Categoria: Il Coaching per la cura di sé e la prevenzione contro il malessere psico-fisico

Categoria: Il Coaching per la cura di sé e la prevenzione contro il malessere psico-fisico

Il Coaching per la cura di sé e la prevenzione contro il malessere psico-fisico

«Quando ti allontani dalla tua vera natura, mente e corpo ti inviano un messaggio dall’anima per ricondurti a te stesso». Questo è ciò che penso della depressione: un tema definito delicato, complesso e che lascia spazio a diverse opinioni in merito. Innanzitutto, cosa può legare il Coaching alla depressione? La risposta è: la psicologia positiva. Molti degli strumenti e dei concetti di quest’ultima sono stati assimilati dal metodo del Coaching, il quale è un percorso di evoluzione personale che porta alla conoscenza di sé, ovvero alla chiave della prevenzione. Perché parlare proprio di questo argomento? Perché ha toccato la mia vita e quella delle persone a me care. Ho sofferto di attacchi di panico, ansia e infine depressione post partum: ora voglio aiutare gli altri a fare chiarezza su questo malessere psichico e fisico.

Come nasce la depressione

La depressione nasce dal trascurare se stessi e la propria vera natura. Non ci si ammala all’improvviso: essa è la fine di un processo di disattenzione nei propri confronti o di un periodo di “eccessiva focalizzazione selettiva” durante il quale ci si concentra troppo su un aspetto dimenticando il resto. La depressione è solo una richiesta d’amore per se stessi: prenderne coscienza non fa sentire più l’individuo malato. È come morire per rinascere più forti, consapevoli e felici. Spesso bisogna arrivare a stare male per capire quanto sia importante la conoscenza di sé. Nel momento in cui si entra in contatto con la propria vera essenza si accende una luce immensa in quel tunnel buio e apparentemente senza uscita. Grazie a quel periodo oscuro che io stessa ho vissuto, ho avuto il mio risveglio interiore: mi sono riscoperta, mi sono spogliata di tutte le maschere che mi avevano attribuito e che rappresentavano la persona che non ero. Sono nata di nuovo con la consapevolezza e la purezza del mio Essere. Ho imparato a stimolare la mia mente toccando il livello inconscio e a lavorare con il mio corpo mettendomi all’ascolto di vibrazioni e sensazioni nascoste. Anche con il Coaching, con i pensieri e le emozioni che emergono dalle sessioni che svolgo come Coachee, scopro ancora altro di me e sono più consapevole. Reputo questo metodo di evoluzione personale verso il raggiungimento del benessere, della scoperta e della cura di sé, uno strumento valido per la prevenzione dello stato depressivo. Il Coaching interviene in tutto ciò attraverso la conoscenza personale e la gestione dei pensieri e delle emozioni.

La conoscenza di sé e il significato della propria vita

Quando non ci si conosce a fondo o comunque troppo poco ci si allontana sempre più da se stessi e ci si “ammala”. Allo stesso modo quando non si esprime il proprio potenziale o “vocazione” ci si allontana dal senso della propria vita e si tende al malessere. Il Coaching allena l’eudaimonia, appunto la realizzazione del proprio potenziale. Esprimerlo ed essere liberi di esternare se stessi contribuisce a una vita felice. Nel caso contrario, reprimere e soffocare il “daimon” non dà modo di manifestare la propria vera essenza e prima o poi sopraggiunge il malessere che scuote l’individuo per ricordargli di essere ciò che è e non ciò che non è.

La gestione dei pensieri e delle emozioni 

«L’intenzione cosciente è una delle principali potenzialità di un essere umano rispetto agli animali[1] Si tende a considerare il cervello come un qualsiasi altro organo, dimenticandone il suo contenuto prezioso: la mente. Nel momento in cui ci si sente tristi, soli, incompresi e senza possibilità di scampo, si pensa di avere, nella maggior parte dei casi, un problema mentale a livello neurobiologico e si assumono di conseguenza psicofarmaci e ansiolitici. Fin da piccoli dovrebbero spiegare all’umanità intera che nell’individuo risiedono i pensieri e le emozioni e se si imparasse a dare loro un equilibrio ci sarebbero meno persone “malate”. Ad ogni modo con la Psicologia Positiva non ci si focalizza più sulle patologie, carenze e deficit come hanno fatto sempre psicologi e psichiatri, bensì ci si basa sulle risorse e potenzialità dell’individuo. Queste possono essere allenate anche con il Coaching, il cui metodo è proiettato alla conoscenza di sé, alla valorizzazione del proprio Essere e al significato della propria vita.

La gestione dei pensieri

Ogni individuo ha i suoi filtri mentali per interpretare la realtà, quindi una persona interpreta la propria sofferenza in maniera differente rispetto a un’altra. Si tende a pensare che tutto dipenda dai fattori esterni e dalle circostanze, ma la realtà è che ognuno decide di guardare il problema dalla prospettiva che ha scelto per sé. C’è un’abitudine in particolare: interpretare tutto ciò che accade in maniera negativa. Il pessimismo, secondo diversi studi, è uno dei principali fattori che induce al malessere psichico e fisico. La Psicologia Positiva come il Coaching sprona l’individuo a trovare il lato positivo delle cose e a osservarle da un’altra ”finestra”. Per questo, ad esempio, il Coach utilizza diversi strumenti tra cui stimolare il pensiero laterale. Infatti, si è poco avvezzi a questo pensiero, che è intuitivo, creativo e produttivo. Si è più abituati, invece, a utilizzare il pensiero verticale, nonché logico-razionale. Nessuno dei due esclude l’altro per importanza: dal pensiero verticale è facile però far emergere le convinzioni limitanti (oltre che quelle supportive). Quando viene stimolato il pensiero laterale, il Coachee riesce a valutare nuove possibilità: percorre con curiosità strade imprevedibili e rimane, il più delle volte, sorpreso da se stesso.

La gestione delle emozioni

Ciò che si è constatato attraverso gli studi è che l’assenza di benessere e di emozioni positive sono fattori di rischio per la depressione.[2] Viene sempre considerata l’assenza del malessere, ma si dovrebbe diagnosticare anche il benessere. Per favorirlo, secondo Seligman, psicologi e psichiatri non dovrebbero intervenire solo sui deficit e le disfunzioni, ma potrebbero anche osservare e costruire il funzionamento ottimale dell’uomo, o Flourishing, attraverso il piacere legato alle emozioni positive e la realizzazione e lo sviluppo personale. Uno stato emozionale interessante volto al benessere è quello del Flow o “flusso di coscienza”. Questo stato psicologico soggettivo di massima positività e gratificazione nasce nel momento in cui l’individuo svolge un’attività che corrisponde alla sua motivazione intrinseca e che gli permette di esprimere al massimo il suo potenziale. Ciò che si prova è godimento puro, fino a uno stato di estasi, e si perde quasi la cognizione del tempo. Inutile dire che con un percorso di Coaching tutto questo è possibile. Il Coach, dopo aver fatto chiarire il “presente percepito” al Coachee, lo invita a immaginare, attraverso il canale a lui più congeniale (disegno, scrittura, visualizzazione, ecc.), il suo “futuro desiderato”. Vivere la situazione ideale, anche solo con il pensiero, aiuta a definire meglio ciò che si desidera. Inoltre si possono percepire delle sensazioni che rendono quel momento vivo e attuale, come se si fosse già arrivati a quel punto. Una sessione di Coaching può migliorare la condizione psichica e fisica del cliente nel momento in cui gli vengono proposti, ad esempio, esercizi di visualizzazione e di rilassamento, ma anche semplicemente di allenamento delle sue potenzialità. Queste sono azioni che possono abbassare i livelli di stress e ridurre le sensazioni di ansia e malessere. Contribuiscono, inoltre, a ritrovare il benessere psico-fisico e a provare emozioni positive che aumentano il senso di autoefficacia necessario per alimentare la motivazione e il raggiungimento dei propri obiettivi.

L’importanza del linguaggio per stare bene

Nelle persone che vivono un trauma o una malattia importante è frequente l’alessitimia o l’analfabetismo emotivo: l’incapacità di esprimere le emozioni a parole. In psicoterapia si aiuta il paziente a trovare le parole giuste per descrivere il proprio stato d’animo per creare un nuovo percorso e nuovi “orizzonti di vita”. Anche nel metodo del Coaching è importante l’utilizzo corretto delle parole ed è frequente che il Coachee usi un linguaggio confuso e poco chiaro per descrivere la sua situazione attuale. Ciò gli causa un impedimento a valutare soluzioni e prospettive diverse e il Coach, per questo, deve aiutare il cliente ad avere una maggiore chiarezza linguistica. Saper descrivere in maniera lineare la propria condizione è spesso determinante per modificare il pensiero, lo stato d’animo e le azioni che aiutano a raggiungere al meglio i propri obiettivi. Il Coach può, ad esempio, stimolare il pensiero laterale del Coachee formulando domande del tipo «Come definisci questo momento di stallo?» e/o «Puoi ripetere ciò che hai detto utilizzando parole diverse?».

La costruzione dell’essere

Gli antichi greci possedevano un taccuino su cui annotavano le loro esperienze, le loro intuizioni, i loro desideri… Oggi, invece, l’uomo tende a non ascoltare la sua voce interiore e a trascurare ciò che è per essere ciò che desiderano gli altri per lui sin dalla sua nascita. E infine si ammala. Intraprendere un percorso di Coaching significa cominciare un cammino di evoluzione personale. Questo rende l’individuo consapevole, responsabile della sua vita e delle sue scelte; lo porta a conoscere il suo “daimon” e il senso che può dare alla sua vita. Lavorare con un Coach è un allenamento mentale che può salvare la vita: il Coachee si racconta, si scopre, si meraviglia di se stesso e impara a guardare la realtà da nuove prospettive. Egli viaggia sicuro, su una strada ben solida e tutta sua e non ha paura di ferirsi perché non può cadere nel vuoto: i suoi occhi sono sempre aperti su ampi orizzonti ed è curioso di scoprire quanto di bello ha ancora da realizzare.

 

 

Sandra Ceresini
Life Coach
Grottammare (AP)
sandraceresini@gmail.com

 

Note:

[1] A. Pannitti, F. Rossi, L’essenza del Coaching, FrancoAngeli, Milano, 2012
[2] Tratto da Psicologia Positiva, articolo di State of Mind – il giornale delle scienze psicologiche

 

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