Categoria: Coaching e Counseling: la psicologia umanista e positiva al servizio dell’uomo e dell’azienda

Categoria: Coaching e Counseling: la psicologia umanista e positiva al servizio dell’uomo e dell’azienda

Coaching e Counseling: la psicologia umanista e positiva al servizio dell’uomo e dell’azienda

La realizzazione dell’impresa e dell’essere umano tramite lo sviluppo del suo potenziale: la storia, i metodi a confronto e alcune riflessioni ed idee di applicazione

Un’esperienza di vita e lavoro personale

 

Si dice spesso che il lavoro non è a misura d’uomo: ci si può sentire parte di un insieme di ingranaggi che girano troppo velocemente. Un tale “sistema” non si preoccupa se la singola persona non riesce a stare al ritmo dell’insieme. O se questo vorticoso moto si abbatte sul singolo in modo a volte insopportabile: con una sensazione di più o meno profonda insoddisfazione.

E’ l’insieme di queste evidenze che, nei miei ultimi 20 anni di lavoro – assunti ruoli manageriali – mi ha spinto ad indagare come far sì che il tempo della giornata lavorativa, che per molti supera le 8 ore, scorra senza disperdere le energie della persona ma le incanali in un flusso positivo che contribuisca a dare soddisfazione alla persona stessa, per quello che fa – e quindi con pienezza di senso del proprio operato – ma anche a dare elevato valore aggiunto all’azienda per cui essa presta servizio.

Oggi il mio ruolo professionale mi porta spesso in giro per il mondo – Covid-19 permettendo – e il Gruppo per cui lavoro, presente su più di 100 Paesi, consente confronti con colleghi che vanno dall’Asia, a tutta l’Europa, fino all’America. E, ovunque, vedo le stesse esigenze di base dell’essere umano: in tutti questi anni ho consolidato la convinzione che, molto spesso, solo quando una persona si sente di avere il controllo di quello che fa – se sente che facendo ciò che fa cresce la sua realizzazione, se capisce quali sono le sue capacità e le sa mettere a frutto e se anche riesce a superare o far indietreggiare i suoi limiti – la persona può dire che la sua vita professionale ha un vero senso ed ha senso viverla anche intensamente. E tutto ciò tra l’altro vale ovviamente anche per la sfera privata.

Partendo da questa mia personale convinzione, sono sempre andato alla ricerca di chi mi potesse fornire conferme o integrazioni al mio pensiero. E metodi e soluzioni per favorire tutto ciò. Dopo innumerevoli letture, ricerche e dibattiti, ho trovato una significativa risposta in metodi nati dalla Psicologia Umanista, da quella Positiva, nonché, andando ancora indietro nel tempo, ispirati ad alcuni filosofi dall’Antica Grecia.

Tra queste metodologie vi sono il Coaching ed il Counseling, che hanno attirato la mia attenzione, per l’efficacia che risultano avere. Entrambi sono basati sullo sviluppo del potenziale umano.

Molti sono i testi ufficiali che possono chiarire, più in dettaglio di quanto si farà nel seguito, le basi di queste importanti correnti di pensiero umano. La mia intenzione, in questo breve lavoro, è quello di partire da queste basi di filosofia/psicologia per capire meglio i tratti caratterizzanti dei suddetti metodi formativi.

In pratica, mio primo obiettivo è quello di riportare una breve sintesi storica di ciò che sta alla base di questi metodi.

Il secondo obiettivo è quello di descrivere e confrontare i due metodi di Coaching e Counseling, per offrire un quadro più chiaro della loro area di azione/applicazione e delle differenze tra loro.

Il terzo obiettivo è quello di calare il metodo del Coaching nel contesto aziendale attraverso la condivisione di alcuni pensieri personali mirati alla sua applicazione efficace al mondo professionale.

Il lavoro riprende materiali provenienti da diverse fonti e li raggruppa in modo da avere una visione di sintesi dei concetti più significativi che vi si trovano. Chi leggerà potrà dire se gli obiettivi sopra enunciati sono stati raggiunti o meno. Il sottoscritto ha tratto da questo breve studio un valido supporto personale.

Vediamo ora da dove questi due metodi hanno avuto origine. Prima di proseguire, voglio ricordare che la versione qui pubblicata è ridotta rispetto alla versione completa, che può essere richiesta all’autore.

 

Da Socrate alla Psicologia Umanistica e Positiva

 

Socrate

L’arte [1] di portare alla luce le potenzialità degli individui nasce 2400 anni fa, con l’ateniese Socrate (470-399 a.C.): figlio di un’ostetrica, Socrate sosteneva di praticare la medesima arte della madre, benché applicata non ai corpi, bensì alle anime, la cosiddetta maieutica (l’arte della levatrice), ovvero l’arte di far venire alla luce, attraverso il dialogo e soprattutto attraverso la formulazione di domande, quelle verità che i discepoli a loro insaputa custodivano, aiutandoli così a divenire ciò che già, in potenza, erano; aiutandoli a “partorire” se stessi.

Socrate aveva fiducia nella capacità dei suoi interlocutori di arrivare autonomamente, in virtù delle loro proprie risorse, a scoprire prospettive e orizzonti di senso nuovi.

 

La Psicologia Umanistica

La Psicologia Umanistica si sviluppa nell’ambito del pensiero psicologico con una prospettiva sociale agli inizi degli anni settanta negli U.S.A., ad opera di Abraham Maslow e di Carl Rogers [2], che individuarono nel bisogno di crescita e di affermazione le principali spinte di ogni comportamento umano e nel senso di autostima il presupposto fondamentale dell’equilibrio personale.

Si riportano in questo lavoro solo alcuni aspetti legati principalmente al contributo fornito da Carl Rogers.

L’approccio centrato sulla persona, prospettato da Carl Rogers, mostra un’altra visione rispetto altre psicologie per comprendere la personalità dell’adulto e le sue relazioni umane. Carl Rogers, fondatore della terapia non direttiva é noto in tutto il mondo per i suoi studi sul Counseling e la psicoterapia all’interno della corrente umanistica della psicologia. Secondo la visione della natura umana di Rogers, l’uomo è innanzi tutto un organismo inscindibile di psiche e soma, corpo, emozioni e spirito, ha una natura positiva ed è degno di fiducia. L’essere umano ha in sé una forza, un’energia, diretta allo sviluppo delle capacità utili al suo mantenimento, alla sua autoregolazione e autorealizzazione.

Gli esseri umani, afferma Rogers, oltre alla potenzialità naturale di sviluppare le proprie capacità, hanno anche la capacità di conoscersi e comprendersi, e sono i migliori esperti di sé stessi.

Per gli psicologi che adottano l’approccio umanistico-esistenziale, non sono quindi le pulsioni istintuali a motivare il soggetto, ma piuttosto il bisogno di conoscere, esprimersi, autorealizzarsi; pertanto la psicoterapia deve valorizzare la dignità della persona e lo sviluppo del suo potenziale latente: da qui La terapia centrata sul cliente [3].

 

La Psicologia Positiva

Il termine psicologia positiva [4] designa una prospettiva teorica ed applicativa della psicologia che si occupa dello studio del benessere personale, costrutto al centro della qualità della vita.

Lo studio della qualità della vita, che ha ricevuto un’attenzione crescente negli ultimi trent’anni da parte di medicina, psicologia e sociologia, distingue gli indicatori oggettivi, quali la salute fisica, le condizioni abitative e lavorative, dagli indicatori soggettivi come la percezione del proprio benessere psicologico e il soddisfacimento delle proprie aspirazioni.

Proprio questi ultimi sono stati centrali nello sviluppo della psicologia positiva. Secondo Martin E. P. Seligman (New York, 1942), lo psicologo statunitense che è riconosciuto come il padre della moderna psicologia positiva, la psicologia deve dedicare pari attenzione agli aspetti patologici della persona e agli aspetti positivi dell’esistenza umana: emozioni piacevoli, potenzialità, virtù e abilità dell’individuo.

Questi aspetti sono sostenuti da istituzioni positive quali la democrazia, la famiglia e la libertà d’informazione.

Gli aspetti psicologici positivi permettono di limitare i disturbi psicologici, migliorano le capacità di recupero e sostengono la felicità dell’individuo. La qualità della vita: sono gli aspetti fisici, sociali ed emozionanti legati al benessere di un paziente che sono rilevanti e importanti per l’individuo.

 

Metodi di sviluppo del potenziale umano

 

Il Coaching

Introduzione al Coaching

Il coaching [5] (o affiancamento e guida) è una metodologia di sviluppo personale nella quale una persona (detta coach) supporta un cliente o allievo (detto coachee) nel raggiungimento di uno specifico obiettivo personale, professionale o sportivo. Un coach fornisce il suo supporto verso l’acquisizione di un più alto grado di consapevolezza, responsabilità, scelta, fiducia e autonomia.

Il coaching è un processo relazionale avente l’obiettivo di aiutare una persona o un gruppo di persone ad acquisire una maggiore consapevolezza e responsabilità personali e/o a superare barriere che ostacolano il miglioramento della performance. Tale intervento si basa su approcci che lo differenziano dall’ambito psicoterapeutico, in quanto il coach, ispirandosi alla Psicologia Positiva, anziché soffermarsi sui deficit dell’individuo, aiuta il cliente a individuare in modo autonomo i propri obiettivi, a stendere un piano d’azione e a raggiungere l’autorealizzazione, anche grazie alla scoperta e all’impiego delle proprie potenzialità.

Dunque, il Coaching cerca di raggiungere risultati non di tipo clinico, ma utili all’accrescimento personale, professionale e relazionale.

Pertanto, il coaching (a differenza di altri servizi di supporto alla persona) non è un servizio psicologico, tanto meno è una terapia, ma consiste in una metodologia e in una filosofia di vita che affonda le sue basi nel dialogo socratico. L’apprendimento del “saper fare” e del “saper essere” del coaching avviene imparando e praticando alcune competenze fondamentali (che sono definite dalle associazioni di categoria).

Per concludere, si può affermare che Il coaching si rivolge a persone che vogliano vivere con maggiore soddisfazione la loro vita e raggiungere obiettivi significativi, a genitori, adolescenti, imprenditori, manager, insegnanti, atleti e a tutti coloro che desiderino migliorare le performance e raggiungere obiettivi particolarmente impegnativi. In un rapporto di coaching, l’allenamento e la valorizzazione delle potenzialità personali permette di inquadrare l’essenza stessa del coaching: accompagnare la persona verso il massimo rendimento attraverso un processo autonomo di apprendimento.

 

Il Counseling

La prima attestazione dell’uso del termine Counseling per indicare un’attività rivolta a problemi sociali o psicologici risale al 1908 da parte di Frank Parsons. Nel 1951 la parola Counseling è usata da Carl R. Rogers per indicare una relazione nella quale il cliente è assistito nelle proprie difficoltà senza rinunciare alla libertà di scelta e alla propria responsabilità.

L’attività di Counseling è svolta da un professionista in grado di aiutare un interlocutore in problematiche personali e private. In base al bagaglio di abilità possedute, le competenze proprie al Counseling possono essere presenti nell’agire di diverse figure professionali quali counselor, consulenti filosofici, psicologi, medici, assistenti e operatori sociali, educatori professionali.

Essa è finalizzata a «consentire ad un individuo una visione realistica di sé e dell’ambiente sociale in cui si trova ad operare, in modo da poter meglio affrontare le scelte relative alla professione, al matrimonio, alla gestione dei rapporti interpersonali, con la riduzione al minimo della conflittualità dovuta a fattori soggettivi», ed è inoltre «un’attività di competenza relazionale che utilizza mezzi comunicazionali per agevolare l’autoconoscenza di se stessi attraverso la consapevolezza e lo sviluppo ottimale delle risorse personali, per migliorare il proprio stile di vita in maniera più soddisfacente e creativo».

 

Coaching e Counseling: aree di applicazione

 

Da quanto condiviso in questo lavoro, è ben evidente quanto entrambi i metodi siano mirati allo sviluppo del potenziale umano. Nonostante ciò ci sono sia similitudini, sia differenze che, se ben analizzate, fanno capire che il piano di applicazione è solo parzialmente sovrapposto.

Stante che i due metodi devono sempre essere confrontati anche con quello che è il lavoro dello psicologo e dello psicoterapeuta, si condivide qui un grafico che chiarisce molto bene l’area di applicazione.

La Figura 1 qui a fianco [12], [13], mostra in maniera molto esauriente una prima macro-differenza tra Counseling, Coaching e anche Psicanalisi. Lo stesso si basa su tre assi:

 

1. L’Empatia: si va da orientamento alla vicinanza-empatia a orientamento sugli obiettivi.

2. La Gravità delle difficoltà: da parti sane a parti in difficoltà.

3. Il Tempo, focus del lavoro (si badi bene, non dell’obiettivo): da passato riparazione a futuro progettazione: quanto più si lavori sul passato, su parti in difficoltà e con un maggior bisogno di empatia (non da contrapporre al distacco, ma all’orientamento sugli obiettivi, ovvero tra “l’esserci” e “il fare”), tanto più si entra nel campo della psicanalisi. Quanto più si lavori verso il futuro progettuale, con preponderanza di parti sane e con focus sugli obiettivi, ecco il campo del Coaching. Il Counseling si posiziona a metà tra i due.

Al centro abbiamo un’area di sovrapposizione comune ai tre, anche se appare di più tra Coaching e Counseling, che hanno sicuramente tratti in comune, mentre è più distante la Psicoterapia, che si dovrebbe occupare di problematiche differenti, più gravi, che possono andare a toccare anche l’infanzia della persona.

Se si vuole vedere sotto un’altra angolazione il confronto tra Coaching e Counseling, si può fare riferimento alla Figura 2 che nel mostrare le differenze, individua meglio l’area di comunanza. Coaching e Counseling condividono il nucleo legato alla componente emozionale, che fornisce energia propulsiva alla motivazione trasformativa, al cambiamento e al mantenimento stesso degli esiti.

 

Spunti di riflessione e conclusioni

 

A fronte di questo sintetico quadro storico, che però fa comprendere lo spessore di questi metodi – che non nascono dal nulla ma dalla storia dell’attenzione all’uomo, al senso della sua vita – ci si accinge ad impostare la parte conclusiva del lavoro. Che di fatto conclusiva non è ma, semmai, è il punto di partenza di un interessante possibile percorso.

Se ora riportiamo tutto questo nel contesto professionale, ecco una domanda pertinente che dovrebbe porsi ogni manager d’azienda: “Come fare in modo che la persona renda al meglio nel suo lavoro e sia essa stessa soddisfatta di ciò che fa e si senta realizzata?”

Sulla base di quanto è stato esposto nel presente documento, si può affermare che l’insieme del Counseling e del Coaching, in contesti e momenti diversi, possono apportare alla persona quel valore interiore, quella spinta, quello sviluppo del potenziale, che può fare da propellente al raggiungimento di un proprio risultato di crescita e soddisfazione professionale e personale.

Tutto ciò presuppone di avere manager capaci di porsi questa domanda: di cogliere quali siano le potenzialità delle proprie persone e di valutare quale siano i momenti opportuni per un supporto al loro processo “evolutivo”, aperti ovviamente a qualsiasi conseguenza questa evoluzione possa portare.

E’ evidente come il Counceling sia uno strumento che si presta di più a lavorare sulla sfera personale della persona. Il Coaching invece, lavorando con maggior attenzione sul futuro e sugli obiettivi legati allo sviluppo del potenziale, è uno strumento sicuramente più consono all’applicazione in contesto aziendale. Con questa affermazione si intende dire che è anche più semplice misurarne il “ritorno di investimento” fatto sulla persona con il Coaching: si possono definire obiettivi misurabili che la persona si pone di raggiungere. Ma in certi casi, una base di lavoro di Counseling, fatta anche a titolo personale dal candidato al Coaching, potrebbe fortemente aumentare il potenziale disponibile.

Giunti a questo punto, la domanda successiva diventa: “Ma tutto ciò è applicabile a qualsiasi persona?”.

Di fronte a questa domanda il Coaching chiarisce molto bene quali siano i limiti di azione attraverso il concetto di “coachability”. E cioè, quanto la persona potrebbe essere in grado di accogliere questo supporto e sfruttarlo in modo strategico per migliorare il proprio benessere e la propria efficacia lavorativa.

Non tutte le persone, in base al loro livello di autocoscienza, di storia personale, di carattere, di momento storico, hanno questa capacità. Questo aspetto resta un punto imprescindibile del processo di Coaching, che fa sì che l’approccio di sviluppo del potenziale non potrà essere mai universale, estendibile a tutta la popolazione aziendale, ma dovrà focalizzarsi su quei “semi” che il management ritiene – e che loro stessi pensano – siano in grado di “attecchire”. Solo quelli, inizialmente, potranno ottenere e restituire risultati.

Ma alla luce di loro evidenti cambiamenti, ci potrebbe essere un effetto di propagazione dell’interesse, di presa di coscienza da parte di altro personale aziendale: un possibile volano positivo, insomma.

In base a quanto sopra esposto, l’approccio che risulta sensato seguire, in un contesto aziendale strutturato, è quello di presentare il metodo ai vertici aziendali, in modo da comprendere quanto, dal loro punto di vista, lo strumento sia ritenuto valido ed applicabile. In caso di interesse, vanno individuati, insieme alle Risorse Umane, i “semi” – le persone giuste – cui offrire questa opportunità professionale ed anche personale. Quei semi saranno di sicuro esempio all’interno della loro azienda per la loro crescente soddisfazione e per il significativo contributo che saranno in grado di offrire: un contributo ricco di umanità e di passione, coscienti di saper dare la loro “piena misura”. Per il successo della persona e dell’azienda.

E’ giusto dire che un investimento di tale tipo per l’azienda è anche un dono che essa fa ai suoi dipendenti e come tale potrebbe risvegliare passioni ed idee che potrebbero anche portare la persona verso altre direzioni impreviste: anche a lasciare l’azienda. Ma, al di là di possibili casi, un’azienda che investe sulla crescita del proprio personale sarà sempre un’azienda che attira piuttosto che allontanare.

A conclusione di questo affascinante ma breve percorso, sono certo di non aver trattato in modo esaustivo l’argomento, ma sono altrettanto convinto di aver chiarito – prima di tutto al sottoscritto – quanto strumenti di questo tipo possano essere potenti leve per migliorare le prestazioni dell’azienda e nel contempo, fidelizzare le risorse, dando loro la possibilità di essere sempre più “se stesse” sul lavoro e nella vita.

Tutto questo, ricordando quanto detto nel primo paragrafo in relazione alla mia prima esperienza professionale: per evitare che la misurazione delle prestazioni sia fatta solo sul numero di ore lavorate….

 

Ing. Marco Ronco
Managing Director
Modena
marco.ronco.italy@gmail.com

 

Bibliografia

[1]….[13] Bibliografia disponibile nella versione completa, presso l’autore.

 

 

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