Mission Possible
Lo sport, catalizzatore del processo relazionale tra adolescenza e Coaching
“Se vuoi costruire una barca,non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti ed impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito”
Antoine de Saint-Exupèry
Introduzione
I processi dell’evoluzione umana hanno portato sempre più a dei soggetti desiderosi di livelli di performances sempre più elevate e specifiche.
L’azienda, la scuola, lo sport e qualsiasi ambito dove vengono richieste delle performances sia dal punto fisico che mentale portano i soggetti interessati ad elevati stress psico emotivi, da necessitare continue rielaborazioni ed adattamenti interiori.
Sono da sempre, nella mia carriera professionale, appassionato di movimento e di processi naturali di evoluzione psico-fisica, ma sopratutto di come il movimento e l’essere consapevole del proprio processo di evoluzione possa fornire continue scintille di possibilità di cambiamento e di successo nella vita di una persona.
Non mi riferisco unicamente all’atleta che ha ponderato una scelta consapevole di spendersi in un determinato sport, ma anche a quella categoria di persone che decidono ad un certo punto della propria vita di “ prendersi cura di se”, di mutare il proprio stato fisico per poi accorgersi che non solo il corpo cambia , ma il proprio atteggiamento mentale si è evoluto.
“Ma dove è il punto di cambiamento? Ovvero, dove si colloca il raggiungimento di uno stato consapevole di “potercela fare”?”
Risposta : NON LO SO! E NON VOGLIO ANDARLO A SCOPRIRE!
Questo scritto non andrà a ricercare, ne sviscerare in modo analitico questa sorta di risultati, ma questa mia rielaborazione cercherà di far osservare ad un occhio esterno come PROCESSI di relazione umana (e aggiungerei ….facilitante….) possano attraverso un dialogo, che richiama molto quell’”ars maieutica” socratica, rendere consapevole del proprio processo di cambiamento la persona interessata. Di come il COACH diventi a tutti gli effetti uno” strumento” a servizio del processo evolutivo di una persona.
“E gli obiettivi? I risultati?” ……”non ce ne frega nulla” (cit. Franco Rossi, Alessandro Panniti ).
Credo che parte integrante di questi processi sia proprio la RELAZIONE UMANA, come due soggetti riescano ad innescare una modalità relazionale che possa assumere un valore consapevole di rispetto del processo altrui.
In un’ epoca nella quale la tecnologia sta mutando notevolmente le modalità relazionali, c’è ancor più necessità di consapevolizzare processi di incontro nuovi. Il Coaching è una possibilità nel facilitare questo, Coaching inteso non solo come metodologia , ma come capacità relazionale consapevole di incontro con l’”altro”.
“Ma quale è la categoria di persone migliore per creare questo cambiamento consapevole?, Per immettere strumenti di relazione funzionali?”
Ho avuto la fortuna, nel mio percorso professionale, di entrare in contatto con una notevole varietà di persone, dall’ambito della “sofferenza” (psichiatria, soggetti con disabilità mentale, malattie degenerative) ad un ambito più commerciale (personal trainer), fino ad arrivare ad un ambito più educativo (preparatore fisico in vari sport con atleti dai 6 ai 18 anni).
Essendo un professionista nel motorio, mi sono sempre speso molto su questo ambito a livello di performances fisica, tuttavia , dopo una profonda esperienza a livello agonistico come preparatore fisico di una tennista adolescente, mi sono imbattuto in quel tipo di interferenze (Gaallway) dapprima legate al gioco, ma successivamente legate alla vita ,che mi hanno portato ad iniziare ad approfondire come lo sport possa diventare a tutti gli effetti un territorio favorevole per un adolescente di immettere nella propria vita strumenti relazionali efficienti e funzionali al proprio processo evolutivo di autorealizzazione.
Usando un luogo comune “LO SPORT COME PALESTRA DI VITA” , tuttavia aggiungerei , “….COME PALESTRA DI VITA CONSAPEVOLE”, dove l’atleta adolescente diventa consapevole del suo processo formativo di autorealizzazione.
SI! il soggetto adolescente è a tutti gli effetti la categoria migliore, nel quale avviare questo tipo di processi, con l’aiuto di uno dei più grandi facilitatori per eccellenza :LO SPORT.

Adolescenza e sport
A livello adolescenziale, a causa di un cambiamento radicale della corporeità di un ragazzo/a, praticare un’attività fisica di qualsiasi tipo permette un accrescimento armonioso ed efficiente del proprio corpo con di conseguenza un’autoaffermazione a livello psicofisico all’interno del gruppo dei pari.
Inoltre le relazioni interpersonali all’interno dei gruppi di atleti permettono uno scambio sia a livello personale che riguardo allo sport stesso (dinamiche di gioco, scambio su strategie, ecc..) che permettono al ragazzo/a adolescente di sperimentare “situazioni di vita” in contesti protetti.
Nella mia esperienza professionale posso affermare che a questo punto l’intervento di un coach o per lo meno l’utilizzo di strumenti di coaching all’ interno di un percorso educativo formativo di un ragazzo/a può aggiungere quel livello di consapevolezza riguardo il proprio potenziale, ma riguardo soprattutto alla direzione di autorealizzazione ,evento che innesca le proprie energie e passioni.
Nei successivi capitoli cercherò di mostrare come esistano delle analogie davvero importanti tra un percorso continuativo in una disciplina sportiva e un processo di coaching.
Come lo sport per l’individuo adolescente diventi “zona di prova e di messa in atto” dei propri successi futuri.
Sport e Coaching
Relazione facilitante e le 4 eroine (A):una possibile nuova dimensione
“Se si sogna da soli è solo un sogno. Se si sogna insieme è la realtà che comincia.”
(proverbio africano)
Lo sport, il contesto di espressione psicofisico, il processo di evoluzione del proprio corpo diventano territorio favorevole per un processo applicativo di relazione facilitante.
Per sue caratteristiche l’ambiente sportivo potrebbe essere un esempio costante di applicazione delle 4 A della relazione del coaching. Potrebbe essere perché purtroppo ,come è intuibile, la ricerca esasperata del risultato fin dalle categorie giovanili oscurano le fasi del processo evolutivo di un ragazzo/a.
“Nella cultura della comunicazione di massa il singolo individuo si sente più spesso abbandonato a se stesso, isolato in mezzo alla folla, incapace di ascoltare e di essere ascoltato. Questa incapacità impedisce di osservare se stessi e gli altri con uno sguardo di accoglienza, di rispetto e di amore……L’ascolto è la medicina naturale più potente del mondo, perché ha come primo risultatoto il fare sentire l’altro accolto, accettato, non giudicato….” (Liberamente tratto da Raffaello Rossi, 2001)
Le 4 A
ACCOGLIENZA: forse il principio per eccellenza nelle relazioni umane.
Assenza di giudizio, capacità empatica, l’accoglienza di se, il rapporto relazionale basato sulla dimensione kairos e non kronos diventano caratteristiche fondamentali (per chi le riesce a far percepire) per la riuscita di un processo relazionale all’interno di una squadra, di un gruppo sportivo che mira al raggiungimento dei propri obiettivi.
Ma non solo per centrare degli obiettivi strettamente sportivi, ma per mettere le basi dell’autorealizzazione di vita del soggetto adolescente
Nel pratico: l’avvento di un nuovo compagno di squadra, il saper accogliere senza giudizio e fiducia il progetto sportivo da parte di un allenatore, il sentirsi “ok” sul qui ed ora, assumono valore di una relazione tra coach e atleta (coachee) efficace.
ASCOLTO:
“Quando qualcuno ti ascolta davvero senza giudicarti, senza cercare di prendersi la responsabilità per te, senza cercare di plasmarti, ti senti tremendamente bene. Quando sei stato ascoltato e udito, sei in grado di percepire il tuo mondo in mondo nuovo e andare avanti” (Carl Rogers)
Ascoltare silenziosamente il tuo atleta che si confida con te, trattenere le domande di curiosità, sentirsi disorientati, in balia di un flusso di emozioni che non ti appartengono,ma soprattutto cercare di mantenere quella posizione “al di là” (meta), che ti permette di avere quel punto di vista super partes di un processo, sono situazioni che fortunatamente ho avuto la possibilità di vivermi nella mia carriera professionale di incontro con atleti adolescenti.
E a tutto questo ora riesco a dare un nome.
ALLEANZA:
Il concetto per me più caro. Da compagno di squadra, da membro di un’equipe multidisciplinare, d da padre di famiglia cerco quotidianamente di trasmettere questo valore ai ragazzi, ai miei figli, ai colleghi. Rimango sempre estasiato dalla potenza di azione che scaturisce da un’alleanza significativa, “ senza se e senza ma”; scoprire come questo atteggiamento possa creare un circolo virtuoso e autogenerante all’interno di un processo coaching mi ha portato a consapevolizzare ancor di più questo mio “modo di essere”.
Posso affermare con sicurezza come tale valore sia realmente e praticamente parte essenziale di una relazione facilitante con l’adolescente (sono attento e alleato al tuo processo di autorealizzazione) e ancor di più con l’atleta adolescente ( sono alleato della tua fatica e della tua determinazione).
AUTENTICITA’:
Ed eccoci alla chiave di volta , al contesto entro il quale ACCOGLIENZA, ASCOLTO ed ALLEANZA assumono un reale valore di sviluppo e di crescita da parte del coachee (in questo scritto il soggetto adolescente). Forse il valore più esaltato dallo sport stesso per le sue caratteristiche innate che troppo poco spesso vengono enfatizzate.
Solo in un ambito di trasparenza relazionale si può innescare quel ciclo virtuoso che porta il coachee in una dinamica di ricerca della propria eccellenza. La coniugazione tra “Saper Essere “ e “Saper Fare”, la ricerca di un continuo equilibrio, da parte del coach, tra esperienze di vita propria e competenze amplifica le fasi del processo della ricerca della propria autorealizzazione.
Ricordo con piacere le mie esperienze lavorative con persone autistiche, ricordo come questa ricerca della propria autenticità fosse portata all’estremo .
“Solo allora, quando vi mostrerete per ciò che siete non dimenticando il vostro ruolo, avverrà la magia, l’incontro tra voi e la persona speciale.”
(cit. di Franco Larocca, pedagogista, in una lezione del corso di pedagogia speciale, parlando di autismo)
E’ proprio questa magia relazionale, quel “quid” che scatta nella relazione facilitante tra coach e coachee, quella scintilla, apparentemente dal nulla, che fa fuoriuscire quel fuoco interiore che porta il coachee a tendere verso i propri desideri e perché no….sogni.
Motivazione intrinseca
Nei capitoli precedenti ho cercato di mostrare come sport e relazione facilitante vadano di pari passo per le proprie caratteristiche identificative.
Ma perché continuo ad insistere che lo sport è il terreno ideale per il dialogo tra coaching e adolescenza?
Oltre tutto ciò che ho cercato di approfondire fino ad ora, l’aspetto che mi affascina di più ogni volta che accade è l’osservare come ,nel ragazzo/a adolescente più di ogni altra fascia di età (a livello di enfasi), nel momento in cui si coniuga un’esperienza fisica molto elevata (es.:sport agonistico) ad un’esperienza cognitivo – emotiva profonda (instaurazione di una relazione facilitante), avvenga un’accelerazione incredibile a livello di motivazione (intrinseca).
Accelerazione che lo porta a determinare e col tempo a consapevolizzare quanto lo “spendersi duramente”, possa contribuire a porre le basi del proprio processo di autorealizzazione.
Inoltre in questo momento ho osservato frequentemente ,un incremento esponenziale della propria autostima.
La motivazione, definita come “spinta ad agire”, è in realtà qualcosa di più complesso.
La motivazione è uno stato interno che attiva, dirige e mantiene nel tempo il comportamento di un individuo e fonda le sue radici nella Self Determination Theory (*)o teoria dell’autodeterminazione.
Secondo tale teoria c’è una motivazione estrinseca : quando il soggetto si impegna in una attività per scopi estrinseci all’attività stessa, esempio ricerca del piacere, inteso come gratificazione o fuga da una sofferenza o dolore e una motivazione intrinseca:– quando il soggetto è parte integrante del proprio processo consapevole di autodeterminazione in modo attivo, appassionato e curioso.
Inoltre la Self Determination Theory enuncia che la felicità di un individuo, che possiamo affermare anche come completa autorealizzazione è profondamente collegata a 3 bisogni psicologici che, se colmati (tutti e 3 e non solo alcuni di essi) possono portare alla reale benessere della persona.
- Area della relazionalità: la persona è un essere sociale per definizione necessita di costruire e coltivare nel tempo rapporti sociali con annessi tutti i sentimenti e le emozioni quali, affetto, presa di cura, fiducia,rabbia, paura…..(es.:relazione tra compagni di squadra)
- Area della competenza: La valorizzazione della propria competenza porta a sentirsi efficaci, sentirsi capaci, porta a sviluppare quel senso di adeguatezza e di autoefficacia prescendibili dal senso di autorealizzazione dell’individuo.
- Area dell’autonomia: quando l’individuo si sente autonomo nelle scelte, attraverso la propria integrità e coscienza di se’ nel percorso di autodeterminazione.
L’atleta adolescente ha realmente la possibilità di sperimentarsi, sostenuto da coach, o per lo meno da professionisti che utilizzino strumenti coaching, in ciò che sono i primi passi di un vero processo di autoreallizzazione in un cotesto catalizzante che è : LO SPORT.
” E quando inizi a percepire nel tuo atleta, nel ragazzo/a che sta condividendo con te parte della sua vita, quel fremore corporeo, quel luccichio negli occhi, quella passione che sta aumentando sempre di più……beh! Signore e Signori….inizia lo SPETTACOLO……“
(*)E Deci e R Ryan – Intrinsic motivation and self-determination in human behaviour. New York, Plenum Press 1985
Matteo Sacchetti
Coach professionista e Specialista delle Scienze Motorie
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