La centratura del Coach
Il costante superamento dei propri limiti per tendere ad una vita sempre più piena soddisfacente: questo è ciò che considero la chiave per la felicità. Questo ha trovato un’applicazione fondamentale nella mia vita da coach, soprattutto in relazione al fatto di ascoltarmi, migliorarmi e non smettere mai di cercare di evolvere ogni giorno di più, incidendo in maniera sostanziale sul fattore chiave della vita del coach, ovvero l’instaurazione ed il mantenimento di una relazione facilitante con il coachee.
Il coaching mi ha insegnato soprattutto questo: l’importanza dell’azione, orientata ad un obiettivo preciso: non c’è, a mio avviso, un modo migliore per iniziare un cambiamento decisivo nella vita, di quelli che possono solo portare benessere e apertura per muoversi sempre più velocemente verso un futuro che solo noi possiamo determinare, che è tutto nostro.
LA CENTRATURA DEL COACH
Durante le lezioni in aula sono rimasto molto colpito dall’importanza cruciale della centratura del coach per la buona riuscita di un percorso di coaching.
La centratura del coach è un tema che ovviamente viene spesso riproposto in quanto assolutamente fondamentale. E’ presente come elemento chiave della prima “A” (Accoglienza) dove, oltre all’accoglienza del coachee e della sua meravigliosa unicità, si parla di quella per noi stessi come coach, con le nostre emozioni, i nostri sentimenti, le nostre paure…. Ma cosa succede quando ciò che proviamo in sessione ci allontana improvvisamente dall’IO Adulto?
UNA “DERIVA” INATTESA
Penso sarà capitato a tutti prima o poi di trovarsi in una situazione in cui, parlando con qualcuno o vivendo un’esperienza specifica, improvvisamente succede qualcosa che ci tocca dentro, più o meno profondamente e generando un mix di emozioni assolutamente imprevedibile. Nel caso in cui fossimo da soli avremmo la possibilità di “fare i conti” con quello che sta succedendo e darci il tempo di recuperare, di ritornare in una posizione di equilibrio.
Ma cosa potrebbe accadere se dovesse capitare in sessione? E quando può avvenire?
Certamente durante una sessione la fase più “a rischio” è rappresentata dall’Esplorazione. In questo caso l’ascolto dell’argomento portato dal coachee può contenere molti elementi imprevisti ed inattesi che possono colpire la sensibilità del coach, rischiando di non cogliere gli elementi essenziali espressi dal coachee nonché di destabilizzare la posizione “Meta” di ascolto con conseguenze ben note a tutti.
Questo può avvenire anche durate l’Elaborazione. Il viaggio nel “Futuro desiderato” può far emergere emozioni o parole chiave che toccano profondamente il coach. La stessa mobilità che porta il coachee ad una nuova consapevolezza può portare al coach emozioni davvero forti.
Un rischio minore si può certamente collocare a livello della fase di Esecuzione.

Fig. 1 – Il dialogo a spirale con indicazione dei momenti in cui il coach può rischiare di perdere la centratura
Quanto sopra vale ancor di più in sessione 0, dove il coachee è tutto da scoprire e la stessa coachability rischierebbe di essere compromessa se il coach non dovesse vivere serenamente il rapporto con il Cliente.
MA COSA SUCCEDE IN QUEI MOMENTI?
Quello che accade è che che il coach ha una risposta automatica condizionata da tutto quello che è il suo vissuto e da quello che ha appreso nell’arco della sua vita.
Gli studi nel campo delle neuroscienze hanno dimostrato che la nostra vita è guidata per ben il 95% dalla nostra mente subconscia e per solo il 5% da quella conscia. Questo vuol dire che la quasi totalità di quello che facciamo è gestito da un “pilota automatico”…. La mente subconscia non distingue tra “bello” e “brutto”, buono” e “cattivo”, “utile” e “inutile”…. Lei ha una serie di informazioni e di istruzioni che ha appreso e che esegue, punto e basta, è un “…”hard-drive” programmabile in cui vengono scaricate le esperienze della vita.” (B. Lipton, “La biologia delle credenze”, 2005).
Ma come si fa a scrivere in questo “hard drive” che ha una capacità di calcolo di circa 20.000.000 di stimoli al secondo, contro i 40 della mente conscia?
Studi effettuati hanno correlato il fatto di avere una bassa frequenza cerebrale con la possibilità di apprendere informazioni a livello profondo (subconscio) in maniera veloce e duratura. Uno studio condotto dal Dr. Rima Laibow nel 1995 e nel 2002 (Quantitative EEG and Neurofeedback) ha dimostrato che i bambini da 0 a 2 anni hanno una frequenza cerebrale bassissima, fattore che spiega come facciano ad apprendere così tante informazioni in tempi sorprendentemente brevi. Purtroppo però i bambini molto piccoli, non dispongono di un capacità di giudizio “adulta” che consenta loro di discriminare in maniera efficace quello che stanno registrando: ogni cosa per loro è una verità.
E’ soprattutto tra 0 e 6 anni che apprendiamo la stragrande maggioranza di quelle che vengono comunemente chiamate “credenze” o “convinzioni”, ovvero quelle informazioni (dei veri e propri programmi, continuando nel parallelismo informatico del subconscio come hard drive) che abbiamo immagazzinato in un determinato momento della nostra vita e che vengono continuamente riproposte in automatico ogni qualvolta viviamo una situazione simile a quella originale, sia come contesto ma anche a livello emozionale.
Quindi un bambino che ha la fortuna di crescere in un ambiente supportante e motivante, avrà in sé convinzioni del tipo “So di potercela fare”, “Sono in gamba”….. mentre quelli meno fortunati penseranno “Non sono capace”, “Non me lo merito”……
…..Immensa responsabilità è riposta nelle mani di chi come me è genitore…..
Nell’arco della nostra vita, soprattutto dopo i 12 anni, è molto più difficile trasferire informazioni al subconscio, anche se esperienze di stress molto forti hanno ugualmente la potenza necessaria per superare ogni barriera, e rimanere comunque intrappolate nel subconscio.
Credenze ed esperienze emozionalmente intense creano essenzialmente un meccanismo di “stimolo-risposta” per cui a seguito di uno stimolo (esterno al corpo o interno, come un’emozione) fanno scattare automaticamente la risposta comportamentale appresa la prima volta che abbiamo sperimentato quel segnale (B. Lipton, “La Biologia delle Credenze”, 2005).
Quindi tornando al “nostro” coach, sarà molto facile che una frase, una parola, anche un solo atteggiamento del coachee che in qualche modo siano riconducibili al trascorso del coach possano scatenare un insieme di reazioni totalmente automatiche che rischiano di comprometterne la centratura e quindi portarlo nella posizione “IO NON sono OK”.
RAGIONARE SULLE CAUSE E QUINDI SULL’ORIGINE DEI MECCANISMI INCONSCI
Quando un coach rileva questa risposta automatica che porta fuori centratura, è a mio avviso molto importante che a valle della sessione registri quello che è successo al fine di risalire alle possibili cause. Qui riporto solo alcuni esempi di quello che ci si potrebbe chiedere, per iniziare un’autovalutazione propedeutica a quanto descriverò qui di seguito:
- Che cosa ha detto o fatto il coachee per dare origine alla mia reazione?
- In quale contesto era inserito il discorso? Era qualcosa che mi tornava “familiare”?
- Che tipo di reazione ho avuto e quali emozioni mi ha provocato?
- Se fatti, parole o contesto non mi erano familiari, in che occasione in passato ho provato la stessa sensazione?
- Quando ci penso ci sono delle immagini specifiche del mio passato che mi vengono alla mente in relazione a quello che mi è successo?
Dall’esperienza che ho vissuto durante il corso di coaching ho avuto modo di sperimentare direttamente la potenza del metodo stesso (come coachee) per risalire alle mie credenze limitanti e arrivare ad una loro successiva risoluzione. Il “dialogo a spirale” permette attraverso silenzi, rimandi, riformulazioni, feedback, di fare un’attenta autoanalisi che consente di giungere proprio al nocciolo della questione: risultato che è molto difficile raggiungere in autonomia e soprattutto durante una crisi di autogoverno.
Portando in sessione problemi personali evidentemente originati da schemi/credenze limitanti da cui non riuscivo ad uscire, posso dire con assoluta certezza che il momento in cui ho avuto mobilità è stato quello in cui ho messo perfettamente a fuoco la mia credenza limitante. Una volta messo in pratica il piano di azione, quello che per me sembrava essere un problema irrisolvibile si è trasformato radicalmente per non tornare più indietro. Era cambiato il mio sistema di “stimolo-risposta”.
Per questo consiglio (ed io per primo lo farò!) di fare delle sessioni in cui in qualità di coachee decidiamo di affrontare ed analizzare quelli che riteniamo siano i problemi su cui lavorare. Questo potrebbe essere all’origine dell’identificazione e successiva risoluzione di ciò che in alcune situazioni ci ha limitato inconsciamente per molto tempo…
COME CAMBIARE IL PROPRIO SISTEMA DI CREDENZE?
La buona notizia e che CAMBIARE E’ POSSIBILE!
Ormai da molti anni si sono sviluppate, aggiornate e potenziate molte tecniche diverse tra loro, in grado di lavorare a livello subconscio per la rimozione delle credenze limitanti, letteralmente “sovrascrivendole” con credenze positive e facilitanti. Alcuni dei metodi qui descritti sono anche utilizzati per rimuovere l’impronta emozionale negativa lasciata da eventuali traumi, con lo scopo di uscire dal circolo vizioso del meccanismo di stimolo-risposta causato dagli stessi. Qui di seguito riporto le caratteristiche principali delle varie tecniche secondo la mia esperienza in merito (diretta o acquisita da letture varie):
- PSYCH-K®. Questo metodo utilizza tecniche chiamate di “integrazione emisferica” (ovvero di attivazione simultanea degli emisferi cerebrali) per trasformare le credenze limitanti a livello subconscio, attivare le proprietà naturali di auto guarigione del corpo e ridurre lo stress. Questo metodo ha la capacità di trasformare le credenze limitanti in tempi molto rapidi.
- I “Codici di Guarigione“, la cui scoperta e diffusione è stata possibile grazie al Dott. Alexander Loyd con il suo libro “Il Codice della Guarigione” (The Healing Code). Nel suo libro (e nel materiale e corsi avanzati da lui proposti) vengono descritte varie tecniche che partono dall’attivazione di veri e propri centri di guarigione che consentono la trasformazione delle credenze limitanti e l’attivazione di una rigenerazione complessiva. A seconda della profondità con cui si è radicata la credenza, il tempo richiesto per la trasformazione è in media (secondo la mia esperienza) di 7-10 gg.
- Esistono poi diversi approcci basati sull’abbinamento di tecniche di rilassamento profondo con la visualizzazione di immagini. La prima fase (rilassamento) consente di ridurre la frequenza dell’attività cerebrale, predisponendo quindi la mente subconscia per una maggiore “ricettività”, per poi trasformare in una seconda fase le credenze mediante una serie di visualizzazioni in un periodo che in media varia tra 21 e 30 giorni.
- Altre tecniche si basano sulla ripetizione di frasi e/o azioni a livello cosciente con approcci molto diversi. In questo caso l’efficacia è portata dalla ripetizione continua che, essendo fatta a livello “cosciente”, può necessitare di tempi mediamente più lunghi rispetto a quanto descritto nei punti precedenti
Tutte queste tecniche, oltre alla trasformazione delle credenze, portano uno stato di benessere percepibile già al termine di ogni seduta.
Io ho dedicato diverso tempo alla ricerca ed alla pratica di queste tecniche e quello che posso dire è che ciascuno deve trovare il metodo (o l’insieme dei metodi) che vengono sentiti più “propri” ed efficaci, anche in funzione del momento. Senza guardare ai tempi richiesti per la trasformazione delle credenze, qui più che mai ci si deve lasciar andare e sentire quello che è il metodo giusto nel momento giusto, ascoltandosi e decidendo cosa fare in funzione di ciò che si prova e che si sta vivendo. Questo consentirà di massimizzare l’efficacia della tecnica utilizzata.
Il mio suggerimento è di informarsi, chiedere, leggere e frequentare eventuali corsi specifici. Quindi sperimentare. Provate, ascoltate quello che sentite giusto….e seguitelo.
L’IMPORTANZA DELLA MEDITAZIONE E DELLE TECNICHE DI RILASSAMENTO
Una pratica che ritengo essere estremamente utile nel ritrovare la centratura, se fatta regolarmente, è quella della meditazione o in generale del rilassamento. Queste consentono di “staccare la spina”, facendo una messa a terra di tutto lo stress accumulato, per riuscire ad avere una percezione diversa di quello che ci circonda e capire ancora meglio di cosa abbiamo realmente bisogno.
Anche in questo caso si deve trovare il metodo più adatto in funzione di quello che ha un miglior effetto benefico per ciascuno di noi e anche del tempo che ci si può dedicare, dandosi un appuntamento fisso per far diventare questa pratica una vera e propria abitudine a volersi bene, orientata alla “Cura di sé” citata come elemento essenziale nella vita di un coach anche nel libro che sta alla base del nostro corso (“L’essenza del coaching”, A. Pannitti e F. Rossi, pag. 79-82).
CONCLUSIONI
L’Ascolto di Sé. Parte tutto da qui. Un viaggio straordinario che, mettendo in campo Autodeterminazione e Coraggio porta a ritrovarsi e, nel ritrovarsi come coach, a dare ai nostri futuri coachee un supporto facilitante che ci permetterà veramente di seguirli al meglio, di “vedere” sempre più in profondità le loro (e le nostre!) immense potenzialità. Nell’Ascolto dei nostri coachee, ascoltiamo quello che ci dicono di noi, quello che proviamo, per capire cosa possiamo fare per migliorarci ogni giorno. Dalle sessioni più impegnative, soprattutto dal punto di vista emozionale, può veramente nascere una grandiosa opportunità di crescita del coach…..
Il tutto guidato da un ultimo elemento essenziale che ritengo essere cruciale: la semplicità.
Abbandoniamo la convinzione che per cambiare ci vogliano tempo e sforzi “sovrumani”: apriamoci alla possibilità che una vita può cambiare in un istante…. è assolutamente possibile, basta volerlo.
Voglio chiudere con un pensiero di Mahatma Gandhi, con l’augurio di cuore che nella ricerca di Sé ognuno di noi possa veramente trovare la sua Strada:
Le tue credenze diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino.
– Mahatma Gandhi –
Gabriele Tarantola
Professional Life and Business Coach
Paladina (BG)
gabriele.tarantola@gmail.com
Nota:
Le 4A della Relazione Facilitante, le 3 Fasi della Sessione e il Futuro Desiderato sono proprietà intellettuale di INCOACHING® Srl.
No Comments