L’Eroe e il Coach
L’Eroe è un archetipo, ovvero un modello di comportamento universale, una figura simbolica, un’immagine innata radicata nell’inconscio, e dell’inconscio matrice; in un certo qual modo, condiziona il pensiero e la percezione della realtà soggettiva e collettiva.
Il suo viaggio è un paradigma, una struttura esemplare, un modello che si ripropone ciclicamente nelle vite e nelle narrazioni di storie e miti.
Nel 1949 l’antropologo americano Joseph Campbell (USA, 1904-1987) pubblica un testo fondamentale in relazione alla tematica, ‘L’eroe dai mille volti’, condensando all’interno dello stesso tutti i suoi studi di comparazione storica, religiosa e mitologica, ponendo sotto i riflettori la figura simbolica dell’Eroe.
Osservando e analizzando i racconti di varie culture del mondo, Campbell nota che i viaggi degli eroi dalle più disparate provenienze ricalcavano sostanzialmente tutti le stesse tappe, narrate semplicemente in ‘salse’ diverse, ma con una colonna vertebrale unica, che si ripete, e da questo punto di partenza Campbell elabora il suo modello universale: il viaggio dell’Eroe, per l’appunto.
Tuttavia, il viaggio dell’Eroe moderno, quello al quale spesso si fa riferimento soprattutto come modello di scrittura, è quello individuato inizialmente da Campbell ma successivamente filtrato dagli occhi di un altro studioso, Christopher Vogler (USA, 1949).
Christopher Vogler studia sceneggiatura in gioventù, utilizzando come base proprio il testo di Campbell, al quale aggiunge un po’ alla volta riflessioni personali in relazione al proprio mondo, quello del cinema che, a sua detta sua, altro non è che l’evoluzione della mitologia e del folklore.
Terminati gli studi, diventa sceneggiatore presso Disney e Fox e professore della UCLA e nel 1992 pubblica tutti i suoi appunti sotto forma di un compendio de ‘L’eroe dai mille volti’ di Cambpell, intitolato ‘A writer’s journey’.
Questo manuale, in men che non si dica, fa letteralmente il giro del mondo, diventando un pilastro degli studi accademici in materia cinematografica dalla seconda metà degli anni ‘90 in poi.
Gran parte della sceneggiatura cinematografica attuale si ispira a questi testi.
Faccio ritorno, ora, agli archetipi. Non vi è infatti solo l’Eroe, ma esistono altri personaggi o immagini che incarnano aspetti fondamentali del comportamento umano, come l’Innocente, l’Orfano, il Guerriero, il Mago, il Saggio, il Folle, il Distruttore, il Creatore e molti altri.
Mi concentro tuttavia sull’Eroe, colui che supera degli ostacoli a favore del raggiungimento di un obiettivo.
In base a quel che ho potuto osservare, un percorso di crescita porta a imbattersi ineluttabilmente nelle tappe incontrate da questo archetipo e nel loro simbolismo emotivo, spirituale, morale, psicologico, in quanto energie che di fatto governano i nostri comportamenti, e stimolano le nostre reazioni, talora indipendentemente dalla nostra consapevolezza.
Partendo da questa riflessione, mi prendo la libertà di spaziare con l’immaginazione e fantasticare su quanto prezioso possa essere il contributo del Coach come supporto all’Eroe durante il suo viaggio, un modello di percorso di evoluzione nel quale sfide, prove e trasformazioni si susseguono in abbondanza, al fine di raggiungere un obiettivo che non era ancora stato ben individuato o che si era dimenticato o accantonato. Un cammino irreversibile, fulgido ma talora accidentato verso l’auto-consapevolezza e la realizzazione dell’Eroe.
La partenza è spesso un punto di rottura che si crea percorrendo una strada piuttosto comoda, piana, alla quale si è fatta l’abitudine, che gradualmente o improvvisamente diventa non più compatibile coi desideri dell’Eroe: il ‘mondo ordinario’ diventa ostile, stretto, e una scintilla, una forza inarrestabile, traghetterà l’Eroe all’avventura, a un cambiamento.
La prima reazione può talvolta essere il rifiuto ad accogliere la sfida, causato dal riflesso della paura o dell’insicurezza.
E’ proprio in questo momento che il compito di accettare la realtà diventa centrale e fondamentale e l’Eroe può valutare di stringere un’alleanza con una figura amica che possa accompagnarlo lungo il suo cammino: il Coach.
L’Eroe inizia quindi ad abbracciare l’idea di vestire nuovi panni (quelli del Coachee) per incamminarsi verso una nuova destinazione e individua il suo Coach, una figura che lo affianca nella focalizzazione del suo obiettivo, che raggiungerà a tappe, facendo un esame della propria motivazione, delle proprie potenzialità, e dei mezzi a sua disposizione (per rederle risorse agite), dell’ambiente circostante, talora favorevole, talora ostile, consentendogli di avvicinarsi sempre più a una profonda ricerca del sé, attraverso il passaggio dalla ‘caverna più buia’, dove albergano, nelle proprie profondità, le maggiori paure e contemporaneamente le maggiori aspirazioni.
Per avvicinarsi a tutto questo occorre una strategia, l’alleato per l’individuazione della stessa è il Coach che affianca, ascolta, stimola l’Eroe/coachee nel suo cammino.
L’Eroe/coachee per primo non sa esattamente quale strada verrà percorsa, attraverso l’esplorazione di quali territori fuori dal suo ordinario, affacciandosi al superamento di quali prove, ma ha la certezza che il Coach lo seguirà come suo fedele alleato, lungo una strada che è solamente sua.
Il Coach sarà armato di una sola, potentissima certezza: egli sa di non sapere chi ha di fronte e, a sua volta, apprenderà qualcosa di nuovo, accrescitivo e prezioso dal percorso al quale assisterà.
Verrà sancito tra i due un patto di alleanza, all’insegna della fiducia, verso un cambiamento profondo.
Non mancheranno gli impedimenti esterni, che porteranno l’Eroe/coachee a dover dare una prova del suo valore, a superare le sue stesse limitazioni e paure, affinando lo shape-shifting, mutando la propria forma. Fluttuando talora tra il ruolo di alleato o nemico di sé stesso, si renderà conto che Il maggiore inganno può essere il suo stesso giudizio interno.
L’Eroe/coachee farà l’incontro con aspetti della propria personalità o delle circostanze inesplorati, che creano timori e possono trovare terreno fertile nei lati oscuri dell’autosabotaggio.
Il Coach lo accompagnerà stimolandolo a compiere un gesto potente, l’espressione di sé, che gli donerà la forza, la spinta di superare un eventuale blocco verso la concretizzazione, l’azione, passo fondamentale per una metamorfosi.
Non mancheranno i così detti trickster, personaggi o eventi che non sono né alleati, né nemici, ma seminano discordia e hanno come unico obiettivo i propri interessi. La loro influenza negativa nel viaggio è consentita finchè l’Eroe/coachee attribuirà loro una eccessiva importanza rispetto a quella meritata. Non sono tuttavia da sottovalutare poiché esercitano verso di lui una sorta di controllo, mossi da mal celata invidia o sfiducia nel suo potenziale, in realtà spaventati dalla potenza del cambiamento in atto del quale sono spettatori passivi.
Lo spartito che i trickster doneranno all’Eroe/coachee può trasformarsi in una potente melodia se suonata all’ottava alta, poiché può costituire un elemento che sfida le convinzioni e convenzioni dell’ Eroe/coachee e promuove il cambiamento dello status quo, nel quale i trickster stessi, sia in veste di personaggi, sia in veste di eventi o strutture sociali, sono molto comodi ma inappagati.
Anche in questa fase il Coach assumerà un ruolo fondamentale per riportare l’Eroe/coachee a focalizzarsi sui suoi obiettivi, in caso di smarrimenti o crisi di autogoverno.
Compito del coach sarà, in ciascun passo del viaggio dell’Eroe/coachee, mantenere salda l’alleanza, alta l’empatia, estremamente attento l’ascolto del verbale e del non verbale.
Il Coach stimolerà il proseguimento del cammino tramite la potenza sia delle domande sia dei silenzi, sapientemente distribuiti.
Contribuirà a trasformare un argomento in obiettivo raggiungibile grazie alla valorizzazione del potenziale e alla stimolazione di efficaci immagini e evocazioni del futuro desiderato dall’Eroe/coachee, in relazione al presente percepito.
Passo per passo il Coach, tramite un monitoraggio costante, contribuirà all’elaborazione della mobilità avvenuta durante ciascuna tappa del viaggio dell’Eroe/coachee e nei tempi intermedi, e alla consapevolizzazione delle risorse a favore dell’individuazione di un piano d’azione, facendo fronte ad eventuali ostacoli e avvalendosi di facilitatori, fino a giungere alla meta, alla cristalizzazione della crescita e alla celebrazione del percorso.
Si parla di un vero e proprio ‘ritorno a casa’ con un ‘elisir’, un ‘tesoro’, una ‘lezione’ che l’Eroe/coachee custodirà per il resto della sua vita.
Scoprirà così che tutta questa abbondanza dimorava già in lui, e che il Coach non avrà fatto altro che allearsi, mettersi in ascolto, stimolarlo, monitorarlo e celebrarlo.
Giorgia Canepa
Impiegata Supply Chain, aspirante Coach professionista specializzata in Life Coaching | Liguria
giorgia.canepa@virgilio.it
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