il setting e precisamente l’ambiente in cui si trova il cliente o coachee: cosa sente, cosa vede, cosa ha attorno a sé.

Se la sede non è adeguatamente predisposta mille possono essere le interferenze, dal familiare che disturba al collega che si presenta in ufficio, per non parlare in questo periodo della necessità di condividere il dispositivo con gli altri conviventi per le loro attività da remoto.

Da non escludere da questa considerazione la possibile commistione della varie attività svolte con il dispositivo in uso: un’importante mail di lavoro che arriva durante la sessione modificando lo stato o l’attenzione del coachee. Sono tutti nuovi elementi piccoli o grandi che comunque finiscono con l’influire nella relazione.

Potrebbe anche essere il caso di valutare l’impatto che può avere in questa nuova modalità d’azione la dimestichezza del singolo con i dispositivi tecnologici. L’approccio più o meno confidenziale con questi strumenti potrebbe rendere la situazione ancor più difficoltosa per il coachee che già è in una crisi di autogoverno, andando ad aumentare così il disagio o l’incertezza.

Penso anche che questi strumenti che si frappongono tra coach e coachee rendano molto più complicata la proposta di una serie di esercizi, quelli della nostra cassetta degli attrezzi, che comportano l’uso di mattoncini del lego – carte da gioco – matite – pennarelli – pongo etc.: questa modalità di work in non potrà essere sicuramente proposta e quindi non potrebbe essere un po’ limitante togliere delle possibilità a priori?

Non puoi vivere una favola, se hai paura di entrare nel bosco e quante cose puoi perdere per quelle che sono le tue resistenze o convinzioni limitanti che ti precludono delle opportunità di crescita. Forse è proprio quella finestra – quella cornice che si è ristretta che è diventata piccola per cui non si riesce a vedere il resto del mondo. Allora proviamo a far emergere dal Coaching online le opportunità o, come diciamo da coach, le potenzialità.

Proprio in questo periodo ho fatto fatica a capire cosa intendano le persone che scrivono o appendono cartelli con la scritta “andrà tutto bene” penso che se con quella frase si intende che tutto tornerà come prima e potremmo riprendere le nostre vite come se non fosse successo nulla, allora siamo veramente lontani da una concreta consapevolezza sul radicale cambiamento che ciò che sta accadendo determinerà. Io credo saremo forzati a cambiare il paradigma di vita e di lavoro al quale ci siamo aggrappati fino ad ora. Ragione o torto il piano che avevamo per noi mi pare avrà qualche problema ad essere realizzato tale e quale. La sola possibilità che abbiamo è ridefinire completamente il nostro scenario futuro, riformulare obiettivi, capire di quali risorse e, soprattutto, di quali capacità dobbiamo dotarci e ricalibrare la rotta. Come dice Joseph Campbell ”dobbiamo essere disposti a liberarci dalla vita che abbiamo pianificato per poter vivere la vita che ci aspetta”.

Allora anche l’idea che più volte mi è tornata in mente in questo periodo, il poter in qualche modo aiutare le persone ad affrontare forse con maggiore serenità ma sicuramente con maggior consapevolezza questo momento così difficile, può essere un buon modo per accettare quelli che potrebbero essere i limiti di un percorso di Coaching on line. Allenare, riconoscere il proprio potenziale e le proprie risorse, ridefinire obiettivi che siano concreti – specifici e misurabili, vedere nascere nel tempo un piccolo percorso per poter poi raggiungere i propri obiettivi, penso possa essere un buon supporto in un momento di forte transizione come questo.

Essermi allenata in questo periodo solamente attraverso sessioni on line, che come avete capito a mio avviso sono un po’ più limitanti e per questo anche più difficili, è stata una bellissima palestra. Vedere nascere e svilupparsi in modo anche abbastanza naturale, la relazione facilitante con il mio coachee o, comunque, sessione dopo sessione vedere la possibilità di restituire feedback riuscendo ad utilizzare il rispecchiamento con la parafrasi del contenuto piuttosto che la verbalizzazione delle emozioni affinando sempre di più le tecniche – il metodo e lo strumento, è stato molto emozionante e soddisfacente.

Pensare di riuscire a cogliere tutta una serie di segnali, anche un cambiamento di espressione proprio minimo nel coachee è bellissimo; individuare di sessione in sessione piccoli indizi come il posizionarsi in modo sempre più rilassato del nostro coachee era bellissimo perché, seppur non espresso, ma si coglieva in modo molto chiaro anche attraverso lo schermo.

Penso che questo particolare modo di svolgere l’attività ci abbia formato molto e che abbia dato una grossa possibilità a tutti noi discenti del corso, ma anche ai docenti, di testarsi su tecniche differenti e, perché no, anche prospettive future.

Alla fine mi sento di dire che quello che ho vissuto inizialmente con molta difficolta, fatica e anche sofferenza, pur con i suoi limiti, sia stato per me una grande opportunità di prendere parte ad una piccola grande rivoluzione nella gestione delle nostre attività, un po’ come scrivere un copione del film che vedremo nel prossimo periodo.

Ecco che mi torna in mente il film a cui spesso penso e che spesso ritorna nella mia vita: “L’attimo fuggente” e la parte iniziale in cui John Keating, insegnante di letteratura, che spinge i suoi studenti a distinguersi dagli altri e a seguire la propria strada, cita un verso di Quinto Orazio Flacco “cogli la rosa quando è il momento che il tempo lo sai vola e lo stesso fiore che sboccia oggi domani appassirà”. Ecco come dice il prof Keating il CARPE DIEM, il cogliere l’attimo e non attendere troppo per realizzare il nostro potenziale – saper cogliere l’attimo che fugge e rendere la nostra vita straordinaria perché siamo unici ed irripetibili ed, in quanto tali, preziosi. Éil non voler vivere come capita ed accontentarsi di ciò che viene ma cercare di essere protagonisti attivi della propria vita e quindi essere un po’ artefici del proprio percorso. Utilizzare gli occhiali del coach che vede nel coachee una persona unica ed irripetibile con la conseguente unicità dei suoi percorsi, dei suoi obiettivi e dei suoi traguardi.

Voglio pensare a questo periodo come una sorta di blocco di ri-partenza, di pit-stop per far tesoro di tutto quello che abbiamo scoperto, visto, osservato, e sperimentato in questo periodo. Proprio come la macchina che si ferma al pit stop per fare il cambio di gomme, mettendo quelle più adatte al terreno, magari più dure o più tenere a seconda del tempo e della temperatura, e il pieno di benzina per ripartire ancora più grintosa e prestante di prima e poi va e ti sfreccia sotto che neppure te ne accorgi perché la velocità è il suo punto di forza. Ecco il nostro aver sperimentato e sfruttato questo periodo di pandemia per testarci sotto nuove forme e nuove modalità, cercando di vedere quanto di buono abbiamo ricavato andando a sottolineare, come ci ha insegnato Alessandro, ciò che si ha e ciò che si è. Tralasciando ciò che manca come peraltro avviene nel Coaching.

 

 

Psicologa del lavoro – Consulente gestione risorse umane e formatrice
Coach Professionista specializzato in ambito Life e Business
Venezia
giovanna_busetto@hotmail.com

 

 

Bibliografia 

L’essenza del coaching – Alessandro Pannitti, Franco Rossi, FrancoAngeli 2012

“Coaching e tecnologia” Mario Alberto Catarozzo – AICP 27/08/14

“Videochiamate: WhatsApp, Skype, Zoom e altre piattaforme. Cosa scegliere?” Pubblicato da Olivia Calò Giovedì 7 maggio 2020.“Ci voleva una pandemia per farci riscoprire l’entusiasmo verso la rete e la società connessa? Sembra che sia tornata alla ribalta la rivoluzione buona del World Wide Web” di Giulio Coraggio25 Mar, 2020.

 

Sitografia

http://averesuccesso.com/alex-zanardi/

http://www.srwebstudio.net/blog-wp0/la-formazione-a-distanza-un-po-di-storia/

https://www.formazionesalerno.com/e-learning-storia-ed-evoluzione/

http://www.monicagiovine.com/lifecoaching-online/

http://www.ferrarelli-coaching.com/coaching-via-skype-o-telefono-funziona/

https://www.psicohelp.it/coaching-via-skype/

 

 

 

 

 

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