Categoria: Unisci i puntini

Categoria: Unisci i puntini

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Unisci i puntini

Mi è sempre piaciuto il gioco della settimana enigmistica dove bisognava unire i puntini per vedere il disegno, non sono l’unica lo so. Questo passatempo l’ho abbandonato ma l’espressione unire i puntini mi piace molto, a mio avviso rende bene l’idea di un qualcosa che è alla fine è stato messo in fila in modo appropriato.

Prima di me, meglio di me, lo aveva raccontato Steve Jobs nel suo Discorso del 2006 alla Stanford University, in un passaggio dice “you can’t connect the dots looking forward; you can only connect them looking backward”. Bellissimo discorso che mi colpì.

Per la mia tesina allora vorrei scrivere come questo corso di Coaching è stato un momento in cui mi sono resa conto di aver unito dei puntini per me importanti e me ne rendo conto ora.

Nella mia carriera lavorativa mi sono trovata a dover metter su una squadra ed allenarla, ora la vedo sotto questa definizione, ad oggi sono passati vent’anni e la Società per cui lavoro gode sempre di buona salute. Un principio che mi ha guidato negli anni è stato quello che per poter motivare, ispirare e guidare i colleghi, o meglio le persone, dovevo, necessariamente occuparmi prima del mio sviluppo. Conoscere se stesso per un manager significa capire i propri punti di forza, le insufficienze e le fragilità. Partendo dalla consapevolezza di sé o meglio dalla consapevolezza delle proprie qualità si può far emergere lo stile di leadership che più si allinea alla propria personalità. L’efficacia di uno stile di leadership dipende da quanto questo è autentico e allineato alle caratteristiche personali, questo è il mio pensiero.

In questa mia formazione ho trovato utile il testo “Le qualità autentiche. Ispirazione e creatività nelle organizzazioni” di Daniel Ofman. Puntino 1.

Ofman offre una lettura sulle relazioni che ora penso possa essere utile all’interno di percorsi di Coaching individuali e Aziendali, soprattutto in situazioni di conflitti interpersonali. Con questo approccio si possono accompagnare le persone ad avere una maggior consapevolezza di sé, sulla relazione con gli altri e innescare cambiamenti virtuosi. Infatti Ofman si basa su un cambio di paradigma per il quale le persone devono pensare in modo più ampio, sentirsi parte di un ambiente che comprende chi ci circonda e non più pensare come’ io contro tutti’. In questo senso Ofman da una visione e una lettura su come ‘funzionano’ i rapporti con le persone con cui veniamo in contatto.

Nelle situazioni di conflitto tra colleghi, che nelle organizzazioni sono sicuramente la prima causa di mal funzionamento dei processi e di disagio collettivo, si ha una prospettiva, con la proposta di Ofman, molto interessante per poter avere un quadro chiaro della situazione che si sta presentando.

Nel suo testo le “qualità autentiche” di un individuo sono le qualità che lo contraddistinguono, le caratteristiche nelle quali si agisce in maniera ottimale, un aspetto che viene da dentro e caratterizza la persona.

La trattazione prosegue con la “Trappola” che non è altro che la qualità autentica esasperata, sovrastimata, una distorsione. Un esempio spiega bene: se la qualità autentica che mi riconosco è la Risolutezza ed è il modo in cui agisco normalmente, con naturalezza, questo comportamento portato all’eccesso sarà l’Insistenza, oppure se la qualità è la Flessibilità la trappola sarà l’Incoerenza. La trappola è un aspetto che andrebbe tenuto a bada, la presa di coscienza ne consente un controllo migliore. “I manager si confrontano tanto con le distorsioni dei dipendenti quanto con le loro qualità autentiche. Imparare ad individuare le qualità autentiche dietro le distorsioni rende più semplice comprendere i motivi di un comportamento”. Capire che quello che chiamavamo ‘difetto’ non è altro che il ‘too much’ di una qualità cambia radicalmente la prospettiva.

Si passa a quelle che sono le nostre ‘Sfide’, cosi indicate da Ofman, una sfida è un comportamento che non ci viene spontaneamente, ma richiede uno sforzo ed è possibile individuarlo come opposto positivo della nostra trappola. Come dice la parola, la Sfida diventa un’area di miglioramento che va a completare e rafforzare la qualità autentica e tende a bilanciarla per non sfociare nella trappola.

Nell’ultimo passaggio di questa trattazione Ofman chiama ‘Allergia’ ciò, che quando individuata in un’altra persona, questa ce la rende insopportabile. “Le persone in genere sembrano essere allergiche ad un eccesso della propria sfida, soprattutto quando è personificato da qualcun altro. Le persone risolute spesso perdono la calma quando si confrontano con la passività di altre persone. Sono allergiche alla passività, perché è un eccesso della loro sfida (pazienza) e spesso non sanno come gestirla. Quanto più un’altra persona ci mette a confronto con la nostra allergia, tanto più sarà probabile che cadiamo nella nostra trappola, è possibile che entriamo in conflitto con quella persona”.

Guardando quando detto dall’altro si vede un quadro della persona che identifica aspetti importanti soprattutto in relazione alle persone con cui veniamo e dobbiamo venire a contatto.

Infatti Ofman propone il suo modello attraverso la costruzione di uno schema che contiene le 4 caratteristiche descritte. Si disegnano per valutazioni concatenate essendo una l’eccesso della precedente o il suo opposto positivo.

Per tracciare il quadrante si deve fare un esercizio di sintesi e autoanalisi per identificare, con una parola, la qualità autentica, poi pensare a cosa porti il suo eccesso, la trappola. Si passa alla sfida che è l’opposto positivo e pertanto è l’elemento che si deve sviluppare. L’allergia poi è un eccesso della sfida.

quadrante di Ofman.

Fig1.Costruzione del quadrante di Ofman.

Si può partire a disegnare il proprio quadrante partendo anche dall’ allergia se questo punto di inizio risulta più facile rispetto alla qualità.

Di seguito ho disegnato il mio quadrante ed è stato illuminate verificare che la mia difficoltà a confrontarmi con la rigidità di talune persone mi ha portato a scoprire di dover lavorare sulla disciplina, la mia sfida, ed ammettere che ne ho bisogno.

 

quadrante di Marcella

Fig. 2.Costruzione quadrante di Marcella

E’ molto chiaro poi come i quadranti delle persone interagiscono tra di loro e perché alcune persone faticano a trovare la modalità di relazione quando si trovano di fronte alla propria allergia nell’altra persona.

Nella mia esperienza di gestione di gruppi di lavoro quando sono stati utilizzati i quadranti di Ofman si sono sempre ottenuti risultati positivi, sia che si fosse trattato di conflitti sia che si stessero analizzando ruoli da definire in un progetto. Le persone di fronte all’esposizione della situazione sotto questa ottica hanno potuto valutare le criticità, analizzarle ed infine vedere anche il lato comico della situazione essendo un approccio non giudicante. Infatti emerge che si impara molto di sé a confrontarsi con le persone che ‘mal tolleriamo’ con le quali abbiamo problemi di interazione e questa spiegazione offre la soluzione.

Guardiamo l’aspetto positivo: quando in un gruppo di lavoro si identificano le qualità autentiche e si distribuiscono i compiti tenendo presente le varie peculiarità si ottengo situazioni sinergiche inaspettate. Se una persona può essere messa nelle condizioni di operare nell’ambito della sua qualità autentica avrà la possibilità di trovarsi in una situazione gratificante e ottenere risultati performanti e autopremianti.

Nei casi più complicati, dove sono coinvolte persone poco inclini al confronto, a mio avviso un percorso di Coaching può essere la scelta risolutrice. La persona (o il gruppo) messa al centro del percorso dal Coach può analizzare il quadrante a suo modo traendo poi le conclusioni e le soluzioni. Come dicevo ho trovato nelle qualità autentiche spunti interessanti che possono trovare spazio nelle

sessioni di Coaching. Potendo utilizzare il quadrante di Ofman, come work in o work out, il Coachee dovrà riflettere e impegnarsi a disegnare i quadranti mettendo a fuoco tutti i passaggi per completarlo. Ma l’aspetto più importante è che una volta disegnato e verificato che gli appartiene dovrà assumersi la responsabilità totale del percorso da intraprendere. Questa è la grande potenza del percorso di Coaching.

In un altro passo Ofman dice ’Le abilità possono essere apprese, le qualità possono essere sviluppate’. Si possono sempre individuare le proprio qualità e potenzialità e sono sempre a disposizione nel percorso della vita? Probabilmente no, o meglio, non sempre, ed allora quando ci si trova in una crisi di autogoverno (come è stata definita durante la scuola Incoaching,) o anche quando non si riesce ad unire i puntini, ancora una volta, un approccio di Coaching può essere il percorso giusto. Il primo puntino finisce qui.

Il secondo aspetto che rappresenta un puntino è quanto ho imparato sull’approccio del Coach verso il cliente che si esplicita nel riconoscimento delle potenzialità, un accompagnamento a prenderne consapevolezza, assecondare il processo evolutivo secondo la natura e volontà di colui che è ora Coachee. Puntino due. Il mio aneddoto preferito racconta che un giorno un uomo sul suo sentiero trovò un bozzolo di una farfalla allora decise di toglierlo dalla strada lo mise su un tavolo e cominciò ad osservarlo. Vide che dall’interno qualcosa si muoveva, che a fatica l’esserino cercava di rompere il bozzolo ma non riusciva. L’uomo allora preso a compassione tagliò il bozzolo creando così un grande varco alla farfalla. A questo punto la farfalla usci facilmente ma l’uomo vide che non riusciva ad aprire le ali ma si trascinava sul tavolo, di lì a poco l’insetto morì. La lotta della farfalla per uscire dal bozzolo era un passaggio imprescindibile per acquisire la forza necessaria e far sì che tutti gli organi fossero poi pronti alla vita. L’uomo aprendo il varco aveva impedito alla farfalla di fare il suo percorso, invece di agevolarla l’aveva uccisa.

Ed è così, non ci si può sostituire ai percorsi che ogni individuo deve fare per evolvere, qui il Coaching è molto chiaro, il Coach non dà consigli non fornisce soluzioni per non rendere la ali del Coachee deboli. In una organizzazione il manager con una visione da Coach che riconosce i percorsi delle persone può permettere che vengano espressi con il giusto accompagnamento lasciando spazio alla consapevolezza, all’autodeterminazione, alla responsabilità e all’eudamonia in sintesi al C.A.R.E.®, come introdotto da Rossi e Pannitti. Questa impostazione di INCOACHING® è per me illuminante e il processo di delega assume tutt’altro aspetto per il quale la persona affronta il passaggio con le proprie modalità che lo possono rendere indipendente, efficace e magari contento.

Fine del puntino 2.

 

Il puntino 3 si collega una frase di Bertrand Russell, Filosofo e Matematico scomparso una cinquantina di anni fa, suo l’ABC della Relatività a mio parere uno dei libri migliori di divulgazione scientifica.

Nel suo testo The Conquest of Happiness ad un certo punto dice: “È sorprendente vedere come, sia la felicità che il rendimento d’una persona possano aumentare quando si educhi la mente all’ordine, la si abitui a pensare adeguatamente a una cosa al momento giusto, anziché inadeguatamente in qualsiasi momento.” Questa frase io la vivo ora all’interno di una sessione di Coach nella parte del Coachee. Sperimentare la potenza delle domande e l’efficacia di esplicitare un pensiero a voce alta, trovarsi nel silenzio incalzante mi riporta a questa frase. La sessione e il percorso di Coaching lo vedo, e l’ho vissuto, come un percorso in cui le cose si mettono in ordine dove si ha la possibilità di unire i puntini, appunto. La crisi di autogoverno, mi permetto, io la definirei anche come un momento in cui i puntini non si riescono ad unire bene, dove probabilmente è scesa una nebbia lungo il percorso. Le sessioni di Coaching offrono l’opportunità di seguire un metodo, mettere ordine appunto, e il Coach accompagna la fase di esplorazione, elaborazione ed esecuzione concordando gli allenamenti giusti tra una sessione e l’altra individuati dal Coachee.

 

Puntino 4, lo yoga. Pratico yoga da diversi anni, l’aspetto che mi ha fatto unire il puntino è legato alla premessa che ci deve essere quando ci si approccia a questa disciplina: sospendere il giudizio su se stessi quando si pratica. Questo fatto mi fa pensare. L’approccio del Coach è un approccio in cui si sospende il giudizio, lo smarrimento del coach è determinante per non essere giudicante nei modi e nei termini.

La sessione è anche un momento di apprendimento di sé e la presenza di giudizio lo impedirebbe. Personalmente è una liberazione smettere di giudicarsi e giudicare gli altri, inconsciamente lo si fa molte volte al giorno e aver imparato a non farlo, ho provato sollievo e liberato energia.

Nello yoga, e come in qualsiasi attività, si sperimenta il dialogo interno dove ci si carica di aspettative, di paura di sbagliare e voglia di bruciare le tappe, tutto toglie concentrazione risultando una interferenza alla performance. La capacità di fermare le interferenze interne, quanto basta, è una pratica che con lo yoga desidero continuare sviluppare ed è complementare alla mia crescita personale di eventuale Coach.

I puntini finiscono qui, il percorso che vedo alla mie spalle formato dai 4 puntini si fonde in un grande puntino nuovo, il primo del prossimo percorso che un giorno guardandomi alle spalle, avrò individuato.

 

Monti Marcella
Direttore Commerciale Ultra Scientific Italia
Coach professionista
San Lazzaro di Savena (Bologna)
monti@ultrasci.it

 

Bibliografia:
Daniel Ofman Le qualità autentiche. Ispirazione e creatività nelle organizzazioni Franco Angeli
Alessandro Pannitti, Franco Rossi L’essenza del Coaching Franco Angeli /trend
Per le figure in Inglese Daniel Ofman, Core Qualities. A Gateway to Human Resources
Russell B. (1930, 1961, 1975). The Conquest of Happiness. Unwin Hyman Limited.

 

Nota:
la teoria del Meta-Potenziale C.A.R.E.®  è di proprietà intellettuale di INCOACHNG® Srl.

 

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