Categoria: Il Coaching Evolutivo® e il Radix® Neo-Reichian Bodywork: una possibile integrazione per l’evoluzione personale

Categoria: Il Coaching Evolutivo® e il Radix® Neo-Reichian Bodywork: una possibile integrazione per l’evoluzione personale

Il Coaching Evolutivo® e il Radix® Neo-Reichian Bodywork: una possibile integrazione per l’evoluzione personale

Il mio percorso di crescita personale e professionale è iniziato facendo l’educatrice e ho sperimentato quanto il processo di cambiamento profondo parta dalla persona. Per questo ho sempre cercato di crescere e formarmi come persona prima che come professionista. Nel mio percorso ho incontrato molti metodi e sperimentato che non è comune trovare approcci esperienziali, in cui l’esperienza diretta sia parte integrante e fondante del processo educativo.  L’esperienza è il canale più profondo e concreto per sviluppare l’apprendimento/cambiamento.

Tra le discipline che ho incontrato e che ho scelto ci sono la Bioenergetica e in particolare l’approccio del Radix® Neo-Reichian Bodywork, il Coaching e in particolare il metodo del Coaching Evolutivo®.

Il Radix® è un metodo educativo sviluppatosi nell’ambito della Bioenergetica, disciplina psico-corporea che si propone di lavorare sulla “radice” o “fonte” riferendosi a quella forza che è alla base di ogni movimento, sentimento e crescita in una persona e nella vita: attraverso il rilascio delle tensioni trattenute nel corpo permette alla persona di riconnettersi alla propria energia vitale ed agire consapevolmente. Il Coaching è un metodo di sviluppo della persona graduale e continuo che all’interno di una relazione facilitante sostiene la mobilità interna e esterna, mediante il potenziamento delle risorse, per il raggiungimento di obiettivi di cambiamento autodeterminati.

Da molti anni pratico il lavoro corporeo neo-raichiano, incontrando il Coaching Evolutivo® ed iniziando a conoscerlo e praticarlo mi sono resa conto del legame tra questi due metodi sia nei loro fondamenti metodologici che nell’applicazione pratica. Attraverso la mia esperienza diretta ho potuto sperimentare l’efficacia di questi due processi educativi/evolutivi e rendermi conto di quanto permettano di andare in profondità e facilitino la persona ad attivare un cambiamento nella propria vita che parte dall’interno (il sé) e va verso il mondo.

In questa riflessione mi sono proposta di esplorare i punti di connessione tra il Coaching Evolutivo® e il Radix® Neo-Reichian Bodywork per identificare se e come possono integrarsi e valorizzarsi reciprocamente nell’ambito dell’evoluzione della persona e dello sviluppo del potenziale di ciascun individuo.

 

Le radici dei due modelli e i fondamenti teorici: la spinta naturale dell’essere umano verso il benessere e il piacere

Il presupposto di entrambi i metodi è che alla base dell’esperienza umana ci sia una forza vitale, una tendenza intrinseca all’espansione, alla crescita, alla vitalità e al piacere.  Questa tendenza innata è stata riconosciuta da molte correnti psicologiche e filosofiche, in particolare a partire dal Movimento del Potenziale Umano e dalla Psicologia Umanistica dagli anni ’50 e successivamente con la Psicologia Positiva, che introducono una prospettiva centrata sulla crescita, sull’autenticità e la realizzazione del Sé.

Nel lavoro di W. Reich, A. Lowen e C. Kelley, l’energia vitale (bioenergia) viene identificata come fonte primaria del movimento, del piacere e della salute psico-fisica. Quindi partire dal corpo per liberare l’energia vitale permette alla persona di sentire per vivere più pienamente. Quando l’energia vitale fluisce liberamente, il corpo e la mente sperimentano piacere, spontaneità e benessere e questi sono indicatori del fatto che la persona è in contatto con la propria essenza. Il piacere, quindi è un indice di integrazione e salute.

C. Rogers la definisce tendenza attualizzante: una forza vitale naturale interna che guida ogni organismo verso l’autenticità, la salute, la creatività e la connessione, verso la realizzazione del proprio potenziale. Il potenziale è una dimensione da esprimere momento per momento, attraverso la consapevolezza e la presenza che si allenano intraprendendo un percorso di crescita continuo.

Il concetto di “potenziale” viene espresso dalla “teoria della ghianda” di J. Hillman, che evidenzia come in ogni individuo, fin da bambino sia presente una spinta naturale verso la realizzazione del proprio Sé autentico, proprio come in una piccola ghianda, sono presenti in sé tutte le potenzialità sufficienti per poter crescere e diventare un maestoso albero di quercia.

Nel Radix® Neo-Reichian Bodywork si parte dal radicamento (le radici della ghianda), il corpo è il luogo in cui il sé si incarna ed esprime. Attraverso il processo la persona impara a lasciare andare le tensioni, sviluppa la capacità di sentire ed emerge più chiaramente la direzione verso cui espandersi.

Nel Coaching Evolutivo® ci si focalizza sullo sviluppo del potenziale, sul far emergere ciò che è già dentro la persona (la ghianda) e attraverso la relazione facilitante si rende possibile il superamento degli ostacoli, l’espressione e lo sviluppo di sé.

 

La visione olistica della persona e la centralità della persona nel processo di crescita 

La visione olistica della persona è il cuore pulsante che unisce il Coaching Evolutivo® al Radix®, infatti entrambi i metodi partono da un approccio che riconosce l’essere umano come un’entità unica, come un sistema integrato tutti gli aspetti dell’essere (fisico, emotivo, mentale e spirituale) sono forme di una stessa energia in continua evoluzione e autoregolazione e quando questa energia scorre liberamente, emergono piacere, vitalità e benessere. La sinergia, l’allineamento e l’integrazione di tutte le dimensioni dell’essere permettono lo sviluppo del potenziale e la persona è protagonista del proprio percorso di crescita ed evoluzione.

Nel Coaching Evolutivo la visione olistica include l’intero essere: ogni cambiamento autentico coinvolge tutti i livelli dell’essere. Non basta “pensare diversamente”: è necessario sentire, incarnare, integrare, agire diversamente. Nel Radix l’unità non è un concetto teorico ma un’esperienza diretta: si vive nel corpo, nel respiro e nella sensazione di presenza piena. Il corpo è il Sé, è l’espressione vivente della nostra coscienza. Ogni emozione, pensiero o ricordo ha una manifestazione corporea.

Questi aspetti se pur presenti nei due metodi agiscono in una direzione diversa: nel Radix il movimento ha origine nel corpo e va verso l’intenzione, la direzione che C. Kelley definisce “proposito”; nel Coaching Evolutivo il movimento ha origine nel dialogo maieutico, attraverso le diverse fasi: dall’esplorazione che permette di focalizzare l’obiettivo, attraverso l’elaborazione che ne definisce la forma e la direzione, verso l’esecuzione in cui il movimento si incarna e diventa concreto “piano d’azione”.

Il benessere nasce dall’armonia tra pensiero, emozione, azione. Il coach sostiene la persona nel ritrovare questa coerenza dinamica. Il facilitatore e il processo si focalizzano sul permettere al cliente di riunire ciò che era diviso: mente e corpo, emozione e pensiero, impulso e consapevolezza. L’attenzione al momento presente e al corpo diventa lo strumento principale per riconoscere ciò che è bloccato e ciò che vuole emergere. La consapevolezza aiuta a focalizzare ciò che non è allineato, attiva la motivazione per ristabilire un nuovo equilibrio e un nuovo allineamento essere-sapere-fare.

 

La persona al centro: il cliente come protagonista attivo del proprio processo di crescita, consapevolezza e trasformazione

Nel Coaching Evolutivo e nel metodo del Radix la persona è protagonista perché il potere del cambiamento nasce dal “sé”, dalla sua spinta vitale verso il benessere e il piacere. Il coachee/cliente è protagonista del percorso: percepisce, definisce, esprime e sceglie la direzione, consapevolizza e attinge alle risorse per definire i passi da fare.

Nel processo di Coaching, il Coachee si riappropria della propria agentività, la capacità di diventare protagonista del proprio cambiamento, assumendo la responsabilità delle proprie azioni e decisioni.  È proprio l’autodeterminazione nel compiere scelte e nel definire azioni focalizzate sui propri bisogni e desideri che genera la motivazione intrinseca (Self-determination theory)[1] nel processo virtuoso di autorealizzazione e permette di sviluppare l’autoefficacia e accedere al potenziale.

Nel metodo del Radix, la persona è il centro del proprio processo vitale, la centralità della persona si manifesta sul piano corporeo, energetico ed esperienziale. La persona è protagonista perché la trasformazione avviene attraverso la propria esperienza immediata di respiro, movimento, emozione e consapevolezza. Il lavoro energetico e corporeo aiuta a sciogliere tensioni e blocchi, la persona attraverso il processo diventa consapevole dei propri bisogni e desideri e focalizza in quale direzione e quali azioni agire verso l’esterno per ristabilire un nuovo equilibrio.

Facilitare la consapevolezza e l’azione per sviluppare e allenare il potenziale verso l’autorealizzazione: il ruolo facilitante del coach, facilitatore, educatore

Se i due metodi si basano sull’assunto che ogni persona possiede dentro di sé le risorse per affrontare le proprie sfide e realizzare i propri desideri e obiettivi allora il coach/facilitatore nella sessione: accoglie, ascolta, sostiene, rispecchia, facilita il processo sulla base della fiducia (nel processo, nel cliente e su di sé). Il suo compito è creare una relazione facilitante che attraverso un processo di scoperta e consapevolezza, esplorazione e responsabilizzazione permetta al cliente di accedere e attivare il proprio potenziale e realizzarsi.

Sia nel Coaching Evolutivo che nel Radix il processo educativo inizia dalla difficoltà di scegliere come “agire” dato dal blocco delle tensioni fisiche (Radix), dalla crisi di autogoverno nel Coaching per raggiungere quella situazione “futuro desiderato” in cui avverrà una piena soddisfazione e realizzazione di sé.

La relazione facilitante supporta il cliente nel permettere di sciogliere le tensioni fisiche e i blocchi (Radix), nel lasciare andare le interferenze e le convinzioni limitanti (Coaching Evolutivo) e per poter accedere a sé. La relazione facilitante è lo strumento, la porta attraverso cui è possibile accedere a questa dimensione profonda e autentica attraverso le sue principali caratteristiche: Accoglienza, Ascolto, Alleanza, Autenticità che sono presenti in entrambi i modelli.

La base della relazione è la fiducia nel cliente e nel processo. Il facilitatore accoglie il cliente e la sua domanda senza giudizio, senza interpretazione. Sta nella dimensione del “non sapere”, ed ha fiducia, è dalla sua parte, in questo senso sviluppa un’alleanza autentica che ha come fine l’espressione autentica del cliente, lo accompagna ad andare dentro di sé (il radicamento, i work-in) per poi andare fuori (proposito, piano d’azione).

Il facilitatore accompagna, non “guida” dall’esterno la persona, la sostiene a sentire e riconoscere ciò che accade in sé, nel corpo e nel respiro, permettendo alla naturale intelligenza dell’organismo di guidare il processo: il potere di integrazione è interno alla persona, ed è quindi la persona che guida il processo. Il lavoro sul “sentire” permette di aprire nuove possibilità, eliminando gli ostacoli e focalizzarsi sul “proposito” permette di pensare, concettualizzare e pianificare quale sia la cosa da fare. È lo scopo, che permette all’uomo di controllare la propria vita, di darle una direzione e un significato.[2]

Il coach/facilitatore facilita l’espressione del cliente e allena le quattro meta-potenzialità interdipendenti (Consapevolezza, Autodeterminazione, Responsabilità e Eudaimonia). Attraverso la sua presenza e un ascolto attivo, rispecchia (restituisce ciò che riceve: ascolta, osserva) e restituisce la responsabilità al cliente che sceglie in ogni momento la direzione verso cui muoversi, facilita la consapevolezza nel cliente nel riconoscere le sue risorse e sostenendolo nel liberarsi dagli ostacoli interni (mentali, emotivi o energetici) e nel superare gli ostacoli esterni, supporta l’autoefficacia[3] e il percorso verso l’autorealizzazione.

 

Punti di contatto dei due metodi per una possibile integrazione

I due metodi si basano su una visione evolutiva della crescita umana, si definiscono entrambi metodi educativi focalizzati sul far emergere la persona, farla fiorire (e-ducere), per permettere lo sviluppo del potenziale, si focalizzano entrambi sulla valorizzazione e il potenziamento delle risorse della persona. Promuovono un approccio olistico dell’essere umano e la consapevolezza come strumento per lo sviluppo e la crescita individuale.

In entrambi i metodi il processo si basa su:

  • la relazione facilitante basata sulla fiducia tra facilitatore/coach e cliente/coachee;
  • il protagonismo e la responsabilità del coachee/cliente nello sviluppo della direzione concreta e attualizzante > autodeterminazione e proposito/piano d’azione;
  • l’espressione e l’esperienza come strumento per aumentare il sentire/percepire/focalizzare ed aumentare la consapevolezza su di sé per sviluppare le potenzialità.

I due metodi possono valorizzarsi reciprocamente: sviluppando la capacità di sentire ed essere consapevoli nel Coaching attraverso “work-in” corporei che provengono dal Radix (attività pratiche che permettano di percepire il respiro e sentire il corpo attraverso esercizi di radicamento) e sviluppando la capacità progettuale nel Radix dalla direzione del “Proposito” al concreto sviluppo del Piano d’azione che proviene dal Coaching.

Nella mia esperienza personale i due approcci si completano e integrano in modo incredibile e straordinario: l’esperienza del Radix® mi ha permesso di portare la consapevolezza nel corpo e mi ha messo in contatto con le emozioni profonde, il Coaching Evolutivo® mi ha aiutato a tradurre quella consapevolezza in vita concreta, trasformandola in scelte e azioni coerenti.

Insieme, mi hanno aiutato a vivere una sensazione di integrazione e completezza: gli obiettivi e i piani d’azione concreti emersi dall’esperienza di coaching, sono nati dalle sensazioni dentro il corpo e la capacità di connettermi con il sentire mi ha permesso di agire in modo più integrato.

Questa integrazione nella mia esperienza ha permesso di espandere lo spazio della consapevolezza per includere il corpo come fonte di verità, energia e intuizione. Dare spazio e voce al corpo mi ha permesso di incarnare le scelte nel corpo e far diventare il mio movimento e le mie azioni più profonde e radicate.

[1] Deci E.L., Ryan R.M., Intrinsic Motivation and Self-Determination in Human Behavior, 1985.

[2] Kelley C.R., Education in Feeling and Purpose [As in the compilation THE RADIX, VOLUME 1, 1992]

[3] Bandura A., Autoefficacia. Teoria e applicazioni, 2000.

 

 

Chiara Batoni

Formatrice e Coach Professionista | Toscana

chiarabatoni18@gmail.com

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