Categoria: Il Coaching per l’Empowerment delle donne

Categoria: Il Coaching per l’Empowerment delle donne

Il Coaching per l’Empowerment delle donne

Consapevolezza. Auto-efficacia. Cambiamento sociale

Mi trovo in quella fase della vita in cui cerco la mia missione, il contributo che voglio lasciare al mondo. Per farlo, ho utilizzato un semplice ma efficace esercizio di coaching: immagina di essere molto anziana, serenamente al caldo della tua casa, su una sedia a dondolo; guardati indietro, a quello che è stata la tua vita fino a quel momento: che cosa ti rende fiera? Cosa hai fatto che reputi importante, e che ti fa dire “ho lasciato il segno”?

È così che ho trovato la mia risposta: voglio diventare coach per aiutare sempre più donne a riconoscere il proprio valore. Non voglio limitarmi a lavorare sull’emancipazione individuale, ma contribuire a creare una comunità di supporto e auto-aiuto che includa la popolazione femminile di tutti i livelli della società: dalle donne che sono già in posizioni di leadership a quelle in posizioni più marginali e difficili.

 

Esiste ancora quel soffitto di cristallo che impedisce alle donne di realizzarsi e di essere equamente parte delle persone che decidono. Di avere pari opportunità. Di essere consapevoli del proprio potenziale e del proprio potere di agire. Vorrei contribuire a cambiare questa realtà. Sono consapevole dei limiti imposti dal contesto in cui vivo, ma entro la mia capacità d’azione, voglio usare tutte le mie risorse per tentare di apportare un cambiamento.

 

Le donne interiorizzano spesso stereotipi e limiti sociali

Questo tema è stato trattato approfonditamente da Sally Helgesen nel libro “How Women Rise” e in altri suoi scritti.

Secondo la sua tesi, molte delle difficoltà che le donne incontrano nella crescita professionale non dipendono solo da fattori esterni, ma da abitudini e convinzioni interiorizzate. Queste sono state utili in passato come strategie adattive che hanno aiutato molte donne a funzionare, e spesso ad avere successo, in contesti sociali e lavorativi strutturati in modo non paritario; tuttavia, diventano limitanti quando si ambisce a ruoli di maggiore leadership.

Nel libro Helgesen analizza le abitudini che spesso frenano le donne nelle carriere, come ad esempio l’eccesso di perfezionismo, la difficoltà a rivendicare i propri risultati e la paura di esporsi. La prima sfida è rendersi conto che si tratta di modelli culturali che modificano i nostri comportamenti in abitudini sottili, spesso invisibili.

Il lavoro di Helgesen propone soluzioni pratiche partendo dall’assunto che l’empowerment inizia con la consapevolezza di sé:

“How Women Rise non riguarda il cambiare chi sei – riguarda il liberare il percorso per diventare ancora di più la persona che sei destinata a essere. Promuove un nuovo modello di leadership: uno che unisce i risultati all’empatia, l’autorità all’umiltà e l’ambizione all’impatto. Le donne hanno le competenze, l’intelligenza e la capacità di comprensione per guidare ai livelli più alti. Ciò che serve ora è una cassetta degli attrezzi per affrontare i pregiudizi, le barriere e i comportamenti che esistono ancora in molti ambienti di lavoro.”

 

Il coaching è uno strumento fondamentale per l’empowerment femminile

In un percorso di coaching il primo presupposto è una relazione non giudicante tra coach e coachee; in un contesto simile la donna sarà agevolata a mettere in discussione le sue credenze, tra cui quella di “essere sbagliata”, instaurando con il coach un rapporto di reciproca fiducia, che a sua volta genera maggiore fiducia in sé.

Il coaching è essenzialmente un percorso di consapevolezza: di sé, delle proprie caratteristiche, dei valori, dei desideri, dei bisogni e più in generale, del senso che si vuole dare alla propria vita.

Lungo il percorso si incontrano sempre delle resistenze: blocchi del pensiero, interferenze emotive, convinzioni limitanti, che per le donne sono un enorme ostacolo al cambiamento. Il coaching aiuta a rendere visibili queste convinzioni, e questa consapevolezza permette di cambiarle.

Il coach supporta il cliente a leggere la realtà da una nuova prospettiva, interrogandolo sulle ragioni del suo pensiero, sulla possibilità di valutare alternative, sulla modalità con cui si formano le sue idee. Attraverso lo sviluppo del pensiero laterale, il cliente riesce a mettere in discussione il suo sistema di credenze e a modificare comportamenti e abitudini limitanti.

 

L’obiettivo del coaching è portare a consapevolezza il potenziale del cliente, affinché possa attivare le azioni necessarie al cambiamento desiderato. Il coaching lavora per obiettivi, intesi come strumenti per entrare in contatto con le proprie risorse. Sviluppare consapevolezza di sé e tradurla in strategie e comportamenti orientati al raggiungimento degli obiettivi rappresenta un presupposto fondamentale per interiorizzare e concretizzare il cambiamento.

 

Qui emerge un elemento fondamentale: l’auto-efficacia, teorizzata da Albert Bandura, la convinzione di poter influenzare le nostre vite e il contesto circostante:

“Le convinzioni che le persone nutrono sulle proprie capacità hanno un profondo effetto su queste ultime, la capacità non è una proprietà fissa; c’è un’enorme variabile di prestazioni. Chi è dotato di self-efficacy si riprende dai fallimenti: questi si avvicinano alle situazioni pensando a come fare per gestirle, senza preoccuparsi di ciò a cui potrebbero eventualmente andare incontro”.

 

Il senso di auto-efficacia è ciò su cui il coach lavora quando chiede al coachee di redigere un piano d’azione funzionale al raggiungimento del proprio obiettivo di cambiamento: il potere del coaching sta qui, nel suo approccio pragmatico volto a far emergere le risorse e a mettere in dubbio le convinzioni limitanti – che sono solitamente il primo e più importante ostacolo alla nostra realizzazione – e passare all’azione.

 

Tuttavia, non possiamo fermarci a un lavoro volto a raggiungere la mera emancipazione individuale. Il coaching e il self-empowerment aiutano a riappropriarsi del proprio potere decisionale, ma questo deve poi espandersi a un concetto di comunità affinché possano realizzarsi cambiamenti sociali reali.

 

Lean In e Valore D

È in questo contesto che si sviluppano movimenti e organizzazioni come Lean In: fondata nel 2013 da Sheryl Sandberg, ex COO di Facebook, ha la missione di “aiutare le donne a realizzare le proprie ambizioni e a lavorare per creare un mondo equo”.

L’organizzazione si fonda su circoli di donne (i Lean In Circles), ormai presenti in 183 paesi, che utilizzano strumenti di coaching per lavorare sulla consapevolezza e l’empowerment individuale, sradicare le convinzioni limitanti che abbiamo interiorizzato, e creare una comunità che dal supporto reciproco porta al cambiamento istituzionale.

Gruppi come i Lean In Circles sono comunità in cui condividere questo approccio e supportarsi a vicenda con percorsi di peer-to-peer coaching e formazione sulla leadership.

 

Un esempio italiano invece è Valore D, realtà molto attiva nelle aziende.

Propone programmi di leadership femminile e mentoring, e coinvolge grandi imprese per cambiare la cultura organizzativa. Le donne formate spesso diventano sponsor o mentor per altre.

 

“Vogliamo un mondo professionale senza discriminazioni in cui l’empowerment femminile, la valorizzazione delle differenze e l’inclusione siano acquisiti e diventino motore di crescita e sviluppo sostenibile, per le aziende e per il Paese. Vogliamo essere stimolo al cambiamento del mondo del lavoro e della società.” Barbara Falcomer, Direttrice Generale Valore D.

 

Coaching per donne marginalizzate

Questi esempi, tuttavia, sembrano rivolgersi soprattutto a donne già in posizioni avvantaggiate.

In effetti, Sheryl Sandberg ha diverse detrattrici tra le intellettuali femministe, tra cui bell hooks e Rosi Baidotti, Jennifer Guerra, Giorgia Serughetti nel libro “Giù le mani dal femminismo”: la accusano di lavorare all’interno dello stesso mondo capitalista e a guida maschile che così tanto limita il potenziale delle donne, e di rivolgersi sempre ad un pubblico di donne privilegiate e inserite nell’attuale schema di potere.

 

E allora come si può portare un modello di coaching di comunità nei contesti in cui le donne sono marginalizzate, oltre che in quanto donne, anche socialmente, economicamente, culturalmente e sessualmente?

Esistono moltissime organizzazioni che lavorano in questo senso.

Ad esempio Differenza Donna, importante ONG italiana che lavora con donne in condizioni di forte vulnerabilità sociale offrendo accoglienza, supporto legale, psicologico, educazione finanziaria e proponendo percorsi di coaching volti a raggiungere sempre maggiore autonomia, consapevolezza e forza di agire un cambiamento.

 

In Gran Bretagna nel 2013 è stata fondata Smart Works, non profit che lavora sull’empowerment delle donne disoccupate; le clienti vengono da centri per l’impiego, enti di beneficenza per la salute mentale, centri antiviolenza, rifugi per senzatetto, servizi penitenziari, servizi di assistenza e organizzazioni giovanili.

Smart Works fornisce servizi di career-coaching, in cui le clienti fanno percorsi di sviluppo dell’autostima volti a far emergere il loro potenziale, e vengono preparate ai colloqui di lavoro. Offre anche consulenza sull’abbigliamento adatto al colloquio di lavoro e al lavoro stesso, donando il guardaroba essenziale adatto al lavoro, per accompagnarle fino al primo stipendio.

 

Entrambe le organizzazioni mostrano come il coaching possa essere adattato a contesti diversi; entrambe dimostrano che il coaching di comunità può produrre un cambiamento significativo, creando autonomia personale, finanziaria, professionale.

 

Conclusione

Ispirata da tutti questi esempi e molti altri, mi piacerebbe usare il coaching come strumento di accesso, non solo di sviluppo: pensarlo come strumento accessibile anche a donne marginalizzate.

Vorrei lavorare in programmi di coaching gratuiti o finanziati da ONG, integrando il coaching in percorsi di emancipazione, reinserimento lavorativo e uscita dalla violenza.

Allargare la conoscenza del metodo del coaching a sempre più donne, portare il coaching dall’individuo alla comunità; lavorare insieme per raggiungere consapevolezza e senso di auto-efficacia, creare una sorellanza con il comune obiettivo di raggiungere la parità e rompere finalmente quel soffitto di cristallo.

Francesca Maestro

Training Expert & Coach | Lombardia

francesca.maestro@gmail.com

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