Categoria: Non esistono le vacche sacre: mettere in discussione l’indiscusso per generare nuove idee

Categoria: Non esistono le vacche sacre: mettere in discussione l’indiscusso per generare nuove idee

Non esistono le vacche sacre: mettere in discussione l’indiscusso per generare nuove idee

 

Non divagare, rimani concentrato!”, “Usa il cervello!”, “Dai, con un poco di logica ci si arriva”, “Cosa ti dice il buon senso?”, “Se analizzi ciò che ti è accaduto, trovi la soluzione”.

 

Quante volte abbiamo ascoltato frasi di questo tipo. Quante volte abbiamo vissuto esperienze, sperimentato attività e ci siamo allenati ad affrontare la quotidianità attraverso il ricorso al pensiero logico. Sin dai primi anni di vita veniamo spronati a servirci dell’osservazione, dell’esplorazione, del confronto e della registrazione degli oggetti che ci circondano, a mettere insieme il mondo intorno a noi mediante relazioni e schematizzazioni. Ci hanno insegnato a mettere la ragione su un piedistallo e a considerare l’essere umano superiore agli altri animali proprio grazie alla sua corteccia cerebrale, alla sua capacità raziocinante. Il pensiero logico è diventato quindi lo strumento principale e unico per risolvere i problemi quotidiani.

Il pensiero logico è analitico, segue delle regole prestabilite ed è sequenziale cioè divide il ragionamento in sezioni più piccole seguendo una progressione lineare in cui si avanza passo dopo passo. Mediante la costruzione di modelli stabili e validi nel tempo procede raccogliendo in modo consequenziale le informazioni e facendone il miglior uso possibile.

La mente, come sistema modellizzante, crea quindi degli schemi, li distingue e li utilizza per comunicare efficacemente con l’ambiente. In tal senso, la generazione e l’utilizzo di luoghi comuni e di stereotipi permettono all’uomo di riconoscere la realtà circostante in modo veloce, facile ed efficace.

Un sistema così costruito, in cui l’automatizzazione delle risposte agli stimoli esterni consente di conoscere a priori il loro significato e il modo in cui “trattarli”, presenta enormi vantaggi ma anche dei grossi limiti. Il procedimento logico-razionale, infatti, potrebbe non riuscire a fornire una spiegazione efficace in specifiche situazioni, oppure di fronte ad eventi del tutto nuovi gli schemi mentali preesistenti potrebbero non essere in grado di elaborare nel modo corretto quanto è accaduto. Giunge cioè un momento in cui, con i modi di pensare consueti, non si riesce ad “andare oltre”.

Come comportarsi nel caso in cui si verifica una “crisi di auto-governo” che necessità di idee, possibilità e capacità che il nostro pensiero logico-razionale non contempla?

Lo studioso maltese Edward de Bono con il termine Lateral Thinking definisce il metodo per generare nuove idee e possibilità di trattare le informazioni già in nostro possesso. Nella teoria di de Bono il pensiero lateraleha lo scopo di ristrutturare i modi di pensare mettendo insieme gli aspetti caratterizzanti e cambiando la narrazione che avviene nella nostra testa. Non ci si muove allo scopo di seguire una direzione bensì per generare altri, diversi, molti percorsi alternativi. Dopo il movimento provocato dall’uso del pensiero laterale, la mente è stimolata a pensare: “Come posso utilizzare ciò che sta accadendo?”. Le informazioni provocate dal pensiero laterale hanno quindi lo scopo di dare impulso a una rimodellizzazione degli schemi mentali e di aiutare a uscire da approcci e logiche obsolete, spronando ad abbandonare certezze e a ridefinire un comportamento abituale ormai privo di efficacia.

Le nuove informazioni, le intuizioni stimolate dal pensiero laterale, non vengono usate per il significato che contengono in sé ma per l’effetto che provocano utilizzarle: è per questo che lo sguardo di chi usa il pensiero laterale è rivolto in avanti e mai indietro. Si vuole provocare una ristrutturazione di un cliché, non si vuole far diventare una nuova idea parte integrante di una vecchia idea: “Il pensiero laterale è come la retromarcia in un’automobile. Non si cercherebbe mai di guidare sempre in retromarcia. D’altro canto, occorre disporne e saperla usare per poter fare manovra e uscire da un vicolo cieco” (Edward de Bono).

Entrambi i pensieri sono quindi indispensabili, alleati e complementari. Infatti, il pensiero razionale, essenziale nella relazione con il mondo esterno, per accrescere la sua efficacia necessita di assimilare creatività e di attenuare rigidità attraverso l’uso del pensiero laterale.

Con il pensiero laterale l’accento non si pone sulla ricerca di una soluzione ad un problema bensì sulla scoperta dei diversi modi di considerare il problema: si devia dalla via principale che porta verso l’obiettivo per scovare vie alternative che consentano di godere al meglio del viaggio.

Per affrontare la difficoltà acquisita di mettere in discussione una conoscenza consolidata e storicamente valida, utilizzata in mille occasioni diverse in quanto utile, è necessario allenarsi.

È un luogo comune pensare che l’intuito, la creatività, l’essere innovativo siano delle doti naturali. Anche una predisposizione innata necessita di allenamento per diventare utile. In tal senso è molto efficace mettere insieme predisposizione e preparazione, cioè procedere esercitandosi concretamente a pensare e vedere le cose in modi differenti attraverso il pensiero laterale.

In un percorso di Coaching, il coachee manifesta una difficoltà nel superare alcuni blocchi, esprime un insieme di pensieri e di emozioni complesse che gli impediscono di cambiare prospettiva, di guardare gli ostacoli con nuove possibilità, di credere di farcela in modo autonomo e personale.

Accompagnato dal Coach il coachee può riuscire ad immaginare una realtà futura in cui l’ostacolo è stato superato, in cui il proprio potenziale è emerso, in cui si è consapevoli di essere in una identità più piena e appagante.

Attraverso alcune tecniche di stimolazione il Coach può quindi creare un “disagio” nel sistema precostituito del coachee, incoraggiandolo ad uscire da una “zona” familiare, sperimentata, per fargli guardare la situazione circostante, l’oggi, in modo differente. Praticando tali tecniche il Coach può quindi favorire nuove idee e intuizioni e una rimodellizzazione del pensiero del coachee che faccia emergere le sue potenzialità.

Tra i molteplici esercizi pratici proposti da De Bono nei suoi testi, ne ho selezionati e rielaborati quattro che, per caratteristiche e finalità possedute, sono adatti ad essere utilizzati come work-in durante una sessione di Coaching.

 

 

Le immagini “occultate”

Funzione: questa tecnica serve per far emergere nel coachee la consapevolezza di come, in alcune circostanze, si è portati ad utilizzare modelli stereotipati e preconcetti per elaborare la realtà circostante cioè come il ricorso a schemi mentali prestabiliti, basati su esperienze passate, possa creare a volte dei blocchi mentali o possa far cadere nell’errore.

Pratica: prendere delle fotografie o delle illustrazioni e occultare alcune parti con un cartoncino. Mostrarle al coachee e chiedere di raccontare di che soggetto si tratti e quale significato attribuisce alla parte di immagine che vede.

Esempio 1: mostrare la foto seguente coperta in parte dal cartoncino (Figura 1) e chiedere: “Ti propongo di guardare questa immagine parzialmente occultata: cosa pensi stia accadendo?”, “Quale significato attribuisci a questa immagine?

 

Figura 1.

Al termine della narrazione del coachee si mostra la foto senza la parte coperta (Figura 2) e si chiede di rielaborare il racconto appena concluso ponendo le seguenti domande:

 

Figura 2.

 

Ora che hai la visione completa dell’immagine cosa pensi sia accaduto?”, “Che significato dai a questa immagine?”.

 

Esempio 2: mostrare l’immagine coperta parzialmente dal cartoncino (Figura 3) e chiedere: “Ti propongo di completare descrivendolo, il frammento di figura che intravedi. Cosa pensi si nasconda dietro il cartoncino?” in alternativa si propone al coacheeTi va di disegnare su carta la figura intera che immagini sia coperta dal cartoncino?

 

Figura 3.

Una volta che il coachee ha terminato l’esercizio mostrare l’immagine senza la copertura (Figura 4) e, sia che abbia risposto correttamente sia che non abbia individuato la figura corretta, chiedere “Quale idea ti ha permesso di elaborare e completare il frammento?” “Quali meccanismi hai messo in campo per arrivare a questa idea?”.

 

Figura 4.

 

 

Il gioco dei ruoli

Funzione: lo scopo di questo esercizio è quello di accompagnare il coachee verso la consapevolezza che esistono più modi differenti di considerare e vedere una situazione, allenarsi ad osservare da diversi punti di vista. Non si vuole ottenere una descrizione esaustiva, dettagliata e puntuale delle immagini o del testo proposto ma un racconto autonomo e vivace di cosa ha visto o ha letto mettendosi di volta in volta nei panni dei diversi “protagonisti” coinvolti.

Pratica: mostrando fotografie, disegni, immagini, storie scritte, articoli di giornali si chiede al coachee di “mettersi nei panni” dei protagonisti della scena/storia mostrando originalità nel modo di guardare o interpretare quanto è presente nell’immagine/testo.

 

Esempio 1: Mostrando l’immagine (Figura 5) si chiede al coachee: “Ti propongo di descrivere questa immagine ponendoti nei panni di almeno due dei soggetti rappresentati (animati o non)?” “Che cosa penseresti/proveresti, vedresti intorno a te al loro posto?”.

 

Figura 5.

Lo stesso esercizio può essere svolto dopo aver letto una piccola storia con più protagonisti. In questo caso si domanderebbe: “Ti propongo di descrivere questa storia ponendoti nei panni di almeno due dei soggetti raccontati (animati o non)?” “Che cosa penseresti/proveresti, vedresti intorno a te al loro posto?

 

 

Lo stimolo casuale

Funzione: anziché operare all’interno dell’idea si produce intenzionalmente uno stimolo che agisca sull’idea dall’esterno. Tale informazione può essere priva di relazioni con l’idea principale, anzi, più è irrilevante tanto più può rilevarsi utile. Essendo il sistema mentale stabile, cioè che si rifà a modelli precostituiti, l’input casuale si immette destabilizzando l’equilibrio. Provocando la necessità di collegare la situazione originaria con lo stimolo estraneo si crea uno “spostamento” cioè un nuovo modo di dare significato alla situazione.

Pratica: Si chiede al coachee di mettere in relazione un aspetto/concetto/parola emerso durante la sessione, con una parola e/o un oggetto (vedi rispettivamente esempio 1 e 2 seguenti) selezionato casualmente da un Dizionario o da un insieme di oggetti precedentemente preparati. In questo esercizio è importante dare un tempo massimo in cui far esprimere i collegamenti (solitamente max 3 minuti). È auspicabile che il coacheeproponga più associazioni possibili perché ogni stimolo è una provocazione e una intuizione che genera un “movimento”.

 

Esempio 1: In un momento specifico, durante la fase di elaborazione del presente percepito e/o del futuro desiderato, si propone al coachee di scegliere un numero da 1 a N pagine di un Dizionario di Italiano e un altro numero da 1 a N quante sono le righe presenti in una pagina di tale Dizionario (Figura 6). Quindi in base ai numeri scelti casualmente si individua la parola corrispondente e si chiede al coachee:

Ti propongo di mettere in relazione questa parola con uno degli aspetti che hai appena espresso trovando dei possibili collegamenti” oppure “Ti propongo di effettuare dei collegamenti tra questa parola del Dizionario e la parola da te più volte espressa”. Se necessario, per provocare un ulteriormente “disturbo”, al termine dell’esercizio di associazione si può anche chiedere: “Cosa ha/hanno generato in te la/le associazione/i che hai proposto?”

 

Esempio 2: Si raccolgono degli oggetti (ad esempio: un pennarello colorato, un paio di occhiali, una pianta, una scarpa, un frutto, un quaderno, un accendino, una candela, uno spazzolino da denti, etc..) e, in un momento specifico, durante la fase di elaborazione del presente percepito e/o del futuro desiderato, prendendo casualmente uno degli oggetti preparati (Figura 7), lo si mostra al coachee chiedendo: “Ti propongo di mettere in relazione questo oggetto con uno degli aspetti che sono emersi, quali collegamenti ti vengono in mente?” oppure “Quali collegamenti trovi tra questo oggetto e la parola che hai usato?”.

Se necessario per provocare un ulteriormente “disturbo”, al termine dell’esercizio di associazione si può chiedere: “Questo oggetto che cosa ha evocato in te?” “Che significato attribuisci a questo oggetto rispetto al tema che hai portato in sessione?”.

 

 

L’inversione dei termini

Funzione: si vuole emancipare il coachee dall’idea di considerare una specifica situazione sempre allo stesso modo. Infrangendo una idea consolidata si stimola a liberare l’informazione che è intrappolata portando la persona a vedere tale informazione in un modo diverso, in una nuova posizione. Si mette in tal senso in dubbio un modo convenzionale e sclerotizzato di considerare alcuni fatti.

Pratica: si chiede al coachee di “rovesciare” in più modi differenti gli aspetti principali che caratterizzano l’argomento portato in sessione e di descrivere ciascuna delle nuove situazioni che ha ribaltato.

 

Esempio 1: Ad un coachee che durante la sessione esprime più volte il concetto di avere “paura di affrontare la tesi universitaria” si chiede: “Ti propongo di invertire i termini di questa situazione che hai espresso “paura della tesi”. In che modo lo faresti?”.

Se ad esempio il coachee rispondesse: “La tesi ha il terrore di essere bloccata da me”. A questo punto il Coach rilancerebbe con la seguente domanda: “Questa situazione ribaltata in cui è la tesi ad avere paura di te, dove pensi ti possa portare? Quale pensiero ti stimola?”.

ATTENZIONE: Per tutti gli esercizi riportati, nel caso in cui il coachee non riesca a rispondere allo stimolo proposto, è auspicabile chiedere: “Secondo te qual è il motivo per cui non è possibile realizzare/eseguire questo esercizio che ti ho proposto?”.

 

 

Conclusioni: la creatività e l’intuizione come dono

Il pensiero laterale è uno dei tanti modi per affrontare una situazione, vedere la realtà circostante, sentire ciò che accade, non è il modo. Attraverso alcune tecniche di questo metodo si può allentare la rigidità degli schemi mentali preesistenti e stimolarne di nuovi cioè si può mostrare che esistono in noi altri modi di pensare e di fronteggiare l’ambiente, che esistono differenti punti di vista utili per gestire delle difficoltà. Durante le sessioni di Coaching la provocazione generata dall’uso di tali tecniche, deve essere volta a stimolare il coachee ad osservare l’argomento proposto e gli obiettivi prefissati da diverse prospettive, a cercare soluzioni alternative alla situazione di impasse in cui si trova cioè il Coach allena il coachee ad utilizzare la creatività e l’intuito come un dono.

Attraverso il pensiero laterale il Coach favorisce la possibilità che il coachee acquisisca uno sguardo differente, “nuovi occhiali da indossare”, e comunica al coachee un messaggio fondamentale: nessun presupposto, nessuna idea, nessun cliché è intoccabile, “Non esistono le vacche sacre”.

 

 

 

Alessandra Federici
Coach professionista specializzata in ambito Life Coaching
Roma
alessandra_fed@hotmail.com

 

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