Categoria: L’intelligenza artificiale può cambiare il modo di fare coaching?

Categoria: L’intelligenza artificiale può cambiare il modo di fare coaching?

L’intelligenza artificiale può cambiare il modo di fare coaching?

L’intelligenza artificiale generativa, o IA (in inglese Artificial Intelligence, AI), è un sistema informatico che simula l’intelligenza umana attraverso l’utilizzo di funzioni matematiche, che possono imitare capacità umane quali il ragionamento, l’apprendimento, la pianificazione e la creatività.

Recentemente si sono diffuse varie applicazioni, gratuite o a pagamento, come per esempio ChatGPT di OpenAI e Gemini di Google, progettate per elaborare grandi quantità di dati partendo da un comando, detto prompt, al fine di creare nuovi output.

In altre parole potremmo immaginare l’intelligenza artificiale generativa come un computer super intelligente capace di fare cose che normalmente richiedono un cervello umano. Può infatti leggere o riconoscere oggetti in una foto, identificare modelli ricorrenti in testi e persino comporre poesie e canzoni, video e immagini in qualsiasi forma o stile desiderato dall’utente.

 

Il rapidissimo sviluppo negli ultimi anni di questa tecnologia promette risultati e funzionalità in continuo miglioramento, con sistemi sempre autonomi nel prendere decisioni.

In questo articolo vorrei provare ad analizzare come questa nuova tecnologia possa cambiare o addirittura rivoluzionare l’attività di Coaching.

 

Supporto all’attività di un coach

L’IA già oggi ha la possibilità di aiutare e supportare i coach professionisti in vari modi.

L’utilizzo di questa tecnologia può infatti registrare l’audio di una sessione di coaching, trascriverla in formato testuale e successivamente analizzarla in maniera diversa a seconda delle esigenze professionali, ovviamente sempre con il dovuto permesso ed il consenso scritto da parte del cliente interessato.

Vediamo di seguito le principali funzionalità che possono essere di supporto all’attività del coach.

 

La trascrizione delle sessioni.

La trascrizione delle sessioni può aiutare il coach ad arricchire gli appunti presi personalmente durante la sessione ed integrarli, avendo la possibilità di rileggere tutto con più calma in un secondo momento. Questo può consentire di evitare la perdita di possibili informazioni importanti che potrebbero essere utili nel percorso di coaching.

Il coach sapendo che ogni singola parola ed informazione da parte del coachee verrà registrata e trascritta, potrebbe concentrarsi maggiormente nel momento presente della sessione e sul significato profondo del flusso di pensieri del cliente senza farsi distrarre dal prendere appunti e senza distogliere troppo lo sguardo dal cliente. Questo potrebbe aumentare la genuinità e l’empatia, che costituiscono delle componenti importanti del rapporto con la persona di cui parla Carl Rogers. Essere totalmente concentrati sulla persona che si ha davanti invece che sul problema che porta potrebbe migliorare la relazione di coaching, rappresentata dalle 4 A ovvero: Accoglienza, Ascolto, Alleanza e Autenticità (L’essenza del coaching, 2012).

La trascrizione delle sessioni può permettere infine di organizzare le informazioni tra una sessione e l’altra in maniera più efficace e mantenere un resoconto completo e dettagliato di quanto detto, creando uno storico utile per il lavoro del coach ed in alcuni casi, se ritenuto opportuno, da condividere anche con il coachee stesso.

 

L’analisi delle trascrizioni

L’intelligenza artificiale non si ferma esclusivamente alla trascrizione del file audio relativo alla registrazione, ma può essere in grado di analizzare le trascrizioni e tutte le parole dette dal coachee, per identificare pattern o aree da suggerire al coach magari sfuggite durante la sessione, in cui il coachee potrebbe necessitare di maggiore consapevolezza, permettendo così di pianificare le sessioni future in modo più mirato.

Questa analisi può essere utile anche per fornire feedback al coach sulla coerenza o sulla modalità delle domande poste, sulla loro rilevanza nel processo o su aspetti magari involontariamente tralasciati, agendo come un vero e proprio mentore personale.

 

Fonte di informazioni

L’intelligenza artificiale può rappresentare inoltre una vasta e preziosa fonte di informazioni consultabile rapidamente e sempre a portata di mano.

I suoi vantaggi principali sono la vastità del database a disposizione e la velocità nel consultare i dati ricercati in quel momento. Con un solo strumento, accessibile con un clic o un comando, è possibile trovare libri, contenuti online come blog ed interviste e articoli scientifici di tutto il mondo, già tradotti e organizzati in un’unica applicazione.

Questo può migliorare l’efficacia del coach e accelerarne la crescita professionale, facilitando la formazione, l’aggiornamento sulle nuove tendenze internazionali e il miglioramento professionale continuo, che rappresenta un punto chiave nella professione di coaching, esplicitato anche nelle competenze AICP.

L’intelligenza artificiale può anche suggerire nuovi esercizi e work-in personalizzati per i clienti, adattandosi alla fase del loro percorso e alle esigenze specifiche.

 

Inoltre, può aiutare il coach a individuare e creare domande efficaci e approcci alternativi da utilizzare durante il coaching, arricchendo il processo. Le domande e gli esercizi di work-in sono strumenti fondamentali per il coach, poiché sono in grado di stimolare la riflessione e la consapevolezza. L’IA può suggerire domande aperte e riflessive efficaci che aiutano a esplorare in profondità le sfide e gli obiettivi del coachee.

 

Simulazioni

Infine l’IA può essere in grado di compiere delle vere e proprie simulazioni di sessione, interpretando sia il ruolo di coach che quello di coachee. In questo ultimo caso l’utilizzo dell’intelligenza artificiale, in particolare delle applicazioni con funzionalità vocali come Chat GPT o Gemini Live che presuppongono input e output parlanti, potrebbe essere molto utile per un coach alle prime armi nel mettere in pratica delle simulazioni a casa e nell’utilizzo delle domande aperte, senza dover necessariamente coinvolgere dei clienti in questo.

Come sopra descritto questa tecnologia è in grado già oggi di simulare ed interpretare anche il ruolo di coach, utilizzando vari modelli su richiesta dell’utente, tra cui il metodo GROW di John Whitmore, la PNL oppure il modello OSKAR di Jackson e McKergow.

Ma se in futuro l’IA fosse in grado di sostituire completamente l’attività di un coach tradizionale, quali vantaggi o svantaggi ci potrebbero essere?

 

Ipotesi di sostituzione dell’attività di un coach

A prima vista i vantaggi nell’uso di un sistema operativo a questo scopo potrebbero essere, a mio parere, i seguenti:

 

Vantaggi

  • Disponibilità h24, sette giorni su sette: uno dei vantaggi principali potrebbe essere quello della disponibilità continua della tecnologia al servizio del cliente. Così come avviene per una piattaforma e-commerce nei confronti di un negozio fisico, questa tecnologia potrebbe avere l’indiscusso vantaggio di essere sempre disponibile, andando incontro alle specifiche esigenze dei clienti che potrebbero desiderare una sessione “espressa”, proprio nel momento in cui devono prendere una decisione complessa oppure quando gli impegni personali e di lavoro lo permettono
  • Convenienza del servizio: un percorso di coaching con AI potrebbe risultare più economico rispetto ad un percorso convenzionale gestito da un coach professionista, non dovendo prendere in considerazione tutti i costi generalmente sostenuti da un professionista
  • Obiettività dell’AI nei confronti di un essere umano: l’intelligenza artificiale potrebbe essere più distaccata e non farsi condizionare da emozioni, pregiudizi o opinioni sul coachee, favorendo una visione distaccata e priva di condizionamenti
  • Accesso e possibilità di utilizzo di una vasta gamma di risorse ed informazioni, come articoli, ricerche ed esercizi. Abbiamo già accennato in precedenza a questo punto nelle possibilità di supporto al coach

Quali potrebbero essere invece gli svantaggi nell’intraprendere un percorso di coaching gestito da un sistema operativo?

 

Svantaggi

  • Un coach virtuale non è ancora in grado di instaurare (almeno fino ad oggi…) una relazione efficace facilitante che comprenda accoglienza, empatia e comprensione delle emozioni umane. La relazione facilitante tra coach e coachee rappresenta il cuore del processo di coaching e una sessione con un’intelligenza artificiale sarebbe in grado di favorire l’asimmetria del contenuto ma non la simmetria dell’interazione. Inoltre anche la fiducia del cliente rispetto all’IA potrebbe non essere ottimale, considerando di dover comunicare i propri sentimenti ad un programma inanimato
  • Un coach virtuale non è in grado di comprendere fino in fondo tutte le sfumature o i contesti che un essere umano può cogliere con l’esperienza e l’empatia. L’IA è in grado di cogliere il significato semantico del linguaggio della persona ma non è in grado ad oggi di coglierne a pieno i sentimenti, le emozioni, le difficoltà e le sfide di un essere umano perché non le ha mai vissute
  • Privacy e confidenzialità: in alcune app non è ancora ben chiaro dove le informazioni degli utenti vengano trattate e come queste possano essere utilizzate ai fini commerciali o di marketing. Questo rappresenta a mio avviso una grande criticità, in quanto informazioni sensibili dell’utente potrebbero essere utilizzate per proporre o vendere prodotti o servizi commerciali al miglior offerente o nella peggiore delle ipotesi diffusi ad aziende o utenti terzi. Il codice etico AICP è molto chiaro sull’importanza di questo punto.

 

Conclusioni

L’intelligenza artificiale al giorno d’oggi può essere secondo me un valido strumento di supporto al coach professionista, capace di semplificare e velocizzare la trascrizione e l’analisi delle sessioni e può rappresentare un’importante fonte di informazioni ed esercizi utili all’evoluzione e alla crescita del coach. A questo proposito è importante, come tutte le informazioni consultate online, essere in grado di verificare sempre le fonti certe delle ricerche per non incorrere in errori o in quelle che vengono definite in questo contesto “allucinazioni” della tecnologia. L’IA infatti rischia ancora spesso nei risultati di ricerca di unire o collegare fatti o teorie non in relazione tra di loro non essendo ancora in grado di orientarsi al meglio tra le molte informazioni a disposizione.

 

Sulla possibilità di soppiantare l’attività di un coach tradizionale, rimangono numerosi e non trascurabili a mio parere alcuni aspetti negativi quali l’impossibilità di instaurare da parte dell’AI una relazione efficace ed autentica, capace di comprendere a pieno le sfumature e le emozioni umane. Anche se su questo punto il cinema, come spesso accade, va oltre ipotizzando in futuro un’IA capace di capire e provare emozioni, vedi per esempio i film Io, robot (Alex Proyas, 2004) Her (Spike Jonze, 2013) o Blade Runner 2049 (Denis Villeneuve, 2017).

Inoltre alcuni vantaggi elencati, come per esempio la disponibilità h24 senza vincoli ed orari, possono rappresentare per il coachee addirittura un arma a doppio taglio. Importante infatti tenere in considerazione il valore del tempo come momento di elaborazione e applicazione del proprio piano personale di extra sessione: lo sconvolgimento e la non gestione ottimale di questo tempo potrebbe influire sulle azioni e sui risultati del processo di coaching.

Federico Faggin, fisico ed inventore italiano padre del microprocessore, nel suo libro Irriducibile – La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura (2022), scrive:

Nemmeno la forma più evoluta di intelligenza artificiale potrà mai sostituire l’uomo. Perché nell’essere umano esiste qualcosa di irriducibile al sapere delle macchine: la coscienza di sé, il dubbio ed i sentimenti

 

 

Stefano Mandressi

Formatore e Coach Professionista | Veneto

stefanomandressi@yahoo.it

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