Categoria: Sogno, desiderio, obiettivo: quali differenze?

Categoria: Sogno, desiderio, obiettivo: quali differenze?

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Sogno, desiderio, obiettivo: quali differenze?

Questione di leggerezza o di peso?

Viviamo tutti, fin da bambini, dentro un sogno o un desiderio che è fatto di immagini, di colori, di sensazioni. Alcuni sogni però hanno la forza di emergere e di tramutarsi prima in scelte poi in azioni. Altri rimangono sottopelle, anche una vita intera, senza mai trovare espressione concreta e vivida.

Sogno, desiderio, obiettivo: a pensarci bene l’impressione è che tutti e tre si possano intrecciare, innervandosi l’uno sull’altro, fino a costruire un perfetto gioco di matrioske.  La direzione però non può confonderci. Si chiama Futuro. Ogni volta che un individuo comincia ad immaginare, a desiderare e a progettare, sposta sé stesso un po’ più in là del suo presente vissuto, nella ricerca intima e personale di un senso e di un significato alla propria esistenza. In altri termini potremmo parlare di senso del crescere.

Fame di essere, di divenire, di migliorare il tono del proprio presente: ecco un punto in comune che abbraccia sogno, desiderio, obiettivo. Per tutto questo serve però un uomo sperante, capace di immaginare sé stesso con fiducia, con stupore, con tenacia.

Allora un punto diventa imprescindibile: ci vuole autostima e ci vuole consapevolezza per immaginarsi nel potenziale di un tempo, di uno spazio e di un progetto. Non solo. Crescere richiama il soggetto alla sua capacità di gestire il presente, nella misura in cui è l’azione di oggi che costruisce la realtà del domani.

E allora sorgono subito altri interrogativi: quanto ci sentiamo autorizzati a sognare? Quanto legittimiamo i nostri desideri? Quante volte siamo in grado di sabotare i nostri obiettivi?

 

Distinguere per non confondere

Ad un monaco non basta l’intenzione di pregare, deve compiere esercizi di preghiera ogni giorno. Mettersi in cammino verso sogno, desiderio e obiettivo non è quindi banale, richiede infatti disciplina, responsabilità, allenamento. Su quest’ultimo punto lo scrittore Kundera ha le idee chiare: più forte è la nostalgia di un sogno, più probabilmente si svuoterà di ricordi e di azioni.
Perché la nostalgia non mette in movimento, basta a sé stessa assorbendo lo spirito del movimento. Allora per accogliere un sogno occorre anzitutto una volontà anche se questa soggiace inevitabilmente alla capacità che abbiamo di metterci in ascolto delle nostre più intime inclinazioni. Sentire il proprio fuoco interiore è un inizio, non sufficiente a declinare un sogno in un obiettivo reale.

E allora torniamo al punto d’inizio: che cosa distingue il sogno dal desiderio e dall’obiettivo?

  • 1. Il sogno: abbiamo coltivato tutti sogni da bambini. E poi che cosa ne abbiamo fatto? Quali ci accompagnano ancor oggi? quali sono realizzati? Quali sono stati dimenticati o rimasti insoluti? Sognare è un’attività del pensiero creativo, il filosofo Hillman considera il sogno una poetica che è presente in ogni mente, perché profonda e insaputa. Ogni sogno detta un confine differente tra fantasia e realtà, in funzione della capacità percettiva e interpretativa che distingue ogni unicità della mente umana. Il linguaggio del sogno è spesso intriso di astrattezza, ambiguità, di caos, di paradossi e contraddizioni. Il sogno fluttua nella mente tra conscio e inconscio. È dunque un materiale grezzo che sussurra possibilità illimitate e fuori dal tempo. Lo si potrebbe considerare un’opera creativa che ha potenziale ma necessita di fiducia e azione per farsi realtà.
  • 2. Desiderio: è una parola chiave per l’essere umano poiché muove la vita. Definito genericamente come impulso a qualcosa che ci manca, non va confuso con la motivazione, con l’intenzione e con la volontà. Per tutto questo l’arte del Coaching, in chiave maieutica, permette al soggetto Coachee di dipanare luoghi comuni, equivoci linguistici e credenze consolidate. Nello specifico: il desiderio si mostra fecondo e generativo quando è capace di alimentare una catena di passi oltre, distinguendosi dal capriccio confuso e sregolato. Tutt’altro che indisciplinato, il desiderio richiede fedeltà che si esplicita nella capacità di lavoro, di impegno, di progetto, di creatività. Il desiderio è ciò che risveglia il nostro animo, lo mette in movimento, lo prefigura e lo indirizza, lo rivitalizza nel tempo. Spesso il desiderio è immagine dei valori a chi scegliamo di aderire per organizzare la nostra vita futura.
  • 3. Obiettivo: è concreto, tangibile, palpabile. Non basta desiderare qualcosa. Per realizzare una visione di noi dobbiamo saper trasformare l’intenzione in una attuazione, in una prestazione, in un obiettivo funzionale che necessita di essere definito, costruito, gestito e monitorato. Secondo le regole SMART sappiamo che un obiettivo deve poter godere di specificità, chiarezza, precisione, misurabilità, concretezza. Per tutto questo serve un piano di azione, capace di parcellizzare il futuro desiderato in un sistema efficace di micro-obiettivi autodeterminati. Il tutto presuppone nel Coachee la consapevolezza di incontro tra le proprie forze positive di perseveranza e le proprie forze negative che portano alla chiusura e alla passività.

 

Come ci dicono i filosofi “se non sai con esattezza dove vuoi arrivare, non sorprenderti del luogo in cui arriverai”. Ma questa è un’altra storia.

 

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 In esclusiva per INCOACHING®, testo di Simona Rebecchi – Coach professionista diplomata INCOACHING®

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