Principi di Psicologia Positiva
Il mio percorso da coachee inconsapevole a Coach consapevole (e Professionista)
Ho deciso di iscrivermi a questo corso professionale di Coaching all’inizio di quest’anno.
In quel momento, per me era una tematica che mi incuriosiva approfondire e che vedevo come un ulteriore passo nel mio cammino alla scoperta di me stessa.
Questo mio cammino dura da qualche anno. Sicuramente c’è stato un momento ben specifico dal quale tutto è nato, il famoso episodio “svolta”: nell’agosto 2011 la morte di mia mamma a causa del cancro, la persona più importante della mia vita.
Era qualche anno fa, avevo 26 anni. Per qualche tempo sono “sopravvissuta”: sono riuscita ad andare avanti abituandomi alla quotidianità senza di lei, sono riuscita a mantenere il mio lavoro di quel tempo, a mantenere i miei rapporti con le amiche di allora ed il mio compagno di allora. Certo, ero cambiata: da dolce, sensibile, buona, sempre disponibile con tutti, sorridente, positiva, mai arrabbiata con niente e nessuno a fredda, cinica, diretta, arrabbiata, irrequieta.
Ma dopo poco meno di un anno di vita che oggi definisco “trascinata”, ho cominciato a sentire un fortissimo desiderio di cambiamento e di ricostruzione di me stessa e della mia vita. Ho preso coraggio, ho spalancato la porta a questo qualcosa che stava bussando sempre più forte e ho deciso di accoglierlo ed ascoltarlo.
Da lì è nato il mio viaggio bellissimo, intenso, sorprendente, stravolgente verso la migliore versione di me. Un viaggio durante il quale ho esplorato, osservato, compreso e accettato tutto quello che avevo dentro e che ero io, nei miei punti di forza e nelle mie debolezze. Attraverso la partecipazione a percorsi formativi di self-empowerment, webinar, letture, esercitazioni, percorsi di counseling. E ad ogni nuova tappa di presa di consapevolezza, ho conseguentemente portato avanti delle azioni che piano piano hanno comportato uno stravolgimento totale della mia vita: in ambito professionale, nella sfera privata, nella cura di me stessa, sono diventata una persona estremamente attiva, piena di interessi e nuove idee.
Ma, al momento dell’iscrizione a questo corso, sentivo che mi mancava ancora una tappa. Avevo cambiato lavoro da poco meno di un anno: quando avevo accettato, ero convinta fosse la giusta opportunità per me, una sfida interessante e stimolante! Eppure, mese dopo mese, il mio interesse si manteneva basso e la motivazione quasi a terra. Ha cominciato a farsi sempre più forte in me la sensazione che io, oltre al mio lavoro attuale, sono altro, sono qualcosa di diverso e di più e che non riuscivo a mettere a fuoco ma che sentivo che non aveva spazio né possibilità di espressione nella mia professione, nella quale paradossalmente riesco comunque molto bene e sono molto apprezzata. Ancora una volta, ho accettato queste mie nuove domande e cercato risposte, mi sono imbattuta in letture, persone e percorsi che mi hanno dato nuovi stimoli, nuovi strumenti di riflessione e una nuova chiave di lettura di quello che per me avesse un senso profondo.
E dopo diversi mesi di lavoro, posso dire di essere finalmente riuscita a chiudere il mio cerchio! Oggi ho pienamente messo a fuoco il mio senso e in qualche modo quella che sento essere la mia missione e ora il mio desiderio più grande è iniziare a lavorare in questa direzione e realizzare i miei nuovi progetti nei quali credo intensamente.
E, con tutti i bagagli che ho portato con me durante questo mio viaggio e con queste nuove prospettive per il mio futuro, è arrivato l’inizio di questo corso.
E quanto è meraviglioso imparare cose nuove? Questo stupore e il sorriso che ne è scaturito sono stati la mia reazione quando abbiamo parlato di alcuni temi affrontati dalla Psicologia Positiva.
Perché è come se questi temi avessero acceso un faro sulla mia strada, che ha fatto luce dandomi una cornice teorica e concreta a quello che sento di avere vissuto in prima persona.
Questi i tre temi che mi hanno maggiormente colpita e che ho voluto illustrare in questo elaborato di fine corso:
- Martin Seligman e l’individuazione dei tre tipi diversi di vita felice;
- Michael W. Fordyce con i suoi studi sulla Felicità e l’individuazione dei quattordici principi fondamentali che contraddistinguono le persone felici;
- La Self-Determination Theory di Edward L. Deci e Richard M. Ryan e le tre aree di autorealizzazione dell’individuo
Martin Seligman: La vita felice
Martin Seligman, direttore del centro di Psicologia Positiva presso l’Università della Pennsylvania e uno dei padri fondatori di questo movimento, sostiene che esistono tre diverse tipologie di vita felice:
1) La vita felice che deriva dalle emozioni positive
Quando proviamo delle emozioni positive ci sentiamo felici. È probabilmente il tipo di felicità più riconoscibile e ricercato.
Il vantaggio è che questo tipo di vita è semplice: trovi esperienze che gratificano i tuoi sensi e le utilizzi per procurarti sensazioni piacevoli.
Ma la felicità che ne deriva ha dei limiti, degli svantaggi e dei rischi:
- in parte, la possibilità di provare emozioni positive è legata a fattori ereditari;
- le emozioni positive sono soggette ad assuefazione, in quanto ci si abitua velocemente alla sensazione di benessere e l’effetto di euforia iniziale tende a scemare rapidamente
2) La vita felice che deriva dalle esperienze ottimali
Lo psicologo Mihaly Csikszentmihaly, altro padre fondatore della Psicologia Positiva, chiama queste esperienze ottimali stato di “Flow”. Questo tipo di felicità non viene dal piacere, bensì da uno stato di flusso. Quando siamo immersi in un’attività coinvolgente, l’ambiente, i rumori e il nostro corpo quasi spariscono. È come se l’esistenza fosse temporaneamente sospesa e si perde il senso dello spazio e del tempo.
Le caratteristiche dello stato di flow sono:
- concentrazione intensa che conduce a un senso di estasi;
- senso di chiarezza nel sapere cosa fare e come farlo;
- quello che si sta facendo è realizzabile nonostante sia difficile;
- si perde il senso del tempo e della propria persona;
- ci si sente parte di qualcosa di più grande;
- quello che si sta facendo vale la pena di essere fatto per il gusto di farlo.
Osservando l’immagine sotto, vediamo diverse aree tra cui quella corrispondente allo stato di flow, tra l’eccitazione ed il controllo.

In sostanza, serve progettare la nostra vita in modo da:
- poter vivere in modo allineato ai propri valori e passioni
- avere tempo per allenare ed esprimere i propri punti di forza.
3) La vita felice piena di significato
Siamo felici quando riusciamo a dare un senso alla nostra vita.
Citiamo a questo proposito lo psichiatra Viktor Frankl, il quale sostiene che si possa raggiungere la felicità dando un significato alla propria esistenza.
La particolarità di questo tipo di vita felice è che le qualità personali vengono messe a disposizione di qualcosa (un progetto di vita) o di qualcuno (altro da sé) (cit. in “L’Essenza del Coaching” 2012, p. 87), le passioni e le competenze vengono messe al servizio di qualcosa più grande di sé.
Secondo Seligman, per poter trascorrere la maggior parte del nostro tempo nello stato di flow e per vivere una vita piena di significato, dobbiamo conoscere bene le nostre potenzialità, i nostri punti di forza, le attitudini personali e utilizzarle il più possibile nelle diverse aree della nostra vita.
Michael W. Fordyce: I quattordici principi fondamentali delle persone felici
Michael W. Fordyce è uno psicologo americano tra i maggiori studiosi della Felicità.
Attraverso i dati raccolti in una delle sue più importanti ricerche, Fordyce nel 1983 propose un programma per insegnare quelli che ha individuato essere i 14 principi fondamentali che contraddistinguono le persone felici: il Subjective Well Being Training(SWBT).
Eccoli riportati di seguito:
1. Essere più attivi e tenersi occupati
2. Passare più tempo socializzando
3. Essere più produttivi svolgendo attività che abbiano significato
4. Organizzarsi meglio e pianificare le cose
5. Smettere di preoccuparsi
6. Ridimensionare le proprie aspettative e aspirazioni
7. Sviluppare pensieri ottimistici e positivi
8. Essere orientati sul presente
9. Lavorare a una sana personalità
10. Sviluppare una personalità socievole
11. Essere se stessi
12. Eliminare sentimenti negativi e problemi
13. I rapporti intimi sono la fonte principale di felicità
14. Considerare la felicità la priorità numero 1
La Self-determination Theory di Deci e Ryan: Le tre aree di autorealizzazione dell’individuo
Elaborata dagli psicologi Edward L. Deci e Richard M. Ryan dell’Università di Rochester (USA), la Self-Determination Theory – SDT è una teoria della motivazione che spiega quanto sia importante, per la crescita personale e l’autostima, non solo svolgere attività nelle quali ci sentiamo bravi e competenti, ma anche e soprattutto scegliere di fare qualcosa che ci piace, sulla base di valori personali e obiettivi da raggiungere.
Quindi, quando le persone sono libere di scegliere, si sentono più motivate.
La SDT afferma, inoltre, che la felicità è collegata a tre bisogni psicologici innati e universali che, se soddisfatti, portano al benessere dell’individuo e, se ostacolati al contrario, portano al suo malessere.
Questi sono:
– il bisogno di competenza: riguarda il sentirsi capaci, credere di riuscire ad agire con competenza nel proprio ambiente per lo svolgimento di compiti importanti;
– il bisogno di relazioni: riguarda la costruzione e la cura di relazioni sicure e positive con gli altri nel proprio contesto sociale, sentire un senso di appartenenza;
– il bisogno di autonomia: riguarda il sentirsi libero in ciascuna azione e sentire che si agisce per propria volontà.
Deci e Ryan sostengono che, soddisfatti questi tre bisogni, le persone diventano autodeterminate. Possono quindi sentirsi intrinsecamente motivate a cercare ciò che vogliono.
Grazie a queste nuove conoscenze, oggi posso rileggere il mio viaggio e capire l’origine, la natura ed il perché alla sua base.
Sono passata da una vita in cui la felicità derivava da singoli momenti positivi e di piacere, ad una vita felice piena di significato come definita da Seligman, perché ho trovato il mio senso che desidero mettere a disposizione di un mio progetto di vita.
Mi rivedo pienamente nei 14 principi di Fordyce che caratterizzano le persone felici, sia nella sfera del fare (con il mio essere sempre molto attiva, energica e produttiva e le mie capacità di organizzazione e pianificazione), sia nella relazione con gli altri (con il mio essere estroversa, socievole, piena di amicizie importanti e stimolanti e con un solido rapporto di coppia), sia nel rapporto con me stessa (con il mio atteggiamento positivo e ottimista ed il mio sorriso, non più timorosa di mostrarmi per quella che sono, nelle mie forze così come nelle mie debolezze).
E sento di riuscire a soddisfare – e a tendere sempre verso questa direzione – i tre bisogni psicologici innati individuati da Deci e Ryan nella loro SDT: la competenza, perché per me è fondamentale essere efficace e raggiungere i miei obiettivi; le relazioni, che per me sono la vera e solida base su cui sono riuscita a costruire e ricostruire tutto; l’autonomia, perché sento di agire costantemente seguendo la mia volontà ed il mio spirito di iniziativa.
In tutto questo, oggi si inserisce il mio nuovo progetto di vita.
E mentre lo scrivo, penso alla Teoria della Ghianda di James Hillman, psicoanalista, saggista e filosofo statunitense, secondo il quale ciascun individuo viene al mondo con un’immagine innata che lo definisce, una forma unica e irripetibile, chiamata daimon, che chiede di essere realizzata per portare felicità ed equilibrio nella propria vita.
Diventare una quercia significa allora compiere in questa vita esattamente ciò per cui si è nati, in base alle caratteristiche e alle peculiarità personali.
Ho terminato da poco di scrivere un libro, la mia autobiografia, e sono in procinto di pubblicarlo, mi auguro per tempo per la Festa della Mamma. È incentrato sulla mia esperienza della morte di mia mamma e di come sono riuscita a ricostruire la mia vita e sono passata dalle ceneri alla versione migliore di me. Il messaggio che voglio dare è la bellezza di accendere la luce e comprendere la forza speciale dentro tutti noi che può portare a scoperte meravigliose che permettono di vivere felici e pienamente realizzati, anche dopo un’esperienza così impattante e capace di smontare in un attimo ciò che ci circonda e un pezzo di noi.
E voglio intraprendere la mia attività di Life Coach Professionista, rivolgendomi in modo specifico a quelle persone che hanno perso un familiare a causa del cancro e che ora sono pronte e desiderose di farsi accompagnare in un percorso nel quale farsi fare delle domande e cercare e trovare le proprie risposte e risorse dentro di sé, ascoltarsi, aumentare la consapevolezza della propria unicità e dei contesti entro cui agiscono, con l’obiettivo di allenarsi alla cura di sé, migliorare il proprio benessere e vivere una vita piena.
Ci tengo a esprimere un ringraziamento grande e sincero a voi, Franco, Alessandro e Silvia, per questo percorso così importante per me e auguro a tutti i futuri corsisti, o meglio, a tutti i futuri Coach Professionisti, di “riuscire ad essere la meraviglia della vostra unicità, di riuscire a comporre la vostra vita con il coraggio dell’enormità dei vostri desideri e di riuscire a metterli al servizio della vita” (cit. mia!).
E voglio concludere condividendo con voi le parole di Marianne Williamson, scrittrice e politica statunitense, che rappresentano, a mio avviso, sia il mio viaggio personale sia una dedica che rivolgo a tutti i miei futuri coachee:
La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda
è di essere potenti oltre ogni limite.
È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo:
chi sono io per essere brillante,
pieno di talento, favoloso?
In realtà chi sei tu per NON esserlo?
Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicché gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.
Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
in ognuno di noi.
E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.
Manuela Vellone
HR Coordinator
Milano
vellonemanuela@gmail.com
Riferimenti bibliografici e fonti:
L’essenza del coaching – Alessandro Pannitti, Franco Rossi, FrancoAngeli 2012
Il codice dell’anima. Carattere, vocazione, destino – James Hillman, Adelphi 1997
A Return to Love – Marianne Williamson, HarperCollins 1992
https://www.antrodichirone.com
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