Categoria: Il Coaching: come migliorare la gestione medico-paziente in Dietologia e Nutrizione Clinica
Il Coaching: come migliorare la gestione medico-paziente in Dietologia e Nutrizione Clinica

Il Coaching: come migliorare la gestione medico-paziente in Dietologia e Nutrizione Clinica

La volontà di unire la mia persona alla mia professione di medico specialista in Scienza dell’Alimentazione, è finalizzata ad assicurare al paziente, sempre, quelle cure per ottenere risultati efficaci sul lungo termine.
Pertanto, ho deciso di frequentare un corso di formazione per studiare ed apprendere la metodologia del Coaching e poterla integrare nel mio metodo di gestione del paziente alla ricerca del giusto peso.

 

CHI È IL MEDICO DIETOLOGO?

La Scienza dell’Alimentazione con indirizzo in Nutrizione Clinica è una specializzazione, per il medico, che ha come obiettivo la valutazione ed il trattamento medico del paziente affetto da una malattia cronica metabolica o da malnutrizione, di cui si ha piena responsabilità clinica.
Nello specifico, i compiti del medico dietologo sono:

  • diagnosi del disturbo/malattia riguardante l’ambito dell’alimentazione;
  • inquadramento nosologico e clinico del disturbo/malattia;
  • prescrizione della dieta più adatta per tutelare la salute del paziente.

 

Nell’ambito della Nutrizione Clinica, mi voglio soffermare sull’obesità perché, nella nostra società, è una malattia importante, notevolmente influenzata da modelli alimentari sbilanciati sia in senso quantitativo che qualitativo.

Quando una persona affetta da obesità decide di “mettersi a dieta”, deve preventivamente avere la consapevolezza di qual è il suo stato di salute, deve sapere che la sua condizione clinica può essere curata con una dietoterapia ragionevole che richiede, assolutamente, l’assunzione da parte sua, di responsabilità nell’esecuzione.

 

SU COSA LAVORA IL COACHING NEL PERCORSO DI PERDITA DI PESO?

Il medico-dietologo-Coach può sviluppare la relazione con il paziente applicando le fasi del modello GROW proposto da John Whitmore , Goal – Reality – Options – Will.

  • G – goal: il coaching ha il suo punto di partenza in un obiettivo specifico, dichiarato e condiviso, che in questo caso è la perdita di peso per il raggiungimento del peso ragionevole;
  • R – reality: le domande efficaci formulate dal medico stimolano nel paziente una riflessione profonda sullo stato attuale delle cose, in modo che possa raggiungere la consapevolezza necessaria ad alimentare la propria motivazione al cambiamento;
  • O – options: è importante che il paziente comprenda, attraverso le proprie riflessioni stimolate dalle domande del medico-coach, la molteplicità delle azioni che, a sostegno del regime alimentare e/o farmacologico prescritto, possono portarlo al raggiungimento degli obiettivi, e che definisca alternative possibili qualora tali percorsi e azioni non risultassero adeguate al raggiungimento dell’obiettivo desiderato;
  • W – will: è fondamentale che il paziente elabori autonomamente un piano d’azione a sostegno del regime alimentare e/o farmacologico prescritto, che definisca tempi e modi di attuazione di tale piano, che si assuma la piena responsabilità in tal senso.

 

L’applicazione del modello G.R.O.W. permette al medico dietologo di stimolare:

  • 1L’innalzamento del livello di consapevolezza: il paziente arriva a dare significato agli eventi della vita, ai propri modelli di azione e alle proprie abitudini in relazione al cibo, attraverso la risposta alle domande efficaci poste dal medico-coach. Prendere consapevolezza di ciò che accade in situazioni specifiche permette di realizzare nuove abitudini individuali.
  • 2Il problem solving : il Problem Solving rappresenta una delle potenzialità da allenare che consente al paziente di modulare il proprio comportamento. Imparare a fronteggiare e gestire autonomamente gli stimoli provenienti dall’esterno, come pure i pensieri e le emozioni personali, è di fondamentale importanza nel corso del processo terapeutico della perdita di peso.
  • 3La motivazione: ciò che condiziona una reale spinta al cambiamento stabile è la presenza di una effettiva disponibilità ad intraprendere il percorso terapeutico cioè la Motivazione.
  • 4Empowerment & Autoefficacia (Agency): la definizione letterale di empowerment è “responsabilizzazione” o meglio l’insieme di conoscenze, abilità relazionali e competenze che permettono a un singolo o ad un gruppo di porsi obiettivi e di elaborare strategie per conseguirli utilizzando le risorse esistenti. L’empowerment è un processo dell’azione sociale attraverso il quale le persone, le organizzazioni e le comunità acquisiscono competenza sulle proprie vite, al fine di cambiare il proprio ambiente sociale e politico per migliorare l’equità e la qualità di vita. Da ciò ne scaturisce che l’empowerment è allo stesso tempo un concetto molto correlato al senso di “autoefficacia” di Bandura. La convinzione di adeguatezza ed efficacia ha nel singolo individuo importanti effetti positivi sugli obiettivi che si pone, incrementando in se’ stesso la fiducia di poter avere successo.

 

QUALI STRUMENTI DI COACHING SFRUTTA IL DIETOLOGO-COACH?

  • Accoglienza. L’accoglienza caratterizza la dimensione in cui si trovano medico e paziente e determinerà la qualità dell’incontro perché è in relazione al mondo emotivo. L’accoglienza è un comportamento che il medico promuove per favorire il legame e l’alleanza con il paziente ed è strettamente correlato all’emozione che si prova mentre si compie il gesto in piena consapevolezza. L’accoglienza prosegue anche con la raccolta dell’anamnesi patologica del paziente, l’anamnesi alimentare e del peso corporeo. In corso di raccolta dei dati personali del paziente il medico in modo consapevole accoglie anche le emozioni, i significati che il paziente dà agli eventi, rilevando ed instaurando un’unicità di rapporto iniziale che si concluderà nella stesura del piano terapeutico dietologico e/o farmacologico.
  • Ascolto: L’ascolto del paziente è parte fondamentale di una comunicazione efficace; questo “ascolto attivo” ha dei requisiti precisi che sono: evitare di interpretare quello che stiamo ascoltando, evitare di giudicare, ascoltare senza interrompere, verificare la comprensione di quanto ci viene detto ed imparare a riconoscere le altrui emozioni (empatia).
  • Alleanza: L’alleanza con il paziente, in questo caso, è un’alleanza terapeutica è basata su fiducia e sostegno da parte del medico. Essa è molto efficace nella gestione delle malattie croniche come l’obesità. In un’alleanza terapeutica basata su fiducia e sostegno dei curanti, il paziente potrà ritrovare la motivazione ed accettare il cambiamento dello stile di vita e le esigenze del trattamento.
  • Autenticità. L’autenticità del medico stesso è la modalità attraverso cui la sua persona si mostra come essa è, con il proprio sistema di valori, di convinzioni, di conoscenze e di sentimenti. In questo contesto, saper ascoltare significa innanzitutto essere in grado di non giudicare, di non dare consigli non richiesti, ma di fornire tutt’al più solo utili informazioni se esplicitamente sollecitate, accettando profondamente il punto di vista di chi gli si rivolge richiedendo aiuto e cercando sempre di comprendere sia le parole che gli stati d’animo di chi ha di fronte, seppur eventualmente contrastanti con i propri punti di vista e le proprie opinioni. É infatti fondamentale, durante gli incontri ed i colloqui che si svolgono all’interno di una relazione d’aiuto, che il paziente si senta prima di tutto accettato e quindi, di conseguenza, anche realmente capito. Ciò appare indispensabile sia per favorire innanzitutto la costruzione un legame di fiducia.
  • Feedback di ascoltoIl feedback di ascolto è una delle massime espressioni di maggior funzionalità di una relazione di coaching. Grazie a questo, infatti, il paziente riceve spunti di osservazione e di riflessione relativi a ciò che lui stesso dice e fa, in un’ottica non giudicatrice, ma funzionale al controllo e alla responsabilità delle sue scelte. Il medico coach si pone nella posizione di specchio cercando di riflettere le informazioni che giungono dal paziente attraverso restituzioni mai deformate. In questo modo il paziente potrà elaborare, verificare e utilizzare il feedback di ascolto per produrre una nuova e più profonda consapevolezza.
  • Obiettivi S.M.A.R.T.E.R. L’obiettivo da raggiungere è veramente il punto chiave del lavoro con il paziente perchè lo richiama alle sue ragioni più profonde e vere. Nel mio campo l’obiettivo non riguarda solo il peso corporeo ma anche la dieta che il paziente deve imparare a seguire, dove sono importanti le quantità e la qualità degli alimenti, la loro distribuzione giornaliera e dove consumano i pasti nella giornata ( tipo in mensa aziendale, al bar o a casa).

Obiettivi SMARTER (ma concordati sempre):

  • Specifico: per potersi focalizzare sull’obiettivo, deve essere ben definito e facile da capire. Per esempio “devo perdere 5 kg” anziché “devo perdere qualche chilo”. Meglio ancora “devo perdere 5 kg in 3 mesi”. L’obiettivo deve dire chiaramente che cosa si deve fare e in quanto tempo.
  • Misurabile: deve essere misurabile cioè devono esserci riferimenti specifici numerici, qualitativi o quantitativi che mi fanno dire non solo che sono arrivata all’obiettivo ma anche se sto procedendo in modo corretto, grazie a dei ministep anch’essi misurabili che mi danno la misura di quanto il mio piano d’azione funziona.
  • Arrivabile, cioè raggiungibile. Bisogna avere obiettivi ponderali e di metodo alimentare realizzabili, che siano ragionevoli per la tipologia di paziente. Se sono obiettivi che non si possano raggiungere si potrebbero scatenare nel paziente strategie malsane, per esempio digiunare.
  • Realistico cioè realizzabile, credibile ma anche concordato con il medico dietologo che segue le linee guida per il calo di peso: il 10% in meno per il soggetto in sovrappeso e il 20% per il paziente affetto da obesità. Lo schema dietetico da seguire è sempre normoglicidico e ipolipidico con un apporto calorico inferiore al 10-20% del metabolismo basale che si calcola moltiplicando il peso corporeo attuale del paziente per 25.
  • Temporale. E’ importante che il tuo obiettivo sia collocato nel tempo, dai tre ai sei mesi.
  • Ecologico: deve essere ecologico per se’ e per gli altri. Per se’ significa che è in linea ai suoi valori. Può comportare sacrifici o rinunce ma non deve essere una sconfessione di ciò che è importante per lui. Lo stesso vale per l’ambiente in cui vive: non si devono creare disequilibri all’interno della famiglia e degli ambienti sociali in cui è inserito.
  • Registrato: è importante che l’impegno a raggiungere un obiettivo vada sottoscritto o opportunamente annotato, in modo che divenga un visibile “contratto” con se stessi . Naturalmente ogni memorandum, quotidianamente presente, è considerato importante per mantenere alta la motivazione e la promessa.

 

CONCLUSIONI

In base a queste premesse, ci sarebbero molte ragioni per cui il Coaching potrebbe avere un ruolo nell’ambito medico-dietologico, dal momento che è:

  • un approccio centrato sul paziente e i suoi obiettivi,
  • che porta alla scoperta di sé e a processi di apprendimento attivi che permettono di aumentare la responsabilità, di potenziare i valori personali dando loro un significato.

 

É un metodo specifico e codificato che si conclude quando il paziente-coachee, dalla condizione di crisi nel suo “presente percepito” e cioè sovrappeso e disagio psico-fisico-sociale, raggiunge il suo obiettivo nel “futuro desiderato” con la risoluzione del suo problema in termini di salute e raggiungimento di un peso ragionevole.

Per poter ottenere questo il paziente è anche riuscito ad eliminare quelle  resistenze interne (bassi livelli di autostima, pessimismo, difficoltà di comunicazione, difficoltà ad analizzare le situazioni concomitanti, teorie e convinzioni errate) ed esterne (rapporto passivo con l’ambiente inteso come difficoltà di relazione con gli altri, difficoltà a organizzare e gestire i cambiamenti) che lo ostacolavano.

Ecco che il coaching diventa quell’anello mancante tra i propositi e i comportamenti della persona. Non basta solo chiarire le aspettative del paziente, definire una dieta, occorre considerare come il paziente interagisce nel proprio ambiente e come ne viene influenzato, come vive il cambiamento in base a cosa pensa di sé. Gli studi scientifici sul comportamento alimentare hanno evidenziato che per variare con successo lo stile alimentare bisogna adottare specifiche strategie “mentali” dirette a supportare il soggetto nella modifica delle sue abitudini. Qui funziona il COACHING.

E’ molto importante lavorare sul cambiamento e sulla crescita personale non solo del paziente affetto da obesità ma anche sul medico competente. Ottimizzare il lavoro in termini di efficacia e soddisfazione personale può riuscire a modificare i propri comportamenti e abbandonare quelle abitudini che ostacolano l’obiettivo del paziente di peso ragionevole e giusto.

Migliorare la gestione di se stessi, permette anche di cogliere e gestire gli aspetti psicologici correlati con la malattia stessa in particolare quando si cade in periodi di sconforto. Infatti la dieta, con la sua restrizione calorica, esalta il senso di fame e di stanchezza, situazioni spiacevoli che possono essere interpretate come una punizione e, in definitiva, scoraggiare il paziente a iniziare o a mantenere i cambiamenti di stile di vita che sono necessari per dimagrire.

Quindi, con il Coaching, il paziente potrebbe individuare nel medico coach due figure terapeutiche complementari e indissolubili che lo supportano: il medico dietologo di per se, diagnosta e curante e il coach come un vero professionista competente nel percorso di maturazione comportamentale per migliorare la propria forma fisica e la propria salute.
Questo rinforzerebbe e stabilizzerebbe la gestione pratica del paziente, con un programma di tecniche di dimagramento più incoraggianti e più solide per il lungo termine.

 

Laura Ferrero
Medico Chirurgo
Specialista in Scienza dell’Alimentazione indirizzo Nutrizione Clinica.

 

Nota: Il concetto di “4A” e di Relazione Facilitante sono di proprietà intellettuale della Scuola INCOACHING®

 

BIBLIOGRAFIA
Autoefficacia: teoria e applicazioni. A. Bandura, edizioni Erikson
Coaching. Come risvegliare il potenziale umano nel lavoro, nello sport e nella vita di tutti i giorni. John Whitmore, edizioni Alessio Roberti Editore, 2016.
Dietologia. Alimenti – Alimentazione nel sano e nel malato – Integratori alimentari. ZANGARA – ZANGARA – KOPRIVEC, edizioni PICCIN 2014
Dietetica e nutrizione clinica.  Gianfranco Guarnieri, Situlin Guarnieri, Gabriele Toigo, edizioni Elsevier 1998
Intelligenza emotiva. Che cos’è e perché può renderci felici– Daniel Goleman. Edizioni BUR Biblioteca Univ. Rizzoli, 2015
Il Primo P.A.S.S.O. Manuale di coaching nutrizionale. Cinzia della Grassa, Pettinelli Carlo, edizioni Maggioli, 2016
L’essenza del Coaching. Pannitti – Rossi, edizioni Franco Angeli, 2012.
Standard Italiani per la Cura dell’Obesità. SIO, Società Italiana dell’Obesità. ADI Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica- ONLUS

 

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