Categoria: Lo sguardo come ponte: elementi di facilitazione nel Coaching

Categoria: Lo sguardo come ponte: elementi di facilitazione nel Coaching

Lo sguardo come ponte: elementi di facilitazione nel Coaching

La creazione di una buona relazione tra coach e coachee è l’aspetto necessario affinché l’intervento di Coaching possa avere successo. Paul Watzalawick ci dice “la comunicazione umana si sviluppa sempre su due piani: il contenuto e la relazione. Il piano della relazione classifica il contenuto” per presidiare questo aspetto è importante ricordare che l’uomo e le sue interazioni sono frutto di un processo evolutivo che come Darwin ci dice ha per buona parte a che fare con comportamenti gestuali universalmente e geneticamente ereditati. Questo implica che nel nostro stare insieme il coachee decodifica in modo subliminale molti di questi messaggi e li assimila nel contenuto complessivo della comunicazione stessa senza che vi sia necessariamente una razionalizzazione.

Con questo breve articolo vorrei approfondire uno tra i tanti aspetti che si inserisce nella comunicazione non verbale tra coach e coachee e che gioca un ruolo tutto suo nella creazione della relazione, ovvero il contatto visivo.

 

In letteratura [1] lo sguardo degli altri è ritenuto un potente stimolo sociale. La direzione dello sguardo ha importanti funzioni nella modulazione dei processi di interazione: viene utilizzata per regolare l’interazione, facilitare gli obiettivi comunicativi ed esprimere intimità e controllo sociale, ma forse l’aspetto più importante è che lo sguardo diretto degli altri segnala la direzione della loro attenzione. Utilizziamo lo sguardo degli altri per distinguere e dedurre dove hanno diretto la loro attenzione: cosa o chi stanno guardando. Probabilmente, la distinzione più importante è se gli altri hanno rivolto lo sguardo verso di me o lontano da me. Vedere gli occhi degli altri rivolti verso di me indica, con un’alta probabilità, che mi stanno prestando attenzione, mentre vedere lo sguardo distolto degli altri segnala che la loro attenzione è diretta lontano da me.

 

Il comportamento verbale e non verbale di chi guarda, in particolare il contenuto verbale e le espressioni facciali possono avere una grande influenza sul significato attribuito al suo sguardo. La direzionalità dello sguardo (diretto o distolto) ha anche un effetto emotivo che può essere di piacevolezza e rassicurazione se vi sono fattori contestuali favorevoli oppure di disagio e insicurezza se la situazione è ambigua o incerta.

Essere soggetto allo sguardo di qualcuno ha un effetto fisico. Nello specifico è stato rivelato che vi è un’attivazione del sistema nervoso autonomo [2] riguardante la conduttività elettrica della pelle (SCR) e la dilatazione della pupilla in risposta a stimoli con sguardo diretto rispetto a quelli con sguardo distolto. Alcuni studi hanno dimostrato che la risposta di dilatazione pupillare era correlata alla durata del tempo in cui i partecipanti si sentivano a proprio agio a guardare i volti con lo sguardo diretto; più lunghi erano i periodi di sguardo diretto preferiti dai partecipanti, più rapido era l’aumento della dilatazione pupillare.

 

L’attivazione della pupilla è controllata dall’amigdala. Pertanto, amigdala svolge un ruolo centrale nella regolazione dell’attivazione affettiva e dell’attenzione in risposta allo sguardo diretto degli altri. Studi di neuroimaging sull’uomo hanno dimostrato che non solo le risposte dell’amigdala alle espressioni emotive facciali sono modulate dalla direzione dello sguardo, ma l’attivazione dell’amigdala è sensibile alla direzione dello sguardo anche nei volti emotivamente neutri. Questo suggerisce che l’amigdala contribuisce a trasformare lo sguardo diretto in un evento affettivamente saliente, capace di catturare l’attenzione e di produrre una risposta fisiologica. Alcuni studi di neuroimaging hanno dimostrato che osservare uno sguardo diretto comporta una maggiore attivazione di varie aree [3] del cervello che compongono il sistema di ricompensa un insieme di strutture neurali che, una volta attivate, generano sensazioni di piacere, coinvolgimento e valore sociale positivo, tipiche delle interazioni sociali gratificanti. Questi risultati potrebbero essere considerati come prove a sostegno dell’idea che la direzione dello sguardo possa innescare processi emotivi e che lo sguardo diretto susciti reazioni affettive più positive rispetto a quelle provocate dallo sguardo distolto. Studi di neuroimaging citati mostrano che interazioni sociali in cui c’è contatto visivo reciproco producono attivazione nello striato, come se il cervello elaborasse lo sguardo diretto come un segnale sociale positivo e ricompensante.

 

I quattro fattori proposti da Jari K. Hietanen nell’articolo spiegano i meccanismi psicologici alla base delle reazioni affettive positive suscitate dal contatto visivo, distinguendoli da semplici segnali visivi di basso livello:

1: Elaborazione Subcorticale_ Il primo fattore coinvolge meccanismi visivi subcorticali (collicolo superiore, pulvinar, amigdala) che rilevano segnali di basso livello dagli occhi, innescando risposte affettive rapide indipendenti dalla cognizione cosciente. Questo si basa sul “modulatore fast-track” ovvero un percorso neurale subcorticale rapido, che consente al cervello di rilevare automaticamente lo sguardo diretto altrui e di modulare rapidamente l’attenzione sociale, anche prima di una percezione conscia completa delle faccia.

 

2: Percezione dell’Attenzione Altrui_ Il secondo deriva dal bisogno umano di appartenenza: lo sguardo diretto segnala attenzione e inclusione sociale verso sé, percepito come segnale positivo che soddisfa motivazioni relazionali. Esperimenti mostrano risposte fisiologiche solo quando i partecipanti credono di essere visti, non con immagini statiche.

 

3: Elaborazione Autoreferenziale_ Il terzo fattore è l’aumento dell’attenzione auto-diretta e dell’elaborazione autoreferenziale [4], che potenzia processi “io-centrici” (es. uso di pronomi in prima persona), associati a affetto positivo e auto-positività. Lo sguardo diretto attiva autoconsapevolezza, portando a valutazioni relazionali vantaggiose.

 

4: Interazione Reciproca_ Il quarto riflette la natura interattiva: il contatto visivo autentico implica mutua consapevolezza (vedere/essere visti), con coinvolgimento emotivo bidirezionale che attiva risposte facciali (es. zigomatico) e autonomiche più forti rispetto a sguardi non ricambiati. Studi con individui reali confermano che la reciprocità amplifica l’effetto rispetto a stimoli unilaterali.

 

Tutti questi processi possono contribuire all’attivazione dei sistemi affettivi [5]. L’attivazione dei sistemi affettivi influenza l’elaborazione cognitiva corticale, determinando, ad esempio, gli effetti di priming affettivo [6].

Poiché lo sguardo diretto indica attenzione e inclusione sociale possiamo ritenere che venga percepito come un segnale sociale positivo. Pertanto, un’altra possibilità è che, piuttosto che basarsi sulle informazioni visive provenienti dagli occhi, gli effetti affettivi riflettano la “percezione” dell’attenzione degli altri individui diretta verso il sé.

Da questo schema si evince che il rilevamento di uno sguardo rivolto verso di sé innesca uno spostamento dello sguardo di chi è osservato verso gli occhi, portando così al contatto visivo. Questo innesca un’elaborazione affettiva mediata dai sistemi visivi subcorticali (collicolo superiore, pulvinar e amigdala) e corticali. Il contatto visivo innesca anche processi di mentalizzazione nella persona osservata, che comportano la convinzione che l’altro presti attenzione a sé. Questa convinzione porta a processi autoriferiti potenziati. La consapevolezza dell’individuo di essere oggetto dell’attenzione dell’osservatore da le basi per un’interazione e attenzione reciproca.

 

Di fronte a uno sguardo diretto vi è una risposta automatica, in quanto si evoca emozioni positive immediate legate a sensazioni di auto-coinvolgimento e attenzione sociale (Effetto priming), permettendo sia di “vedere” (percezione coinvolge un processo embodied perché la percezione visiva è guidata da movimenti oculari, testa, postura, in interazione con l’ambiente) che di “essere visti” generando una risposta emotiva embodied: arrossire, tensione, cambiamento del respiro, sensazione di “essere al centro dell’attenzione” che sono tutti effetti del corpo che modellano il vissuto emotivo e consentono di collegare sentimenti soggettivi (es. emozioni positive/negative) a dimensioni di valenza emotiva e sensazioni corporee.

 

Alcuni autori hanno ipotizzato che il contatto visivo avvii, tramite l’attenzione auto-diretta, una modalità autoreferenziale di elaborazione delle informazioni, ovvero un’elaborazione intensificata degli stimoli in relazione al sé, e che ciò porti al potenziamento dell’autoconsapevolezza, con effetti sulla memoria, sull’attivazione di comportamenti pro-sociali e a valutazioni positive degli altri. Ora, poiché il contatto visivo sembra innescare un’elaborazione affettiva e risposte corporee di valenza positiva, è possibile che queste reazioni contribuiscano all’effetto vantaggioso dello sguardo diretto sulla memoria, sul comportamento prosociale e sulla valutazione degli altri. Gli effetti vantaggiosi dell’affetto positivo, in generale, sulla memoria, sul comportamento prosociale e sulla percezione individuale sono ben documentati in letteratura.

 

In conclusione di quanto emerso è possibile ritenere che il contatto visivo diretto durante un incontro di coaching rafforza la connessione emotiva e la fiducia, rendendo il processo più efficace e coinvolgente. Basato su principi psicologici come citati, lo sguardo diretto attiva reazioni affettive positive automatiche e può facilitare l’apertura e la motivazione nel coachee.

 

Il coach mantenendo uno sguardo calmo e diretto sul coachee segnala dove rivolge la sua attenzione innescando sentimenti di inclusione e benessere relazionale e quindi trasmettendo accettazione e presenza, prerequisito per l’accordo coaching-cliente e per aiutare il coachee a lasciare andare le resistenze iniziali. Il contatto visivo del Coach dimostra coinvolgimento autentico, favorendo l’espressione libera di emozioni e pensieri senza giudizio. Inoltre è uno strumento che consente di cogliere segnali non verbali (es. disagio), permettendo di adattare domande e feedback in tempo reale e, aiuta l’attivazione emozionale e motivazione rendendo il coachee più ricettivo a insights e cambiamenti.

 

Da quanto emerso si può dedurre che lo sguardo del coach può favorire il coachee a sentirsi al centro del percorso di coaching, in uno spazio tempo che consente alla persona di vivere un momento di ascolto e di attenzione, che favorisca l’emersione e la definizione dei propri obiettivi e gli consenta di diventare sempre di più protagonista del suo cambiamento.

 


 

1Affective Eye Contact: An Integrative Review”Jari K. Hietanen, REVIEW article Front. Psychol., 28 August 2018 Sec. Perception Science Volume 9 – 2018 | https://doi.org/10.3389/fpsyg.2018.01587. Human Information Processing Laboratory, Faculty of Social Sciences, University of Tampere, Tampere, Finland.

 

2 La risposta di conduttanza elettrica della pelle rientra nel termine generico di attività elettrodermica e si riferisce a cambiamenti nell’attività delle ghiandole sudoripare che riflettono l’intensità del nostro stato emotivo.

 

3 Neurologicamente, il “sistema di ricompensa” comprende regioni come il nucleo striato (in particolare il ventral striatum), coinvolto nella codifica del valore di stimoli piacevoli e socialmente significativi.

 

4 La teoria dell’elaborazione autoreferenziale (Conty et al., 2016) propone che quando un individuo percepisce uno sguardo diretto rivolto a sé, la sua mente lo interpreta come un segno specifico di indirizzo sociale (“sta guardando me”), innescando un particolare stile di elaborazione cognitiva centrato sul sé. Questo rafforza il senso di essere al centro dell’attenzione sociale, aumentando la rilevanza e il coinvolgimento emotivo dell’interazione. Conty e colleghi sottolineano che l’elaborazione autoreferenziale amplifica l’attenzione, la memoria e la salienza emotiva degli stimoli legati al sé, cioè gli stimoli che vengono percepiti come personalmente rilevanti.

 

5 Per “sistemi affettivi” si intendono in genere insiemi di circuiti neurali e processi psicologici che regolano emozioni, motivazioni e stati affettivi, organizzando il modo in cui percepiamo noi stessi, gli altri e l’ambiente. Sono strutture “predisposte” dall’evoluzione (spesso a livello sottocorticale) che generano emozioni di base (paura, rabbia, desiderio, cura, gioco, ecc.) e orientano il comportamento verso sopravvivenza, relazioni e ricerca di obiettivi. Non sono solo “emozioni fugaci”, ma organizzatori delle motivazioni: guidano attenzione, memoria e scelte, plasmando il nostro rapporto con il mondo e con gli altri.

 

6 il priming affettivo è il meccanismo attraverso cui lo sguardo diretto attiva sotto traccia una valenza emozionale positiva, che influenza in modo automatico il modo in cui percepiamo e reagiamo agli stimoli che seguono.

 

 

Paola Perrone

Coordinatrice didattica, Coach evolutivo e Counselor maieutico relazionale specializzata nella conduzione di gruppi e in orgientamento e sviluppo professionale | Lombardia

paola.perrone3@gmail.com

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