La motivazione come scelta quotidiana: una riflessione personale
Nel lavorare con le persone mi capita spesso di fermarmi su una domanda che, nel tempo, è diventata sempre più centrale anche per me: che cosa sostiene davvero la motivazione nel lungo periodo, nel lavoro come nella vita? Non parlo di una spinta momentanea o di un entusiasmo legato alle circostanze, ma di quella forza più discreta che permette di restare, di attraversare le difficoltà e di continuare a dare senso a ciò che si fa anche quando l’energia cala e le certezze iniziano a vacillare.
Osservando me stessa e le persone con cui lavoro, mi sono accorta che la motivazione autentica ha poco a che fare con il “fare di più” e molto con il “sentirsi allineati”. Mi è sempre più chiaro che la motivazione cresce quando una persona percepisce coerenza tra ciò che è e ciò che fa, quando non sente di doversi tradire per andare avanti. Non si tratta di una coerenza perfetta, ma di una condizione sufficiente per potersi riconoscere nelle proprie scelte e sentirle sostenibili nel tempo.
Per molto tempo ho pensato anch’io alla motivazione come a qualcosa da stimolare dall’esterno: obiettivi chiari, riconoscimenti, nuove opportunità. Tutti elementi importanti, che funzionano soprattutto nel breve periodo. Con il tempo, però, mi sono resa conto che non bastano quando viene meno il senso interno di ciò che si sta facendo. La motivazione che dura, quella che sostiene davvero, spesso nasce quando si alleggerisce ciò che pesa, più che quando si aggiungono nuovi stimoli o nuove aspettative.
Mi accorgo sempre più spesso che ciò che chiamiamo “stress” è in realtà un segnale di disallineamento. Non siamo stanchi solo perché facciamo troppo, ma perché per troppo tempo facciamo qualcosa che non sentiamo nostro. È una stanchezza sottile, che non sempre trova parole, ma che nel tempo incide sul coinvolgimento, sull l energia e sulla qualità della presenza, sia nel lavoro che nelle relazioni.
Nel mio lavoro incontro molte persone competenti, responsabili, abituate a sostenere carichi importanti. Persone che continuano a fare bene ciò che è richiesto, ma che lentamente si svuotano. Non per mancanza di capacità, ma perché ciò che fanno non rispecchia più ciò che sentono importante. ln questi casi ho imparato che la perdita di motivazione non è qualcosa da correggere in fretta, ma un messaggio da ascoltare con attenzione, perché spesso anticipa un bisogno di cambiamento.
Credo che le persone diano il meglio quando sentono che ciò che fanno ha un significato autentico per loro. Non un senso imposto dall’esterno o misurabile solo in termini di risultato, ma qualcosa che risuona con i propri valori e con il proprio modo di stare relazioni. Quando questa connessione si perde, anche l’impegno rischia di trasformarsi in un automatismo, privo di reale coinvolgimento e di soddisfazione interna.
Mi è sempre più chiaro che non possiamo separare nettamente ciò che siamo da ciò che facciamo. Non esiste una parte “professionale” completamente scollegata dalla persona. Nei ruoli portiamo la nostra storia, le nostre convinzioni anche nostre domande di senso. Quando un contesto chiede di mettere costantemente da parte questi aspetti} il costo nel tempo emerge sotto forma di disaffezione, cinismo o stanchezza profonda, spesso difficile da riconoscere apertamente.
È all’interno di queste riflessioni che ho iniziato a maturare l’idea del valore del Coaching, non come strumento correttivo o orientato solo alla performance, ma come spazio di consapevolezza di scelta. Il Coaching, soprattutto nella sua dimensione evolutiva, offre la possibilità di fermarsi, di ascoltarsi e di dare nome a ciò che spesso rimane implicito o inascoltato, creando nuove prospettive.
Nel Coaching ho trovato uno spazio in cui le persone possono chiarire ciò che per foro è essenziale, riconoscere il legame tra ciò che sono e ciò che fanno, e scegliere in modo più intenzionale come stare nei propri ruoli. Non vengono offerte soluzioni preconfezionate ma viene sostenuto un processo di riflessione che restituisce centralità alla persona e rafforza il senso di responsabilità individuale.
ln questo percorso può emergere anche ciò che viene definito Flow: uno stato di pieno coinvolgimento in cui attenzione, competenze ed energia sono allineate. ln questi momenti l’impegno non è vissuto come uno sforzo continuo, ma come un’espressione naturale di.
II Flow non si può forzare, ma può essere favorito quando una persona sente di potersi muovere in coerenza con ciò che è e con ciò che conta davvero.
Il Coaching contribuisce a creare queste condizioni, perché lavora sugli aspetti interni che permettono di affrontare le sfide senza snaturarsi. ln questo senso sostiene una motivazione più matura, fondata su scelte consapevoli realistiche e sostenibili nel tempo.
Prendersi cura della motivazione significa, per me, prendersi cura dello spazio dell’allineamento. Significa permettere alle persone di continuare a crescere e a contribuire senza rinunciare a ciò che per loro conta davvero. È un lavoro che richiede tempo, ascolto e la disponibilità a stare nelle domande, più che nella ricerca immediata di risposte.
Le mie esperienze lavorative e di studio mi hanno aiutato a comprendere che sia la crescita personale e che quella professionale non seguono un andamento lineare. Ci sono momenti di accelerazione e altri di rallentamento, fasi di chiarezza e momenti di ridefinizione. Non sempre è semplice affrontare questi passaggi, come ho sperimentato in prima persona, ma il coaching, in questa prospettiva, diventa un accompagnamento che sostiene il processo, senza forzarlo e rispettando i tempi di ognuno.
È da questa consapevolezza che nasce il mio desiderio di contribuire alla creazione di contesti di lavoro capaci di sostenere questo tipo di sviluppo: un sviluppo che non separa la persona dal ruolo, ma li mette in dialogo e li tiene insieme. Un modo di lavorare che, prima ancora dei risultati, prova a custodire ciò che per è essenziale per la persona.
ln fondo, è una riflessione che riguarda tutti.
Prima o poi ognuno è chiamato a fermarsi e ad interrogarsi su quanto spazio stia dando) nella propria vita a ciò che conta davvero, Solo così possiamo restare presenti, continuare a costruire e a contribuire, senza perderci lungo la strada.
Francesca Curzi
Manager e Coach Professionista | Marche
francesca.curzi@gmail.com
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