Il Coaching: una scoperta che ha lasciato il segno
Introduzione
Quando ho deciso di intraprendere questo percorso formativo sul coaching professionale, devo ammettere che avevo un’idea piuttosto superficiale di questa disciplina. Come molte persone, associavo la figura del coach a quella di un motivatore, qualcuno incaricato di trasmettere entusiasmo, infondere fiducia e spingere le persone a credere maggiormente in sé stesse. Avevo quasi la percezione che il coach fosse un personaggio capace soprattutto di “caricare” emotivamente gli altri, una sorta di intrattenitore il cui compito è far stare bene le persone attraverso discorsi motivazionali.
Con queste convinzioni ho iniziato il corso. Fin dalla prima lezione, però, mi sono resa conto di quanto la mia idea fosse distante dalla realtà. Ho scoperto un metodo profondo, strutturato e potente fondato non sulla capacità di dare consigli o dispensare formule magiche, ma sull’arte di accompagnare una persona in un percorso di scoperta delle proprie risorse, capacità e potenzialità.
A tale proposito mi è rimasta impressa la metafora affrontata più volte durante il corso di formazione relativa alla conduzione di un’automobile dove il coachee è il conducente che guida e il coach è colui che gli siede accanto, a mio avviso rende bene l’idea del ruolo del coach.
Il coaching è stata senza dubbio una delle più piacevoli sorprese della mia vita professionale degli ultimi anni.
La straordinaria potenza delle domande
L’aspetto che più mi ha colpito del coaching professionale è senza dubbio il valore delle domande, il principale e più potente strumento a disposizione del coach nell’esercizio della propria attività di valorizzazione del potenziale.
Siamo abituati a vivere in un mondo nel quale tutti cercano continuamente di offrire soluzioni.
Quando raccontiamo un problema, spesso riceviamo consigli. Quando manifestiamo un dubbio, qualcuno prova immediatamente a suggerirci cosa fare. Il coaching va in una direzione completamente diversa: il coach non offre risposte, ma pone domande.
Può sembrare una differenza minima, ma in realtà rappresenta un cambio di prospettiva enorme.
Durante il percorso ho compreso che la forza delle domande non rappresenta soltanto uno strumento utile nelle sessioni di coaching, ma può diventare un vero e proprio approccio da adottare nella vita quotidiana. Anche nella mia attività professionale ho iniziato a prestare maggiore attenzione all’ascolto e a sostituire, quando possibile, la tendenza a fornire immediatamente soluzioni con la capacità di stimolare riflessioni e favorire il confronto. Questo mi ha aiutata a valorizzare maggiormente le competenze delle persone con cui collaboro, a comprendere meglio esigenze e punti di vista differenti e a costruire relazioni professionali più efficaci e partecipative.
Allo stesso tempo, il coaching ha avuto un impatto significativo anche nel mio ruolo di genitore. Ho imparato quanto sia importante ascoltare attivamente, accogliere le emozioni e porre domande che aiutino i figli a sviluppare autonomia e consapevolezza, anziché offrire sempre risposte o indicazioni immediate. Questo approccio permette di instaurare un dialogo più aperto e costruttivo e favorisce la fiducia reciproca.
Con il procedere delle lezioni mi sono resa conto che il corso non stava semplicemente insegnandomi una metodologia professionale, ma stava diventando esso stesso un autentico percorso di coaching personale.
Le teorie studiate, le esercitazioni pratiche e i momenti di confronto mi hanno portata a farmi delle domande che probabilmente non mi sarei mai fatta spontaneamente. Ho iniziato a riflettere su aspetti della mia vita professionale e personale che avevo sempre dato per scontati, mettendo in discussione abitudini, convinzioni e modalità di comportamento consolidate.
Ancora più significativa è stata l’esperienza vissuta durante le esercitazioni pratiche nel ruolo di coachee. In quei momenti non stavo semplicemente simulando un percorso di coaching: stavo realmente lavorando su me stessa.
Grazie al supporto ricevuto durante le sessioni ho individuato nuove modalità per affrontare alcune problematiche lavorative, ho riflettuto su situazioni personali che avevo sempre trascurato e, soprattutto, ho scoperto punti di forza che spesso sottovalutavo.
Per questo motivo considero il corso non soltanto un’esperienza formativa, ma un vero percorso di crescita personale.
Un obiettivo alla volta: il valore del Goal Setting
Tra tutte le teorie affrontate durante il percorso, ce n’è una che ritengo mi rappresenti o comunque rappresenti il modo in cui ho sempre affrontato le situazioni e la vita in generale: la teoria del Goal Setting, sviluppata da Edwin Locke e Gary Latham.
Fin da giovane ho impostato la mia vita sulla base di obiettivi chiari e definiti. In ambito scolastico prima e professionale poi mi sono posta e mi pongo costantemente obiettivi, pianificando attività, monitorando risultati e cercando continuamente nuovi traguardi da raggiungere. Anche nella vita privata ho sempre avuto l’abitudine di fissarmi mete concrete, considerandole uno stimolo alla crescita personale, per progredire verso ciò che volevo ottenere, diventare o raggiungere.
Gli obiettivi hanno sempre rappresentato per me una bussola, consentendomi di mantenere la direzione, focalizzare gli sforzi, non disperdere energie. Questo approccio mi ha aiutato in determinati momenti a fare scelte di vita importanti e a trovare motivazione anche nei momenti più difficili.
Scoprire che il Goal Setting rappresenta uno dei pilastri teorici del coaching professionale è stato particolarmente gratificante. Ho compreso che definire obiettivi efficaci non significa semplicemente stabilire un risultato da raggiungere, ma creare un percorso strutturato che permetta di trasformare le intenzioni in azioni concrete.
Un obiettivo ben formulato orienta il comportamento, aumenta la motivazione, facilita il monitoraggio dei progressi e rende più semplice il raggiungimento dei risultati desiderati.
L’approccio umanistico e la centralità della persona
Un altro aspetto che mi ha profondamente affascinato è il legame tra coaching e approccio umanistico. Secondo questa prospettiva, di cui Carl Rogers è stato uno dei principali esponenti, ogni individuo possiede già dentro di sé le risorse necessarie per crescere, svilupparsi e affrontare le sfide della vita.
Questo principio mi ha colpito particolarmente perché trasmette un messaggio estremamente positivo e responsabilizzante: le persone non sono contenitori vuoti da riempire di consigli, ma individui già dotati di potenzialità che possono essere riconosciute, valorizzate e sviluppate.
Il compito del coach non è insegnare cosa fare, ma creare le condizioni affinché tali risorse possano emergere.
Ritengo che questa sia una prospettiva profondamente rispettosa della persona e della sua unicità.
Il coaching insegna che il cambiamento non può essere delegato agli altri. Ogni persona è protagonista della propria crescita e delle proprie decisioni.
Questo principio si collega strettamente al concetto di consapevolezza: soltanto comprendendo profondamente chi siamo, quali sono i nostri valori, le nostre convinzioni, i nostri punti di forza e le nostre aree di miglioramento possiamo costruire un cambiamento autentico e duraturo.
Le sessioni di coaching che ho osservato e sperimentato hanno dimostrato come, spesso, la soluzione sia già presente dentro di noi; ciò che manca è il processo che ci permetta di portarla alla luce.
E adesso? Riflessioni sul mio futuro
Questo percorso mi ha coinvolta a tal punto che oggi sto seriamente valutando la possibilità di far diventare il coaching una parte importante del mio futuro professionale.
A tale proposito vorrei proporre al responsabile HR dell’azienda in cui lavoro l’integrazione dell’attività di coaching all’interno del mio ruolo lavorativo, mettendo a disposizione delle persone uno strumento che considero estremamente efficace per favorire lo sviluppo professionale e umano.
Per questo motivo desidero continuare a formarmi, approfondire ulteriormente la disciplina e acquisire competenze sempre più avanzate. Tra i miei obiettivi futuri vi è quello di conseguire credenziali riconosciute da ICF (International Coaching Federation) e specializzarmi nell’ambito del Business Coaching, così da poter operare secondo standard professionali elevati e offrire un contributo concreto alle persone e alle organizzazioni.
In tempi non sospetti, poco prima di iniziare il percorso formativo, sul mensile “FORME” lessi un articolo che mi colpì molto e che apprezzo ancora di più adesso, al termine di tutto il percorso.
Nell’articolo FORME richiamava “The Coaching Report 2025” di Randstad e International Coaching Federation (ICF), che evidenzia come il coaching professionale stia assumendo un ruolo sempre più centrale nelle strategie di sviluppo delle risorse umane. Oggi il coaching non è più considerato un intervento riservato esclusivamente ai dirigenti o ai top manager, ma una vera e propria leva strategica capace di favorire performance, engagement, benessere organizzativo e crescita professionale a tutti i livelli aziendali. Secondo il report, l’83% delle persone che hanno partecipato a percorsi di coaching ha registrato un miglioramento delle proprie performance, mentre le organizzazioni che adottano programmi strutturati evidenziano un impatto positivo sulla cultura aziendale e sulla capacità di adattarsi ai cambiamenti.
Le aziende più evolute stanno inserendo il coaching all’interno dei processi di gestione e sviluppo dei talenti, aiutando le persone a sviluppare competenze, accrescere la consapevolezza e affrontare con maggiore efficacia le sfide professionali. Il Business Coaching non rappresenta semplicemente uno strumento di sviluppo individuale, ma un approccio capace di creare valore per l’intera azienda, favorendo una cultura orientata alla crescita continua, alla responsabilizzazione delle persone e al raggiungimento degli obiettivi strategici.
Conclusioni
Al termine di questo percorso posso affermare con convinzione che il coaching professionale è stato per me una vera e propria scoperta.
Sono partita con una visione limitata e superficiale della figura del coach e ho terminato il corso con una profonda ammirazione per questa professione e per il valore che può generare nelle persone e nelle organizzazioni.
Ho scoperto uno strumento capace di favorire consapevolezza, sviluppo personale, responsabilizzazione e crescita. Ho sperimentato in prima persona quanto il potere delle domande possa generare cambiamenti concreti e come ciascuno di noi possieda risorse spesso inesplorate che attendono soltanto di essere riconosciute e attivate.
Se il coaching mi ha insegnato qualcosa, è che ogni percorso di crescita inizia da una domanda.
Questo corso mi ha posto molte domande e, forse proprio per questo, mi ha aiutato a trovare molte importanti risposte sul mio futuro professionale e personale.
Erika Palazzo
Senior Manager settore formazione finanziata | Toscana
palazzo.eri@gmail.com / e.palazzo@gruppolupi.it
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