Generare possibilità. Creatività e Coaching Evolutivo
Abstract
Questo articolo esplora il rapporto tra creatività e Coaching Evolutivo, proponendo una lettura della creatività come capacità di generare nuove possibilità e riflettendo sui punti di contatto con i processi che caratterizzano il Coaching Evolutivo nel superamento della crisi di autogoverno.
Attraverso il contributo di Guilford, de Bono, Dweck, Hillman, Kolb e Bandura, viene proposta una lettura della creatività come processo evolutivo: un movimento che conduce dall’emergere di nuove possibilità alla loro esplorazione attraverso l’esperienza.
1. Oltre il mito della creatività
La creatività viene spesso associata alla produzione artistica, all’espressione estetica o alla capacità di realizzare qualcosa di originale. È anche comunemente percepita come un talento riservato a poche persone.
Questa interpretazione, tuttavia, ne rappresenta soltanto una delle possibili manifestazioni.
In una prospettiva più ampia, la creatività può essere considerata una facoltà umana fondamentale: la capacità di generare nuove possibilità, intese come ampliamento del campo di interpretazione e di azione della persona, oltre la semplice scelta tra opzioni già disponibili.
Il legame con il Coaching: la crisi di autogoverno
Nel Coaching Evolutivo, la crisi di autogoverno si manifesta come un temporaneo indebolimento della capacità della persona di orientare autonomamente la propria vita e le proprie scelte. Questo stato può avere origini diverse e manifestarsi attraverso una perdita di chiarezza rispetto ai propri valori, conflitti interni, convinzioni limitanti, abitudini consolidate o un’influenza dei condizionamenti esterni, che possono rendere più difficile il contatto con i propri bisogni e aspirazioni autentiche.
Pur nella molteplicità delle sue cause, la crisi di autogoverno produce spesso un effetto comune: il restringimento del campo delle alternative percepite, per cui gli schemi abituali di interpretazione finiscono per apparire come gli unici disponibili e la persona fatica a riconoscere e immaginare nuove possibilità.
Il Coach interviene creando le condizioni relazionali affinché il Coachee possa ampliare la propria consapevolezza, mettere in discussione prospettive consolidate e riconquistare una maggiore libertà di scelta. È proprio in questo spazio che la creatività può rappresentare una risorsa significativa.
2. Pensare oltre gli schemi
Se la creatività viene intesa come capacità di generare nuove possibilità, il suo presupposto fondamentale è la disponibilità ad ampliare il proprio campo di osservazione e interpretazione della realtà. Difficilmente una persona può immaginare alternative se continua a osservare la propria esperienza attraverso gli stessi schemi cognitivi che hanno contribuito a costruire la situazione attuale.
Già a partire dagli studi di Joy Paul Guilford (1967), la creatività viene collegata al concetto di pensiero divergente, ovvero alla capacità di esplorare molteplici direzioni possibili di fronte a una stessa situazione, superando la ricerca di un’unica risposta corretta. Il pensiero divergente amplia il repertorio delle alternative disponibili, favorendo flessibilità cognitiva, apertura e capacità di generare nuove ipotesi interpretative.
Su questa linea si inserisce il contributo di Edward de Bono (1967) con il concetto di pensiero laterale. Se il pensiero divergente amplia le possibilità esplorabili, il pensiero laterale aiuta a mettere in discussione i modelli abituali attraverso cui interpretiamo la realtà.
Il cambiamento può quindi nascere anche da una modifica del sistema di osservazione.
Affinché questo processo possa realizzarsi, è però necessario che la persona si senta sufficientemente libera di esplorare senza il timore di sbagliare.
Il contributo di Carol Dweck (2006) sul Growth Mindset evidenzia che chi considera le proprie capacità sviluppabili attraverso l’impegno e l’apprendimento affronta con maggiore disponibilità situazioni nuove. In questo scenario, l’errore non conferma un limite personale ma diventa un’informazione utile al processo di apprendimento.
Quando si parla di processo creativo, il riferimento non riguarda quindi soltanto la produzione di un oggetto o la realizzazione di un risultato originale. La creatività può essere intesa come uno strumento attraverso il quale la persona osserva la propria esperienza da prospettive differenti, sperimenta alternative e attribuisce nuovi significati a ciò che incontra.
Tale processo si evolve all’interno di contesti che possono favorirne o limitarne lo sviluppo.
Un ambiente sufficientemente accogliente e non giudicante permette alla persona di sperimentare, tollerare l’incertezza e dare spazio a possibilità che difficilmente emergerebbero in un ambiente che, al contrario, è orientato esclusivamente alla prestazione o al risultato.
3. Dal potenziale all’azione
Se il Coaching favorisce l’emergere di nuove possibilità, è naturale chiedersi che cosa le renda realmente trasformative. Immaginare scenari alternativi rappresenta infatti soltanto il primo passaggio del processo evolutivo. Affinché una possibilità possa tradursi in cambiamento, è necessario che essa entri progressivamente in relazione con la storia, i valori e le scelte concrete della persona.
In questo senso, una chiave di lettura particolarmente significativa è offerta dalla metafora della Ghianda proposta da James Hillman (1996) ne Il codice dell’anima. Secondo Hillman, ogni individuo porta con sé un’immagine originaria, un principio di unicità che può trovare espressione nel corso della propria vita. La metafora della ghianda suggerisce che, così come nella ghianda è contenuta la possibilità dell’albero, nella persona esiste una dimensione potenziale che può emergere attraverso il rapporto con il contesto, le esperienze e le scelte compiute.
Tra il riconoscimento del proprio potenziale e la sua concreta realizzazione si colloca l’esperienza. La teoria dell’Apprendimento Esperienziale di David Kolb (1984) descrive l’apprendimento come un processo ciclico che integra esperienza, riflessione, concettualizzazione e sperimentazione. Se Hillman richiama la dimensione del potenziale individuale, Kolb mostra come questa possa trovare espressione attraverso l’esperienza.
È nell’incontro tra il potenziale della persona e il valore trasformativo dell’esperienza che il Coaching Evolutivo trova uno dei propri principali ambiti di intervento. Il Coach non definisce il potenziale del Coachee né indica quale direzione debba seguire, ma crea le condizioni perché possa riconoscere ciò che per lui è significativo e tradurlo progressivamente in scelte e azioni coerenti. In questo processo si inserisce il concetto di Mobilità, intesa come l’evoluzione percepita dal Coachee. Attraverso questo movimento, nuove consapevolezze consentono di riconoscere risorse prima latenti e di renderle disponibili per orientare scelte e azioni coerenti. Il piano d’azione diventa così uno spazio di sperimentazione concreta attraverso il quale il Coachee verifica nuove modalità di comportamento, apprende dall’esperienza e dà progressivamente forma a ciò che riconosce come significativo per il proprio percorso.
In questa prospettiva, la creatività assume un significato profondamente evolutivo: permette alla persona di dare forma, attraverso l’esperienza, a ciò che riconosce come significativo per il proprio percorso.
4. L’esperienza genera fiducia
Se la Mobilità abilita il passaggio dalla possibilità all’azione, è proprio attraverso l’esperienza che il cambiamento può consolidarsi e diventare progressivamente più stabile. Secondo Albert Bandura (1997), il senso di autoefficacia rappresenta la convinzione dell’individuo di essere in grado di organizzare e mettere in atto le azioni necessarie per affrontare determinate situazioni.
Tra le principali fonti dell’autoefficacia, Bandura individua le mastery experiences, ovvero esperienze di padronanza attraverso le quali la persona sperimenta concretamente la propria capacità di affrontare una situazione. La fiducia nelle proprie possibilità si costruisce attraverso l’esperienza diretta. Ogni esperienza restituisce informazioni sulla propria capacità di incidere sulla realtà e rappresenta un’opportunità di apprendimento, anche quando il cambiamento appare minimo.
Nel Coaching Evolutivo, il piano d’azione costituisce uno spazio privilegiato di apprendimento e sperimentazione. Il suo valore non risiede soltanto nel risultato raggiunto, ma nelle informazioni che l’esperienza restituisce al Coachee sulle proprie risorse e sulle modalità con cui affronta la realtà. Ogni esperienza, indipendentemente dal suo esito, mantiene un valore evolutivo: rafforza la percezione della propria capacità di agire efficacemente oppure offre elementi utili per comprendere, apprendere e orientare le azioni successive.
Quando il Coachee sperimenta nuovi comportamenti, osserva gli effetti delle proprie scelte e riflette su ciò che emerge dall’esperienza, consolida la percezione della propria capacità di incidere sulla realtà. È questo processo ad alimentare il senso di autoefficacia, rendendo la persona progressivamente più disponibile ad affrontare situazioni nuove con curiosità, flessibilità e iniziativa.
Si delinea così un processo circolare:
– le possibilità favoriscono l’esplorazione
– l’esplorazione conduce alla sperimentazione
– la sperimentazione diventa esperienza
– l’esperienza alimenta l’autoefficacia
– l’autoefficacia rende la persona disponibile a generare nuove possibilità
5. Creatività e Coaching Evolutivo
Creatività e Coaching Evolutivo condividono alcuni elementi fondamentali: in modi diversi, mostrano nuove possibilità, favoriscono la sperimentazione e la costruzione di nuovi significati attraverso l’esperienza. Questa connessione non implica che le attività creative possano sostituire la relazione di Coaching. Significa piuttosto riconoscere che, in contesti differenti, possano emergere processi analoghi di esplorazione, apprendimento e cambiamento.
Nel Coaching Evolutivo, tali processi prendono forma principalmente all’interno della relazione tra Coach e Coachee, attraverso l’ascolto, le domande generative e uno spazio di esplorazione nel quale la persona può osservare la propria esperienza da prospettive differenti.
Nelle esperienze creative, processi analoghi possono emergere attraverso modalità diverse.
Il fare mette la persona in relazione con qualcosa di concreto: una materia, una tecnica, un’idea che progressivamente prende forma. In questo confronto, l’azione restituisce continuamente informazioni: ciò che emerge può confermare l’intenzione iniziale oppure introdurre vincoli e imprevisti. La persona è quindi chiamata a osservare, scegliere, modificare e riprovare, in un continuo dialogo tra ciò che immagina e ciò che l’esperienza le restituisce.
La pratica creativa richiede inoltre attenzione al gesto, alla materia e a ciò che accade nel momento. Il tempo della pratica può così favorire una particolare concentrazione sull’esperienza presente, richiamando la dimensione del Kairos del Coaching Evolutivo, inteso come tempo del qui e ora secondo l’evoluzione della persona.
Può accadere, inoltre, che una persona inizi un’esperienza creativa pensando di non essere capace, di non avere creatività o di non riuscire a realizzare ciò che le viene proposto.
Vedere progressivamente prendere forma qualcosa attraverso le proprie azioni può modificare questa percezione. Il risultato, anche quando imperfetto, diventa la traccia concreta di un’esperienza vissuta: la persona può riconoscere di essere riuscita a fare qualcosa che inizialmente non pensava possibile, sperimentando gratificazione e una maggiore fiducia nelle proprie capacità. Questa nuova percezione può, a sua volta, renderla più disponibile a mettersi nuovamente alla prova, esplorare altre possibilità e continuare a sperimentare.
Il processo creativo può diventare così uno spazio nel quale esercitare flessibilità, tollerare l’incertezza, attribuire all’errore un significato diverso dal fallimento e apprendere attraverso l’esperienza. L’imprevisto non rappresenta necessariamente un ostacolo, ma può diventare un’informazione che orienta una scelta diversa, apre una nuova possibilità o conduce a un risultato non previsto. Anche la relazione con gli altri può ampliare questo processo, offrendo punti di vista e modalità differenti di affrontare la stessa situazione.
Osservare il processo creativo da questa prospettiva permette di coglierne un aspetto che va oltre il risultato finale. Il suo valore non risiede soltanto in ciò che la persona realizza, ma nelle possibilità che esplora, nei significati che costruisce e negli apprendimenti che emergono dall’esperienza. È proprio questa prospettiva a rendere la creatività un tema di interesse per il Coaching Evolutivo. Più che individuare un’equivalenza tra due ambiti differenti, la proposta è quella di osservare – attraverso la lente del Coaching Evolutivo – il processo creativo, evidenziando come esso possa offrire un’ulteriore chiave di lettura delle dinamiche che accompagnano il cambiamento della persona.
Vanessa Schipilliti
Ideatrice di Loominaria – agenzia di produzione di esperienze creative e Coach | Calabria
vanessa.schipilliti@gmail.com
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