Categoria: Il colpo della consapevolezza, la guardia delle convinzioni

Categoria: Il colpo della consapevolezza, la guardia delle convinzioni

Il colpo della consapevolezza, la guardia delle convinzioni

Qualche tempo fa ho deciso di iscrivermi ad un corso di Muay Thai (มวยไทย), conosciuta in Occidente come Thai Boxe ed anche nota come “arte delle otto armi” in quanto consente di utilizzare in combattimento pugni, calci, gomitate e ginocchiate.

Le arti marziali hanno sempre suscitato in me una viva curiosità ed interesse anche se fino a poco tempo fa non avevo avuto occasione di conoscerle da vicino. Accogliendo uno slancio di coraggio, ho infatti recentemente deciso di mettere da parte i timori che nutrivo sugli sport ad alto contatto e di provare: è indubbio, lo hanno notato tutti accanto a me, che fin da subito questa disciplina mi ha sinceramente appassionata e ha riportato in me quell’energia che solo l’attività sportiva riesce ad accendere. In particolare, grazie ad un fatto accaduto durante uno dei miei primi allenamenti, ho avuto l’occasione di comprendere meglio il significato della consapevolezza, elemento fondante del Coaching Evolutivo®.

Durante questa lezione viene infatti proposto un esercizio alla squadra: divisi in coppie, senza protezioni, avremmo dovuto dare un colpo al nostro avversario e riceverlo indietro; il nostro insegnante di volta in volta avrebbe annunciato un preciso colpo da sferrare all’avversario, lo stesso che mi avrebbe appunto poi restituito subito dopo. Ecco, ho pensato, adesso me le suonano! Nonostante il concreto timore di farmi male, mi fido della proposta del nostro maestro (l’obbedienza per la Thai Boxe, come la fiducia nel Coaching, è stato il primo valore fondamentale che ho imparato da questa disciplina), mi metto in guardia e ci provo; lui annuncia quindi un colpo ed ecco un calcio sferrato sulla gamba del mio avversario, che subito me lo restituisce. Chiama a quel punto un altro colpo, dato e preso indietro, e così via. Mi rendevo perfettamente conto di star colpendo il mio avversario con forza e che lui, con altrettanta potenza, stava colpendo me in pieno corpo.

Terminati i dieci minuti di pratica, il maestro si avvicina e mi domanda: “Hai sentito dolore?”

Rispondo “No”, senza pensare che fosse in effetti strano non aver sofferto.

“Come mai?” mi domanda lui a quel punto. Bella domanda, forse era stata l’adrenalina? Ci penso ma non ci arrivo, il pensiero laterale mi abbandona e a quel punto il quesito si estende a tutta la squadra; dopo qualche tentativo di risposta da parte di tutti, ascoltiamo dal nostro maestro questa spiegazione: “Non hai provato nulla perché sapevi che stavi per ricevere un colpo, infatti la consapevolezza ti protegge dal dolore. Quando nelle altre discipline capita che i giocatori si facciano così tanto e spesso male, è anche perché non si aspettano di ricevere un determinato colpo dal proprio avversario. Invece poco fa, durante l’esercizio, io chiamavo il colpo che avresti ricevuto; non solo eri pronta a riceverlo, ma lo conoscevi: sapevi dove sarebbe arrivato, quanto forte, quale dolore”.

Sono rimasta inevitabilmente molto colpita dalle sue parole e uscita da quell’allenamento mi sono domandata: che cos’è davvero la consapevolezza, per arrivare ad attivare una dinamica così forte?

 

La consapevolezza è davvero un colpo

La realtà vissuta durante le sessioni di Coaching mi ha portata a notare come la consapevolezza a volte sembri arrivare all’improvviso, di colpo: senza avvisaglie, nel tempo di sessione si accende come una lampadina nel buio e illumina tutto ciò che fino a quel momento non si distingueva chiaramente.

 

Emerge e ci colpisce

Spesso il Coachee non se lo aspetta e si sorprende con sincerità della consapevolezza emersa (spesso, di sé), dalla quale difficilmente tornerà indietro. Nulla che si possa imparare da un libro, si tratta di un percorso cognitivo, del tutto personale ed intellettuale, che diventa però interiore: consapevolezza (cum-sapere) significa infatti diventare pienamente coscienti di qualcosa che si fa nostra certezza e che aderirà in noi come verità.
Come scrisse Sant’Agostino, “Noli foras ire, in te ipsum redi, in interiore homini habitat veritas” (non uscire da te stesso, rientra in te, nell’intimo dell’uomo risiede la verità. De vera religione, XXXIX 72).
Anche nella Thai Boxe, la consapevolezza è un valore di grande importanza, in primis intensa come consapevolezza di sé; essa richiede infatti costante impegno ed allenamento dove è fondamentale non sopravvalutare le proprie abilità, perché ciò significherebbe sottovalutare l’avversario ed essere dunque sconfitti in partenza.

La consapevolezza, intesa come piena conoscenza e coscienza, ci accompagna naturalmente nel nostro percorso di apprendimento e diventa terreno fertile per far radicare anche le nostre convinzioni, siano esse supportive, trainanti, o limitanti, depotenzianti. La convinzione infatti, proprio come accade per la consapevolezza, si radica e per il Coachee può diventare certezza, trovandovi una verità a cui ancorarsi ogni volta in cui ne sentirà il bisogno. E anche la convinzione scaturisce da un processo cognitivo, altrettanto elaborato, interiore e soggettivo quanto quello che porta ad una consapevolezza.

La convinzione però – se limitante e negativa – ci lascia ingolfati senza darci la possibilità di progredire perché condiziona non solo il nostro stato d’animo ma anche il nostro agire, mentre la consapevolezza può liberarci e spalancare il nostro sguardo a nuove verità.

Da questo primo pensiero sulla consapevolezza mi sono poi domandata: la convinzione dov’è, se in un Ring la consapevolezza io la vedo in un colpo ben centrato che ci raggiunge e ci risveglia?

 

La convinzione, la nostra guardia

A prescindere dalla disciplina di Boxe che si può intraprendere, la posizione di guardia è generalmente studiata per difendersi e per proteggere alcuni dei nostri organi vitali, ma anche per trovarsi nella miglior posizione di partenza per attaccare, o quanto meno per allontanare il nostro avversario. L’avevo vista diverse volte, tra i film e le serie tv, ma non l’avevo mai vissuta in prima persona per rendermi conto che è una posizione pensata per disporre di un buon baricentro che ci aiuterà a rimanere in piedi qualora dovessimo essere colpiti.

È quindi fondamentalmente una posizione di difesa, certo protettiva ma non del tutto salvifica: non dà infatti la certezza di rimanere sempre in piedi perché può essere compromessa da una distrazione, una previsione errata, un colpo fulmineo che trova comunque il modo di raggiungerci nonostante la nostra protezione.

Può essere, insomma, messa in discussione.

Questo è quel che, in analogia con la Boxe, può accadere con le convinzioni limitanti. Quel che ho potuto osservare e ascoltare durante le ore di sessione, ma anche nella quotidianità che vivo ogni giorno (a volte anche in me stessa), mi ha infatti portata a notare come la convinzione di questo tipo sia una posizione di guardia in cui ci mettiamo dopo un articolato e personale viaggio selettivo ed interpretativo della realtà a noi circostante; essa corre in nostro aiuto ogni volta in cui dobbiamo difenderci, giustificarci, o quando siamo chiamati a portare avanti un colpo difficile; in un certo senso, la convinzione è infatti anche una posizione di comodità: saldi in un certo pensiero, siamo tranquilli che saremo da lui protetti: “è inutile percorrere questa strada, l’ho provato mille e più volte e neanche questa volta ce la farò”. Ne sono convinta, questo pensiero, anche se depotenziante, quasi mi rassicura, mi giustifica agli occhi del mondo e agisco di conseguenza, restando lì ferma e senza riuscire a fare un passo in avanti.

Se radicata in noi, una convinzione limitante ci tiene infatti bloccati in una posizione di guardia “immobile”: ci fa sentire sicuri, protetti, perché in quel pensiero noi troviamo conforto e spiegazioni, eppure interferisce con ogni nostra mobilità. Almeno finché la vita non ci chiede di rinegoziare.

 

E allora?

Durante un efficace percorso di Coaching, un Coach renderà il Coachee consapevole delle proprie potenzialità, già sapute o mai scoperte, affinché quel potenziale – valorizzato – diventi una risorsa da poter agire.

Un bravo Coach saprà, ed accetterà, di non poter disinnescare le convinzioni limitanti ma potrà accompagnare il Coachee in un cammino alla scoperta di sé: in questo viaggio, potrà acquisire nuove consapevolezze ed entrare in una rinnovata posizione di guardia, pronta a combattere e non più bloccata sulla difensiva. Sul ring di una sessione, dove noi combattiamo contro le nostre paure, blocchi e fragilità, si può quindi tornare ad allenare la nostra persona a ricevere quel colpo pieno di nuove consapevolezze che ci faranno rivedere alcune nostre convinzioni: quel colpo che finalmente ci libera, ci lascia frastornati perché rompe la nostra corazza protettiva. Un colpo di consapevolezza che può quindi sbloccarci e, come ho sperimentato sulla mia pelle, anche risparmiarci del dolore!

 

Martina Ceresani

HR Specialist | Professional Coach
Ceresani.martina@gmail.com
Milano

No Comments

Post a Comment

Chiama subito