L’atleta al centro
Nasco come allenatore di pallacanestro direttivo, che ha sempre creduto nell’importanza del saperee del continuo aggiornamento, del saper faree della continua ricerca dell’applicazione di quanto appreso a livello teorico e del saper far fare, della capacità di creare uno staff di istruttori, allenatori e dirigenti capaci.
Per anni ho lavorato su ragazzi e ragazze, cercando di tirare fuori da loro il meglio, partendo dal presupposto che la conoscenza del modello del MiniBasket e di quello del Basket fornisse linee guida chiare per una programmazione ed una progettazione adeguate.
Ma, da Responsabile del Settore Giovanile del Progetto Cuneo Granda College, sentivo che il percorso non era completo e percepivo queste sensazioni nell’osservazione dell’attività quotidiana:
- La ricerca dell’eccellenza (e quindi il livello di sfida crescente delle richieste ai giocatori) doveva essere ottenuto con grande sforzo di ogni allenatore, che doveva cercare di mantenere nei giocatori alti livelli di impegno, attenzione e motivazione. Nella maggior parte dei casi questo veniva ottenuto attraverso atteggiamenti rigidi e prescrittivi.
Nel medio e breve termine questo approccio otteneva risultati confortanti, ma a lungo termine (nel corso di una stagione sportiva, per esempio):
- Negli atleti e nelle atlete con minori motivazioni portava al rischio di abbandono
- Negli atleti fortemente motivati portava comunque alla manifestazione di stati di malcontento, di ansia ed a volte di frustrazione, nonostante il raggiungimento degli obiettivi
- Spesso c’era una forte correlazione tra l’impegno e la vittoria, che portava a stati di stress eccessivi in caso del suo non raggiungimento.
- La richiesta di impegno duraturo e di responsabilità all’atleta era costantemente indebolita dalle richieste inferiori da parte della scuola, delle relazioni in famiglia e tra pari, spesso indebolite anche da un utilizzo eccessivo dei social media.
- La poca condivisione degli obiettivi sportivi con gli atleti e le famiglie portava ad una serie di inconvenienti:
_Spesso gli atleti si sentivano de-responsabilizzati, in quanto gli obiettivi erano stati loro imposti e non concordati
_Le famiglie a volte risultavano in disaccordo sul carico e la frequenza degli allenamenti, vedendo l’attività sportiva al pari di un hobby, anziché uno strumento per rendere i loro ragazzi e le loro ragazze delle persone migliori.
- La troppa direttività del Metodo della Pallacanestro, orientata alla massimizzazione funzionale dell’atleta portava in modo prevalente alla creazione di perfetti esecutori, poco pensanti e molto dipendenti dal contesto (allenatori, compagni, …); quindi del tutto non disponibili all’autonomia ed alla responsabilità.
Questo ha causato in me e nel mio Gruppo di Lavoro una sorta di Crisi di Autogoverno, che mi ha portato a mettere in discussione il metodo di insegnamento e la filosofia finora adottati.
Illuminante è stata per me la lettura del libro di James Kerry “Legacy”. In questo testo l’autore analizza nel dettaglio la filosofia sportiva degli All Blacks neozelandesi, la squadra più forte al mondo che, negli ultimi 100 anni ha vinto più del 75% dei match internazionali.
Secondo James Kerry tutti i team vincenti condividono gli stessi principi, tra cui:
- Un’attenzione maniacale all’eccellenza
- Un impegno collettivo verso un “obiettivo comune”
- Un alto grado di autonomia
- Fiducia e iniziativa individuale
- Una comunicazione chiara e convincente
- Enfasi sulla responsabilità individuale
- Integrità e umiltà
Il tutto sostenuto dalla convinzione che bisogna lavorare sodo l’uno per l’altro, in armonia, senza dissidi, reprimendo l’ego individuale a favore di una causa più grande: la squadra. In sintesi: “Si rema tutti insieme, nella stessa direzione”.
Molto interessanti sono i principi fondamentali, che hanno reso gli All Blacks un team vincente. Riporto quelli per me significativi:
- CARATTERE: Nessuno farà il lavoro al tuo posto: assumiamoci personalmente la responsabilità della squadra: LA SQUADRA AIUTA LA SQUADRA.
- SCOPO: Gioca con uno scopo: chiediti sempre: “Perché ??” – Giocatori Migliori fanno una Squadra Migliore.
- RESPONSABILITÀ: Passa la palla – I leader creano leader.
Necessità di dare opportunità ed autostima al singolo giocatore, affidandogli la responsabilità del successo della squadra.
- IMPARA: Crea un ambiente di apprendimento – i leader sono insegnanti.
- PREPARAZIONE: Allenati per vincere – esercitati sotto pressione.
Per poterlo fare c’è bisogno di giocatori che, messi sotto pressione e di fronte a problemi di gioco da risolvere, mettano in campo capacità, autonomia e leadership per poterli risolvere.
- AUTENTICITÀ: Conosci te stesso – sii te stesso.
Persone migliori fanno giocatori migliori.
Il secondo percorso che ho intrapreso è stata un’analisi della Resilienza, attraverso la lettura dei testi “Resisto dunque sono”, “Perseverare è umano”, “Tecniche di Resistenza Interiore”, “Ripensare lo Sport”e “Opus”di Pietro Trabucchi, docente di Psicologia dello Sport all’Università di Verona, psicologo di squadre olimpiche ed esperto di preparazione mentale di atleti di endurance ed alpinisti, disciplina che pratica lui stesso.
Partendo dagli studi e dalle recenti scoperte delle Neuroscienze, l’autore lega in maniera indissolubile la Resilienza, cioèl’atteggiamento di andare avanti senza arrendersi, la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti (non impossibili), fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino, nonostante le difficoltà, e la motivazione.
Le analisi delle prestazioni di atleti di successo indicano che il successo sportivo è determinato da tre fattori:
- Dotazione genetica
- Qualità e quantità di allenamento àimpegno
- Capacità psicologiche
Trabucchi introduce il concetto di valutazione cognitiva: gli esseri umani sono vittime degli eventi stressanti. Ma noi reagiamo alle difficoltà in funzione di come le leggiamoe come leggiamo le nostre capacità di farvi fronte.
Ognuno di noi filtra e seleziona gli stimoli che riceve dall’esterno, accettando ed inserendo nel proprio cervello solo quelli che ritiene utili o importanti.
Questa è un’interpretazione, ma che ha conseguenze molto concrete sulla realtà, a partire dal nostro funzionamento fisiologico: gli aspetti cognitivi possono influenzare la biochimica (il cervello può intervenire nel funzionamento del sistema endocrino ed in quello immunitario grazie ai neurotrasmettitori ubiquitari). Ad esempio, la fatica è un dato assolutamente soggettivo.
La valutazione cognitiva determina la nostra reazione comportamentale, emozionale e fisiologica agli eventi.
Ogni difficoltà può essere vista come un muro invalicabile oppure può essere interpretata come uno stimolo.
La resilienza è funzione della nostra valutazione cognitiva, del nostro modo di vedere il mondo e di comprendere i fatti.
Quando una prestazione importante si dimostra realizzabile, aumenta in tutti la convinzione di poter ottenerequel determinato risultatoàquesta valutazione porta all’impegno.
Il meccanismo che fa funzionare positivamente le convinzioni di controllo si basa sullo scatenare l’impegno verso un obiettivo àvedere gli eventi come (almeno in parte) dipendenti da noi
La decisione di seguire il Professional Coaching Programè nata in seguito alla lettura del testo “L’essenza del Coaching”di Alessandro Pannitti e di Franco Rossi.
Partendo dalla definizione stessa del Coaching fornita da Incoaching:
“Il Coaching è un metodo di sviluppo di una persona, di un gruppo o di un’organizzazione, che si svolge all’interno di una relazione facilitante, basato sull’individuazione e sull’utilizzo delle potenzialità per il raggiungimento di obiettivi di miglioramento/cambiamento autodeterminati e realizzati attraverso un Piano di Azione.”
Il ragazzo e la ragazza al Centro del Progetto di Formazione
Sono rimasto subito colpito dalla presentazione delle competenze chiave del Coaching:
- Gli occhiali del coach: non si lavora sulle mancanze, ma sul potenziale.
- La relazioneche il Coach ha con il tempo.
- Fiducia. Ci sono 4 Livelli di Fiducia del Coaching:
- Fiducia Incondizionata del Coach verso il Coachee
- Fiducia Incondizionata su di Sé
- Fiducia Incondizionata sulla Relazione tra Coach e Coachee
- Fiducia Incondizionata sul Metodo
- Dimensione del non giudizio. Un non giudizio potrebbe trasformare una critica in un’osservazione, in una domanda propositiva.
La condivisione di questi aspetti ha confermato l’importanza di mettere l’atleta al Centro del Progetto e la correttezza dell’intuizioneche ha dato il via al Progetto Granda College, che ha rovesciato gli stereotipi comunemente utilizzati: porre il focus sull’attività del MiniBasket (bambini dai 6 agli 11 anni), attraverso un forte investimento sull’attività, come motore mobile del Progetto.
La creazione della Relazionee dell’Ambiente Stimolante, sia dentro che fuori dal campo sono diventati la missiondi IoGiocoAminiBasket Cuneo(Settore MiniBasket del Progetto Cuneo Granda College), attraverso:
- Grossi investimenti sulla qualità di istruttori ed allenatori soprattutto delle prime fasce di attività.
- Budget e gestione organizzativa separata tra MiniBasket e Basket, con la possibilità di reinvestire all’interno dell’ambito di attività.
- Attività di reclutamento
- Creazione del senso di Community (grandi eventi, dentro e fuori dalla palestra, attività estiva)
- Logiche non agonistiche
- Presenza capillare sul territorio
I risultati di questo approccio sono stati, nel giro di poco tempo:
- Volumi importanti: il numero degli appassionati è cresciuto sensibilmente in valore numerico, ma è cresciuto anche la consapevolezza delle famiglie sull’importanza del progetto e sugli obiettivi: non più tanto di tipo tecnico, ma legati allo sviluppo dei bambini ed alla loro autonomia.
- Miglioramento delle qualità fisiche e tecniche di bimbi/e, stimolanti da nuovi stili e metodi di apprendimento.
- Grande senso di appartenenza di mini-atleti e famiglie, che si sentono parte di una Community sportiva
- Rispetto da parte di istituzioni scolastiche e comunali
Per quello che riguarda il Settore Giovanile, maschile e femminile, la volontà è stata quella di mettere al centro del progetto l’atleta pronto fisicamente, tecnicamente, mentalmente.
Osservando con attenzione focalizzata i gruppi minibasket e giovanili maschili e femminili in attività è diventato più evidente che:
- Tra il Settore maschile e femminile ci sono grosse differenze di tipo fisico, strutturale, motorio:
Nei maschi si è rilevato:
- Predisposizione fisica, corporatura, potenza
- Motorietà spiccata, propensione a fare tanto.
- Energia
Nelle femmine si è rilevato:
- Predisposizione alla precisione
- Ordine nell’esecuzione, attenzione al far bene
- Energia dosata, calibrata
- Tra il Settore maschile e femminile ci sono profonde differenze di approccio, impegno e motivazione(mentalità).
Nei maschi si è osservato:
- Fiducia nell’istinto e nella propria forza fisica
- Valorizzazione del Gruppo più che del Team
- Desiderio di successo, competitività
Nelle femmine si è osservato:
- Atteggiamento mentale resiliente
- Costanza nella ricerca del dettaglio
- Perseveranza nel perseguire l’obiettivo individuale e del Team
- Attenzione e motivazione
La seconda sfida, sempre a livello di stereotipi rovesciati, è stata quindi quella di sperimentare la reciprocità e l’osmosi continua tra i gruppi di attività maschile e femminile, che si contaminano vicendevolmente; dal nostro punto di vista le diversità avrebbero potuto arricchirsi reciprocamente per osmosi.
A livello didattico, si è deciso di sperimentare una metodologia di allenamento che potesse essere maggiormente orientata a creare un clima di fiducia in allenamento, piuttosto che alla volontà unidirezionale di raggiungere i risultati prefissati:
- Attenzione alla Comunicazione tra staff (allenatori, preparatori, assistenti) ed atleti, avendo chiari gli ASSIOMI di Watzlawick sulla comunicazione
- Attenzione alle correzioni ed ai feedback, puntuali sul contenuto cestistico, mai giudicanti o legati ad una valutazione dell’atleta, sempre nella direzione del miglioramento
- Attenzione ai tempi di apprendimento dei singoli atleti, che devono avere tempo (Kairos) per esercitarsi e concentrarsi sul qui ed ora, anziché avere la pressione di una scadenza (Kronos) àcreazione di sotto-gruppi di lavoro e creazione di esercitazioni più adeguate e omogenee.
- Miglioramento del rapporto di fiducia tra allenatore e giocatori/giocatrici, identificando dei momenti di condivisione e di confronto.
- Eccellenzaal posto di Perfezionismo: L’eccellenza è l’orientamento mosso dal desiderio di arrivare ad un risultato di massima qualità, che non riguarda l’ideale, ma lascia spazio alla sperimentazione ed all’eventuale errore.
Utilizzando il pilota di una squadra femminile di annata 2004-05-06, partendo dalla categoria Esordienti (11 anni) ho cominciato a lavorare sulla valorizzazione delle qualità fisiche innate ed ho cercato di creare l’osmosi con le qualità più tipicamente maschili, facendo leva anche sull’aspetto mentale. Con tutto lo staff tecnico si è ottenuto un grande valore costruito nel tempo.
Ovviamente, confortati dai risultati ottenuti sulla squadra pilota, si è esteso l’approccio a tutto il Settore Giovanile, maschile e femminile ed abbiamo cominciato ad approfondire maggiormente tutto ciò che sta oltre lo spazio tecnico,
identificando le seguenti priorità:
- Impegno ed Autonomia (Responsabilizzazione)
- Percezione di competenza (Autoefficacia)
- Impegno Costante e duraturo
- Motivazione ed Auto-Motivazione
- Allenarsi per Vincere
- Protocolli
- Attenzione
- Accuratezza del Feedback àFeedforward
- Social Consapevoli
- Rituali e Linguaggi di Squadra
- Routine Pre/Post Allenamento
Come allenare concretamente impegno ed autonomia in una squadra di pallacanestro?
Questi sono stati gli ambiti su cui, negli ultimi due anni, abbiamo posto il focus di staff e società:
1. Percezione di competenza (autoefficacia)
- Fissare obiettivi individuali nei raduni di inizio anno (perseguibili con impegno, centrati sul miglioramento individuale, misurabili, autovalutabili).
- Sentirsi parte della squadra (fissare obiettivi comuni)
_Ricerca del Mutuo-aiuto in alcune fasi di allenamento lavoro in coppia e correzione responsabile degli atleti (sia in preparazione fisica, in sala pesi, ma anche sui fondamentali individuali, come il tiro, ecc…)
_Non si perde nessuno – si vola in «formazione». Nella composizione delle squadre e nelle richieste tecniche grande attenzione è stata posta alla ricerca di una maggiore omogeneità, in modo da poter fornire/concordare con ciascun atleta obiettivi stimolanti per le proprie capacità.
2. Impegno costante e duraturo
- Rinforzare costantemente la volontà di migliorarsi dell’1% ad ogni allenamento, come concordato individualmente e con la squadra ad inizio anno.
- Una volta raggiunto l’obiettivo, sottolineare che è stato raggiunto a piccoli passi, in modo differente dalla concezione comune della generazione del tutto e subito e recuperare il valore del sacrificio quotidiano e costante impegno persistente
3. Motivazione ed Auto-Motivazione (Fortemente influenzata dall’ambiente: coach, compagni, famiglie, …)
- Ricerca del contesto ideale tutti siamo responsabili e tutti concorriamo al miglioramento della squadra
- Ricerca di Momenti Extra-Basket Condivisione in Tornei, Eventi,…
- Esperienze, condivisione con la Community Raduni di 24 ore in città, il piacere e l’orgoglio di esserci negli Eventi MiniBasket e nelle partite delle altre squadre Senso di Appartenenza
4. Protocolli
- Creazione di protocolli di lavoro tecnico e fisico autonomia di gestione, in campo e fuori (sessioni individuali, lavoro a casa)
- Protocolli – Routine: anche la musica del riscaldamento, o quella usata nella sessione di tiro è un protocollo condiviso (mentale)
Come allenare l’attenzione?
1. Accuratezza del feedback (correzioni, rinforzi)
- Frequenza, densità, precisione (feedback dello staff e della squadra)
- Uso consapevole dei Social Network (Mezzi di distrazione di massa)
_Palazzetto WI_FI free (e non Free-WI-FI) – scelta condivisa (anche negli spogliatoi), esperienze senza smartphone (nei tornei, in trasferta)
_Continua ricerca di confronto dal vivo (i social eliminano il non-verbale ed il para-verbale) Ridurre incomprensioni ed equivoci da social
_Interventi di specialisti (es. Valerio Ferrero “Inattivi digitali”) – uso responsabile, consapevole dei social media.
2. Rituali e Linguaggi (Slang di squadra, Linguaggio di Community)
- Condivisione di un linguaggio a rapida comprensione mentale per riattivare velocemente l’attenzione
3. Routine
- Pre-post allenamento e gara costanti
Anche lo staff, responsabile del saper far fare sta lavorando nell’ottica di un profondo cambiamento: Lo staff deve cominciare a dare l’esempio soprattutto nell’atteggiamento, nella motivazione, nella competenza e deve essere autentico e coerente sempre.
Sapere, saper fare, saper far fare, ma soprattutto SAPER ESSERE
Luca Di Meo
Coach Professionista in ambito sportivo
Cuneo
luca.dimeo@libero.it
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