Categoria: l’Egodramma ed il Coaching: affinità elettive

Categoria: l’Egodramma ed il Coaching: affinità elettive

l’Egodramma ed il Coaching: affinità elettive

 

Introduzione

Il tema di questo sintetico contributo nasce dalle risonanze tra determinati principi e indicazioni acquisti durante il percorso di coaching  e quanto ho compreso e sperimentato nella mia attività di psicoterapeuta e di consulente vissuta all’interno di un paradigma etico e filosofico di tipo fenomenologico ed esistenziale. Alle radici, infatti, del mio modo di avvicinarmi al fenomeno umano e di pormi al servizio del suo sviluppo ci sono sempre stati due assiomi fondamentali: l’accoglienza ed il rispetto assoluto dei modi in cui la persona si manifesta momento per momento di fronte a me (assioma fenomenologico) e la centralità delle domande di senso e di valore che definiscono sempre la fisonomia di un’esistenza alla ricerca di un punto di equilibrio e di libera espressione (assioma esistenziale). Queste due corde ben tese e resistenti sostengono il peso dell’intera struttura concettuale e di metodo del mio lavoro. Accorgermi che queste due corde entravano in vibrazione positiva con molti dei principi espressi nel percorso di formazione al coaching ha rappresentato per me una scoperta sorprendente, alla cui celebrazione ho scelto di dedicare questo breve testo conclusivo del viaggio svolto fin qui. Per questo motivo, lo scopo principale di questa sintetica relazione è quello di proporre un incontro azzardato tra il processo di coaching e alcuni dei motivi che ispirano il mio particolare approccio consulenziale e terapeutico: l’Egodramma. Le associazioni che proporrò sono “libere associazioni” nate per mettere-in-gioco, in senso letterale, due approcci dalle cui affascinanti interferenze virtuose sono convinto stia emergendo in me un modo nuovo di entrare in contatto e di lavorare con i miei clienti (e persino con i miei pazienti, a dire il vero).

 

Cos’è l’Egodramma?

L’Egodramma è un approccio e un metodo (mi piace e condivido il sapiente riferimento al methódos riportato da Pannitti e Rossi nel loro lavoro) che ho ideato per la consulenza individuale, adatto sia per il setting clinico e terapeutico sia per lo sviluppo personale. Basato sui principi dello psicodramma originario (Jacob L. Moreno, per intenderci), questo metodo si focalizza sull’evocazione, la teatralizzazione ed il confronto tra le parti interne, le nostre “voci” interiori, che caratterizzano quello che definisco il teatro psichico di ognuno di noi. Si tratta, in buona sostanza, di un approccio drammatico all’evoluzione psichica, nel quale espressioni come rappresentazione di sé, messa in scena dei propri vissuti, incontro con i personaggi psichici rimarcano la metafora teatrale attraverso cui lo psichismo viene letto ed intrepretato. Alla base dell’Egodramma c’è il presupposto che la nostra identità sia l’effetto emergente di numerose presenze psichiche che ci portiamo dentro e che animano il nostro psichismo. In una personalità sufficientemente equilibrata, queste presenze si relazionano le une alle altre dando vita ad una coralità vivace, conflittuale (in senso evolutivo), nella quale a tutte le voci, anche a quelle più scomode, viene riconosciuta piena dignità, il diritto ad esprimersi, un ruolo produttivo. Al contrario, in una personalità dis-funzionale la comunità interna si frammenta in voci che cercano di dominare il teatro interno isolando ed emarginando le altre presenze, fissando la personalità e congelandola in una visione del mondo rigida ed irreversibile. Lo scopo dell’Egodramma è quello di facilitare (parola chiave) la conversazione evolutiva tra le parti interne del cliente/paziente creando le condizioni affinché queste voci prendano letteralmente corpo nello spazio espressivo del setting clinico e/o consulenziale. Il cliente/paziente viene invitato a dare espressione alle voci che lo abitano con l’obiettivo di comprendere sempre meglio le ragioni del suo funzionamento interno, di interrompere la “guerra civile” che lo sconvolge e di ripristinare un clima più collaborativo e negoziale tra tutti gli altri che lo definiscono. Ciò di cui mi sono reso conto durante questi mesi dedicati alla formazione al coaching professionale, è che, al di là delle più evidenti differenze di finalità e metodo, questi due “mondi” si sfiorano, finendo persino per sovrapporsi in certi punti, se vengono confrontati a livello dei principi che ispirano il processo di facilitazione nel suo complesso. Di seguito mi concentrerò in particolare su tre risonanze fondamentali: il riferimento condiviso alla verità soggettiva, il valore della messa in azione come processo conoscitivo del Sé, il ruolo di attrattore psichico del “futuro desiderato”.

 

La verità soggettiva

Uno dei principi ispirativi dell’Egodramma, in continuità con altri approcci esistenziali come quelli di matrice rogersiana, è il totale rispetto della particolare e singolare “verità” che la persona esprime nel setting clinico e consulenziale. La “verità soggettiva” è un’espressione che ricorre nella filosofia di Søren Kierkegaard (autore peraltro ben presente nel lavoro di Pannitti e Rossi) che riguarda il rapporto che ognuno di noi intrattiene con la Verità, che, con l’iniziale maiuscola, definisce, più in generale, il senso ed il valore ultimi che danno consistenza alle nostre esistenze. Nell’Egodramma chiamiamo verità soggettiva il modo poetico con cui ogni soggetto realizza la sua singolare esistenza impegnandosi a farne qualcosa di buono e di nuovo dei vincoli che gli sono dati di volta in volta. La verità soggettiva la si deve produrre e testimoniare attraverso i gesti concreti, attraverso le scelte e le decisioni che compiamo momento per momento nel corso della nostra esistenza. Questo concetto fondativo del mio modo di lavorare come terapeuta e consulente ha risuonato in modo potente nel percorso di formazione al coaching professionale ogniqualvolta sono stati posti al centro della relazione facilitante gli obiettivi che il coachee deve saper porre a sé stesso, la sua totale autonomia nel definire le mete e le traiettorie del suo percorso evolutivo, la sua responsabilità nel raggiungere, secondo i suoi modi ed i suoi tempi, quanto ha stabilito di voler perseguire. In particolare, ho trovato particolarmente coinvolgente la traduzione pratica e procedurale di questi principi etici ed epistemici. Se la domanda primaria da cui scaturisce la richiesta di un percorso di coaching riguarda la crisi di autogoverno del soggetto, questa crisi la considero espressione di una più ampia interrogazione (inconscia) del soggetto sul senso e sul valore della sua traiettoria di vita. La crisi di autogoverno può così intendersi anche come krisis – nel senso etimologico originario di momento decisivo della scelta – del nostro rapporto soggettivo con la verità che ci guida.

 

L’azione poetica come principio trasformativo

L’Egodramma si fonda sul presupposto evolutivo della messa in scena della soggettività. Per conoscere autenticamente sé stessi è necessario esprimere il proprio mondo interiore nel senso più originario del verbo: ex-premere come processo di esternazione, di manifestazione visibile e concreta di ciò che ci portiamo dentro in forme più invisibili ed astratte. Tutto il processo di comprensione di sé stessi passa dunque attraverso un movimento outside-in, attraverso il quale il soggetto si conosce confrontandosi con le forme concrete e tangibili che il suo mondo interno ha assunto proiettandosi in scena. Il movimento “da fuori a dentro” arricchisce il più classico approccio “inside-out” della psicologia tradizionale, introducendo il valore imprescindibile della comprensione di sé mediata dalle azioni, dai gesti, dalle scelte che compiano materialmente nello spazio espressivo, ma, soprattutto, nel nostro spazio di vita. Al netto delle differenze tra i due approcci già più volte sottolineate, il coaching enfatizza l’importanza per il soggetto di mettersi-in-azione e di confrontarsi/interrogarsi costantemente sul processo realizzativo e sugli esiti della realizzazione stessa. Questa enfasi entra in risonanza con il valore che l’Egodramma attribuisce alla  concretizzazione ed all’esteriorizzazione dello psichico. In particolar modo, mi è sembrato di cogliere nell’accezione di “azione” proposta durante il percorso formativo un riferimento all’antico concetto di poiesis così caro al mondo greco delle origini, concetto che identificava un agire produttivo e costruttivo che si inverava dando vita a opere concrete, tangibili. C’è del poetico nell’azione che il coach promuove nel coachee, un fare poetico che il coachee è chiamato a realizzare in modo assolutamente autonomo, da vero autore/attore della propria messa in scena pubblica. Un’azione poetica di tipo transitivo, che cadrà su di un oggetto di volta in volta ristabilito e rinnovato dal coachee stesso (il suo “obiettivo”). Un’azione inevitabilmente produttiva anche quando non si esaurisce nel raggiungimento di quanto atteso, poiché il coachee viene accompagnato a riflettere sia su ciò che ha raggiunto sia su come sia riuscito a non raggiungere ciò che si era impegnato ad ottenere. Il cliente viene sollecitato a comprendersi attraverso i modi in cui, detto in linguaggio egodrammatico, si teatralizza di volta in volta, manifesta le sue intenzioni, il suo desiderio, i suoi moventi interiori attraverso le scelte che compie ed i comportamenti concreti che manifesta. La centralità della fase esecutiva in ogni sessione di coaching fa precipitare la spirale evolutiva di ogni incontro proprio sul movimento di esteriorizzazione consapevole e responsabile del mondo interno del coachee. Sarà la sua azione a testimoniare del suo impegno all’evoluzione personale e sarà l’interrogazione costante di questa stessa azione a rendere sempre più profonda l’autorevolezza del soggetto su sé stesso e sui suoi movimenti interiori.

 

La proiezione nel futuro

Spostarsi nel tempo dell’immaginazione per abitare il momento cruciale in cui abbiamo realizzato il mondo di vita a cui aspiriamo e che sentiamo mancarci qui ed ora prende il nome di “plus-realtà” nel linguaggio egodrammatico. Rappresenta a tutti gli effetti un processo di visualizzazione del futuro atteso, nella quale la persona è invitata ad osservare da una prospettiva in prima persona i cambiamenti virtuosi che sono accaduti nonché di prendere consapevolezza di come questi cambiamenti hanno modificato il modo in cui percepisce sé stessa e si vive. In perfetta continuità con il modello di coaching professionale proposto, il futuro desiderato anche per l’Egodramma non agisce come una soluzione allucinatoria del problema evolutivo, ma è un esercizio immaginativo di tipo creativo che permette di cambiare ed ampliare il punto di vista sulla problematica. Proiettarsi in avanti seguendo le traiettorie del proprio desiderio permette di riconoscere e validare in sé stessi questa spinta evolutiva naturale, assumendo una disposizione abbondante nei confronti della propria crisi di governo. Ciò che muove al cambiamento positivo è sempre e comunque un’attitudine abbondante, festosa al futuro che ci attende, mentre ad essere inibente è, al contrario, una visione ridotta, scarsa che cancella l’Avvenire in quanto orizzonte di sviluppo dotato di senso e di valore per noi. Da questo punto di vista, il movimento del “futuro desiderato”, in relazione dialettica con il “presente percepito” del coachee, rappresenta un passaggio chiave del processo elaborativo, che non deve essere ridotto ad una mera tecnica immaginativa. Guardata attraverso le lenti della mia formazione esistenziale al fenomeno umano, questa proiezione convoca nel teatro psichico del cliente tutte quelle risorse generative e rigenerative da cui dipende la volontà desiderante del coachee, la sua speranza progettuale, la sua inclinazione verso un mondo di vita migliore a cui aspirare.

 

 

 

Dott. Stefano Padoan
Psicologo Psicoterapeuta
Psico/Egodrammatista
Coach professionista specializzato in ambito personale ed aziendale
Udine
padoan.stefano@gmail.com

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